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AJEJE BRAZO

Da Storiealcubo.


1

Cazzo ! Sono le nove del mattino e ho già le palle gonfissime. C’è uno stronzetto qui accanto a me che ripete la lezione. Guardo gli altri stronzetti dalla mia cattedra; hanno l’aria impaurita…Mi piace quando è così…Mi piace quando mi basta un’occhiata per incenerirli.

Questo lavoro non dà soddisfazioni, ma devo pur campare.

Immaginatevi cosa vuol dire alzarsi alle sette ogni mattina, venire a scuola e vedere questa ignorante e sottosviluppata manata di teste di cazzo a cui dovrei insegnare qualcosa.

E’ limitativo definirli ignoranti…

Ogni anno i grandi fermenti e le grandi proteste sfociano inevitabilmente nelle solite grandi occupazioni prenatalizie; una volta accadde che anche i coglioni della mia scuola votarono a favore.

Intendiamoci: per me l’occupazione è una manna. Non potete immaginare quale sublime piacere sia starsene a casa senza fare un cazzo, e soprattutto senza vedere quei potenziali agricoltori decerebrati, che si ostinano a venire a scaldare i banchi invece di prendere in mano una zappa.

Quello che ti frega di questa società è che se ti appioppano un ruolo non puoi scrollartelo di dosso facilmente. Per cui, dopo che le teste di cazzo votarono, mi presentai in Aula Magna e dissi: “Ragazzi, ma che state facendo ? L’occupazione non esiste ! E’ un’invenzione della televisione…”. Cinque minuti dopo erano già in classe a seguire le lezioni.

Dopotutto non è difficile gestire questi coglioncelli di provincia. L’impresa è notevolmente facilitata dal mostruoso timore reverenziale che hanno nei confronti del corpo insegnante.

Io, a differenza dei miei colleghi, non mi intenerisco a vederli impauriti e disarmati, ma ho una leggera tendenza a diventare più sadico del solito.

Mia madre mi disse una volta: “Ajeje, figlio mio, con il carattere che ti ritrovi potrai solo fare il professore, il dentista o lo sbirro…”.

La mamma aveva ragione da vendere, infatti…

“Ehm ! Professore Brazo, mi scusi…Io avrei finito…”.

Chi è ? CHI CAZZO E’ ?…Ah ! E’ lo stronzetto. Ero talmente assorto da dimenticarmi di essere ancora in classe. Beh ! Già che ci siamo divertiamoci un po’.

“Perché mi hai richiamato ? Pensavi che non ti stessi ascoltando ?”,

“Non è questo…E’ che io avevo finito…Lei non ha detto niente…Non mi guardava neanche…”,

“Non ti guardavo per tenere d’occhio i tuoi compagni ! Avrò il dovere di farlo oppure no ? O forse preferisci, o meglio pretendi, che quando ripeti la tua lezioncina gli occhi e le orecchie di tutti siano puntati su di te ?”,

“No…Non è questo…Mi dispiace…Io avevo finito…”.

Non ripeterlo ! Non ripeterlo più cazzo ! Se apri bocca un’altra volta ti spacco il cranio in due, brutto stronzo maledetto………Calma ! Stiamo calmi, o va a finire che lo ammazzo davvero...

“Bene ! Prendiamo atto del fatto che tu hai finito…Vuoi, dunque, il mio parere ?”.

Lo stronzetto si guarda attorno, forse si sta chiedendo cosa significa ‘parere’.

“Beh ! Si !…”,

“Ordunque, la tua esposizione è di chiara impronta leopardiana…Mi ispira solamente

subumani silenzi.”.

Lo stronzetto mi guarda con un mastodontico punto interrogativo disegnato sulla sua faccia da ritardato, “In che senso professore ?”,

“Nel senso che hai due opzioni: la A e la B. Quale scegli ?”,

“Beh, la B.”,

“Ottimo !! Puoi andare a posto dopo aver conseguito un valoroso 3 !”,

“Tre ? Come tre ? E la A cos’era allora ?”,

“Un bel 4 ! Oggi non hai avuto fortuna, ma non darti per vinto…”.

