Aurelio Artuzzi
Da Storiealcubo.
The media player is loading...
Aurelio Artuzzi, emerito professore di storia delle scuole superiori, adesso in pensione, quel giorno aveva deciso di assassinare sua moglie.
Si alzò come ogni mattina alle 7 in punto. Scese dal letto col piede destro come faceva da quarant’anni. Fece la sua abituale colazione: tre fette biscottate integrali ricoperte con la sua marca preferita di marmellata di albicocche, una tazzina di caffè decaffeinato, un thè nero indiano importato direttamente dallo Yunnan, e un bicchiere di succo d’arancia. Mentre faceva colazione lesse il giornale. Poi si lavò metodicamente. Indosso la sua veste da camera. Ed infine si sedette sulla sua poltrona preferita davanti alla televisione. Il professor Artuzzi era basso e dinoccolato, magrissimo e portava incastrati sopra le orecchie due occhiali neri con lenti spessissime. Aveva settantacinque anni suonati ed era sposato da cinquanta. Ci pensate? Aveva passato cinquant’anni accanto alla stessa donna!! Ogni santo giorno si era svegliato accanto a lei, monitorando avvilito e sconfitto il lento degrado di sua moglie. Certo…la signora Artuzzi ormai non era più la ventenne affascinante e piacente di tanti anni prima. Ma forse pensandoci bene la signora Artuzzi non era mai stata una ventenne affascinante e piacente. Il professor Artuzzi non se lo ricordava. Non si ricordava perché l’aveva sposata. In realtà non si ricordava neanche il giorno del loro matrimonio e per dirla tutta non ricordava neanche la maggior parte degli anni del loro matrimonio. Il professor Artuzzi conosceva bene solo il tono petulante e sgradevole della voce di sua moglie che ininterrottamente aveva accompagnato ogni minuto della loro vita assieme.
Ma non è certo per questo motivo che il professor Artuzzi aveva deciso di assassinare sua moglie. Queste cose non si fanno certo con leggerezza.
La verità è che si era innamorato.
Cosa c’è di male? Insomma, cosa c’è di male nell’innamorarsi a settancinque anni? Effettivamente c’è qualcosa di male nell’assassinare la propria moglie. Ma la signora Artuzzi aveva espresso diverse volte il desiderio di morire, sì, di terminare quanto prima il suo passaggio terreno. Testualmente diceva con frequenza giornaliera che “avrebbe preferito morire tra atroci sofferenze piuttosto che passare un altro giorno assieme ad Aurelio”.
Il professor Artuzzi era un uomo preciso e metodico. Da un po’ di tempo si portava sempre dietro un registratore mp3 hifi portatile. Non aveva idea di cosa significasse “mp3” o “Hifi”, ma aveva capito, dal gentile giovane del negozio in cui l’aveva comprato, che premendo un tasto poteva registrare di nascosto la voce di sua moglie. E poi premendo un altro tasto poteva risentirla. Attenzione, non era certo uno dei suoi più ansiosi desideri risentire in versione elettronica la sgradevole voce della consorte che detestava ascoltare già in versione originale. Ma il professor Artuzzi si era messo a studiare psicologia e riascoltando infinite volte la voce di sua moglie, specialmente quando diceva che avrebbe preferito morire piuttosto che stare con lui, si era convinto che la signora Artuzzi avesse un chiaro desiderio inconscio di dipartire prematuramente.
Lo diceva Freud! E chi era lui per contraddire il creatore della psicanalisi?
Da alcuni anni perciò stava meditando di assassinare sua moglie. Gli sembrava un’ottima soluzione per rasserenare la psiche della signora Artuzzi ed effettivamente anche per migliorare il suo tenore di vita. Capite? Una pensione da professore non basta per vivere in due in modo dignitoso. Una volta che sua moglie fosse morta lui avrebbe potuto finalmente togliersi qualche capriccio. Avrebbe potuto viaggiare per l’Europa, come fanno i professori dei college americani. Poteva finalmente prendersi un “anno sabatico”, che non sapeva esattamente cosa significasse, ma immaginava c’entrasse col viaggiare e con quelle figure di docenti internazionali pieni di charme e donne avvenenti. Sì, insomma come il professor Tom Hanks quando va a scoprire i segreti di Da Vinci in Vaticano. Dove l’aveva visto? Al telegiornale? O era un film…?
