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Da Storiealcubo.

{{Vivere una vita più degna

Paragrafo 1

«Andrea, lei è la mia amica...quella strana...» Andrea guarda Stella e allunga la mano da dietro il banco dei giornali. E' un bravo ragazzo dagli occhi buoni, abituato agli scherzi pesanti sul fisico pesante. Si vede. Stella sorride di un sorriso aperto, gli stringe la mano, «Ciao, sono Stella», poi scoppia a ridere e guarda Torre, «Io strana!?», e Torre sorride di un sorriso intimidito.

Stella ha conosciuto Torre due giorni fa, e oggi è la seconda volta che lo vede. Lui e il fardello di brutte cose che si porta addosso. Scimmia compresa. Solo che i suoi occhi raccontano un'altra storia. Lei lo ha intuito presto. Non sa quanto vuole averci a che fare, sa che le sta bene farlo sentire contento per un po’. Finché lei c'è.

Così, per fargli capire che va bene così, cioè senza birra e fumo, va bene lo stesso. Lei lo sa che non servirà a niente, non ora, non subito, probabile che mai. Ma se forse qualcuno prima di lei glielo ha detto... e qualcun altro dopo di lei glielo dirà ancora... Chissà.

Le cose non succedono per un motivo, quasi mai, ma a volte a forza di succedere cambiano le scelte che si faranno. O forse Stella è solo brutalmente ottimista. Però pensa che a lei farebbe piacere, al posto di Torre, incontrare persone che provano a farla sorridere.

E' che sembra che Torre di amici ne abbia un casino. In questa città, che era la città di Stella ma non lo è più, Torre conosce tutti. Stella invece ha dimenticato i sensi unici, oppure loro hanno dimenticato lei. E, fantastico, la patente di Torre è ritirata ma lui li ricorda tanti quanti sono.

Torre ora ha bisogno di poche cose primarie. Un letto, un rasoio, una doccia. Forse Stella può farci qualcosa.


Paragrafo 2

Qualcosa ha fatto. Ben sapendo che sarebbe stato per pochissimo tempo e che non avrebbe risolto niente. Si è chiesta perché. Si è risposta che è perché voleva portare buone notizie. Lei sa cosa significa avere un disperato bisogno di buone notizie – e non avere nessuno che te ne porta.

Allora Stella ha pensato che forse per poco, un paio di giorni, poteva essere lei: se non un dio almeno un angelo, e portarne un paio, di buone notizie. A Torre. Quando lo incontra glielo dice: «Da stasera niente materassino bucato nell'androne, hai due giorni di letto vero, ti ho prenotato una stanza in albergo». Torre è incredulo, ma fa presto a baloccarsi con l'idea. «Potrei portarmi lo stereo». «Per due giorni?», chiede Stella. Sì. E’ Ferragosto, Torre si installa nella nuova camera e invita Stella alla festa sul lungomare, ci saranno i fuochi. Impiega poco a convincerla, in tanti anni lei non li ha mai visti. Torre propone di cenare al mare. Stella approva, lo guarda, vede che non c'è, vanno al mare, lui è gentile, beve. Troppo. Al molo piccolo Torre s'appoggia al cofano di un'auto e prende Stella su di sé. La bacia sul collo e insieme guardano i fuochi. Stella non fa in tempo a dire "belli", in pochi minuti sta male. Fa caldo. Fa troppo caldo.

Si sente svenire, lo dice a Torre, pensa «No, un'altra ambulanza no, ti prego, non lo sopporterei, e lui poi, no, per favore no». Trovano due sedie e riprendono a guardare lo spettacolo, ma Stella non ce la fa, è proprio colpa dei fuochi. Torre la porta via.

La sorregge per la vita, conducendola in albergo: la sostiene fino ad adagiarla sul letto. Stella si rilassa, complice la nuvola di fumo, reggae e alcool di Torre. A Stella dispiace che più che con lei, lui sia chissà dove.

Non ha mai pensato di risolvergli il problema. Ha solo voluto che Torre stesse bene per un pò. Finché lei c'è. Ma tutto, anche un gesto di generosità, ha un prezzo.

Paragrafo 3

Torre è un bel ragazzo. E' biondo, alto, uno sguardo verde che ipnotizza, e se Stella fosse una Liala ora descriverebbe i suoi lombi fatti apposta per garantire una buona discendenza.

