Fighe Volanti
Da Storiealcubo.
Palazzo Ducale é una di quelle strutture imponenti che sa da subito metterti a tuo agio. All'ingresso tanti cartelli e decine di locandine che indicavano gli appuntamenti che avrei perso. Ero li in visita.
In visita alla città di Genova, anche lei una bella puttana che sa come metterti a tuo agio. All'arrivo ci ha subito offerto dei francobolli... per non farci sentire troppo lontani da casa!
Marta e Anto i miei compagni di "viaggio". Lo sono spesso, sono spesso degli ottimi compagni.Una volta entrati perdemmo un po' di tempo a trovare il botteghino, una mostra d'artigianato e di oggetti d'antiquariato ci distrasse dal nostro intento: la più importante mostra mai creata sul nostro De Andrè. Aspettava il nostro arrivo e noi non eravam capaci di trovare la strada.
Che stronze le strade, ne percorri una e quella ti porta dove vuole. Uno dei cartelli diceva: De André 8 Euro.E l'altro accanto: De André + Lucio Fontana 10 Euro.
Altro problema di strade da percorrere.
Certo che due euro a testa non fanno testo se in tasca c'hai i quattrini. Noi non li avevamo ma imboccammo lo stesso la strada dei Dieci.
Anto disse: Oh... è Lucio Fontana!Una voce fuori campo rispose: Wow... Jimmy Fontana! Come a dire che non ce ne importava niente a nessuno. Credo che quella voce fuori campo fosse la mia.Anto con un po di delusione disse: Davvero non sai chi sia?
- E' solo che adesso non lo ricordo.Anto non disse più nulla, stavolta aveva lo sguardo deluso, lo sguardo di chi si chiedeva: Ma dove é finito l'uomo che conoscevo?
Eh... dove é finito? S'é perso fra gli straordinari. S'é perso fra le cosce di una che gli strilla di continuare ogni volta che se la scopa. S'é perso Stronzo! Mica poteva rimanere come te ad immaginare fighe volanti! A me importava De André. Ero curioso. Che tipo di mostra si può allestire su un cantautore? Noiosa, era la prima cosa che mi veniva in mente. Ma ero in visita e qualcosa mi spingeva ad andare.
La mostra fu una sorpresa. Girammo almeno un paio d'ore all'interno di un percorso prestabilito, sembrava la mia vita tanto era naturale, i tempi, gli spostamenti, l'interattività, la condivisione di suoni e di pensieri con degli sconosciuti pressoché antipatici. La voce fuori campo, stavolta lo diceva solo a me quanto fosse gnocca quella tipa in jeans aderenti che portava per mano quel rincoglionito che doveva essere il suo uomo. Cercai di non badarci troppo e mi ritrovai a fissare i voti sulle pagelle scolastiche di Fabrizio.
Ero esausto. Quando ne venimmo fuori c'eravamo quasi scordati dei due Euro extra. Ma poi, cazzo, soldi o meno, due Euro son sempre due Euro e la nostra strada ci portava dritti all'arte contemporanea. Una volta che cominci a bere, se sei uno come me, te ne freghi di quanto ti costerà la prossima birra.Il cartello diceva: Lucio Fontana. Mostrava una freccia rivolta a destra.
Quando entrammo Marta esclamò: Mio Dio, é Incredibile!Ed io: Adesso ci mettiamo anche a parlare con Dio...Marta é molto più giovane di me e Anto, ha poche esperienze alle spalle ma una buona sensibilità. Mi guardò senza dire nulla ma con l'aria di chi diceva: Che coglione che sei!
Come incolpare qualcuno d'essere solo il cinquanta per cento di qualcosa che già non funziona. Anche se in realtà ancora funziona. Solo, non per sempre.
La prima stanza era davvero enorme e dappertutto stavano fissate delle tele squarciate. Tele bianche, piccole, medie, grandi, con dei grossi tagli verticali per lo più. Mi fermai a fissarne una da una distanza di circa un metro...Anto s'avvicinò e mi chiese : Allora?
- Allora cosa? non lo so, dammi un po' di tempo.
