AfroditeAx
Da Storiealcubo.
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- La cerimonia del Nobel
Centinaia di persone affollavano la Svenska Akademien di Stoccolma.
Trovare un biglietto per l’incredibile spettacolo di quella sera era praticamente impossibile. Solo chi aveva amicizie nelle alte sfere e grandi capitali era riuscito ad essere nel nutrito e selezionatissimo gruppo di spettatori. E non c’era da stupirsene. Nella storia del Nobel nessuno era mai riuscito ad aggiudicarsi in vita quel premio per ben due volte. La platea era emozionatissima. Tutti aspettavano Lei: l’ospite d’onore, colei che aveva rivoluzionato in modo definitivo il concetto di scrittura. Tutti aspettavano trepidanti e in preda all’eccitazione il già premio Nobel per la letteratura AfroditeAx, che stasera avrebbe ritirato il premio per la seconda volta.
Quella sera Stoccolma era raggiante. Il 2030 sarebbe stato ricordato come un anno mite, il sole splendeva ancora alto nel cielo nonostante fossero già le dieci di sera. Era estate e il cielo azzurro nordico accarezzava la città che sembrava sospesa. In attesa.
Erano stati montati dei giganteschi video in kungstradgarden, e migliaia di svedesi si affollavano la piazza. Era un bello spettacolo vedere tutti quei giovani con le loro birre e un sano interesse per la letteratura. Tutto merito di AfroditeAx che era riuscita ad avvicinare persone di tutte le età al suo inconfondibile stile.
Nell’auditorium si spensero tutte le luci. Un occhio di bue illumino il centro della sala. Tutti fecero silenzio e l’attenzione del pubblico si concentrò in nervosa attesa sul palco dove finalmente apparve una figura.
Era lei!
AfroditeAx finalmente si mostrò ai suoi milioni di fan che, fisicamente presenti o collegati tramite Internet, osservavano adoranti l’evento. La grande scrittrice, prima di iniziare a parlare, guardò silenziosamente tutta la platea, poi gli rivolse uno dei suoi famosi sorrisi (che tutti i lettori conoscono). E cominciò il suo intervento.
Parlò con ironia e linguaggio forbito. Ringraziò la fondazione del Nobel per il premio, parlò un po’ della letteratura contemporanea (di cui lei era una delle principali esponenti), poi raccontò l’inizio della sua carriera e la storia di quel primo romanzo di venti anni prima che le portò tanto successo.
Nel gigantesco auditorium non si sentiva volare una mosca, tutti ascoltavano con attenzione ed estremo interesse. Nessuno si sarebbe mai e poi mai sognato di interrompere il discorso della neo due volte premio nobel AfroditeAx.
Ma improvvisamente qualcosa successe!
Le porte della Svenska Akademien di Stoccolma si spalancarono rumorosamente ed entrarono decine di poliziotti. Uno di questi, forse il loro capo, sali sul palco con fare aggressivo strappò il microfono alla scrittrice e senza troppi complimenti le disse sgarbato:
- Sono il detective Springfield dell’Interpol. AfroditeAx la dichiaro in arresto per l’omicidio di Don vito e Pigi!
- Interrogatorio
Il detective Jebediah Springfield odiava tornare a casa la sera. Viveva solo, in un monolocale della fumosa ed inquinata periferia. Nessuno lo aspettava a casa, e quindi preferiva restare a dormire in ufficio. Si era procurato da quelli della narcotici un divano comodissimo che usava almeno tre volte a settimana. Aveva l’abitudine di cenare mentre consultava le infinite cartacce dei rapporti di quelli del suo distretto. Leggeva e rileggeva in cerca di qualche indizio o di qualche informazione che gli era sfuggita.
Non aveva una particolare antipatia per la scrittrice che sera seduta di fronte a lui, ma lui era un poliziotto, semplicemente un poliziotto. La sua vita si svolgeva in quell’ufficio polveroso ed in fin dei conti capiva poco di cultura, e di letteratura. Non disapprovava certo tutte le persone che dedicavano la vita al sacro fuoco dell’arte…ma tutto sommato gli fregava poco, in realtà. L’elegante signora che gli sedeva davanti, la scrittrice, era un’assassina o almeno questo lui pensava, quindi non poteva comportarsi con troppa gentilezza.
Questo era tutto.
La guardò con ostilità e cominciò a parlare elencando i fatti:
- Venti anni fa Don Vito e Pigi vennero trovati nella taverna Rossa, assassinati. L’autopsia disse che la causa del decesso furono venti coltellate inferte con uno stiletto. La scientifica raccolse tutte le tracce possibili, ma in quella taverna ci passava troppa gente, e sui cadaveri c’erano praticamente le impronte di tutti gli avventori. Don Vito lavorava come pianista nella taverna, Pigi andava spesso a trovarlo…e ad incontrare lei. Mi dica li conosceva?
