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Canto di una notte di mezz'estate

Da Storiealcubo.

Attenzione: racconto altamente cubato



Canto di una notte di mezz’estate - A night carol


Fa caldo e le cicale assordano la notte con il loro ipnotico frinire. Gianna guarda il vento tra gli alberi e non pensa a niente. La festa sta per finire e sono tutti alticci. Armando e Mary sono finiti in piscina e ora si baciano sul prato. Lei sospira

G - Che follia! Venire fino in Spagna per sposarsi! Per sposarsi! Dannato pazzo di un Cazzilla, non gli bastava fidanzarsi con un trans, doveva pure sposarla! Proprio un uomo all’antica non c’è che dire.

Li guarda mentre si abbracciano teneramente e si scambiano languidi baci sulla guancia. E proprio non capisce. Non riesce a comprendere tutta quella tenerezza, non riesce a ricordare....

G - Ma si! In fondo contenti loro contenti tutti! - e intanto si scola l’ultimo rum della serata, da sola - o meglio - è circondata a parecchia gente, ma lei è sola.

È sempre sola anche quando ride e mostra di divertirsi. Ormai è una legge che ha capito da tempo. I problemi allontano la gente, compiangersi non serve a niente, cosi indossa la sua maschera migliore e anche stasera brinda e ride copiosamente, senza nulla a pretendere di più dalla vita.

C’è un tipo accanto che le si struscia vistosamente. Non è ne bello ne brutto. Ma è li. E probabilmente finirà nel suo letto ma non nel suo cuore. Il tipo prova a tenerle una mano e lei gli infila lingua in bocca. Non è ne bello ne brutto. Ma e li. E questo è tutto.

Le viene da vomitare. Lo scansa e si getta in piscina. Fa caldo e sentirsi il freddo nel cuore con una lingua in bocca è davvero troppo.

Il tipo ha già preso di mira una formosa rossa molto più sbronza di lui.

G - Magari con questa gli andrà meglio - pensa Gianna mentre si asciuga velocemente i capelli e saluta tutti.

G - L’amore, tutto quel casino in nome dell’amore. Tutti quei kilometri in nome di un amore che a sentir lui trionfa sempre su tutto e su tutti, sulle convenzioni, sui pregiudizi, sulle contraddizioni dell’animo umano, ma si sa Armando in preda all’alcool era capace di dire e fare qualunque cosa.

Gianna si infila sotto il lenzuolo, dorme cosi anche ad agosto, proprio non c’è la fa a restare indifesa mentre dorme. Piomba in un sonno leggero quando la finestra della sua camera d’albergo comincia a sbattere furiosamente senza un alito di vento. Sgrana gli occhi per cercare di capire ma sente solo un intenso profumo di rum. Segue l’odore, viene dal balcone.

Una donna completamente ubriaca barcolla sul davanzale, si sporge. Gianna non ha il tempo di allungare una mano e la donna si butta giù.

Dopo il tonfo il silenzio. Gianna si sporge a sua volta e osserva in terra per cercarne il corpo, ma non vede nulla. Si guarda attorno e l’odore si rum è sempre più persistente. È alle sue spalle. La donna le passa attraverso senza vederla e si avvicina di nuovo al davanzale. Ora Gianna è più vicina e può sentirla pronunciare chiaramente un nome. È il nome di un uomo.

Continua a ripeterlo come un mantra. Si sblocca e per un attimo sembra guardarla dritta negli occhi. Poi senza più esitare si butta giù dal balcone, di nuovo, ancora il tonfo e il silenzio.

Il sentore di rum scompare e una voce nel vento sussurra: ascoltali... fidati... credici.... ricorda... stanno arrivando...RICORDA...


Gianna resta ancora un po’ sul balcone, non c’è più nessuno in giro e si convince di aver sognato, magari di aver bevuto troppo come sempre, meglio tornare a letto. Fa appena in tempo a infilarsi sotto al lenzuolo e una mano gelida le carezza i capelli mentre nella stanza si diffonde una nenia infantile.

G - Hey e tu chi cazzo sei?

PA - Gianna lo sai che non mi piace quando dici parolacce!

G - Ma tu sei….ma sei davvero tu? Che ci fai qui?