Già da alcuni anni stava meditando di assassinare sua moglie ma la decisione definitiva l’aveva presa quando aveva conosciuto la signorina Mery Treppuzzi. E si era innamorato. Mery lavorava alla taverna Rossa. Gli avevano spiegato che era una “entreneuse”. Artuzzi non sapeva esattamente cosa significasse, ma capiva che essendo una parola francese, doveva essere per forza una cosa di classe. Non era certo una semplice cameriera! Si aggirava tra i tavoli di legno grezzo con attillatissimi vestiti da sera e parlava con tutti gli avventori della taverna. Forse era una socia del proprietario, e veniva per assicurarsi che tutti gli avventori fossero soddisfatti del servizio ai tavoli. Una specie di esperta di marketing che ogni sera tornava da eleganti riunioni di lavoro e andava a verificare che gli affari alla taverna andassero bene. Che cura! Che persona per bene, abnegata al lavoro! Che donna elegante e socievole. Niente a che vedere con quella strega di sua moglie, che indossava solo vestaglie grigie e ciabatte sfondate.
Il professor Artuzzi frequentava da anni la taverna Rossa, ogni sera andava a farsi il suo quartino di vino. Era l’unico capriccio che poteva permettersi coi pochi spiccioli che la signora Artuzzi gli metteva la mattina nelle tasche. Il giorno in cui conobbe Mery si innamorò subito e perdutamente di lei, della sua voce profonda, quasi baritonale, delle sue spalle muscolose (doveva essere un’atleta) e del suo portamento elegante, nonostante fosse alta quasi due metri. E Mery ricambiava il suo amore. Si capiscono certe cose. Lo capiva dagli sguardi che gli lanciava e da come gli stringeva la mano, così forte che a volte gliela lasciava indolenzita. Che donna volitiva e passionale doveva essere! Lui era sempre il primo degli avventori che salutava quando entrava nella taverna.
Poi cominciarono gli inviti. Mery gli chiedeva teneramente di accompagnarla a casa, adducendo come scusa di volergli mostrare qualcosa. Artuzzi ricordava quando Mery dopo aver bevuto almeno un paio di litri di vino senza neanche risentirne (che ottima salute che aveva quella splendida donna) glielo chiedeva.
- Professore bello…amooooreee…se mi accompagna a casa le faccio vedere una cosa che non se la scorda più…venga con me…!!
Che gentilezza! Gli dava ancora del lei, sebbene ormai si conoscessero da tempo. Che donna educata e per bene! Il professor Artuzzi però era un uomo sposato che credeva nel matrimonio e non voleva tradire sua moglie.
Per questo aveva deciso di assassinare la signora Artuzzi.
Il piano era semplice.
Ogni sera lui si attardava davanti la televisione mentre la moglie si preparava una camomilla lamentandosi e pronunciando sempre quella frase sul desiderio di morire. Quello era il momento più adatto. Era come un segno del destino. Artuzzi avrebbe aspettato che sua moglie si allontanasse dalla cucina per andare in bagno come faceva sempre. Poi di nascosto sarebbe entrato in cucina e avrebbe mescolato alla camomilla della moglie 30 mg di barbiturico. Con quella dose la moglie sarebbe scivolata in un dolce sonno e non si sarebbe svegliata mai più. E lui allora sarebbe stato libero.
Aveva scelto il 21 giugno come data per assassinarla. Chissà perché, il solstizio di estate gli sembrava una bellissima data per cominciare una nuova vita con Mery. Sì, perché una volta che sua moglie fosse morta, lui sarebbe corso da Mery con un anello (che aveva già acquistato coi suoi pochi risparmi) e le avrebbe chiesto di sposarlo. E lei avrebbe accettato.
Ormai tutto era predisposto, la dose di barbiturico già misurata, l’acqua per la camomilla già sul bollitore e sua moglie che già cominciava a passargli davanti lamentandosi. Lui aspettava di sentire quella frase: “preferirei morire tra atroci sofferenze piuttosto che..”. Ma curiosamente quella sera sua moglie non la disse. Era strana, più silenziosa del solito. Artuzzi non sapeva come interpretare questo silenzio. Il destino gli era complice e voleva comunicargli di rinunciare al suo audace piano? Ma ormai tutto era già stato pianificato ed il professor Artuzzi non sopportava gli imprevisti, non cambiava mai i piani. Era troppo metodico.
Sua moglie andò in bagno. Era arrivato il momento. Artuzzi entrò in cucina e goccia dopo goccia svuotò mezzo flacone di sonnifero nella camomilla della signora Artuzzi. Poi si sedette di nuovo davanti alla televisione e aspettò.
I minuti passavano e la moglie non usciva dal bagno.
Ormai era quasi mezz’ora che non succedeva nulla. Non si sentiva nessun rumore dal bagno. La signora Artuzzi non tornava. Il professore cominciò a preoccuparsi. E se sua moglie avesse avuto un malore? Si alzo dalla poltrona e si avvicinò alla porta del bagno. Timidamente provò a chiamarla. Non ricevette nessuna risposta! Accidenti proprio oggi non ci voleva questo imprevisto. Lui glielo diceva sempre di farsi visitare, lei con i suoi problemi di cuore non si era mai curata e questo era il risultato. Artuzzi chiamò a lungo la moglie prima di aprire la porta del bagno per vedere cosa fosse successo.
