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E lei venne!

Da Storiealcubo.

Attenzione: Racconto ad alto contenuto erotico. Se ne consiglia la lettura esclusivamente ad un pubblico adulto



Quando entrai nello studio del mio terapeuta anti-sesso, la mia vita era quasi perfetta: ero una SEX-ADDICTED coi fiocchi, di quelle che dimorano felicemente nel secondo cerchio dell'inferno (quello dei lussuriosi) insieme a miriadi di toy boy ben dotati e intercambiabili.

Io ero assai lieta della mia ossessione per i giochetti erotici, i mini-corpetti con tette in esplosione, il trio “masturbazione-esibizionismo-soddisfazioni orali”, i rapporti sessuali 2 e 3 volte al dì.

ll sesso torbido, insomma, era un'esigenza; tutto il resto poteva andare a farsi fottere.

Sì, avete capito bene: ero una prostituta per hobby: un'ipotetica baldracca che non riscuoteva denaro; e tutto andava MERAVIGLIOSAMENTE...

...Finché... non sopraggiunse l'ANORGASMIA; e neanche 24'ore dopo la SEMI-PARALISI del mio arto preferito: la fedele mano destra, quella che si svegliava ogni mattina tra le mie coscette setose per darmi il miglior buongiorno che una donna potrebbe donarsi.

Avvenne così: dopo 24'ore di spasmodici tentativi di avere un orgasmo decente, una mattina in cui non avevo indossato il perizoma per avere + libertà d'azione al risveglio... feci il solito, familiare, movimento: inserii dolcemente la mano tra le mie gambe... e lì... lei NON SI MOSSE PIU'.

Inorridii.

Dopo un po', Lei riprese a vivere d'improvviso, ma quando ritentai... mi morì sul più bello come uno stoccafisso congelato. Restò in quello stato catatonico per 6 ore, mentre io vagavo in panico da una stanza all'altra frignando isterica: “Eh no, questo no! Non può farmelo, non posso rinunciare alle gioie della vita.” Il giorno dopo ero uno straccio; decisi di farmi il tipo di 2 sere prima per capire se fosse una paralisi un po' sessista... ma non appena iniziai a smanettare con l'arnese, si insomma, con la sua asta... TAC. Come se una mannaia mi fosse caduta insieme sul polso e sulla figa: tutt'e due immobili e sorde ai miei voleri, le maledette.

In quel preciso momento, sentii che la mia serena esistenza era seriamente minacciata.

Corsi dal medico, ma dopo aver atteso 32 minuti in mezzo a vecchine con la sottana che mi guardavano male e si narravano in dialetto stretto vita-morte-e-miracoli dei propri calli... capii che non avrei potuto confidargli il mio problema vitale.

Dovevo trovare un dottore di quelli che ti risolvono le questioni più spinose senza darti della Puttana; trovai un biglietto da visita nella mia agenda: dottor D., sessuologo e psicoterapeuta.

6 giorni dopo ero nel suo studio, arrapata come una gatta in calore in preda ad una crisi d'astinenza.

Fin dalla prima volta che lo vidi, quel nero lettino in pelle sguinzagliò le mie fantasie di penetrazione; sognai per giorni di scoparci sopra: cosce spalancate cosparse di liquidi di dubbio gusto, prima mi divertivo da sola, poi in uno splendido 69 con lui: il mio novello Freud, professionale, medio-trombabile e maturo, occhiali+occhi neri, capelli scompigliati, jeans scuri sotto camicia casual, labbra turgide e barba curata.

Il suo viso mi sembrò lievemente familiare, ma... non ci pensai più di tanto e mi ripromisi che, una volta guarita, avrei dimenticato questa brutta storia e avrei comprato un lettino da analista per le mie acrobazie casalinghe! Ovviamente al 1° incontro mi limitai a fare la brava bambina, a chiudere un paio di bottoncini della magliettina ed a puntualizzare con i lacrimoni impigliati tra le ciglia che dovevo risolvere al più presto la spinosa questione dell'indifferenza sessuale della cara Giudy e di questa strana rigidità manuale. ...Che mi desse un flacone di pilloloni e mi restituisse la mia vita!!! “No.” ...Disse subito che quella adorabile e sfregiosa paralisi non poteva essere di origine neurologica. Insomma: zero pilloloni miracolosi.

Ebbi una crisi isterico-lacrimogena.

Lui mi lasciò frignare senza scomporsi mentre mi squadrava per bene; pensai che avrebbe voluto farmi, e invece NIENTE, neanche un piccolo rigonfiamento sotto i jeans.

Forse non voleva inzupparmi... E questo m'irrequietiva non poco.