Il fantasma dell’amore passato esce dall’ombra e si mostrò a Gianna.

E' giovane, appena adolescente, molto pallido.

PA - Cosa ci faccio qui dovresti saperlo. Cosa ti è successo?

G - Ma sei proprio Albert? Tu sei …tu sei morto!

PA - Sì, sono morto tanto tempo fa…ma credimi, si fa l’abitudine a tutto. Dimmi di te! Mi hanno mandato qui perché dicono che non stai bene.

G - Io sto benissimo… e poi chi ti ha mandato qui?

PA - Lascia perdere... dopo che si muore la prima cosa che ti spiegano è che ai vivi non si può praticamente dire nulla. Tutto segreto: cosa c’è dopo la morte, come si sta in paradiso, com’è Dio, i criteri del giudizio universale, se l’inferno esiste… mamma mia, fate sempre le stesse domande, e sono quelle a cui non possiamo rispondere. Mai nessuno che mi chieda la ricetta originale della pizza, se sapessi come la fanno in paradiso …tu neanche te lo immagini

G - Albert perché sei tornato? Cosa vuoi? Ti ricordo che io ho sempre avuto paura dei fantasmi e tu…ehm…insomma non mi sembri esattamente uno con cui parlare di ricette culinarie…

PA - Già già…devo mostrarti qualcosa che riguarda il tuo passato. Magari può aiutarti a stare meglio.

G - Io sto benissimo ti ho detto!! E poi tu cosa ne sai del mio passato? Ci siamo appena conosciuti noi due…solo qualche mese durante il liceo. Poi hai avuto quell’incidente.

PA - Gianna non è la durata delle cose che ne definisce l’importanza, ma l’intensità. Ti ricordi l’ultima volta che mi hai visto?

G - Boh…e chi ci pensa più? Eravamo a scuola? In parrocchia? Cosa vuoi che ne sappia sono passati trent’anni!!

PA - Gianna questo atteggiamento non è costruttivo! Devi farmi fare il mio lavoro! Ti do un aiutino…la stazione!

G - Oddio…è vero! La stazione. Stavi partendo per la tua casa estiva e…dovevo dirti qualcosa, credo.

PA - Sì, dovevi dirmi qualcosa. Vedi la stazione?

G - Ma che trucco è?? Sì la vedo. Ehi un momento…ma noi avevamo scopato il giorno prima? O ricordo male?

PA - No, non ricordi male, è stato il tuo ed il mio primo amore.

G - Ma che cazzo dici? E’ possibile? Vuoi dire che mi sono dimenticata del mio primo amore? Non devi essere stato un granché caro mio…

PA - Gianna davvero non ricordi? Il fuoco, la spiaggia, le stelle e…le tue lacrime…

G - Ah sì, lo vedo, abbiamo scopato dopo quella festa in spiaggia. Dici che ero vergine? Boh, non ricordo…

PA - Piangevi Gianna…ricordi…

G - Io piangevo?

PA - Si, perché piangevi?

G - Non ne ho idea…

PA - Cerca di ricordare. Mi dicesti che eri felice e piangevi di gioia. Dicevi che non mi avresti lasciato mai più e che nessuna ragazza al mondo era mai stata innamorata come te di me.

G - Ma non ho mai detto quelle cose! Dai… non è il mio stile!

PA - No. Non le hai mai dette. Le hai solo pensato, ma io l’ho saputo dopo. Volevi dirmele in stazione, l’indomani, prima che partissi. Perché non l’hai fatto?

G - Io...non ricordo…forse avevo paura, forse pensavo non ti fregasse nulla. Insomma che mi avessi scopat…ehm…che avessimo fatto l’amore solo perché eri attratto dal mio corpo. Ero già molto sviluppata per quell’età. Ma….vuoi dire che mi amavi? Non erano solo le mie tette che volevi toccare?


Silenzio

PA - Gianna, sono morto dopo due giorni. Una macchina mi ha investito mentre giocavo a palla…e l’ultimo pensiero prima di andarmene è stato il ricordo forte della tua pelle e delle tue lacrime. Ho fatto l’amore con te perché ti amavo. Sei l’unica donna che io abbia mai amato in vita mia. E ti amo ancora.

