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Anatomia della Malinconia

Da Storiealcubo.


Dentro, il vecchio tetto rosè è scrutato attentamente, angolo per angolo, scrostato di tutti i ricordi che gli rubo e che depongo per me, dentro.

Fuori, nubi sanguigne. Le strade schiumano di droghe contro il dolore e l’infelicità, e riesco ad ottenerne un po’.

Uscire di casa equivale a vedere: città schizoidi invase da fango materiale proveniente dall’immateriale, fratelli-caini indifferenti figli del loro tempo, padri mai così bambini, menti copiosamente disfatte, membra fatte a pezzi dal lusso dell’illusione.


Oggi, al cimitero rubano i fiori.

Qui rumori da camera.

I pensieri penzolano compressi come un groviglio di spaghetti sull'orlo di un Omicidio-Suicidio.

Il desiderio sta lì a guardarmi staccato, tu non esisti e io scrivo su lastre insonni che non so bene a chi dedicare... e forse dedicherei a tutti e non più a te.

E non mi rendo conto, e strapperei pelle e marmo e fiori e finte-belle-foto di lapidi, ti rivorrei; e rivorrei certi momenti e la loro profonda giustizia appagante.


Io sono un'Ocnofila: amo la vicinanza, il mio amore si trasforma in fame.

Fame d’aria, contro un muro,

Bocche attaccate si muovono non si staccano, ingorde,

Bevono/Si Bevono.

Lo faremo 4 volte, l’ultima è rimandata... rimandare per sempre ...di amarsi.

Ma puoi incollarti a lei, all’emozione: è fame, labbra voraci, falla a pezzi, ingoiala!

Poi, a un certo punto, ciò che si mangia finisce, lui va via: il piatto resta vuoto, ed era tutto buonissimo... Ma adesso il piatto è vuoto, e la fame tornerà; nessuno riempirà ancora il tuo piatto e qualcosa dentro ti si contorcerà, mentre da fuori prima apparirai finalmente magra e poi ossuta, e sempre di più. Scomparire anche tu. Così.

_


...Debordante e onnivora malinconia; mi prende lo stomaco, lo spezzetta, si ciba.

Uccidete questa domenica, dove un dolore con eco si incancrenisce in un’anestesia emozionale che non volevo e non vorrei.


In doccia - caldissima - la pelle da gelida e sudaticcia diventa rossa. Piango. La mia schiena scricchiola, le labbra si gonfiano contornate in vermiglio, le chiazze puntinano il petto esattamente sui seni, gli occhi si chiudono in verde-cupo e il sonno si condensa di sotto. Lì vorrei il tuo grembo, e vecchi baci sopra-sotto-ovunque.

Ma è buio.

E nell'attesa del giorno dopo, qualcuno ha mangiato i miei giorni.

In quest'attesa, capiti davanti agli specchi, ti (ri)vedi dopo la lotta contro il tuo corpo sformato dal crash: sei infilata a forza nel più bel vestito che hai; è vecchio, ma è cucito addosso come volevi, e insieme spogliato di quello che gli altri - ornati del loro grasso umidore ottimista vogliono trapuntarti sulla pelle a colpi di sparaspilli.

Intorno, bicchieri solubili di vodka+ strappati al barman-chic, 4 sguardi da “finalmente una festa!”, poche rose bianche per un matrimonio non mio, cuori di carta velina sulle vetrate, torta mariage di polistirolo. Settemila euro a notte, e i candelabri sono eccessivamente cristallosi, gli arredi troppo biancominimal, il vestito è di pessimo merletto rosato, per una sposa.


E’ una di quelle notti in cui l’alcol ti ha fottuto, dopo che tu hai fottuto ad arte lui.

I pochi occhi aperti sono per sognare quella schiena sotto capelli neri, sovversivi in un’unica punta che afferrerei tirando, e con piacevole violenza.

Poi, tocco quella distanza di sicurezza dal resto dell’umanità ...esiste per te, esiste per gli altri. Eppure io non la conosco, perché sono IDROVORA e CANNIBALE di te...

o

Mezza mela

Mezzanotte/Mezzogiorno

Mezza voce

Mezzo pieno o mezzo vuoto

Due etti e mezzo (lascio?)

Mezz'uomo.

½.

_


MATTINA. Intera domenica di paralisi affettiva.

Le madri vanno in chiesa ed io, amebicamente immobile, mi perdo in catarsi sesso-alcoliche; combinazioni mi vagano in testa prima di salire allo stomaco, poi di nuovo in testa, e questa volta visceralmente. Muoio, poi non muoio mai! Ci vuole stomaco.

Oggi creo scarabocchi mentali ripieni di tutta la confusione nera di una domenica: il pulviscolo nervoso si respira, si tocca, lo vedo infilarsi nei polmoni, otturarli, soffocare le rosee cellule. Monto dentro, panna rancida montata si incancrenisce. ...Manchi.

Ora mi prendo una vacanza neuronale per non impazzire di pensieri, per sognare di nuotare nel nulla più nulla... in cui non esisti neanche più, toccare con mente il niente, con te.

Assaporerò la città inquinata, correrò, e ammirerò scorci come i vecchi nostalgici… qualcosa per ridare colore agli occhi e ossigeno ai polmoni e rossore alla labbra sole. Iniezioni di significato per riempire i vuoti.


E intanto, tutto si condensa in nodi alla gola consistenti e tuberosi, li strapperei da me con un qualsiasi arnese infilato in bocca ...ma il mal di testa mi mangia parte del cervello molle e inerte, è aggressivo e sfrontato, si mescola al sangue, ai dubbi, alla carne. E' la nera voragine entro la quale abbiamo il terrore di vederci scomparire, Fragili.

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Eppure ti bacio, Amore,

Smettila di morire.


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--Clitemnestra 13:06, 21 dic 2010 (UTC)


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