AfroditeAx manteneva uno sguardo distaccato e non guardava il detective. Rispose con una voce chiara e squillante:
- Certo che li conoscevo. Eravamo amici. A quei tempi gestivamo un sito: Storie al cubo (www.storiealcubo.com). Scrivevamo racconti e li leggevamo alla taverna Rossa. Quello fu il periodo del mio primo romanzo. Come potrei dimenticare!
- Vuole farmi credere che voi gestivate Storie al cubo? Quel sito diventò un fenomeno cult degli anni ’10.
- Sì, lavoravamo assieme a quel tempo. Siamo noi quelli che abbiamo usato per primi il concetto di “estensione” dei racconti.
- Vuole farmi bere che voi avete inventato “la scrittura estesa”? Le sembro un idiota?
- Che lei ci creda o no è così. E’ scritto su tutti i libri.
Il detective Springfield accese la sua inseparabile pipa, e cominciò a leggere con gli occhi gelidi gli incartamenti che già dall’inizio dell’interrogatorio stava sfogliando. Poi riprese.
- Venti anni fa’ non si riuscì ad incriminare nessuno. L’arma del delitto non fu mai trovata. Ne sa niente lei di tutto questo?
- Come devo dirglielo?? Don Vito e Pigi erano amici, lavoravamo assieme. Per me la loro morte fu un evento terribile, cosa vuole che sappia dell’arma del delitto?
- Mi racconti di quella sera.
AfroditeAx per un attimo si fece scura in viso, la sua mente sembrava altrove, come a ricordare eventi lontanissimi nel tempo. Poi cominciò a raccontare.
- Quella sera eravamo tutti e tre alla taverna Rossa. Dovevamo leggere dei racconti da Storie al Cubo. Era una splendida serata..festeggiavamo il centesimo racconto…
- Veramente tutti i testimoni raccontarono che litigaste – l’interruppe il detective - e che lei agitava uno stiletto nervosamente verso i suoi compagni.
- Sì, avevamo litigato. Non ricordo bene per quale motivo, ma capitava spesso. Insomma quando si lavora assieme capita. Quello stiletto apparteneva alla Taverna, lo usava l’oste per aprire i cartoni di vino. Tutti gli avventori ci giocavano durante le loro conversazioni agitate. Non li ho uccisi io…!!! Non ho idea di dove sia finito quello stiletto e chi abbia fatto fuori quei ragazzi…
- E’ strano che non lo sappia! - disse il detective trionfante - Perché finalmente oggi abbiamo trovato lo stiletto che li uccise. E lo abbiamo trovato a Stoccolma, nell’hotel dove alloggia lei, esattamente dentro la sua valigia, nella sua camera! Abbiamo l’arma, abbiamo il movente e abbiamo il contesto.
AfroditeAx spalancò gli occhi in un gesto di sorpresa…ma rimase in silenzio.
- Non dice nulla? Come mai si è portata dietro l’arma in questo viaggio? Dove l’ha tenuta in tutti questi anni? Ci sono le sue impronte, sa? Possiamo incriminarla…ma se confessa ci semplificherà le cose, e forse il giudice sarà clemente.
AfroditeAx continuava a stare in silenzio. Non sembrava impaurita o preoccupata. Anzi fissava il detective con aria assente.
- Insomma non ha nulla da dire!! – tuonò il detective
Finalmente la scrittrice sembrò riprendersi. Guardò col suo famoso sorriso il poliziotto e cominciò a parlare con voce rassegnata.
- Vuole sapere perché mi sono portata dietro per tutti questi anni lo stiletto? Sì, lo so, è stata un’imprudenza, ma non potevo farne a meno. Mi ricordava gli inizi della mia carriera, il primo romanzo, i racconti di storie al cubo…e la morte di Don Vito e Pigi.
Il detective rimase impressionato. La famosa AfroditeAx stava per raccontare una storia vecchia di 20 anni con una serenità quasi contagiosa. E lui aveva un posto in prima fila. La più grande scrittrice vivente stava confessando e lui era il solo a godersi lo spettacolo. Lui era l’unico che avrebbe ascoltato eventi che migliaia di giornalisti avrebbero…ehm..ucciso pur di registrare e pubblicare. La scrittrice continuò:
- Quella sera, come le ho detto, festeggiavamo alla Taverna Rossa il centesimo racconto di Storie al Cubo, ma successe qualcosa. Prima dell’inizio della festa arrivò Gari, il padrone della taverna, con una notizia stupenda: volevano proporci un reading al teatro Zurbriggen! Ci pensa? In quel teatro passavano tutti gli attori, tutti gli scrittori, tutti gli sceneggiatori che avevano visibilità nazionale. Ci avrebbero pagato bene. Finalmente un ingaggio come si deve! Era il primo passo per la notorietà, per entrare nel mondo degli artisti famosi, nel mondo dei grandi. Folle oceaniche sarebbe venute a sentirci leggere, tutti gli editori avrebbero fatto a gara per pubblicarci, i critici più quotati avrebbero parlato di noi.