Sua moglie era riversa sul pavimento con lo spazzolino da denti ancora in mano. Morta. Infarto fulminante.
Il professor Artuzzi ora era vedovo.
Si infastidì non poco di quel cambio di programma. Non sopportava gli imprevisti. Si mise a piangere per la morte di sua moglie. Come avrebbe fatto adesso? Era rimasto solo! Quanto gli sarebbe mancata!!
Poi ci pensò su un attimo e si rese conto che in realtà quello era, come dicono i giovani, un gigantesco colpo di culo.
Si vestì di corsa, prese l’anello che aveva comprato e si precipitò alla taverna Rossa per chiedere finalmente a Mery di sposarlo.
Fece la strada di corsa, sorrise pensando che anche lui soffriva di cuore, e che tutto quel movimento avrebbe potuto fargli male. L’idea di “movimento” risvegliò in lui il ricordo di un tipo di attività che non faceva da decenni e, pensando a Mery, ebbe la prima erezione da…da….non ricordava da quanto tempo…
Arrivò alla taverna, ed entrò emozionato. Stava per fare la seconda proposta di matrimonio della sua vita. Ma trovò Mery con un altro uomo. Da non crederci…quel tipo orribile, il giudice Cazzilla! Era la persona più scorbutica e sgradevole che frequentava la taverna, uno di quelli con la puzza sotto il naso e un spietata sentenza pronta da sparare sempre su tutto e tutti. Cosa ci faceva Mery con lui?
Senza rendersene conto fece la domanda a voce alta. Il pianista della taverna, un certo Don Vito, gli rispose:
- Come, non lo sa professore? Al giudice piacciono “quelli là”?
Artuzzi non capì e chiese chiarimenti:
- Cosa intende giovanotto con “quelli là”? Cosa fa quel bruto con la mia Mery?
- Professore, io glielo dico. Lei è una brava persona…ma non l’ha capito che Mery in realtà è MARIO, Mario Treppuzzi??
- Cosa vuole dire? Che hanno fatto un errore all’anagrafe, le hanno sbagliato il nome? E ora lei vuole risolvere questo problema burocratico facendosi aiutare dal giudice? Guardi che anch’io ho conoscenze importanti al comune!!
- Ma che dice professore?? Come glielo devo dire?? Mery è un UOMO, tra le gambe è fatta come lei e me. Beh…a quel che dicono è fatta in modo più “abbondante”…ma questi non sono fatti miei!!
Il mondo precipitò addosso al professor Artuzzi!! Come era possibile che fosse successo? Che fosse successa quella cosa terribile?
Com’era possibile…che…che…un momento, ma cosa era venuto a fare alla taverna Rossa così tardi? Non ricordava. Cos’era successo di terribile? Cosa gli stava dicendo il pianista? Gli stava raccontando qualcosa di scabroso sul giudice. Sì, sì, gli pareva, ma si confondeva spesso ultimamente.
Ehi ma cosa ci faceva Mery col giudice? Vabbè glielo avrebbe chiesto l’indomani, ora era tardi e sua moglie lo stava aspettando e poi chi la sente quella? Sapete? Dice che preferirebbe morire piuttosto che stare un altro giorno con me. Ma io lo so che in fondo mi ama.
Il professor Artuzzi tornò a casa, pregustando la sua poltrona e la sua televisione quando fu fermato dalla polizia, proprio sotto il suo portone.
- Aurelio Artuzzi, la dichiaro in arresto per il “tentato omicidio” di sua moglie. Abbiamo trovato una tazza di camomilla piena di barbiturici, ed il flacone è pieno delle sue impronte.
- Un momento – Artuzzi rispose dubbioso – “tentato omidicio”? Volete dire che mia moglie non è morta? Eppure mi sembrava…
- Sì, sì è morta. – Disse il poliziotto rassicurante - Ma rimane il fatto che lei non ne ha denunciato il decesso avvenuto TRE GIORNI FA’ e che comunque lei ha preparato una dose letale di sonnifero e non è chiaro cosa voleva farne. Adesso ci segua.
Il professor Artuzzi detestava gli imprevisti. Dove lo portavano adesso questi uomini sgarbati? L’indomani lo avrebbe raccontato a Mery, lei sì che lo ascoltava sempre con attenzione. Mica quella strega della signora Artuzzi.
Intanto stava facendosi tardi e sua moglie lo aspettava a casa. Non gliel’avrebbe perdonata. Chissà quanto stava già lamentandosi.
Sapete? Dice sempre che preferirebbe morire piuttosto che stare un altro giorno con me.
Ma io lo so che in fondo mi ama.
Sì, mi ama.
Firma
--Don vito 13:35, 15 giu 2010 (UTC)

