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Come in un acquario

Da Storiealcubo.


Il mondo è un vero caos, il mio compito è organizzare la vita degli altri come in un grande acquario.


Sono il capitano, sono quello che tutto fa, pensa e coordina. Figlio unico, i miei fratelli gli amici veri. Mia madre ha partorito me ma in grembo portava anche loro. Racchiusi nella sacca amniotica dei ricordi, liberavano idee e tutto l’affetto e la voglia di condividere il mio tempo. Prima gestibile, con una birra a ponente, con un panino dal zozzoso, e poi? Poi niente, non è cambiato proprio niente, faccio sempre le stesse cose e con loro, solo ho ridotto le risate con il lavoro, il senso del lavoro, ho troppe responsabilità ora. Ogni tanto penso a qualche amico lontano, in fondo in fondo mi fido di parecchia gente, e sanno che se sgarrano con me hanno chiuso. Non sono vendicativo, ma il rapporto che instauro è di odio o amore. Io amo, amo i miei fidati, mi farei guidare a occhi bendati nel fuoco da ciascuno di loro. Mi fido, sono i miei fratelli.


Tutti mi ricordano. Alcuni sperano nel mio fallimento. Ma io sono una roccia, sono ancora in piedi e governo la mia nave. Sono un capitano, anzi “il capitano”. Sorreggo la gioia e i dolori dei miei dipendenti, governo le emozioni. Mi piace il mio ruolo, ne traggo beneficio. Ho vinto anche la mia ipocondria.


Le donne, argomento vastissimo, ho amato, per modo di dire, molte femmine, le più belle che si possano immaginare, ma il mio cuore appartiene solo ad una, la mia DONNA. Se potessi tornerei indietro, errori se ne fanno, ma questo era evitabile. A quarant’anni mi pento delle cazzate di gioventù, ho tutto e niente, l’amore è fondamentale. Ora mi ritrovo con una voglia pazzesca di famiglia. Di tornare a casa e trovare il calore del focolaio, voglio il calore della casa dei miei. Un camino per riscaldare gli animi e assopirsi dinanzi la fiamma sino al suo indebolirsi.


I ricordi sono il motore del mio ego, vorrei restare così, non invecchiare, fermare il tempo, vorrei recuperare gli sbagli fatti, anche se sono orgoglioso delle mie vittorie. A vent’anni avrei voluto sentirmi dire da mio padre “bravo”. Ma questo bravo è arrivato tardi, oramai ero uomo di successo e affermato. Mi sono sempre chiesto il perché, forse perché ho realizzato quello che non ha potuto fare lui in una vita piena di sacrifici.


Sono forte, sono me stesso, sono il capitano. Sono colui che se vuole capovolge le sedie in ufficio, sale sulla scrivania e prende a calci il suo Mac e butta nel cesso l’I-phone. Perché? perché da ora in poi recupero la mia vita, recupero l’amore, recupero i veri amici, recupero i miei ricordi.

Note
Dedicata al "Capitano"

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--SYT 23:34 18 mag 2010


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