Ma ora è notte, i fuochi sono finiti, Torre e Stella sono assieme in quella nuvola reggae e a Stella sembra di essere sola, ma si sente la portatrice delle buone notizie ed è contenta così. Chiamano dalla hall:«Servono i documenti della signora». Stella risponde che sta scendendo per andarsene. Chiamano di nuovo: la polizia cerca Torre per una notifica. Stella è sotto shock. Lo dice a Torre che guarda a terra, gli chiede di lasciarla uscire un attimo prima, gli da un bacio e va. Ci sono quattro poliziotti con dei documenti in mano. Stella saluta ed esce. Pensa di aver sprecato energia, tempo, pensa: è possibile che ormai sia capace solo di prender dei granchi? Perché una sera speciale deve risolversi in un incubo? Perché non posso passarla liscia neanche per aver fatto contenta una persona per due giorni? Perché oramai è sempre tutto così difficile? Nel suo letto Stella è triste. Si chiede se è cretina, ingenua, a fidarsi di uno che ha tutta l'aria di essere un tossico. Si chiede se lo hanno arrestato, dov'è ora, come fare ad aiutarlo adesso, come non far finire quella piccola parentesi di pausa che gli ha inventato. La mattina dopo, Torre la raggiunge al mare. Ha la notifica con sé. Stella legge che gli hanno assegnato un difensore d'ufficio per una causa tra lui e sua madre. Stella vorrebbe piangere di sollievo. Torre fa un'espressione sospesa tra la rabbia e la rassegnazione. Stella non può arrivarci dentro per togliergliela. Le dispiace. Ma è contenta che sia tutto a posto. Torre le è entrato nel cuore e non sa come farà a tenercelo dentro senza farsi male.

Paragrafo 4

«In pochi giorni è diventato un'altra persona», dice Andrea a Stella. «Vabbè, oggi è triste perché te ne vai, ma è un altro lo stesso». Torre ascolta e si vede che è contento di sentirselo dire. Stella è un po’ impaurita da queste parole. Soprattutto è stupita, e poi c'è una piccola parte di sé che è orgogliosa marcia.

Impaurita per i sentimenti che quelle parole lasciano intravedere. Stupita perché lei non si era proprio resa conto che Torre prima del loro incontro fosse diverso. Orgogliosa perché lui si sta sforzando per lei.

Stella non crede ai fini che giustificano i mezzi, ma da qualche parte bisogna pur cominciare. Se Torre sta cercando di uscire dalla sua nuvola di fumo ed alcool per lei e non per sé, va bene lo stesso. Intanto che ne esca, dopo lavorerà sui perché. Le cose non si affrontano tutte in una volta sola. Una alla volta invece sì.

A Stella manca il respiro quando lo guarda e lo trova dietro agli occhi verdi. Torre irradia intorno a sé una forza che è impossibile non cogliere. Sembra che stia tutto il tempo a tenerla contenuta, perché quella forza in realtà è rabbia. Una rabbia potente, che gli scorre nelle vene al posto del sangue. Ma in superficie, sulla pelle, di tutto questo non c’è quasi traccia.

Stella sa che Torre è diventato il suo trampolino per ricominciare a volare. O almeno provarci.


Paragrafo 5

Da quando Stella e Torre si sono incontrati, lei ha iniziato a sentire di nuovo le emozioni. Forse le persone rovinate si riconoscono, passando vicine. Stella, prima, i suoi traumi se li risolveva da sé. Magari non erano tanto gravi. Oppure sì, ma stavolta è diverso, Stella non sa perché.

Torre, seduto di fianco a lei, sorride: «Ti ricordi la prof di scienze di ragioneria?». Stella s’illumina, lui le ha appena restituito un ricordo. Torre insiste sornione: «Sai che per vent’anni non l’ho più vista, ma adesso la incontro sempre. Credo di sapere dove abita… Andiamo a cercarla?». Stella e Torre iniziano a girare per il quartiere, «Non sono sicuro di quale sia la sua casa, andavano tutti a ripetizione da lei dopo la scuola, tranne io… avevo gli allenamenti di calcio!». Torre suona a tutti i campanelli e chiede Avete visto la prof di scienze?, senza accorgersi che è strano che tutti sappiano chi è, molti l’abbiano appena vista passare, e qualcuno indichi pure la via dove trovarla. Stella gode questo momento, lo incornicia per riguardarselo più tardi e goderne ancora. Torre col suo aspetto scapestrato e la bottiglia da 75 cl di birra in mano non si fa fisime. Lui vive questa città e i suoi abitanti come fossero tutti parte di un insieme omogeneo, le vie gli scorrono nelle vene, le case sono le sue cellule. Suonano un ultimo campanello. La prof esce, dice Chi è?, dice Ciao ragazzi, salite! e Torre e Stella salgono, la abbracciano, siedono nel suo tinello e sorridono, sono felici. Che vi posso offrire? dice la prof, Torre ha finito la birra e le chiede se ne ha. Ne ha. Parlano degli anni di ragioneria, degli altri prof, delle novità, del passato. La prof è come se la ricordavano, sono passati quindici anni ma è tutto come una volta. Stella incornicia anche questi momenti. Quando Stella e Torre sono nell’androne, lei lo abbraccia forte, gli dice Grazie perché questa è la prima giornata bella che ricordo da un sacco di tempo ed è merito tuo.