Povero stronzo. Torna a sedersi con aria tremendamente affranta. Scommetto che sta pensando di aver ripetuto bene la lezione, e non si spiega la mia reazione.

La verità è che non ho ascoltato nemmeno una sillaba del tuo discorso, e non me ne frega assolutamente niente.

Sei il figlio del gommista ? Segui i passi di tuo padre ! E’ il tuo destino…

La campanella suona ! Non ci posso credere ! L’ora è finita ! Posso andarmene ! Esco dall’aula festante. Vedo nel corridoio due ragazze che fumano…Vorrei resistere, ma non ce la faccio.

“Che state facendo voi due ? Qui non si può fumare ! Datemi la sigaretta e di corsa in classe ! Subito !”.

Le troiette obbediscono immediatamente. Esco e vado a finirmi la sigaretta confiscata nel giardinetto della scuola.

Vedo due ragazzi che si baciano… “Che state facendo ? Non vi vergognate ? Tornate subito in classe o vi denuncio al preside !”.

Anche ‘sti due poveracci mi obbediscono.

Il mio non è moralismo, il mio non è bigottismo, è solo esercizio del potere, e mi diverte un casino.

Ormai è diventato quasi una droga. Sono un tossicodipendente dalla doppia vita. Di giorno mi faccio di alunni teste di cazzo, di notte mi faccio di tutto quello che mi passa il mio amico P.J..

P.J. è il mio spacciatore di fiducia, un grande; prezzi concorrenziali e nemmeno una sòla in sette anni di rapporto.

Molti coetanei criticano i miei costumi: “Che senso ha farsi le canne a quarant’anni suonati ?”. Che senso ha ? Poveri idioti ! Non conoscete il vero valore della vita: la coerenza.

Io fumo sigarette, canne, pipette e chilum, bevo superalcolici, tiro coca e calo pasticche da 25 anni consecutivi e non ho alcuna intenzione di smettere.

Quindi, poveri stronzi, sono, a modo mio, coerente e mi diverto di sicuro più di voi !

D’altra parte è un luogo comune confermato dalle statistiche. Nei paesi di provincia c’è sempre un notevole numero di drogati, quasi tutti giovani.

Vedete, io faccio del mio meglio per fare guadagnare qualche punticino in percentuale ai quarantenni, che qui sembrano esistere solo la domenica, quando si riuniscono al bar, si sbronzano di caffè e guardano le partite.

Fortunatamente P.J. non si fa attendere. Lo chiamo da una cabina pubblica e un’ora dopo è già a casa mia.

“Come va ?”, gli chiedo chiudendo la porta,

“Tutto a posto ! E tu ?”, mi risponde posando sul tavolo la sua valigetta di rappresentanza.

Bisogna essere pazzi per andare in giro con cinque chili di droghe assortite, ma P.J. non ci bada. La cosa buffa è che una volta è finito dentro non per spaccio, ma per percosse ai danni di un'anziana signora. La vecchia lo aveva scavalcato nel turno alla cassa del supermarket e lui l’aveva bastonata con un salame stagionato.

“Non posso credere che quella megera del cazzo sia così rincoglionita da non accorgersi che c’ero prima io !”. Fu questa la sua dichiarazione preliminare al processo, e al giudice bastò.