Doveva essere impotente, mi dissi. Ma in fondo che me ne fregava, non dovevo mica farmelo... NON POTEVO! Al 2° incontro uscì fuori che la soddisfazione con l'uomo pinnuto era uguale a zero; gli dissi proprio così: “la soddisfazione erotica con l'uomo pinnuto è zero tagliato: zero orgasmi vaginali, clitoridei, cazzi, mazzi e ramurazzi! Il pene mi serve per i preliminari, per il resto... faccio da me!” Infatti, da sempre la mia Giudy sembrava non gradire fino in fondo il virgulto maschile. Per questo l'autonomia della mia manina era così importante, doveva capirlo!!! Il mio casto eroe sembrò subito cogliere l'entità della mia disperazione da sessuomane incallita, si aggiustò gli occhiali e mi chiese della mia infanzia.

Rivelai voluttuosa che “giocare a scopa” era stata la mia passione fin dai primi sbalzi ormonali. ...Già da allora sognavo grosse immagini falliche e adescavo maschietti maturi con l'arte delle risatine infantili, degli occhietti da cerbiatto e delle moine innocenti; poi, quando tra le gambe avevano un'asta ben solida e ritta ed io ero ben bagnata, sgusciavo via con la scusa della verginità fino al matrimonio. Era Bellissimo!

Al 3° incontro, parlammo di quella pia donna della mamma e di quel grand'uomo del papà; mi chiese se la mamma considerasse il sesso come una depravazione, e... se IO sognavo spesso di avere un pene. La risposta fu SI, e SI.

Effettivamente, quando scoprì che lo avevo fatto a 15 anni col cugino comunista di terzo grado, la mamma si irò come un bufalo; dapprima pensai che fosse perché quello era comunista. Poi, quando mi urlò “TROIETTA! il sesso si fa solo per figliare! E tu sei troppo piccola per figliare!”, capii: aveva solo 2 figli. Da allora, quella sciatta donnina frigida e priva di piaceri carnali mi fece molta pena e iniziai a sperare con tutta me stessa di non essere come lei, ma come quel gran FIGONE del babbo, che si imbellettava ogni giorno e le dava sonore pacche sul culo prima di andare a letto.

Fu da lì che iniziai a preferire la masturbazione alla penetrazione ed a fare sogni in cui mi trastullavo con un pene tutto mio.

A queste rivelazioni, il puro dottor D. si illuminò e blaterò la diagnosi:

-INVIDIA DEL PENE

-COMPLESSO EDIPICO IRRISOLTO

-PARALISI ISTERICA

Sì, insomma, per colpa della castità della mamma e della malizia del papà mi ero convinta che il sesso fosse la soluzione ai mali del mondo... ma a forza di pensare solo a quello, il mio cervello era andato in Tilt; potevo ad esempio lavarmi la patata... ma appena tentavo approcci sessuali, scattavano le manette: l'isteria mi bloccava la manina e la possibilità di provare piacere nelle basse lande vaginali. Caput!

La cura era come sempre la più dolorosa: ASTINENZA e ritorno ad una sessualità SANA: evitare qualsiasi attività sessuale con uomini, donne, animali, mani e arnesi se rivolevo che la Giudy e l'arto preferito tornassero ad ubbidirmi e soddisfarmi.

Il Doc aggiunse che “poiché il paziente isterico deve essere incoraggiato a realizzare la propria autostima in aree diverse dal fascino personale”, dovevo ogni giorno mettermi una tutona da giardiniere, e andare a spalare merda al canile della Favorita.

Ah. E dovevo tornare da lui solo quando:

A) avessi amato i cani senza farmi né loro, né qualsiasi altro essere vivente...

B) mi fossi astenuta da tutte le attività sessuali (inclusa la masturbazione) per un minimo di 90 giorni... per dimostrare di poter vivere senza sesso.

In caso contrario, la paralisi vulvoido-manuale sarebbe potuta divenire... PERMANENTE.

Ero terrorizzata da questa prospettiva di purezza, così decisi di impegnarmi: Innanzitutto, frignai per giorni tra le pulci e il letame, immaginando di avere una cintura di castità al posto del perizoma: sapete... una cinturina medievale di quelle con la fessura dentata sulla vulva, sì: una fessurina appena necessaria per pisciare e per il ciclo, ecco.

Poi, lessi che prendersi cura di altri esseri viventi facilita la guarigione, così adottai un cagnone che non la smetteva mai di scoparmi la coscia e di slinguarsi con vigore quella COSA ROSA SCURO che gli cresceva tra le gambette.

Inoltre, nelle pause tra una turno da spalacacca e l'altro, imparai a cucinare: mi uscivano fuori robe tipo... zucchine ripiene, cetrioloni all'insalata, zuppe di piselli freschi, carote bollite, cardoni in pastella. E allora TAC: partivano i pensieri carnali e la mano iniziava a intorpidirsi. ...Alla faccia della sublimazione.

