modified on 4 nov 2010 at 00:18 ••• 310 views

COLAZIONE DA TIFFANY

Da Storiealcubo.


Cap. II


Piove. Sono giorni che l’acqua, a suon di gocciolatoi straripanti, ricopre strade e marciapiedi. I cartoni che ci fanno da tetto sembrano biscotti Galbusera lasciati a mollo nel caffellatte. Prendo a calci Marione. Gli urlo: “Hei! vedi che piove... ”, lui mi risparmia un buongiorno a modo suo: “ma checcazzo te strilli!”. Ci vogliamo davvero bene, sembriamo come a Casa Vianello.

Prendiamo coscienza che la giornata deve iniziare anche per noi, oltre che per tutti i romani. Di corsa ci portiamo sotto un balcone di fronte per ripararci, non vorremmo lavarci per sbaglio o purificarci con acqua santa, da sembrare reintegrati in questa società che fa del “cazzo” la sua filosofia quotidiana. No, di certo.

Puzziamo di cartone bagnato e croccantini per cani. Quanto odio questo puzzo, mi da di quel tanfo di chiuso... non ne sono più abituato.

I passanti ci guardano con dire incerto e sventolano le loro manine davanti il naso per far scivolare oltre il proprio antipioggia il nostro aroma intenso. Ciò non mi da fastidio... non quanto l’aria di schifo e pietà che compare su quelle facce di merda, per poi scomparire appena girato l’angolo, neanche fossero una Lavagna Magica.

Dobbiamo recuperare qualcosa da mangiare.

Non vorrei che i nostri stomaci vengano viziati dal digiuno più di quanto non lo siano già.

Ogni tanto possiamo permetterci di prendere qualcosa al bar con qualche spicciolo racimolato grazie sempre alle teste di cazzo di cui sopra, che per liberarsi della nostra immonda presenza e vicinanza ci regalano qualche centesimo, e noi per ringraziarli ci leviamo puntualmente dai coglioni. E’ sempre un evento. La celebrazione della miseria, una data da ricordare come l’anniversario del primo bacio tra due fidanzatini. E’ una cosa speciale.

Entriamo nel primo bar che incontriamo e la folla di gente si apre come le acque con Mosè. Il fatidico Cannella n.5 è in azione. Chiedo due caffè e due pastarelle. Il barista:“ma cell’hai i sordi pè pagà?”. Con lo sguardo disgustato e disprezzante, degno di un vero snob, annuisco. Il barista a questo punto in risposta ci sbatte sul bancone quanto richiesto. Beviamo il miscuglio nero, sicuramente frutto della peggior miscela in commercio, e con tutta calma ne traiamo il maggior beneficio del sapore, neanche fosse un cazzo di pregiato vino francese. Ma l’aragosta di questo fantastico banchetto? è la pastarella. Croccante, calda, dolce e cremosa. Da leccarsi la barba. Vorresti non finisse mai e invece, finisce. Purtroppo. Lascio i soldi sul bancone, ci giriamo con quello che ci resta dell’aria snob per i pochi centesimi spesi, e usciamo da “cotale” posto di merda. Il mare di gente dietro di noi si richiude su se stesso come una ferita che si rimargina, lasciando tutto il puzzo misto a materia infetta, pus in gergo medico, al posto degli acari della polvere sul bancone.

Mi diverto. In questi momenti mi sento un re, e Marione la mia regina, anche se ha solo due incisivi e due canini per creare contrasto ortodontico. Sembriamo usciti dal miglior album fotografico di un matrimonio a Kabul.

Note
Segue ISHA E MARIONE

Firma

--Syt 00:03, 4 nov 2010 (UTC)


VOTA QUESTO RACCONTO

Voto Medio: 4.2/5 (9 voti)Racconto rilasciato in licenza
Licenza Creative Commons