“E’ strano che tu mi chieda come stia…”, gli faccio io prendendo due birre, “Ti ho chiamato…Ti basta sapere questo.”,

“E’ vero, hai ragione. Allora in cosa posso esserti utile ?”,

“Beh ! Oggi è sabato ! Volevo spararmi un po’ di vita, possibilmente in città, possibilmente in discoteca; ho saputo che ci sarà un rave…Per cui mi serve qualcosa che s’intoni con l’ambiente…”,

“Ho quello che fa per te…Questa ecstasy si chiama Casimiroas, contiene anche dei componenti vegetali che le danno un sapore inconfondibile. Con questa decolli di botto e plani per nove ore circa, ha un effetto molto intenso.”,

“Vorrei qualcosa di più duraturo…”,

“Voilà ! Il Panoramix 200 Plus ! E’ un trip formidabile…Io l’ho calato per Ferragosto, e sono stato tutto il giorno a mare sul pedalò a pedalare senza fermarmi un attimo !”,

“Cazzo ! Ma a me serve per la disco !”,

“Appunto ! Con questo vai sul sicuro ! Ti regala una botta che va dalle 13 alle 17 ore !”.

2

Sono in fila davanti alla discoteca. Il trip sta salendo. Sento i muscoli della faccia tirati e non riesco a tenere ferme le gambe.

“Allora coglioni ! Vi volete dare una mossa là davanti ?”.

Il buttafuori si volta nella mia direzione con aria incazzata; non è sicuro che sia stato io a gridare. Subito gli faccio un sorriso a trentadue denti e continuo ad aspettare per dieci minuti d’inferno.

Una volta dentro trovo il mio nirvana.

Centinaia e centinaia di persone che ballano violentemente Block Rockin’ Beats dei Chemical Brothers sparata al massimo.

Sembrano un enorme mucchio di quarti di bue che ondeggiano velocemente, attaccati a un gancio da macellaio. Esattamente come nel video.

Mi butto nella folla, al centro della pista. La musica e le luci mi investono. Ballo come un pazzo senza fermarmi un attimo, se non per andare a pisciare o bere.

Eccezionale questa pozione magica, o mio druido !! Ah ! Cazzo che botta !!

Sono sudato ? Sicuramente si, ma non sento caldo, ho solo voglia di continuare.

Ogni tanto sostituisco l’impianto di illuminazione della disco con quello personale.

Chiudo gli occhi, e immediatamente miliardi di piccole luci, spronate dalla musica, saltano fuori, come se nelle mie palpebre ci fosse un assortimento completo di stroboscopiche.

Mentre ballo urto un tizio che mi fa un gran sorriso, mi abbraccia e mi bacia. E’ strafatto di ecstasy; certo, avrei preferito una bella fica, ma non importa.

Ricomincio a muovermi quando do una spallata a un altro tipo.

“Fa un po’ d’attenzione coglione !”, urla.

Mi giro e vedo un gorilla alto due metri, con anello al naso, faccia brutta e da ritardato.

“Che cazzo vuoi ? Con tutto lo spazio che c’è allo zoo proprio qui devi venire a ballare ?”,

“Marco ! Lascialo perdere !”, urla una voce femminile che mi è stranamente familiare.

Marco, però, non mi lascia perdere, e mi molla una castagna in pieno naso.

Mi riprendo dopo non so quanti minuti. Il barman mi sta massaggiando il naso gonfio e sanguinante con un fazzoletto bagnato.

Mi si avvicina il buttafuori e dice: “Ok ! Hai fatto anche troppo casino per oggi ! O vai fuori con le tue gambe, o ti ci mando io a calci in culo !”.

Anche questo gorilla dà la sensazione che Madre Natura non sia stata molto generosa con lui riguardo alle facoltà mentali, ma di sicuro riguardo a quelle fisiche. Mi trovo, infatti, costretto ad obbedire, dopo aver notato che le sue spalle sono in larghezza il triplo delle mie.

Così me ne sto col culo al freddo. Il trip è ancora a mille. Sento la musica provenire dall’interno e questo mi fa incazzare molto. Mi tocco il naso gonfio e mi incazzo ancora di più. Mi calmo solo quando guardo le mie mani che stringono un coltello affilatissimo, che tengo nascosto in macchina e tiro fuori per le occasioni speciali.

Non so quanto ho aspettato, non so quante sigarette ho fumato, ma alla fine lo vedo uscire.