Paragrafo 6

«Salta su», dice Torre a Stella. La vongolara è all’attracco al molo piccolo, ondeggia. Stella si siede sulla banchina, si appoggia alle mani di Torre e salta a bordo. Curiosa e circospetta si aggira sulla barca, mentre il marinaio Torre si muove felpato come un gatto sul divano di casa. Scova chiavi nascoste, apre porte. Stella vorrebbe chiedergli a cosa serve ogni cosa che vede, ma la barca ondeggia troppo, deve scendere. Torre si dispiace, l’aiuta a riguadagnare la terra ferma. Anche Stella si dispiace. Mentre lui traffica un altro po’ a bordo, lei si siede sulla banchina e guarda la stella che le ha appena regalato lui. T- Ti piacciono le stelle marine? Potevi dirlo! S- Come sarebbe, potevo dirlo? Perché? T- So dove le mettono a seccare, se vuoi ti ci porto. S- A seccare? Ma sono protette… come…? T- Quando tirano su le reti per la pesca, capita di trovarne impigliate. Allora i pescatori le mettono a seccare. Al molo piccolo, so il posto, se ti va andiamo e vedrai che ne trovo una da regalarti. Il mare oggi è grosso. Stanotte avrà fatto tempesta da qualche parte, al largo o in Croazia. Tira un vento forte che da quasi l’idea del freddo. Mentre Torre e Stella vanno verso il molo, windsurf e kitesurf approfittano della giornata fatta apposta per loro. Il sole è alto, la luce è rarefatta, nei suoi ricordi Stella rivedrà immagini con lo sfondo blu, tersissime. Il passaggio sugli scogli è a misura di bambino, Stella a piedi nudi segue Torre, che appena in cima si china per aiutarla, poi la prende per la vita accompagnandola “a rimirar le stelle”. Raggiunto il posto, Torre salta giù dalla banchina e si mette a spostare utensili marinari, finché sorride a Stella, «Questa dovrebbe andar bene». Le da davvero una stella marina, come a lei non succedeva più da quando era piccola e al mare le stelle si trovavano sul bagnasciuga, quante volevi, che ci potevi fare una composizione e incollarla sul cartoncino bristol, colorarle e poi appendere il tuo quadro naif nel salone perché stupisse gli ospiti. Quelli che al mare ci andavano solo per le vacanze. Stella tiene in mano una stella più grande del suo palmo e sorride e guarda Torre che non coglie cosa stia provando lei. Ma è soddisfatto perché sa di averle dato una cosa bella. Stella si rigira l’altra stella, quella marina, tra le mani e ne osserva i particolari, poi la tiene leggera e sorride ancora a Torre. E’ ancora a gambe incrociate sulla banchina quando Torre la raggiunge, e sta ancora sorridendo.

Paragrafo 7

«Andrea, ciao, sono Stella, scusami se ti disturbo ma sono preoccupata. E' tutto il giorno che provo a chiamare Torre ma il telefono è sempre staccato, sai se gli è successo qualcosa?»

«Ciao Stella no che non disturbi io non so come dirtelo è stato arrestato ieri mentre cercava di scavalcare era completamente ubriaco voleva entrare allo stadio non so se sai lui era diffidato per un anno non so dove sia se è stato portato in carcere io stesso l'ho saputo quasi per caso forse ha picchiato i poliziotti e per questo invece di impedirgli di entrare e basta lo hanno arrestato».

Paragrafo 8

Alle 16.58 Torre ha chiamato Stella. Lei se ne accorge un’ora dopo e corre fuori dall'ufficio con una scusa. Ha il cuore in gola: se lui ha acceso il cellulare vuol dire che è fuori. Cioè non è più dentro!

