Food and love!
Da Storiealcubo.
“...Sei bellissimo!”
Betsy lo disse con gli occhi pieni di lacrime e commozione, fissando i suoi, di occhi: erano di un verde intenso, adagiato su un ovale più pallido, ma non per questo meno affascinanate. Era soddisfatta, come dopo ogni atto d'amore in cui all'orgasmo segue una melliflua stanchezza da contemplazione delle meraviglie circostanti: tu, lui, e vari arcobaleni festanti attorno, colori appassionati, corpi nudi... Era stato faticoso conquistare questo paradiso terrestre, ma dopo aver sofferto le pene dell'astinenza, ce l'aveva fatta, ed ora era felice, come qualsiasi innamorata ricambiata che realizza i suoi sogni.
Lei, che a 11 anni era alta poco meno di 1 metro e 30 e osava pesare OLTRE 63 chili.
Era una bambinetta tondeggiante con degli occhialini azzurro-fiorati e dei lunghi capelli castani spaghettosi. La sua giovane carnuccia possedeva già le classiche pieghette della tenera cellulite di un'anziana, e i fouseaux che si era fissata che la smagrissero in realtà non facilitavano per nulla l'ardua operazione.
La mamma di Betsy le assomigliava molto: era alta 1 metro e 46 e pesava 120 chili. Era la figlia di un grande chef siciliano e aveva una sua personalissima visione mistica del cibo e della cucina. Ad esempio, la notte, quando non riusciva a dormire, si alzava in silenzio e andava in cucina a guardare il tenente Colombo a volume bassissimo davanti a panini imbottiti con 3 salumi diversi, ogni strato rigorosamente separato dall'altro da mezzo centimetro di sottiletta: McDonald le faceva un baffo. In alternativa, si cucinava la pasta più buona del mondo: spaghetti burro, formaggio e pepe nero, aldentissimi: una meraviglia!
Betsy cresceva così:
Di giorno scorazzava tra le campagne e le cucine del ristorante del nonno a suon di gnocchi alla bava, cosciotti di maiale in demi-glace su crosta di patate fornaretto e semifreddo alle mandorle con fonduta di cioccolata calda.
Di notte, sentiva il richiamo dello spaghetto e dei panini multistrano e anche lei si alzava per diventare il secondo fiero commensale di quell'odore-sapore intimo di formaggio filante accatastato sulla pasta; sulla pelle, poteva ancora sentire il leggero vapore di quando cucini in semibuio e fuori fa freddo, ma dentro la cucina così condita no: era tutto perfetto.
La mamma diceva sempre sorridendo che nessun essere umano indifferente al cibo è degno di fiducia e che l'uomo è ciò che mangia; ...e noi, quindi, eravano degli esemplari di uomini davvero interessanti! Betsy la ascoltava rapita: 11 anni di botolino ancora neanche mestruato ma con la cellulite perfino sulla braccia. Eppure, questo amore alimentare di pasta al forno e di soffritti di cipolla la rese una bambina felice per gran parte della sua infanzia.
L'oasi infantile fu infranta all'epoca della Prima Confessione, ricettacolo di sogni spezzati, di voglie fracassate, di piccoli sotterfugi vilmente smascherati e condannati.
I catecumeni stavano in fila dietro il sacro confessionale; lì dentro, avvolto nell'odore dell'incenso, nel nero luttuoso della sua tunica e nel lume della fede, stava il magro Fra' Ciccio, impegnatissimo a svelare ad un undicenne arrapato che la masturbazione è peccato e che doveva stare molto attento, perché si diventa ciechi!
Poi, fu il turno di Betsy: Fra' Ciccio la squadrò e le annunciò trionfante che la Gola è il 5° Peccato Capitale "e se continuerai così, tu brucerai all'inferno, rosolando nel tuo stesso grasso come la pancetta nel burro, tra dolori immensi e caldi afosi!" Betsy pensò subito alle Pappardelle con ragù di spinaci e salsiccia che la attendevano a cena e scoppiò in lacrime all'idea di rinunciarci. Il prete interpretò il suo pianto come un sincero pentimento e la congedò con 3 rosari al giorno da recitare in ginocchio per 1 settimana.
Fu allora che tutto cambiò: il papà di Betsy, che era un puritano magro come un chiodo di quelli che TUTTI i venerdì dell'anno mangiano solo pesce bollito, iniziò temere che – con una moglie e una figlia sbruciacchiate tra le fiamme dell'inferno come puntine di maiale - ne avrebbe risentito anche il suo ingresso nel regno dei Cieli; così decise che le due grasse anticlericali dovevano mettersi a dieta.
La mamma fu mandata in una clinica di suore, e Betsy cadde nel PANICO della solitudine alimentare da robe bollite. Fu la sua prima dieta, e fu un calvario che si portò appresso per 7 anni. ...Come i 7 anni di sfortuna di quando vedi un gatto nero, passi sotto una scala e lo specchio si rompe.