Vedo uscire lo stronzo brutto, grosso e con la faccia da fesso, a braccetto con la sua ragazza.

E’ incredibile come certi tizi, di solito leggiadri come elefantesse gravide, sembrano quasi avere un minimo di grazia quando sono in compagnia della loro donna.

Comunque li pedino per un po’. Si fermano davanti alla loro macchina, che fortunatamente è posteggiata in un posticino appartato.

Ne approfittano per scambiarsi un lungo bacio. Aspetto paziente, poi, quando si staccano, mi fiondo sul tizio e gli do una testata sul naso. La ragazza comincia a urlare, ma si zittisce subito con un cazzotto ben assestato.

Il gorilla si leva dal viso le mani che gocciolano sangue, mi riconosce e punta il dito verso di me. Forse stava per pronunciare una frase a effetto sul modello di certi film americani, tipo: “Il tuo culo è mio bruttofigliodiputtana !”. Interrompo il suo slancio artistico ficcandogli tutto il coltello, fino all’impugnatura, sotto l’ombelico. Il coglione si guarda la ferita tremando; il sangue esce fuori a fiumi, ma lui non caccia fuori neanche un urlo.

Mi avvicino con spavalderia e gli mollo un calcio in bocca; il gorilla cade a terra e io gli monto sopra.

Con la mano sinistra gli tappo la bocca mentre con la destra spingo il coltello verso l’alto, lentamente, fino a segargli parte dello sterno.

Poi tiro fuori la lama e gliela ficco per intero nel cuore. Mi alzo in piedi. Sono pieno di sangue. Prendo la ragazza in braccio e mi avvio verso la macchina.

La chiudo nel portabagagli, metto in moto e scappo verso la campagna.

Non ho sentito urla, non ho sentito sirene, nessuno si è accorto di niente.

In campagna c’è la villetta dei genitori di P.J.; è un posto isolato. L’ha ricevuta in eredità una volta morti i vecchi.

Si, è un posto isolato, ideale per droga-party. Più di una volta mi aveva detto che avrei potuto usarla per le situazioni di emergenza, e mi aveva fatto vedere il nascondiglio delle chiavi.

Certo, di sicuro, non poteva immaginare una situazione del genere, ma gli amici si vedono nel momento del bisogno…

Guido velocemente e arrivo in pochi minuti. Apro la porta, scarico la ragazza e la colloco sul letto matrimoniale del piano di sopra. Vado ad attivare il generatore e torno nella stanza con una corda . Accendo la luce e la riconosco, cazzo ! La riconosco !

Francesca Ciuri, mia alunna della II^ B.

Che faccio ? Che diavolo faccio ? Avrei potuto lasciarla lì, accanto a suo fidanzato-primate.

Forse non mi aveva visto in faccia…Forse. Mi accorgo che sta rinvenendo e le lego velocemente le mani alla spalliera del letto.

La tizia apre gli occhi, si guarda attorno come per chiedersi “Chi sono ?”, “Dove sono ?” e altri luoghi comuni di questo genere. Mi fissa per un po’ e poi:

“Professor Brazo…Ma…Dove sono ? Cosa ci fa lei qui ? Dov’è Marco ?”,

“Marco è morto. L’ho ucciso io !”,

“Come ? Ma perché ? Maledetto ! Che dio ti maledica ! Bastardo !”, e attacca a urlare.

Io mi avvicino minaccioso, le tappo la bocca con la meno mentre lei si divincola agitando le gambe. Le mostro il coltello insanguinato e si calma.