- E questo cosa c’entra con la morte di Don Vito e Pigi?
AfroditeAx si infastidì dell’interruzione. Ormai stava seguendo la via di ricordi antichi. Quasi non si accorgeva del detective che avidamente l’ascoltava.
- NON MI INTERROMPA! Non si interrompe AfroditeAx, non gliel’hanno detto??
Poi, ancora scura in viso, riprese:
- Don Vito e Pigi dissero che non era un buona idea. Cominciarono la solita ridicola filastrocca che tiravano fuori ogni volta che avevamo la possibilità di crescere un po’ come artisti. Me lo ricordo ancora cosa dicevano: “Storie al Cubo è un progetto anarchico, non lo facciamo per soldi, ne per la fama. Vogliamo dare la possibilità a tutti di scrivere e di leggere. Senza regole, solo per il piacere di farlo. Non vogliamo diventare famosi, ne ricchi. E’ per il divertimento, e per l’arte. Se metti delle aspettative ucciderai il progetto. Noi siamo una comunità di menti creative…non diventeremo mai un salotto ben pagato..”.
AfroditeAx fece una pausa. Stava ricordando. Sembrava ancora contrariata.
- Capisce tutte le stronzate che dicevano? Dove si è mai sentito di un artista che non vuole la fama?? Ansia da prestazione! Ecco cos’era! Alla fine stavano diventando una palla al piede. E così capii cosa dovevo fare…non avrei mai perso quell’occasione!
- Vuole dire che li ha uccisi perché non volevano partecipare ad uno stupido spettacolo??
- Per la gente come lei sono solo stupidi spettacoli. Per noi artisti è il cibo con cui ci nutriamo: le emozioni del lettori, i loro applausi, le luci soffuse, l’ansia che prende prima di un’apparizione, il calore dei complimenti, l’ebbrezza della fama…
- Finisca di raccontare.
- Che uomo privo di immaginazione! Cosa vuole? I dettagli?
- Sì, la legge è sempre priva di immaginazione…
- Tutto molto semplice. Presi lo stiletto di Gari. Poi chiesi a Don Vito e Pigi di spostarci nel vicolo dietro la Taverna. Dovevo dirgli qualcosa che riguardava lo spettacolo. Poi nell’oscurità cominciai a colpirli, nel buio non sapevo esattamente dove arrivavano i miei colpi. Ma colpii a lungo. Finchè i loro gemiti smisero di infastidire il silenzio di quel vicolo. Ecco tutto. Poi gettai lo stiletto nella immondizia. Lo recuperai l’indomani, dopo la perquisizione della polizia. COGLIONI! Non avete cercato nel posto più banale. Dopo aver occultato l’arma entrai dall’ingresso principale nella taverna e cominciai a chiedere dove fossero…che bisognava continuare lo spettacolo. In quel luogo erano tutti ubriachi, non capirono nulla di quello che era successo. La cosa divertente è che lo spettacolo al teatro Zurbriggen lo feci da sola. Divenne una commemorazione dei miei poveri amici scomparsi. Ci fu una risonanza internazionale ed il mio primo romanzo vendette due milioni di copie. Tutto sommato quell’omicidio fu l’inizio della mia fortuna. Non mi pento. E per di più sono riuscita a dare la fama persino a loro che non la volevano.
Calò il silenzio. L’attrice più famosa del pianeta aveva confessato di essere un’efferata assassina. Il detective aveva ascoltato infinite confessioni ma quella l’aveva lasciato senza fiato.
AfroditeAx spezzò il silenzio e disse:
- Ora dovrà arrestarmi? La prego non facciamone un caso mediatico, almeno faccia con discrezione.
Il detective sorrise.
- Sa, io sono un uomo curioso per natura. Altrimenti non avrei fatto il poliziotto. Non amo l’arte ma apprezzo il valore di un’artista. In fondo potrebbe non essere così necessario arrestarla.
Un’impalpabile atmosfera carica di ambiguità si impose nella stanza. Poi il commissario con un sorriso viscido riprese.
- Sa, mio nipote ha scritto un romanzo, ma non riesce a pubblicarlo. Purtroppo senza un valido appoggio non si riesce ad entrare nel circuito della cultura…forse lei potrebbe aiutarlo. Anche lui adora le emozioni del lettori, i loro applausi, le luci soffuse, l’ansia che prende prima di un’apparizione, il calore dei complimenti, l’ebbrezza della fama…
Firma
--Don vito 15:10, 15 nov 2010 (UTC)

