modified on 12 apr 2011 at 10:37 ••• 416 views

Friedrich sul mare di nebbia

Da Storiealcubo.


Friedrich è immobile da tempo immemorabile. Le mani in tasca lo sguardo gettato a casaccio nella nebbia. È bianca, una candida distesa sconosciuta che si offre ai suoi occhi in un lento ipnotico ondeggiare.

C’è stato un tempo in cui le strade della città lo hanno accolto a braccia aperte, tra puttane e taverne sature di tabacco, sente ancora l’eco dei suoi passi sui marciapiedi umidi della notte che lo saluta per nome nei vicoli, ma quello era il passato e non ha più senso adesso. Confusi i volti svaniscono, sepolti in quel mare di nebbia azzurrina di un alba fredda di febbraio.

La sua pelle gli comunica che si fa ancora freddo, che no, non è ancora primavera. I muscoli sono contratti nel tentativo di preservare quel calore che solo emana da un alito di fumo, gettato distrattamente nell’aria immobile del mattino.

Ha le mani in tasca Friedrich, un po’ per tenerle al caldo, un po’ per non lasciarle penzolare inerti lungo i fianchi. Le mani sono fuochi sulla montagna, segnali di fumo denso verso la vallata, riecheggiano al ritmo cadenzato di frequenza morse nel silenzio della notte. Sono spie in tacchi a spillo e rossetto rosso vendute al nemico, si muovono animate dalle voci che nella tua testa sanno dove andare. Fa bene Friedrich a cacciarle nella tasca per farle tacere. Vorrebbero afferrare quel pezzo di carta nella tasca e ricordare che sotto quel mare di nebbia c’è la vita dai mille colori, che il mondo non è grigio azzurro come ora si offre ai suoi occhi. Ma lui serra gli avambracci nelle tasche e butta gli occhi all’orizzonte, oltre.

In cima a quell’altura la vita fa meno male e i sogni sembrano più vicini. Il tempo è come sospeso lungo i bivi che non ha imboccato. In fondo a quelle tasche ci sono i segni delle rinunce, di giorni scivolati sulle spalle come acqua e sapone sciolto alla fine di una giornata grigia, gettata nello scarico in un rivolo gorgogliante di nostalgia.

Ci sono i giochi di quand’era bambino in quell’acqua torbida, la prima corsa a cavallo e il primo tiro di fioretto. Il suono di un violino e i colpi di cannone al fronte. L’obbligo delle responsabilità, la patria e l’onore, l’odore d’erba fresca ai pascoli delle vacanze estive, il suo sorriso.

È di spalle Friedrich, e i suoi occhi sono lontani, come pensieri leggeri che sorvolano la vallata affogata nella nebbia e puntano alle cime delle vette più alte, affiorate appena, granitiche, possenti come i giorni a venire.

Li vede Friedrich i suoi sogni da scolpire in quella roccia con la forte ostinazione delle sue ambizioni. Neanche un mare di nebbia può coprire proprio tutto, qualcosa affiora sempre, suo malgrado.

Ha i piedi ben piantati a terra, Friedrich, è un uomo solido dalle spalle larghe. impastato di orgoglio e sale, vento di ponente e strade battute dal sole e ruote veloci dirette a nord, dove il giorno si confonde con la notte per stagioni intere e l’aurora boreale rischiara il cielo verde come i suoi occhi.

Ha occhi intensi, Friedrich, che butta in faccia con ostentato disincanto. Lui sa cos’è la realtà di un’alba dopo una notte di bicchieri di vino tintinnanti e parole gettate sui fogli come lame a fendere l’aria sibilando.

Il vuoto di un letto sfatto e l’odore che non ti togli addosso. La forza devastante di sogni scuri che agitano stendardi di conquista, caravelle che cercano l’approdo, biglie di vetro trasparente che non servono a comprare niente. E mentre lo pensa e lo ripete nella mente, Friedrich lo sa che non è vero. Che lo stomaco brucia e si contorce sul mare di nebbia. Che il cuore scalpita mentre il sogno dipinge a tinte forti la coltre dei pensieri contrastanti.

Cos’è reale? - sta pensando. Siamo attimi nello scorrere del tempo. Siamo scolpiti nei ricordi di chi ci scorre accanto, accesi dal caso e spenti dalle delusioni.

E il sogno? - si chiede. Un attimo sfuggito alla veglia. Effimero alle luci del mattino. Allora perché persiste sull’altura, senza svanire dopo pranzo tra il rumore di stoviglie nell’acquaio e avanzi gettati nella raccolta differenziata?

È solo il frutto della mente, è un inconsistente rincorrersi di immagini sfocate, tentazioni dell’ignoto, mistero seducente.


La nebbia ondeggia come mare che sente la tempesta. Friedrich ormai ha deciso.


Firma

--AfroditeAx 00:04, 28 mar 2011 (UTC)


VOTA QUESTO RACCONTO

Voto Medio: 4.5/5 (8 voti)Racconto rilasciato in licenza
Licenza Creative Commons