“Ora stammi a sentire troia ! Lo vedi questo ? Con questo ho spaccato il cuore di quel coglione del tuo ragazzo ! Puoi pure urlare quanto vuoi, qui non ti sente nessuno, non c’è anima viva per chilometri. Ma se gridi io mi innervosisco, poi mi incazzo e potrei pure ammazzarti. Avrei dovuto già farlo da tempo. Ora l’unica cosa che mi trattiene è il fatto che ci troviamo a casa di amici, ma sappi che in fondo non è un problema.”,

“Ma professore…Perché ?”,

“Perché il tuo ex-ragazzo è un cafone che non si sa minimamente comportare in società ! Io sono un docente, il mio compito è educarlo !”.

Francesca scoppia in lacrime. Io resisto per qualche minuto, poi le mostro di nuovo il coltello:

“Basta cazzo ! Se c’è una cosa che non sopporto oltre le urla sono i pianti isterici !”.

La tizia si sforza di darsi una calmata tra mille singhiozzi. Io la osservo giocherellando col coltello. E’ molto carina. Il naso rotto e tumefatto, per merito mio, la rende ancora più interessante. Mi avvicino e le accarezzo il viso mentre lei, tremando come una foglia, sembra dirmi a ripetizione “No ! No ! No !”.

Con il coltello comincio a tagliarle la camicetta, delicatamente, dall’alto verso il basso.

(“No ! No ! Ti prego…”)

Più giù, sempre più giù. Strappo via il reggiseno. Il ferro appuntito e freddo le sfiora i capezzoli, e poi le traccia una serie di righe sui seni, per poi salire verso il collo e le labbra.

Mi accorgo che la sua espressione cambia. Sembra che non abbia più paura, sembra quasi che le piaccia. Cazzo ! Credevo fosse uno stupro, ma devo dire che la nuova situazione è anche più arrapante, per cui mi adeguo senza problemi.

Le do un piccolo bacio sfiorandole appena le labbra, poi le infilo la lingua in bocca.

Lei mi ricambia quasi subito. Le tolgo le mutandine, le monto sopra, glielo sbatto dentro e comincio a spingere. La troia, forse perché è la prima volta che scopa da legata, si eccita molto e comincia ad ansimare. Poi attacca a gemere ed infine ad urlare.

Io la sbatto sempre più forte, mi sembra quasi di stare ancora picchiando quel gorilla del suo ragazzo. Ha un ché di incestuoso scoparsi una propria alunna. Quasi come se stessi fottendo tua madre o tua sorella. Sono sicuro che molti miei colleghi mi invidierebbero per aver fatto sul serio quello che loro sognano ogni notte masturbandosi.

Alla fine lei viene cacciando fuori un urlo più forte degli altri. Io pure mi svuoto per bene, e poi mi distendo vicino a lei.

Le slego una mano così può fumarsi una sigaretta. Ne prendo una pure io. Lei si addormenta subito dopo, mentre io passo il resto della notte in bianco a causa del trip.

La tizia si sveglia all’alba e mi saluta con un sorriso.

Ma che cazzo ridi ?

Stiamo in silenzio per qualche minuto, poi lei attacca:

“La situazione è disperata, ma possiamo uscirne !”,

“Come dici ?”,

“Dico che posso aiutarti ! Te ne tiro fuori ! Potremo continuare la nostra vita !”,

“Ma sta zitta !”,

“C’è un barbone che vive in una capanna vicino la ferrovia. E’ stato beccato molte volte a dare fastidio ad alcune coppiette. Noi nascondiamo il coltello nella sua casupola, e poi andiamo alla polizia. Io dichiaro che l’accattone pulcioso ha aggredito me e Marco e mi ha rapita. Poi intervieni tu che racconti di avermi raccolto sulla statale…Stai tranquillo, è una storia perfetta e plausibilissima !”.

In effetti non aveva tutti i torti, poi gli sbirri locali sono così rincoglioniti…Non mi sento convinto; ho ancora delle piccole botte di acido che non mi aiutano a ragionare.

Scelgo di darle retta senza pensarci troppo e facciamo tutto secondo i suoi piani.

Passiamo tutto il pomeriggio della domenica in caserma. Lunedì mattina sono già a scuola dietro la cattedra, la mia consolle del potere.

