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Don Vito

Da Storiealcubo.


Anche questa mattina mi alzo e non mi faccio la barba, che comodità. Da quando Linda mi ha detto che le piaccio alla Clooney , three day after l’ha chiamata, la lascio crescere tre, quattro ma anche cinque giorni prima di pensare di tagliarla un po’.

Mi guardo allo specchio, non sono bello ma piaccio. Com’è che si dice, ah si ho carisma, insomma sono un tipo.

Ci so fare con le donne, ancora non so bene perché, ma la tattica del cuccioletto funziona sempre. L’ho imparata presto, fin dai primi anni del liceo.

L’esibizione delle mie debolezze condite con una forte dose di umorismo e auto-ironia manda le donne in visibilio, si sentono libere di giocare al cuccioletto - dico io - di prendermi sotto l’ala, e a me l’ala piace e anche il petto!

Più mi mostro timido, esitante ma divertente più azzerano le distanze, sorridono e mi confidano i pensieri più intimi.

Ispiro fiducia!

L’asso nella manica è lo sguardo di Bambi.

Alzi la mano chi non si è commosso da bambino per il tenero cerbiatto indifeso della Disney. Se avete alzato la mano siete uomini, e senza offesa non me ne curo.

Ecco voi che state a braccia conserte, con le mani ben sotto la linea delle spalle siete donne.

Ah le donne, che universo misterioso e affascinante. (Sospiro)

Sarà che da bambino, oltre che per Bambi andavo matto per il mondo di Quark, vi ricordate la sigla? Ma si, l’aria sulla quarta corta di Bach, ormai tutti la chiamano “il mondo di quark”, cosi va il mondo!

Dicevamo?

Le donne: vi immagino come un complesso ecosistema in pericolo di estinzione per l’impossibilità di riprodursi. Ora io sarei molto disposto a riprodurmi ma, beh ... non a mettere su famiglia, ecco un po’ come i leoni. Che culo i leoni!

Ma dov’eravamo rimasti, ah si gli occhioni di Bambi.

Francesca me lo dice sempre «Tu con quegli occhioni teneri ti fai perdonare sempre tutto, “pare che non ci colpi”!»

È vero, che ci posso fare. È più forte di me, quando stò per capitolare di fronte all’evidenza del misfatto, all’innegabile manifestarsi del torto, scattano in automatico gli occhioni teneri e di colpi il mondo mi sorride. Io sorrido al mondo e lui mi risponde. O meglio Lei. Perché funziona solo con le donne.

Linda però è vaccinata, non ci fa più caso o meglio lotta con la sua natura femminile, reprime l’istinto atavico della coccola ancestrale e fa appello a tutta la sua razionalità, al principio.

«È una questione di principio» mi dice sempre. Già mi sta antipatico questo ipotetico principio che mi impedisce di esercitare il mio fantastico superpotere.

In nome di un principio finiamo col perdere ore e ore della nostra vita a discutere di cose assolutamente inutili. Con chi uscire, cosa mangiare, a che ora tornare.

Se sono innamorato?

Non saprei dirlo in questo momento. Ma non potrei escluderlo. Mi piace pensare che quello che faccio abbia un senso non solo per me. Che le mie bislacche imprese emozionino qualcuno come lei. Mi piace l’idea di sorprenderla e stupirla per qualcosa che di me ancora non conosce, e vedere vibrare quei suoi occhi lucidi quando mi ascolta mentre recito i miei racconti.

Forse sono bravo, o forse no. Fatto sta che la gente ride, si commuove, applaude e ormai mi riconosce.

«Ah, si mi ricordo di te! Tu sei quello del cane!! Bravo!»

Eh già, sono quello del cane. (Sospiro di nuovo)

Mi piaceva molto quel racconto. Ora un po’ meno.

Io sono quello del cane innamorato di nascosto, sono quello dei bimbi non nati, sono quello di Babbo Natale e dei comunisti in paradiso, sono un sognatore, un menestrello, un venditore di favole e illusioni, poche parole messe in fila a raccontare il bello e il brutto, il buono e il cattivo, il giusto e l’iniquo, la riflessione e l’azzardo di affidare a increduli lettori la parte più nascosta e contorta di me.

Nel buio con i fogli tremanti in mano e un pubblico in paziente attesa, lo sento il mio cuore che batte e si contrae nello sforzo di dar voce a quelle parole senza senso.

Amo scrivere cose senza senso. Senza senso apparente!

Tra le righe lascio pezzi di coscienza sfuggita al controllo della mia mente razionale, briciole di pane, tenui indizi della mia fragilità. Ma per fortuna la faciloneria dilaga e basta poco per restare in superficie e perdersi quei particolari che soli restituiscono l’insieme.

Linda lo sa, e quando la vedo intenta ad ascoltare spero che non capisca, che non scavi troppo in fondo, che non sveli tutto o almeno che non me lo faccia capire.

Ogni uomo ha bisogno della sua corazza per combattere draghi e streghe, armato del suo giavellotto e del suo coraggio. Così guardo il mondo dietro quella maschera ilare che ho costruito, calco le scene di questa commedia greca dell’equivoco e se cado lo faccio fragorosamente, in modo da strappare un altro applauso.


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--AfroditeAx


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