Rimasi un po' davanti a quella tela bianca, monocroma, che presentava una ferita profonda. Non mi disse molto, mi ricordò qualcosa ma non riuscii immediatamente a mettere ben a fuoco cosa. Passammo all'altra stanza. E che Dio ce la mandi buona, altre tele squarciate, stavolta tutte rosse! Mi fermai di fronte ad una di queste, una a caso. Stavolta fu Marta a chiedermi: E adesso? non provi nulla? Ti piace? Ti procura qualche sorte di emozione (coglione)?
- Mhh...- Cosa? me lo chiese come se fosse riuscita a scorgere in me il seme della curiosità.- Mi sembra una Figa. Una Figa rossa. Calda e dolorante.- Una Figa? Beh... é già qualcosa.La terza stanza non mi svelò più di quanto non avessero fatto le altre. Le tele erano tutte gialle ed io vedevo fiche gialle, fiche di dieci centimetri, fiche di quindici, di trenta, verticali, accostate, un po' curve, fiche con un neo vicino, fiche con più nei, ma sempre fiche e tutte gialle.
Fontana aveva un padre scultore e per un po' visse con lui ad Albissola dove si specializzò nell'arte della ceramica. Fù impressionante per me scoprire che sfregiava anche quella, prima di infornarla. C'erano lucertole, tartarughe, forme sferiche e composizioni di ogni sorta che presentavano comunque delle ferite, dei colpi inflitti con violenza, con sofferenza, come quelli inflitti alle tele. Fù impressionante per me immaginare tanta figa in posti così diversi.Fu la parte migliore della giornata. E la mia faccia era un invito per Anto, che disse ancora: Allora?
- Allora cosa? Di figa c'é n'é una sola.
Anto mi si scagliò contro con una violenza inaudita, mi gettò per terra, e intanto cercavo di trovare Marta e mentre speravo nel suo buon senso me la ritrovai addosso che tentava di mordermi. Cercai di sfuggire ad entrambi ma i loro corpi bramavano la mia pelle. Fu Marta per prima a mordermi e a staccarmi parte del labbro inferiore, il sangue le schizzò dentro un occhio ma non bastò a fermarla, io urlavo ma la gente intorno se ne restava ferma a guardare. Credevo d'essere in un incubo, ma perché nessuno faceva niente? Ero dolorante, ma quelle tele a me continuavano a non dire nulla. Cercai di trattenere il sangue che scorreva dal labbro inferiore risucchiandolo dentro la bocca ma il sapore mi diede il vomito. Avevo le mani bloccate dal peso di quei due. Lentamente mi accorsi, prima di svenire, che Anto mi stava togliendo i vestiti. Non svenni del tutto, credo. Non saprei. Forse ero svenuto ma continuai a vedere fiche e tele rosse e bianche e gialle e grandi e piccole e medie.Poi un immagine chiara. Finalmente.Ero a circa un metro dalla tela rossa che presentava un unica ferita, La tela rossa con la fica. Dapprima sfocata, oscillava lentamente su di uno sfondo bianco, man mano sempre più stabile si insediava nella mia testa, ed io continuavo ad avvicinarmi, sempre di più, sempre più vicino. Mi ritrovai a guardare quello squarcio da pochi centimetri, potevo leccarlo e ne fui tentato. schiusi le labbra. La ferita sul quadro si schiuse a sua volta. Ne veniva fuori qualcosa. Un naso, poi un mento, delle labbra, gli occhi. I miei occhi.
Avermi spogliato aveva il suo senso, durante quella visione Marta mi stacco a morsi il naso e il mento, Anto, prima i capezzoli, poi fece precipitare notevolmente le percentuali che non mi davano del coglione.Continuavo ad amare una donna che non mi sarei mai più potuto scopare.Sul cartello c'era scritto: Nature, Lucio Fontana.Il cartello prossimo alle sculture, quelle sculture che stavo imbrattando di sangue.Le ha chiamate Nature! Come a dire che ogni cosa, per nascere, deve prima compiere uno sforzo violento.Io ero nato! Di nuovo, da una figa calda e dolorante.E vuoi che fossero le endorfine o vuoi che fosse il piacere mistico dell'arte, non stavo pensando più agli straordinari, non ero più perso fra le coscie di chi mi strillava di continuare, non ero più la voce fuori campo.Stavo finalmente sognando, fighe volanti.
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--Vicio Matta 17:20, 3 dic 2010 (UTC) Vicio Matta