Provate a ripetere con me: DI-E-TA. SUONA COME UNA MINACCIA... COME UN CAPPIO CHE SI STRINGE SULLE VOSTRE GOLE IMPAVIDE DI LECCORNIE. Ebbene. E' questo che fu per lei.
Su ordine del padre pretofilo, Betsy iniziò a prendere FARMACI OMEOPATICI per bruciare più grassi e a MANGIARE yogurt magro, carote lesse, giri al vapore, pasta integrale e brodini di pollo sgrassato. Appena il padre usciva, però, si rifugiava dal nonno, che le insegnò a cucinare e, dopo ogni piatto ben riuscito, la premiava nutrendola come un BUE: in quella cucina, la piccola era finalmente felice tra sfincioni, 7 veli al pistacchio, conchiglioni ai 4 formaggi, caponata, sarde a beccafico.
Purtroppo, venne scoperta, e le fu inflitta una punizione a suon di rosari e fioretti medievali per espiare ogni chilo di troppo; come magra ciliegina sulla torta, le fu proibito di mettere piede al ristorante e fu mandata a scuola al Maria Adelaide - noto collegio femminile di Palermo dove le giovani che non superavano la versione di greco, che non mettevano la divisa e che mangiavano un tozzo di pane in più... erano obbligate dalle suore a camminare con le ginocchia sui ceci.
La piccola divenne depressa, ma il genitore – felicemente accecato dalla luce divina - era fiero di questa figliola sulla via della redenzione e continuava a incoraggiarla, in nome di Cristo, a divenire una giovincella magra, attraente e nemica del peccato.
Gli anni passarono. Betsy rimase una donnina tondeggiante e infelice che - pur di non essere costretta a recitare Salve Regina e Padre Nostro per tutto il giorno – accettava di nutrirsi di robe bolliticce come una cristiana morigerata e diligente; intanto, la notte leggeva libri di cucina, nell'attesa che qualcosa cambiasse.
Come un tacito patto, qual qualcosa cambiò ai suoi 18 anni: il nonno decise di andare in pensione e le lasciò il ristorante.
Il padre non poté impedirlo, e così, la piccola anatroccola grassa DIVENNE UNO CHEF e traformò il già noto ristorante in un luogo di culto anticlericale del gusto: “Le virtù della Gola”.
Nei corsi di cucina che teneva, Betsy esordiva sempre dicendo:
Signore e signori!
Anche Gesù disse: “Beati voi che avete fame, perché sarete saziati.”
Ed è cosa buona e giusta!
Oggi vi annuncio con gioia che mangiare non è peccato e non è reato: nessuno si scomoderà a uscire dagli Inferi o dall'Ucciardone per punirvi dopo un piatto di pappardelle al ragù di cinghiale e borragine! Fanculo il digiuno e l'astensione: Food ...and Love!
Il ristorante di Betsy divenne meta del Gambero Rosso e di tutte le guide gastronomiche della Sicilia; perfino il babbo mise qualche chilo, ma recitava sempre lunghe preghiere prima e dopo i pasti per espiare. La mamma fu messa alla cassa, orgogliosa ed entusiasta di quella nuova religione del cibo in cui quello che per secoli era considerato UN DISORDINE MORALE, UN VIZIO, UN PECCATO CAPITALE... era finalmente diventato una pregevole virtù! Betsy si trasformò in una donna sorridente di 63 chili per 1 metro e 50; sposò un cuoco che amava oltremodo le sue morbide e cellulitose manigliette dell'amore e i suoi figli furono dei buongustai magri e felici. Lavorò nel suo ristorante fino a 83 anni, poiché condividere cibi e bevande le dava una profonda sensazione di felicità, come in quelle notti passate con la mamma a riempire panini.
Quel giorno, era tutta intenta a preparare un soufflé di patate e spinaci per il banchetto della sera; era una PRIMA COMUNIONE, e lei stava preparando antipasti con occhi, bocche, mani felici, pieni di colori e di allegria, per dimostrare a quei farisei che il buon cibo era una delle 7 meraviglie laiche del mondo.
Stava nella sua cucina, nel suo regno, leggera e volteggiante tra creme, tartine e affumicati: “...Sei bellissimo!” Lo disse con gli occhi pieni di lacrime e commozione, fissando i suoi, di occhi: erano di un verde intenso, adagiato su un ovale più pallido, ma non per questo meno affascinante. Era soddisfatta, come dopo ogni atto d'amore in cui all'orgasmo segue una melliflua stanchezza da contemplazione delle meraviglie circostanti: tu, lui, e vari arcobaleni festanti attorno di colori appassionati: il sorriso di un soufflé di patate e spinaci disteso su un letto di carote agglassate... ed era tutto perfetto così: Food... and Love!
Firma
--Clitemnestra 11:59, 29 mar 2011 (UTC)