Smisi di cucinare.

Dopo un mese al canile, il mio unico problema quotidiano era quello di cospargermi qualsiasi parte del corpo (ebbene sì, anche la vulva) di antipulci... altro che fissazioni sessuali! Odiavo quel mollusco dal pene moscio che invece di prescrivermi il magico pillolone mi obbligava a queste torture.

Ormai non mi svegliavo più con idee lussuriose per la testa, né facevo sogni osceno-libidinosi; e non mi mancava ingoiare sperma scognito, né farmi leccare da lingue raspute o limacciose; e devo dire che non mettere ogni giorno i tacchi a spillo e i reggiseni hard che ti lasciano fuori mezzo capezzolo torturandolo ad ogni passo... era stato un po' ...un sollievo.

...Mi ripetevo inquieta che era solo perché ero ammalata e non ne avevo il tempo: quando mi sarei rimessa, avrei comprato il lettino e la mia PROROMPENTE ANIMA da pornodiva lasciva succhia-cazzi sarebbe venuta fuori in un sol colpo (insieme al perizoma di pizzo con l'apertura sulla figa che avevo nascosto per non cadere in tentazione). ...

Infine, dopo ben 3 mesi di tentativi e 3 mesi di vero candore morale, presi l'appuntamento.

Il pensiero di tornare dal dottor D. mi eccitava sottilmente; a 24'ore dall'incontro che avrebbe decretato la mia definitiva guarigione, ero tutta infiammata, non stavo nella pelle: finalmente avrei potuto riprendere in mano la mia vulva... cioè... LA MIA VITA.

Il gran giorno, mi vestii come una suora piena di baldanzosa soddisfazione: ce l'avevo fatta, ero tornata casta, pura, innocente, illibata, incontaminata, quasi di nuovo vergine. E non ero impazzita! Glielo dissi tutta eccitata.

Lui neanche mi guardò, mi chiese solo se avessi seguito per bene la cura anti-insensibilità sessuale. Al mio sì, si illuminò e disse: “Bene! Ora Verifichiamo!” Mi sollevò di peso e mi trascinò sul lettino nero.

Io ero a bocca aperta... e una volta tanto non perché ero affaccendata in penetrazioni orali! Cercai di reagire, lo colpii con piccoli pugni urlandogli che non era giusto, che mi ero sacrificata e che non meritavo di essere stuprata dal solito maschio arrapato.

...Finché... Malmenandolo, non mi resi conto che sotto quei jeans non c'era il vuoto: indossava slip di contenimento ultra-spessi, e sotto di loro... Occavolo! Un'asta ben ritta e sostanziosa! Nonostante la scoperta, la mia mano continuava a funzionare perfettamente, così lui disse compiaciuto: ”CONTENTA? SEI GUARITA!”.

Poi mi chiese se mi ricordassi di lui.

Raccontò che lo avevo rimorchiato un annetto fa e che gli avevo chiesto di scopare nel suo studio perché mi eccitava la purezza dei lettini di pelle nera da psicanalista; e così, mi aveva lasciato il suo bigliettino da visita. Non lo avevo mai più richiamato! Io lo guardavo imbambolata, con occhi da cerbiatto smarrito, mentre LUI si dava da fare: si tolse gli occhiali, chiuse le tendine e ci diede meravigliosamente dentro, sbattendomi sul lettino dei miei sogni osé con un'erezione da favola tra le gambe.

Lo lasciai fare; per una volta non ero io a orchestrare le danze, non indossavo biancheria da porca viziosa, non dispensavo parole oscene e pompini a chicchessia per il solo piacere di esercitare il mio potere sessuale sull'uomo. L'ipotetica baldracca era in riposo. ...C'ero solo io, nuda e in estasi psico-fisica per semplici baci umidi.

Guardavo ondeggiare su di me il suo Culo da Zeus come se fosse la prima volta che ne vedevo uno; timida come una verginella, sfioravo appena il suo fallo turgido e lievemente inclinato a destra: era perfetto, massiccio e arrossato di piacere sulla punta, come piacevano a me.

Ma quello che mi faceva Godere come una vera zoccola, era all'idea di non aver più bisogno di sentirmi felice accogliendo MEMBRI SEMPRE DIVERSI per il tempo di un'entrata e un'uscita al centro delle mie cosce lucide.

Insomma: la puttanella lussuriosa non mi mancava; stavo benissimo lì, spudoratamente passiva e gocciolante di eccitazione sulla pelle nera, a farmi dirigere in un kamasutra quasi pulito attorno al lettino dei miei sogni carnali più perversi, con addosso l'uomo meno perverso che avessi mai avuto tra le gambe.

...E fu su quel pensiero

che lei

per la prima volta

VENNE.


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--Clitemnestra 10:22, 4 feb 2011 (UTC)


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