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GIUOCHI DI POTERE

Da Storiealcubo.


- E allora…io vado.

- Va-a be-ene, ci v-vediamo domani pomeriggio.

- La sistemi tu…quella là?

- Natu-urale!- strizzando un occhio – Ci penso io, v-vai tranquillo: so come devo comportarmi.

- Lo spero proprio! Ma tutte le volte che lo facciamo ho sempre paura che qualcosa vada storto; poi, oggi, tu hai gli occhi più spiritati del solito e ridacchi in continuazione: non vorrei che, in difficoltà, non trovassi le parole e, nervoso come sei…

- Non s-sono per niente nervoso e non ci sarà alcuuuna difficoltà.

- Stai attento! Se qualcuno dovesse bussare, cercarmi…

- Oh, m’inv-venterei qualcosa; ma p-poi, chi vuoi che venga qui a ques-st’ora?

- Non si sa mai, l’imprevisto è sempre in agguato: se ci dovessero scoprire…

- Beh, ci andrei di mezz-zo pure io! Non credi?

- Si, hai ragione; comunque, se c’è qualche problema, sai come avvertirmi.

- Ce-erto, ciao.

Aprì la porta e guardò fuori nel corridoio: nessuno in vista, era il momento; lo imboccò nella penombra sgattaiolando verso le scale di servizio.

Roberto richiuse alle sue spalle e sorrise tirando la guancia a destra nel sollevare di scatto la spalla verso il capo reclinato per quel maledetto tic che non gli dava tregua, poi, conseguentemente, si grattò il fianco come per riordinare la muscolatura non più contratta e s’incamminò strabuzzando gli occhi.

Aprì la porta a vetri di scatto e la richiuse alle sue spalle prodigandosi in un doppio tic, guardò ammirato il profilo della donna: labbra e palpebre appena schiuse come in un atteggiamento distaccato o di chi vuole contenere la paura.

Tutte quante lo hanno trattato con distacco, sempre; ma non tutte hanno avuto paura di lui: solo disprezzo.

Disprezzo per chi non ha un aspetto gentile, per chi non ha quei modi da checca che piacciono tanto alle donne cretine e superficiali; ma non ha mai avuto un rifiuto perché lui non si è mai posto nelle condizioni di riceverlo: tanto sapeva quale sarebbe stata la risposta.

Paura? Macchè! Ci vuole più coraggio a fare come lui: prendere senza domandare, tanto…

- F-finalmente s-soli, b-bella s-signora.- disse avvicinandosi e passando in rassegna quel corpo generoso; a lui piacciono le donne “abbondanti”, gli sono sempre piaciute fin da quando era bambino: sua madre era, per così dire, “abbondante” e anche la zia Marianna, la nonna, la serva e la portiera, anche lei autorevole e imponente; era circondato da donne “abbondanti”, quelle erano le vere donne!

Le altre lo erano a metà: cosa pensavano di potere offrire ad un uomo queste serpicelle denutrite e segaligne? Ossa e fasci muscolari rinsecchiti; contatti rigidi e fragili, pelle tesa su tendini e nervi.

Diresse il pube all’altezza del capo della donna e spinse il bacino in avanti un paio di volte a mò di scherno: è bello sentirsi padrone della situazione, dominatore assoluto.

Le pose una mano sul seno: accidenti! Una mano sola non basta, queste si che sono tette!

- Adess-so noi due f-faremo t-tante cosine piacevoli e s-so già che non mi dirai di no: è v-vero che non mi dirai di no? E già, nella tua p-posizione nes-ssuna mi direbbe di no.

Rise, fra un tic e l’altro, continuando a palpeggiare il corpo inerme della donna gualcendo e stropicciando gli indumenti sulla sua pelle.

- S-sono ss-strette queste cinghie? Tra poco le s-scioglierò, ma tu n-non c-cercare di approfit-ttarne per allungare le m-mani eh!

Rise sgangheratamente mentre faceva scorrere il cuoio tra i passanti e poi le fibbie.

Cominciò a sbottonarle la camicetta, piano piano, bottone dopo bottone accarezzando qua e là lembi di pelle che man mano venivano scoperti, poi, una dopo l’altra, le sfilò le maniche e gettò l’indumento sulla sedia.

- N-non c-collabori eh! N-non immmporta, f-farò dd-da solo: n-non arrrabb-biarti s-se si s-strappa q-qualcosa!

Le sprimacciò il maestoso reggiseno con ambedue le mani cercando di sottrarsi ai tic sempre più frequenti, poi cingendo il torace della donna e ne aprì i gancetti che lo tenevano saldo sul costato e, scivolate le spalline lungo le braccia, lo tolse di scatto con un : - T-ta-tan!

Cominciò a massaggiare energicamente le grosse mammelle della donna che, immobile, non tradiva alcuna emozione, né di sdegno né di paura, tanto meno di piacere.

Scese con le mani sui fianchi e sul ventre; le dita scivolavano intorno al bordo della gonna fino all’asola e alla cerniera: con un gesto l’aprì e la sfilò con un paio di strattoni come tante volte aveva fatto, senza alcun aiuto e loro malgrado.

- T-trrrasparenti, eh? Mutandine t-trasparenti! Ti p-piace mostrarla: brutta p-porca!

Le tolse anche quelle e fece risalire le mani lungo le cosce lisce e morbide, poi sul pube che pizzicò e strizzò con ambedue le mani; esercitando tutto il suo potere sul corpo che non gli opponeva resistenza le divaricò le gambe esplorandone l’apice con gli occhi e con le dita.

- T-ti ppp-iace eh? Lo s-so chchche ti p-piace! E v-vedrai t-t-ttra un po’!

Lasciò cadere i pantaloni e si posizionò fra le sue gambe spingendo con il membro turgido contro la vagina della donna.

Un cicalino: qualcuno alla porta.

Si ricompose in fretta e corse a rispondere.

- Sssi?

- Sono il dottor Marazzi.- Rispose la voce metallica dal citofono.

Roberto annaspò un attimo e poi decise di aprire.

- B-Buonnnasera, c-come mmmai a q-ques-st’ora?- chiese affettando affabilità al dirigente.

- Devo consultare lo schedario per presentare con urgenza una relazione sul venticinquequarantaquattro: la chiede il magistrato che si occupa dell’inchiesta; ma tu, cos’hai che hai un’aria così agitata?

- N-nniennte, s-stavv-vo l-lavor-rando.- Rispose senza potersi opporre ai numerosi tic e grattandosi senza ritegno.

- Cosa stavi facendo?

- S-st-stavo p-preparando la v-ventiseiq-qu-quindici p-per l’autops-sia d-di d-domani.

- Da solo, e Bedini dov’è?

- M-m-m-mmm…

- Che ti prende? Parla.

- M-mi ha d-detto c-che andava al b-bar

- Ma è chiuso da più di un’ora? Che storia è questa? Dov’è andato il tuo collega?

- F-forssse a c-comprare le s-sigarette…

- Ho capito, vi coprite per saltare i turni! Ci penserò io, adesso!

- N-no, tt-tra poco t-torna…n-non può t-tardare…

- Bene, vorrà dire che lo aspetterò! Nel frattempo apri lo schedario e continua il tuo lavoro, poi mi occuperò di te e del tuo compare.


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--Automedon 14:04, 5 lug 2010 (UTC)


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