G - BASTA SMETTILA DI DIRE CAZZATE!

PA - Gianna io ti amo ancora. Ti avrei amato tutta la vita…beh in un certo senso l’ho fatto. Perché te ne sei dimenticata. Mi amavi anche tu. Per superare il dolore della mia morte hai dovuto dimenticare anche me?

G - NON DIRE QUESTE COSE …A COSA SERVE? NON ME NE FREGAVA NULLA DI TE…NON ME NE FREGAVA UN CAZZO…

Ma dove prima c’era il fantasma dell’amore passato ora c’è il vuoto e un silenzio sordo, rotto solo dalle lacrime.

Gianna si ritrova sola nella stanza e torna a sentire il silenzio della solitudine che le è tanto familiare.

- Ma si basta non pensarci. Il passato è passato e non lo puoi cambiare. Basta non pensarci - si ripete nella mente - Sarà stato un sogno. O meglio un incubo da matrimonio imminente del tuo migliore amico con un trans.

Va in bagno per sciacquarsi il viso e i pensieri. Resta per un po’ così, con la testa china sul lavandino e il rubinetto a vomitare acqua gelida sui polsi. Ha ancora le cicatrici di quella volta che si ci aveva creduto. Che si aveva provato... Basta non pensarci ecco tutto.

Alza la testa e guarda la sua immagine riflessa nello specchio. Sembra più giovane, sembra diversa... è diversa...

Alle sue spalle c'è un ragazzino, ha un aspetto familiare, ma non riesce a ricordare chi sia. Le sembra di conoscerlo, ma lei non frequenta ragazzini, prova ad immaginarlo più vecchio con un pò più di rughe e con pochi capelli, il naso ingrossato e butterato...incredibile è lui!

Armando. Il futuro sposo. Però ragazzino.

Nell'immagine allo specchio avrà dieci anni.

Istintivamente si gira, ma non c'è nessuno, torna a guardare lo specchio ed Armando bambino è ancora lì, la saluta con la mano. Gianna tenta di scappare dal bagno, ma mentre il busto si torce, le gambe rimangono incollate al pavimento, nello slancio sembra che debba cadere, ma le gambe rigide e ben piantate al pavimento la sorreggono, si ritrova piegata, con le mani strette alle ginocchia. Prova a tirarle, ma niente non si muovono.

Armando comincia a parlare

A - "Ma che stai facendo? Allora? Vuoi tornare su? Sta tranquilla quando me ne sarò andato le tue gambe torneranno come prima, per il momento mi servi qui. Su alzati, ti devo mostrare una cosa."

G - "Ma chi sei? Somigli ad Armando, ma non sei lui. Cosa vuoi da me?".

A - "In realtà sono Armando, il vero Armando, quello che è rimasto dall'altra parte dello specchio, quello che non voleva ancora fare il giudice e che di mestiere faceva l'amico immaginario di un bambino che un pò ti somiglia".

G "In che senso?"

A "Beh, Astutillo come te, aveva un gran bisogno di amore, ma ne soffriva talmente tanto da mostrare solo la rabbia e l'aggressività."

G - "Io non sono rabbiosa e neanche aggressiva, e poi ho tutto l'amore di cui ho bisogno."

A - "Sai qual'è la particolarità di noi fantasmi? Non ci puoi prendere per il culo! Io rappresento il fantasma dell'amore presente e non sono qui per supportare le pietose bugie che racconti a te stessa, ma per mostrarti quello che quotidianamente respingi. Guarda."

Nello specchio comparve Linda, la ragazza con cui si era lasciata due anni fa, era stata il suo amore, avevano anche provato ad avere un figlio, ma poi tutto era andato a rotoli.

Linda è seduta in una cucina, sta imboccando un bimbo piccolo sul seggiolone, accanto a lei una donna dai capelli corti e brizzolati, si guardano, si baciano, poi la sconosciuta prende il bimbo dal seggiolone ne annusa il pannolino, fa una smorfia esagerata di disgusto e lo porta via, Linda la guarda allontanarsi, gli occhi che le brillano di felicità.

G "Perchè mi mostri Linda? Ho capito che è felice e innamorata, senza di me! Abbiamo fatto bene a lasciarci. E allora?".

