Anche tu sei stato bambino
Da Storiealcubo.
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Jack si sentiva smarrito in quel porto,appena sbarcato negli Stati Uniti. La mano sinistra era saldata a quella della
mamma,l'altra reggeva un orsetto di peluche. Si chiamava Jack come il nonno,che molti anni prima aveva compiuto la
stessa traversata in cerca di fortuna. Per la verità l'emigrato si chiamava Gioacchino,ma gli americani avevano fatto presto
ad accoglierlo nelle loro vite e a cambiargli anche il nome.
Non sapeva il perchè di quel viaggio: i suoi genitori lo tenevano al di fuori di ogni questione, non volevano farlo crescere in
fretta. La verità è che Salvatore, il padre di Jack, era uno dei più grossi trafficanti di cocaina di tutta Corleone ed era andato
in America proprio per concludere uno dei suoi loschi affari che gli avrebbe fruttato un bel po'. Per rendere la cosa
insospettabile si era portato dietro la famiglia, e poi il piccolo Jack era desideroso di rivedere il nonno,rimasto a Portland.
Non era difficile immaginare che anche a Jack sarebbe toccato lo stesso destino: come si dice, tale padre, tale figlio. La
sua vita era segnata,il suo destino già scritto.
Dieci anni dopo Jack volle onorare il buon nome della famiglia, uccidendo di persona un tale che aveva parlato troppo, un pentito, o meglio, un "muffuto", come si dice in Sicilia. Armato di un lungo coltello dalla lama affilata, stretto nella mano destra coperta da un guanto di pelle nera, inflisse al corpo del pentito ben 23 coltellate, provocandone il dissanguamento. Per una strana combinazione aveva lo stesso nome di Jack Lo Squartatore, cosa che lo inorgogliva e lo caricava. Si sentiva davvero un efferato assassino e giorno dopo giorno lo diventava sempre di più. Tra l'altro, era difficile scovarlo perchè le "nobili origini" lo proteggevano, e, si sa, la mafia è infiltrata persino nelle questure, tanto che a volte basta recapitare una busta piena di banconote per comprarsi la grazia.
Dal suo primo omicidio erano ormai passate tante rapine, traffici di droga e prostituzione... In men che non si dica Jack era diventato il più grande boss di Corleone, l'orgoglio del padre, di cui aveva raccolto l'eredità. Il prossimo obiettivo, adesso, era Don Tanu U Carnizzeri, così chiamato perchè riduceva le sue vittime a carne da macello. Aveva deciso, doveva farlo fuori per agire indisturbato. Caricata la sua Beretta, estrae dal pacchetto di Marlboro una sigaretta dopo l'altra, più nervoso del solito. Don Tanu era davvero pericoloso e non bisognava scherzare. A un certo punto, si arma di coraggio, oltre che di armi, e apre la porta del suo appartamento, dopo averla forzata. Ma non vede il malavitoso. Quello che vede è una luce accecante, così forte da fargli tenere gli occhi chiusi. A un certo punto quella luce gli parla. "Anche tu sei stato bambino" gli dice. Jack non sa chi sia e cosa voglia questo mago che ha intrappolato il sole nella stanza, ma è incuriosito e resta ad ascoltare. "Ricordi quando sei sbarcato in suolo americano col tuo orsetto di pezza? Allora non sapevi cosa saresti diventato ed eri candido e puro. Non sognavi il sangue, ma una macchinina nuova e un soldatino di legno. Poi hai preso le orme di tuo padre, macchiandoti dei delitti più efferati. Ma anche a te si sbucciavano le ginocchia, anche tu giocavi a soffietto con le figurine e aprivi di nascosto il barattolo di marmellata, richiudendolo poi con attenzione, per non essere scoperto. Guardati ora, cosa sei: un uomo assetato di sangue, crudele e spietato. L'innocenza non appartiene solo ai bambini, ma ai miti e ai buoni di cuore e tu puoi esserlo." Detto questo la luce sparì e la voce si zittì. Jack restò senza parole e guardando le proprie mani, per la prima volta, si vergognò. Uscito dall'appartamento, entrò in una chiesa e pregò fino alla sera. Chiese perdono dei propri peccati e cambiò radicalmente la propria vita, convertendosi alla fede. Non si vergognava di essere un pentito, ma provava gioia tutte le volte che quella voce tornava a parlargli per dirgli: "Hai fatto la cosa giusta".
Firma
--Corinna 12:13, 30 dic 2010 (UTC)

