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Col pieno consenso

Da Storiealcubo.


CAP. XVII (Dentro la pelle dell'orso)


L’indifferenza della gente torna sovrana. Luca, Linda, io.


Il seme, la donna e il vino

continui influssi dalle bettole chiuse

Alla scoperta del monte

lì dimora il castello

Il cervello contiene l’occhio del nascituro

guada, governa la gente

Il castellano si rende superior

ma solo Iddio punisce

Blasfemia alacre

d’organza nei colli

Riflette pigre voglie

d’incesti fraterni

Punite, bruciate

Che Iddio possa irarsi

contro nefanda gente


La storia ricomincia, tutto ricomincia. Forse non si è mai fermato nulla. Ora siamo in tre.

Non mi do pace, devo arrivare sino in fondo. Alla scoperta forse del nulla, in quanto tutto era già circoscritto ai nostri occhi e solo non visibile? Tutto nato da un Big Bang di portata biblica? o semplicemente per un effetto del battito d’ali di una qualche strana farfalla messicana?

Mi sono passate troppe cose davanti agli occhi in questi giorni. Per la prima volta mi rendo conto che posso farcela. Non devo glissare come ho sempre fatto. Il viaggio è iniziato, portiamolo a termine. E sino in fondo.

Sono stanco, - mi fa Luca - andiamo a casa mia.

Io e Linda accettiamo di buon grado. Un buon riposo ed un pasto come si deve ci vuole, per recuperare le forze, per recuperare lo spirito.

Il mare si era calmato. Tutto girava per un cambiamento. la dea fortuna baciava i nostri visi come un materno sprono alla fiducia in questo cammino.

Casa di Luca è piccola ma accogliente. Lui ci offre ospitalità come fossimo parenti che non si vedono da quindici anni. Scusate il disordine. Ma chi se ne frega del disordine, abituato ad un angolo di asfalto tra due colonne, questo bilocale è per me un angolo di cielo. E’ un santuario di eleganza.

E’ il mio turno per una doccia. Mi rigiro sotto l’acqua come in un valzer viennese, sento le note suonate dall’Orchestra Filarmonica di Vienna nella Sala d’Oro del Musikverein. Lascio cadere l’acqua bollente sulla pelle quasi a scavare e ripulire dall’interno tutti i segni del freddo copiosamente accumulato nella pancia della stazione Termini. Mi sbarbo. Luca mi consegna dei vestiti, voleva disfarsene per via dell’odore della sua ex ancora intrisovi. Me li ha regalati lei. Se non li prendi, ti giuro li brucio.

Accetto con un sorriso a denti lavati.

Linda, nel frattempo ha deposto i suoi arti sul divano, dopo neanche tre minuti è crollata in un sonno profondo da sentire il suo russare delicato come il soffiare di una gattina fragile.

Luca non so come ringraziarti.

Dovrei ringraziarvi io, ho fatto davvero una cazzata colossale. Poi se mi avessero soccorso i cinesi, ora mi ritroverei ad ospitare un interna colonia di turisti. Nooo... k’ piaciar.

Luca inizia a dialogare. Si parla del più e del meno. Del resto cosa avrei dovuto pretendere. La mia vita, per quel che valeva, era lì, riconfezionata a festa in un abito nuovo.

In quella piccola roccaforte affilavo le armi per la tempesta. La diaspora tra il sense e il no-sense si faceva sempre più intrigante, non sapevo dove riporre correttamente i tasselli di questo puzzle-lettura. Ma la luna, che affiorava leggera sopra il balcone, mi offriva lo spunto alla notte. Come se mi dicesse: riposati ora, rilassati, domani sarà il giorno della Gerusalemme liberata.

I versi del libro mi circolavano in testa come in rotatorie da precedenze stradali. Ancora un attimo e sarà l’illuminazione, come la pioggia sopra la sabbia allevierà le tensioni. Sarà la luna sempre a farmi da compagna, mentre il cielo ruota intorno come in una jam session a base di pianoforte e cognac invecchiato.

Le palpebre si chiudono, calano le stelle. Il sipario nasconde la scena. Silenzio, finalmente un pò di silenzio.


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--Syt 15:14, 20 dic 2010 (UTC)


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