Stella avvia il motore e parte, si immette nel traffico, ha già l'auricolare nell'orecchio e il telefono sta squillando. E' ferma al semaforo quando Torre risponde, le dice Ciao, interlocutorio: non sa se lei sa.

Non sa che lei s'è fatta mandare da Andrea il fax dell'articolo del giornale di oggi che parla di lui. Che lei ha sentito il suo amico avvocato per provare a sapere in anticipo cosa deve aspettarsi. Che lei è stata in ansia fino ad ora.

Stella risponde Ciao, risponde Come stai, risponde Finalmente ti sento, non sai che sollievo, risponde Dove sei, e ancora Come stai, C'è un articolo su di te con nome e cognome, M'hai fatto preoccupare davvero.

Lui si da un tono, chiede cosa dice il giornale, spiega che è tutto inventato, che non c'era motivo di arrestarlo, che è l'ennesimo affronto. Stella sente quasi la rabbia di Torre gocciolare dall'auricolare, gli dice No, gli dice Non puoi trasformare tutto questo in rabbia, hai sbagliato ma è vero che è ingiusto, devi imparare a sfogarti in un modo che non sia la rabbia, lo vedi che non funziona, è un circolo vizioso, e poi Vai da Andrea ché è in pensiero anche lui.

Stella chiama Andrea, ma lui ha visto Torre passare, le dice Ci parlo poi ti dico, lei dice Non c'è bisogno, volevo solo lo sapessi, e dice Grazie, e Ora mi sto commuovendo, ti devo salutare, e lui dice a lei Quanto sei bella.

Stella chiude su un Ciao stonato, fa due lacrime di sollievo e si chiede se è ancora in tempo per non farsi troppo male.

Paragrafo 9

Torre ha paura. E' rannicchiato sul pagliericcio e fa finta di dormire. Poco fa, quando il secondino lo ha sospinto senza cerimonie nella cella, ha appena sbirciato i due loschi figuri con cui sarà costretto a stare. Quanto a lungo non sa.

Uno è grosso, alto, ha il fisico palestrato e l'atteggiamento strafottente. L'altro sembra più mite ma lo ha avvertito subito che gli hanno dato 30 anni per mafia. Torre si accorgerà presto che anche il direttore del carcere, quando passa di lì, fa la riverenza.

Ora è disteso, da le spalle ai due, è così stanco che la paura non basta a tenerlo sveglio. Si assopisce e perfino sogna, sente Mafia e Palestra chiacchierare sottovoce, sente grida e rumori violenti provenire dalle altre celle.

All'improvviso Torre ha di nuovo diciotto anni e si sente più indifeso: è dentro per la prima volta e sta tremando, non ha mai avuto tanta paura. Non ha chiaro come sia successo. Ricorda la notte che si riempie di luce, i poliziotti scendere concitati dalle auto tutt'attorno a lui, le urla, manette che scattano, lo sportello della volante che si apre per farlo salire e portarlo in galera. Il processo, la solitudine. E' incensurato, pena sospesa.

Sono passati sedici anni da allora. Adesso non dovrebbe essere più un bambino impaurito, nemmeno ingenuo, ma è così che si sente. Un grumo di paura sputato su un pagliericcio. Erano settimane che non dormivo così comodo, pensa. Ma l'ironia di questo pensiero non lo fa sorridere.