A "Non far finta di non capire, guarda bene gli occhi di Linda, sono gli stessi che aveva quella sera che vi siete conosciute alla taverna rossa, quando tu ballavi sul suo tavolo mostrandole le mutandine o sfiorandole il naso con il tuo decoltè. E sono gli stessi occhi di quando facevate l'amore in tre con Don Vito, sapendo che stavate per costruire una famiglia, sono sempre gli stessi occhi di quando ti ha mostrato il test di gravidanza positivo..."

G - "Smettila!! E' una storia finita! che senso ha ricordarmi quanto era innamorata di me. E' finita !"

A "Gianna, ricordi perché è finita?".

G "Certo che lo ricordo, ha avuto un aborto spontaneo, è entrata in crisi, non ha saputo gestire la depressione, e mi ha allontanata."

A "Hai già dimenticato che non puoi prendere per il culo un fantasma? Sei stata tu ad abbandonarla, era depressa e aveva bisogno di conforto, voleva un gesto, un segnale d'amore, ti ha proposto di andare a vivere insieme, ma hai avuto paura, e per allontanarla non ti è bastato il tuo solito atteggiamento glaciale, hai voluto per forza ripetere la performance lasciva sui tavoli della taverna Rossa, solo che lo hai fatto su un altro tavolo quello di Silvia, la sua segretaria.

Sappiamo entrambi che quella sera avete sofferto entrambe nello stesso modo e con la stessa intensità, ma Linda non poteva saperlo, se avesse saputo cosa ti passava per la testa non sarebbe scappata via per sempre. Non avrebbe cercato altri rifugi e non sarebbe stata così felice come la vedi adesso.

A - Cosa pensi Gianna? E' stato meglio così? Cosa ha quella donna dai capelli brizzolati che tu non hai? Non avresti saputo darle la stessa felicità? Dovevi solo aprirti, mostrare la tua fragilità, farla risalire dal quel buco profondo dove l'hai cacciata. Linda aveva bisogno, per una volta, di sentirti uguale a lei, fragile, triste e innamorata. Perchè non lo hai fatto? Adesso ci saresti tu con quel bambino in quella casa piena d'amore...

Gianna singhiozzava da diversi minuti, avrebbe voluto scappare via, ma le gambe erano ancora inchiodate al pavimento, allora cominciò a gridare:

"Basta! Basta!! Vattene via!! Sono fatta così! E' questa la mia vera e unica personalità, se Linda non ha capito allora vuol dire che non mi avrebbe mai capita! Lasciami in pace!!"

Prese il bicchiere degli spazzolini e lo scagliò contro lo specchio, ci fu un gran frastuono, e quando l'ultima scheggia di specchio cadde sul lavandino, le gambe erano di nuovo libere.

Gianna ha la testa pesante e le gambe intorpidite. È rannicchiata al pavimento e sente un forte bruciore al petto. La mente le dice di dimenticare ma il cuore le batte forte e il sangue le arrossa il volto.

Guarda il balcone, sarebbe facile ora dimenticare, sarebbe facile far tacere tutto in modo definitivo... ricorda le parole di quella donna... il tonfo, il silenzio...

L’amore lei non ci credeva più, convinta di non averlo mai incontrato, forse l’aveva dimenticato, seppellito sotto la coltre delle delusioni. E quel ricordo ora le bruciava nel petto come quel fuoco sulla spiaggia nel silenzio della notte.

C’è un uomo in piedi tra le fiamme. La sta fissando senza parlare.

Gianna sente i suoi occhi addosso. Non può resistere all’impulso di raggiungerlo. Scende di corsa le scale dell’albergo e si precipita in spiaggia.

L’uomo è sempre li. La sta aspettando. Ha le labbra serrate ma lei può sentire chiaramente i suoi pensieri. A ben guardare non è un uomo. Non è neanche una donna.

Il volto è scuro anche se rischiarato dalle fiamme, inghiotte la luce senza restituire alcuna sagoma. Le dice di seguirlo tra le fiamme.

Gianna ha paura. In fondo ha sempre paura. Fa un passo indietro. Un’altra fitta al petto e un senso di vertigine.

