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Casalecchio

Da Storiealcubo.


Piove, a Casalecchio. Sono quasi le nove del mattino, e lei è lì, davanti al negozio, la prima sigaretta della giornata tra le dita, guarda il traffico. La Porrettana è murata, come dicono a Bologna. Tutti in coda al semaforo, verso l’ufficio, la fabbrica. Troppo smog. Le farà più male la nicotina o le polveri sottili?

San Luca, rotondo e placido, arancione come al solito, domina il colle di fronte. Dicono che sei un vero bolognese solo se l’ultima cosa che cerchi con lo sguardo andandotene, e la prima tornando a casa, sia proprio la basilica. Da quando lo ha saputo, controlla sempre la cima del colle.

Avrebbe voluto nascere a Bologna. Casalecchio non è la stessa cosa, no. Bologna sarebbe stato meglio: la vècia Bulagna. Imparare a fare i turtlèin come una vera rasdora, andare a cena con Lucarelli e a prendere la pizza da Altero, insieme a Lucio Dalla, e al Pilastro, anni fa, a cercare Carboni. Almeno, le malelingue dicevano che lo si poteva trovar lì.

Piove ancora. La sigaretta è finita a terra, schiacciata sotto al tacco. Lei si volta, un’espressione birichina le illumina il volto. Non deve mica aprire il negozio per forza anche oggi! Senza ombrello, senza guardare, attraversa di corsa la Porrettana, sollevando schizzi d’acqua dalle pozzanghere, ci prende gusto: come da cinna, correndo le cerca e ci salta a piè pari.

Inizia a sorridere, ancora di corsa si addentra nel parco Rodari. A quest’ora, con questo tempo, c’è poca gente in giro, sono tutti padroni di cani e cani. Lei non li conosce, non ha mai tempo di fare passeggiate. Continua a correre saltellando mentre i cani la osservano o le abbaiano contro. Alcuni dei padroni hanno sguardi disgustati. Pochi, però. Gli altri, sembra che… no, non la invidiano, però…

Però forse vorrebbero correre sotto la pioggia anche loro, fregandosene di sembrare matti, infantili o in concorso per un malanno. Lei sorride più convinta, saluta e corre, vuole raggiungere il Reno. Il Parco Talon, la diga che gli antichi bolognesi fecero e rifecero quando gli serviva per mettere a frutto il duro lavoro dei loro bachi da seta.

Quando c’è il sole, il parco è bellissimo, fa venire voglia di fare ancora un altro giro nella prateria. Si ricorda di quella ragazzina violentata qui, qualche anno fa, e corre ancora più veloce, quasi avesse sentito provenire dagli arbusti il tramestio che fa un vigliacco, quel vigliacco, quando scappa.

Corre, corre forte, e piove, piove forte, e sorride, e ride forte.


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--Leonessa73 21:58, 11 mar 2010 (UTC)


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