Paragrafo 10

«Smetti di far finta di dormire, ragazzo». La voce di Mafia è perentoria, Torre capisce che gli conviene stare al gioco. Si volta e si mette a sedere sul pagliericcio. Mafia gli allunga un bicchiere di plastica pieno di liquido trasparente. «Ormai ci hai visto bere, perciò alla tua salute. E ti conviene non raccontarlo in giro». Torre prende un lungo sorso e fa una smorfia. L’effetto della grappa lo scalda e gli da un po’ di coraggio. «Grazie, mi ci voleva», annuisce guardando negli occhi prima Mafia e poi Palestra, che dal fondo della cella lo squadra come soppesasse un panetto di hashish per valutarne il valore di mercato. «Raccontaci perché sei qui, ragazzo», ordina Mafia. Torre è a disagio, non ha fatto niente e lo hanno incastrato, hanno detto che voleva introdursi nello stadio ma non è vero, che ha dato uno schiaffo a un poliziotto, ma è una bugia, «Tenevo una bottiglia di birra in mano, come potevo schiaffeggiare quello stronzo di sbirro?», però sì, era ubriaco, completamente andato, e insomma… eccoci qua. Palestra fa un sorriso strafottente, Mafia gli lancia uno sguardo d’intesa. L’interrogatorio prosegue, Torre dopo il grappino è di nuovo annebbiato e ha sonno. I due capiscono che hanno a che fare con un ragazzo innocuo, gli dicono di non aver paura della galera perché finché è con loro nessuno lo toccherà, e «Torna a dormire». Torre non se lo fa ripetere due volte. Si rannicchia ancora sul pagliericcio e il chiodo fisso che lo martella da quando gli sono scattate le manette ai polsi torna a tormentarlo. Stella. Stella non sa nulla. Lo crede forse al bar con gli amici o allo chalet a farsi l’unica doccia calda a cui ha accesso in questo periodo. Stella pensa di sicuro che domani ci sentiremo. Stella mi ha dato ieri quella lettera che inizia con Non voglio innamorarmi di te perché vorrebbe dire logorarmi dentro e io ho smesso di leggere e lei penserà che ha avuto ragione.

Paragrafo 11

La faccia di Torre è fra le gambe di Stella. Lei è riversa sulla spiaggia, i ciottoli bianchi fanno da contrasto al mare nero, diviso a metà da una linea di luce gialla, frastagliata, che si perde sull'orizzonte. La luna sta sorgendo, attorno a loro non c'è nessuno.

Ci sarebbero la strada, la città, fin troppo vicine, affollate, rumorose. Ma Torre e Stella. Sentono soltanto il rumore delle onde che si infrangono vicine, la brezza marina che più tardi, non adesso, li farà rabbrividire.

E' uno scenario primordiale, e sia Torre sia Stella sentono di provare le emozioni del primo Adamo, della prima Eva, della prima volta. Nulla ha importanza al di fuori del movimento dei loro corpi. Torre dischiude con la lingua il luogo più intimo del corpo di lei, come usando l'unica chiave che possa aprire un cofanetto prezioso, respira forte quando sente che Stella è pronta ad accoglierlo.

Lei sospira come arrendendosi, apre di più le gambe. Il salmone Torre risale la corrente elettrica del corpo di Stella, e mentre le loro labbra si incontrano, l'uomo e la donna si uniscono.

La loro danza ancestrale li porta lontano, li fa volare con ali d'istinto, li solleva liberandoli dal peso di essere, fare, volere, ottenere, programmare. Li libera da ogni zavorra sociale per lasciarli librare. Una donna e un uomo, appassionati e primitivi.


Paragrafo 12

Torre esce dall'albergo con le mani sulla testa, un mezzo sorriso imbarazzato, ha voglia di vedere Stella ma si vergogna perché non ha più i capelli. Qualche giorno fa il suo migliore amico lo ha preso per la collottola e l'ha depositato sulla sedia del parrucchiere.

Tagliali a zero, ha intimato. Devi cambiare immagine, devi far vedere a te stesso e a tutti gli altri che sei cambiato. Torre ha pensato che gli vuole bene e che ha ragione e si è fidato di lui, ma rinunciare ai suoi capelli lunghi, alle ciocche rasta che adora, è stato difficile.

Adesso, dopo l'arresto, il processo per direttissima e ora la libertà vigilata, ci mancava solo questa: farmi accettare da lei anche senza capelli. Lei lo osserva apparire, registrando il suo gesto di imbarazzo, ma ora vuole solo abbracciarlo. Scende dalla macchina e gli corre incontro, lo stringe forte e gli da un bacio. Come sei carino, non sembri lo stesso!, gli dice. Poi nota che lui si vergogna e non riesce a guardarla negli occhi.

Stella si intenerisce. Prova a convincerlo che è ancora bello, gli dice I tuoi occhioni verdi risaltano anche di più così, lui guarda avanti, la strada si dipana verso il mare, abbozza un Eh, ma erano tre anni, non sono abituato, ma lei insiste, Stai proprio bene, sembri una persona seria, e sorride. Torre la guarda di sottecchi mentre lei guida, si tocca i capelli e protesta ancora che si sentiva più a suo agio prima. Il cuore di Stella si stringe per quel Sansone che è accanto a lei. Parcheggiano di fronte alla spiaggia, e tenendosi per mano vanno incontro al mare d’inverno.

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