- Ma si, meglio bruciare all’inferno che continuare a far finta di vivere. Se questa è la mia ora e sia!

Le fiamme li avvolgono senza dolore apparente. Il senso di vertigine è sempre più intenso. La sua percezione del corpo è alterata, come in un sogno. Tutto è possibile.

F- Mia cara, sei stata coraggiosa a seguirmi tra le fiamme!

G- E tu chi sei? perché non posso guardare il tuo viso?

F- Io sono l'amore del futuro... presto lo capirai.

G- L’amore non esiste, questo è tutto, c’è poco da girarci attorno.

F - Vedo che continui a non capire... Ti senti in credito con la vita. pensi che manca qualcosa ... e che questo vuoto debba essere colmato, è vero?

G - Si

F - Sei delusa dalle persone che hai amato, sei delusa dalle persone che non hai saputo amare, senti che è stato tutto sbagliato ... e non sai perché?

G - Si

F - Gianna... io non sento il tuo cuore. E già da un po’ che provo ad ascoltare ma non riesco a percepire nulla.

G - Ma come spirito? come non lo senti? Si che ho una quarta abbondante ma addirittura non sentirlo mi sembra eccessivo? Dai - gli fa l’occhiolino - avvicinati, ascolta bene!

F - Non scherzare Gianna, non è me che devi convincere. Non è me che devi sedurre.

Gianna lo osserva seria, si è pentita della battuta, di essere stata sfacciata e provocante. Ma proprio non può farci nulla. Quando si sente insicura, fragile e indifesa lei diventa volgare e scurrile. È un modo come un altro per distogliere l’attenzione dai suoi punti deboli. Quelli che lei crede siano i suoi punti deboli.

F - Gianna, vedo che inizi a capire...

G - hei spirito ma che fai? mi leggi nel pensiero?

F - direi di si!

G - perché non riesco a vedere il tuo viso?

F - perché io non esisto Gianna. Nel tuo futuro non ci sarà amore, e io sto scomparendo a poco a poco, ora non vedi il mio viso ma tra non molto non potrai vedermi del tutto... svanirò come la debole speranza della tua redenzione.

G - Sai che novità spirito? e sei venuto qua per dirmi che non sarò amata? potevi risparmiarti la fatica, questo lo so già. Si è vero in passato sono stata amata, ora lo ricordo, ma il dolore che ne è scaturito è troppo... è troppo anche per me....

F - No Gianna, nel tuo futuro io non ci sono non perché non sei stata amata, non perché i tuoi amori ti hanno deluso, ma perché tu non ti sei amata... tu hai cercato l’amore come qualcosa che ti era dovuto, che doveva completarti. Sei stata in credito col mondo tutto questo tempo, ed eri solo in debito con te stessa. Nessuno potrà amarti se tu non ti mostri per come sei, per com’eri, per come potrai essere.

Il senso di vertigine è fortissimo, le fiamme crepitano e l’aria è incandescente. Gianna sente il calore venire da dentro e l’impulso irrefrenabile di saltare fuori dal fuoco. Fa un balzo e si ritrova nel suo letto, da sola.

Dorme di un sonno profondo.

È mattina, nel corridoio c’è già il vociare degli amici eccitati per i preparativi del matrimonio. Gianna si infila sotto la doccia e sente l’acqua tiepida accarezzarla dolcemente. Mette il suo vestito verde oliva, quello meno sexy, quello delle serate tra amiche. In chiesa si commuove per il suo migliore amico innamorato, a tavola beve poco e parla del tempo e di politica. Nessuno la guarda in modo provocante. Lei non provoca nessuno. Nessuno prova a sedurla e lei non esibisce i suoi procaci attributi con disinvoltura. Quel tipo simpatico la guarda negli occhi e ride alle sue battute. La trova divertente e lei si diverte davvero, senza nessuna ansia di conquista.

Gianna si gode la festa e la compagnia degli amici e quando alla fine della festa si ritrovano tutti attorno alla piscina per regalare l’ultimo brindisi ai novelli sposi, lei è sobria e ricorda tutto.

Si, ricorda proprio tutto...


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--AfroditeAx 11:46, 26 mag 2011 (UTC)


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