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Bianca

Da Storiealcubo.


The media player is loading... La Pasqua, un po’ come il Natale, è uno di quei giorni in cui certa gente ha incollata addosso una faccia che ripudierebbe con la stessa convinzione di Galileo sulle cazzate ecclesiastiche del sole che gira attorno alla terra. (Cloro al Clero)

Ogni anno, B. si alzava con un puntuale furor cucinandi, come se dovesse allevare una truppa amichevole che da lei si aspettava questo... e anche altro: ravioli con funghi, quadratini di carciofi panati. frittatelle farcite, insalatina di olive&pomodorini, patate+polpette grungestyle, uovo di cioccolato traslucido modellato la sera prima dalle sue Bianche manine da Bianca, fruttini caramellati in chiusura. Più o meno alle 13:00, usava apparecchiare la tavola (tovaglia a righine rosse sul Bianco e tavernello altrettanto Bianco); quindi scattava *Clic Mentali* al bel pranzo immobile e si diceva brava da sé.

…Erano tutti atti di Salvataggio, di quelli puri, e ben collaudati per l'occasione.

Alla fine - ciliegina rouge sulla torta alla bianca panna – il solito paradosso: non le restava fame di nulla, e lasciava tutto così: natura morta in istantanea reale, pellicola preferibilmente in Bianco&Nero, e in ferma attesa.

Eppure, quest'anno alle 15e02 suonava il citofono; era IL Parens, l'unico rimasto... se così si può dire. Il primo pensiero grigiastro fu che non aveva niente di meglio da fare. Il secondo fu che almeno tutto quel cibo raffreddato aveva avuto un qualche motivo di essere partorito. Il terzo (ed ultimo) fu: “Amen. C'è sempre una calza sfilata che non si può sostituire.”

98 secondi di ascensore-leva giacca-sciacqua mani, e il grand-père si sedeva a tavola, ovviamente sempre allo stesso posto: quello più riparato dagli spifferi. Continuava a sfuggirgli che a Palermo non c'erano più le bettole del 700, e quindi, in ogni istante della sua vita, si riparava. Inoltre, era abbastanza calvo, parlava essenzialmente col suo Dio e anche quel giorno mangiava in silenzio, tranne qualche frase sgradevole (e forse non del tutto voluta), con cui comunicava in modo non sottinteso che non pensava che quel ben di dio terreno lo avesse preparato lei... Bianchiccia donna incapace che sarebbe!

Intanto, l'incapace sentiva la sua tonsilla destra gonfiare, infiammarsi, tentare baldanzosa di fagocitare l’altra, per incendiarsi allegramente insieme.

Lui masticava; il loro contatto stridente era oliato dall'insalata, e per lei la sensazione era quella di essere un suppellettile dei salotti borghesi: inutilissime porcellane biancastre tinte di giallo sporco, azzurrognolo impolverato e rosso scompito, di quelle che col tempo neanche noti più.

Era il solito romanzo familiare; e d'altronde, l'amore (forse) non è una recita.

Su questo pensiero, era giunto IL momento: bisognava passare a salutare il mobiletto della nonna. Era un vecchio e orrendo bijoux, di quelli bassi e in legno scuro con tanto di tarme, strategicamente posizionato nell'angolo più angolo della casa. La nivea donnina lo apriva impercettibile ogni volta che il suo equilibrio minacciava una falla di sistema, estraeva in religioso silenzio il marsala all'uovo, ne beveva un numero imprecisato di sorsi, a seconda delle necessità, e poi tornava alla vita, normale.

Questa volta i sorsi furono 7. Il liquido dolciatro le inumidiva la faringe assetata di qualcosa che non fossero le solite parole polverose, e i neuroni resuscitavano, finalmente; fingendo di uscire dal bagno (perché le donne si sa, vanno sempre in bagno!), poteva tornare a sedersi, e a vagare.


Ma dopo questo, ci vuole ossigeno che le prenda la mano, e glielo spieghi quel perché ancora si arrovelli a sperarci, per poi raccogliere la ricca e cremosa delusione làttea di sempre.

Dopo questo, ci vuole un infantile pisolino pomeridiano, stordente al punto giusto, con sogni di prove di sopravvivenza assurde e infiniti castelli di porte chiuse dalle maniglie troppo alte per il suo metro e 50; poi verrà un risveglio rincoglionito, il successivo nerocaffé amarognolo e, infine, le dovute riprese allibite come i pseudo-addormentamenti. ...Cazzo di metafore di vita.

E a questo punto ci vuole una cena; basta riempire 9 pomodori vegani e andare a mangiarli in via Sampolo da M., con quelle stronze tonsille da placare in loco.

Candido Aulin sciolto nell'H2O, e via.

“Ché in fondo, tutto ha avuto il suo motivo, ho dato da mangiare agli affamati e adesso posso lavare i piatti in pace, ripetendomi che la Pasqua non esiste...

...ripetendomi che certi giorni incompresi che bucano le narici come una dose cèrea di crak non possono trovare ascolti né degne parole, e che dovrei solo partire e non tornare

...ripetendomi che siamo Eve su canzoni anni ‘80: risorgiamo sotto gli urti di esseri che ci restano estranei, non importa quanti lividi hai, il ginocchio lattiginoso cola di sangue, ed è bellissimo... se puoi ancora sentirlo.”''


E per fortuna, Pasqua è morta anche quest'anno.

Note
Musica:
  • Bach Piano Partita No 2 C minor BW V826
  • Bach Piano Partita No 6 E minor BWV 830

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--Clitemnestra 10:43, 3 mag 2010 (UTC) Clitemnestra


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