Le ragazze sono tutte intorno a Francesca e la coccolano. Ora sono lucido, e per la prima volta mi rendo conto della cazzata che ho fatto.

La troia, infatti, mi invia non vista delle occhiatine e dei sorrisini che mi fanno incazzare. Mi fanno incazzare perché significano : “Sei mio, stronzo ! Ora sei legato a me per tutta la vita da un terribile segreto. Guai a te se sgarri !”.

Tutti i colleghi e gli alunni mi circondano acclamandomi come eroe e uomo della provvidenza.

Andate a fare in culo !

Odio certi atteggiamenti ! Ho deciso che il prossimo alunno che mi fa le congratulazioni me lo inculo tramite interrogazione.

3

Sono passati due mesi. Gli sbirri hanno fatto il loro dovere, cioè hanno arrestato il barbone che è stato processato e condannato. Morirà sicuramente in galera, ma non me ne frega un cazzo. Ho altri problemi per il momento.

Francesca viene ogni giorno a casa mia. Abbiamo scopato qualche altra volta e non so se è bene. Il paese comincia a fare discorsi troppo allusivi. Anche a scuola i miei colleghi si sono accorti che c’è qualcosa di strano.

Non riesco neanche a torturare i miei alunni come al solito per paura che diano voce ai loro sospetti. Non posso continuare così.

Alla fine però non sono questi i veri casini. Il vero problema è che sono ricattato da quella donna. La troia approfitta della situazione e mi costringe a fare le cose più umilianti.

La settimana scorsa ha preteso una dozzina di rose rosse ogni giorno, sabato e domenica inclusi .

Domenica, inoltre, mi ha spinto a partecipare alla processione del santo patrono di questo cazzo di paese. Ho compiuto il percorso dalla chiesa fino al santuario in cima al monte a quattro zampe.

Mi hanno visto tutti, pure quel coglione di Fiatvoluntas, il professore di religione.

“Non credevo che lei fosse così devoto…”, mi fa.

Ma vaffanculo !

Sento che sto per esplodere.

Suonano alla porta. Può essere solo Francesca, ed è lei.

Entra, chiacchieriamo un po’ e poi scopiamo.

“Sai, è ora di scoprire le carte…”,

“Che vuoi dire ?”, le chiedo,

“Voglio dire che la gente ci osserva e parla. Mia madre non crede più al fatto che vengo da te solo per fare ripetizioni…E ora che tu conosca i miei genitori; è necessario ai fini del matrimonio !”,

“Quale matrimonio ?”,

“Il nostro ovviamente ! Non vorrai che il bambino nasca senza una famiglia.”,

“Quale bambino ?”,

“Il bambino che abbiamo concepito in QUELLA notte. La notte che ci ha legato !

Mi sono informata per la casa. C’è una villetta deliziosa alle pendici del monte. Con il tuo stipendio e con l’aiuto dei miei potremo permettercela. E poi c’è anche…”.

A questo punto la interrompo. La interrompo drasticamente ficcandole un coltello in mezzo alle scapole. La lascio lì a terra con il sangue che si sparge sul pavimento.

Vado in banca a chiudere il conto, dopodiché salto in macchina e scappo via. Via da questo cazzo di paese. Via dalle umiliazioni. Via dalla prospettiva di crescere, sotto ricatto, un figlio, che sarebbe venuto su sicuramente coglione, dati i pesanti influssi dell’ambiente circostante.

Via dall’orrore di invecchiare, sotto ricatto, accanto a una donna ignorante, che guadagnerebbe tre chili per ogni anno di matrimonio. Via dal rischio di ridurmi come quei coglioni quarantenni del bar dello sport. Via, via, via!

Mi dispiace soltanto per P.J.. Non lo vedrò mai più.

Ma fortunatamente il mondo è pieno di spacciatori.

Note
il racconto risale al

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--Bona 10:08, 23 nov 2009 (UTC)


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