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Buoni e Cattivi

Da Storiealcubo.


The media player is loading... Apro l’armadio. Fa caldo. Non ne posso più di queste tuniche bianche da finocchio. Certo con le ali ci stanno bene e poi quando ti alzi in volo non ti danno impiccio. Ma lo spiffero da sotto proprio non lo reggo. E poi tutta questa luce ad ogni ora del giorno e della notte mi fa venire le rughe agli occhi. Un bel paio di occhiali scuri, ecco cosa ci vorrebbe e un bel completo quattro bottoni di Armani!

Non ne posso più di confondermi tra queste cecche alate, santo dio.

D -Prego? Dicevi Lucifero? (l’ascolto costante ... anche questo non lo reggo più!!!!)

L -No niente, era solo un modo di dire capo.

D -Ricordati la cerimonia di stasera! In quanto portatore di luce a te spetta la fiaccola d’onore. Non mi deludere lo sai quanto ci tengo. Tu sei il mio prediletto. Domani siederai alla mia sinistra!

L - (ecco finocchio e comunista! ci mancava solo questo. Certo il posto d’onore spetta sempre a quello, certo lui è figlio!) Ti ho mai deluso capo? Andrà da dio come sempre .... (sorriso sinistro)

Indosso il mio completo nero e mi guardo intorno con ostentato distacco. So di essere il migliore. Reggo la fiaccola della mia superiorità che arde e brucia come l’ardore nei miei occhi sprezzanti dei sorrisi bonari attorno. Finalmente distinto dalla massa, eccezionale nel mio essere unico.

Spiego le mie ali e volteggio sulla folla di angeli omologati alle direttive del capo. La mia traiettoria è perfetta. L’atterraggio una piuma!

G - Ciao Lucifero, ma che fine ha fatto la tua tunica? Vuoi che te presti una delle mie?

L - Caro Gabriel, sempre cosi caritatevole. Se volessi una tunica ne indosserei una non credi?

Ripongo la mia fiaccola sull’altare e viro alla sinistra del Padre. So di non occupare il posto che merito come so di essere cento volte meglio di quello smidollato col pizzetto, buono solo a risorgere di tanto in tanto.

Privato di ciò che mi spetta sento crescere la rabbia per l’onta subita. Io sono migliore del figlio, come sono migliore del padre. Sono io che dovrei sedere al centro nello scanno più alto e guidare con onore le legioni angeliche alla conquista degli altri regni nell’universo.

Io ho volato per primo e sono io che gli ho insegnato a moltiplicare i pani e i pesci. Si si lui era più bravo a porgere l’altra guancia ma la legge del taglione quella mi veniva benissimo. Poi il vecchio si fissò con quella pacchianata del perdono ed eccoli tutti rimbecilliti a darsi pacche sulle spalle e cenni di assoluzione. Ma quale perdono d’Egitto! Un po’ di meritocrazia ecco cosa ci vorrebbe. D - La festa è finita, andate in pace! La massa si disperde compatta tra squilli di tromba e i flauti odiosamente melensi nel rincorrersi delle note in scale rigorosamente maggiori. Io amo il blues e quegli accordi minori che fanno vibrare l’anima risvegliando l’istinto atavico al soddisfacimento dei propri desideri.

Io ho sempre desiderato di essere il migliore.

Sento il bisogno viscerale di leggere negli occhi di tutti ammirazione e adorazione. Si voglio essere guardato con ill distacco che si riserva alla divinità, adorato per quello che solo io riesco a fare e che loro non potranno mai neanche lontanamente immaginare: il controllo sulle menti e sui sentimenti. Già da piccolo ero un abile manipolatore.

Chi credete abbia convinto il capo ad immolare suo figlio?

Era palesemente una pazzia: mandare il suo unico figliolo, gracilino e prediletto, tra quegli esseri blasfemi e primitivi, rozzi e dediti al vizio. Io si che avrei saputo bene cosa farne e come piegare a mio favore l’atavico desiderio di sopraffazione che alberga in ogni essere umano. Ma riuscii a convincerlo che quegli immondi primati meritassero una seconda chance, che meritassero l’esempio di vita retta che solo il suo unico figliolo, cosi biondo e rassicurante poteva dare. Avevo calcolato tutto nei minimi dettagli, lui finiva sulla croce e io sedevo alla destra del padre. Certo io miravo la centro ma bisognava pur partire da qualcosa. Il piano funzionò. Funzionò fin troppo. Gli esseri umani recitarono il copione come marionette perfette nel mio teatrino e il povero biondino finì soprafatto dalla folla e dalla voglia di potere e di dominio dei sacerdoti. Con i romani fu fin troppo facile, quelli superarono di gran lunga le mie aspettative, e gli ebrei ... che dire proprio un bel popolo si è scelto il capo! Era li li per realizzare il mio sogno. Di fronte all’evidenza della predisposizione degli esseri umani alla vendetta e alla affermazione degli interessi individuali il capo stava per pigiare di nuovo il bottone del game over. Il figlio aveva fallito. Io avevo trionfato. E quando tutto stava per volgersi verso la mia totale vittoria eccolo li in croce pronto a perdonare tutti. Mi incazzai tanto che la terra tremò.

Tutta colpa delle donne!

Quelle ogni tanto sfuggono al mio controllo. Con gli uomini è più facile. Sesso e potere li piegano sempre ai miei voleri. Non posso fallire. Ma le donne si immolano! Sacrificano se stesse in nome di un ideale, di un’illusione che chiamano amore. Agli uomini basta fare sesso. Le donne, non tutte per fortuna, loro fanno l’amore. E in quel tripudio di pietà e commozione delle donne ai piedi del figlio, il capo si è commosso e mi ha guardato con sorpresa leggendo il mio disappunto mentre rinunciava a incenerire quel mondo di immondi peccatori. Persi il controllo.

Nel mio delirio di onnipotenza pensavo ancora di poter trionfare. La mia superbia mi accecò e oltrepassai il limite.

L- Capo ma che fai ? Non puoi lasciare che uccidano tuo figlio senza subire nessuna punizione, vendicati! E poi anche lui, certo poteva evitare di addormentarsi tra gli ulivi! Glielo sempre detto ... chi dorme non piglia pesci. A me è bastato sbattere un po’ le ali per piegare la loro esile volontà!

Il capo si fece scuro in volto e il cielo si rabbuiò.

D - Cosa vuoi dire Lucifero, hai sbattuto le tue ali per ottenere cosa? Vuoi dire che gli uomini sono stati inondati dalla tua corrente angelica per fare il male invece del bene!

L - Certo capo ti ho dimostrato che non sono degni del tuo perdono. Sono malvagi e io so come tirare fuori il peggio da ogni essere umano. Hai perso ...

D - È sia Lucifero. Allora voglio la rivincita: io prendo i buoni, tu i cattivi e vediamo chi vince!

Note
Musica : Dickey F - CROKODILE TEARS (CC-BY-NC-SA)
  • GONNA ROLL THE BONES
  • ROAD TO DOKUCHAEVSK

Firma

--AfroditeAx 18:07, 15 mar 2011 (UTC)


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