Dico SEMPRE di si
Da Storiealcubo.
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Ma perché ho detto di si? Perché ogni volta dico SEMPRE di si ?!?
Manco fossi il Papa...
Mi lascio fottere da quel suo mezzo sorriso. Non è neanche un sorriso pieno, cazzo, anche quello è appena accennato...
L’elezione delle affinità non è razionale si sa. La sfiga è insita nella chimica che non ti guarda in faccia, non ti chiede i documenti né le generalità.
Il mio B, devo cambiare il mio B. Ma partiamo dall’inizio...
A: Il fatto
Si può cambiare direzione in poche frazioni di secondo? scalfire il cammino intrapreso di pochi gradi ma sufficienti a deviare di almeno un parallelo in prospettiva la meta finale?
Il futuro ama sorprenderci, il destino ama i finali a sorpresa, proprio quando pensi di essere sulla strada giusta, tu e la tua moto in solitaria, senza meta ma neanche troppo perche al primo bivio hai già svoltato e la in fondo pensi che andrai a sinistra su per quella stradina tortuosa ma non troppo, il giusto per piegare senza sforzo e godersi anche un po’ il vento in faccia e i colori autunnali del paesaggio. In quel momento sai dove andrai, almeno fino a dove l’occhio ti assiste, poi sai che continuerai seguendo la strada, che la sa molto più lunga di te e quindi tanto vale assecondarla.
In un momento come quello non cerchi nulla, e sai che nulla ti cerca. Non ci sono attese e quindi ancora nessuno ti ha deluso, perché si sa le aspettative sono tossiche più delle mie Merit. Ma decido sempre io quindi mi fermo sul ciglio della strada, accosto Dixi, la mia Dixi, e mi accendo una sigaretta senza troppi sensi di colpa. Il senso di libertà è totale, forse troppo perché qualcosa deve aver fatto scintille su tra quelle nuvole sparse a caso nel cielo e mentre guardo il riflesso d’ombra carico di pioggia lo vedo. È immerso nell’erba alta fino ai fianchi , immobile fissa un punto poco distante. Cerca l’attimo e forse lo ha trovato.
O meglio, è l’attimo che ha trovato lui, se vogliamo credere ad un certo relativismo cosmico. Dixi doveva già aver svoltato a sinistra e invece eccola immobile mentre fisso questo strano punto nero in mezzo al nulla della campagna tra nuvole di fumo e di pioggia.
Eccolo, il primo tuono.
L’attimo è passato. Metto in moto forse farò in tempo a mettere la moto in garage prima del temporale, mi dico. Ma si sa un temporale porta elettricità e l’energia non si disperde tanto facilmente. Il punto nero si avvicina a passi veloci tra l’erba alta e acquista la fisionomia di un volto familiare. Mi fa cenno di aspettare. Io mi dico di si. Aspetto che si avvicini. Mi sorride.
È un mezzo sorriso, appena accennato. Ecco, sono fottuta.
E ho detto si. Ancora una volta mi sono detta: si può accadere, di crederci ancora. E ciò che è stato non lo puoi cambiare.
C: lo stato d’animo
Come mi sento? Come un carcerato che vede la sua libertà attraverso le sbarre della sua cella fatta di divieti d’accesso e troppe candeline sulle torte spente soffiando sopra desideri velenosi più della panna che con un bel bicchiere d’acqua è sicuro che fa acido.
La camicia che indosso appartiene al mito e prenderà fuoco dilaniando le carni del malcapitato. Non c’è scampo. Meglio sarebbe stato non cedere alla vanità e lasciare il dono nello scatola, li tra l’erba alta, e continuare nei vecchi panni, svoltare a sinistra curvando dolcemente con solo il vento ad accarezzare il viso e le mani sul volante e gli occhi fissi sull’asfalto.
Non ti manca ciò che non possiedi. L’assenza è di qualcosa che hai sfiorato e senti di aver perduto.
B: il dialogo interiore
Siamo liberi. Cosi crediamo.
Siamo liberi finche non vincoliamo la nostra libertà alla libertà di qualcun altro, allo stato che infrange le regole, al caso che si burla dei nostri sogni, al pane quotidiano sulle nostre tavole. Siamo liberi fino a quando l’attesa non avvelena la libertà del fluire dei giorni senza argini. Cosa attendo?
Poco importa se sia un punto nero che diventa familiare o l’avverarsi delle candeline sulla torta. L’attesa è attesa. Blocca l’azione, condiziona la leggerezza di quel vento sul viso e le mani sul volante. L’attesa chiama nuove attese. La fine attesa di un governo porta l’attesa di un buon governo. La fine di un amore chiede un nuovo amore da attendere.
Firma
--AfroditeAx 19:12, 25 nov 2011 (UTC)

