Hangover
Da Storiealcubo.
Vi siete mai svegliati per il mal di testa?
NO, non sto chiedendo se vi siete svegliati ed alzandovi vi è cominciato il mal di testa. Quello mi capita praticamente tutti i giorni, sono i sintomi tipici dell’ Hangover o come lo chiamano qui in Italia, il dopo sbornia.
Parlo di svegliarsi a causa del mal di testa. Un dolore atroce, le tempie che vi pulsano, gli occhi trafitti da spilli, ecco tutte quei sintomi che qualche volta vi hanno impedito di prendere sonno, oggi tutte insieme mi hanno impedito di continuare a dormire.
Apro gli occhi, come al solito non riconosco il posto dove mi trovo. Sarà qualche bagno pubblico di una stazione metro, ho scoperto che quando sono troppo sbronzo, i bagni delle stazioni sono un buon posto dove aspettare di riprendere i sensi. Il cesso di fronte a me conferma le mie impressioni, mi alzo, barcollo, mi risiedo sulla branda.
Branda ?!
Che ci fa una branda in un cesso pubblico?
Mi guardo intorno, sbarre alle finestre, porta di metallo con finestrella al centro.
Cazzo, sono in galera... di nuovo.
Ma perchè? Che ho fatto stavolta? Non mi ricordo. Sono ancora troppo sbronzo. Devo cercare di ricordare, mi rimetto sdraiato. No. Gira tutto. mi alzo di nuovo, reggendomi alla parete arrivo fino alla tazza. Vomito. Ora va meglio. Ci vorrebbe una birra per togliere il saporaccio, dubito che sia previsto il servizio in camera. Mi rimetto a letto. Ora la stanza è ferma, posso persino chiudere gli occhi, il mal di testa mi tiene sveglio, posso concentrarmi.
Che cazzo ho combinato ieri sera? Devo ricostruire il corso delle cose.
Dopo aver finito le scorte di alcol a casa sono sceso per andare alla Taverna Rossa, in tasca giusto l'ultimo sorso di whisky dell'ultima bottiglia, il carburante per il tragitto.
Nel vicolo vicino il locale c'era una figura nuova. Insolita. Una tizia seduta al bordo della strada con di fronte un tavolino ed una candela accesa. E’ vestita con un turbante in testa ed una lunga gonna colorata, ha proprio l'aria della cartomante.
Sarà una zingara che legge le carte, mi dico.
Mi avvicino, no non è una zingara, la pelle chiara, due enormi occhi azzurri ed un bel sorriso. accanto la candela un biglietto colorato con il suo nome di battaglia:
Madame AfroditeAx.
Accanto a lei c'è Vito il cane pulcioso della Taverna, mi guarda di nascosto e la cosa m’incuriosisce. Quel cane sta sempre accanto alle persone che soffrono per amore, lo fa dando il suo silenzioso supporto. Offre sguardi di comprensione, ascolta pazientemente tutti gli sfoghi, in cambio vuole soltanto un bicchiere di vino rosso rovesciato fra le sue zampe. Di solito sta dentro, accanto la giunonica Gianna, se è uscito e si è messo accanto alla cartomante, sarà sicuramente una tipa interessante.
Ho commesso l'errore di fermarmi troppo davanti il banchetto, alza lo sguardo, mi sorride e dice:
- Astutillo Gebbia ti aspettavo, accomodati. -
Capirai, pensa di avermi impressionato con questa frase ad effetto. Sono un'istituzione alla Taverna Rossa, le avranno parlato di me. Riconoscermi, data la mia imponente statura, non è certo difficile.
-Mi spiace madame, non ho soldi da spendere per conoscere le disavventure che mi capiteranno -.
Lei allunga il collo e con il mento indica la bottiglia di whisky che tengo nella tasca della giacca. D'istinto faccio una mezza torsione del busto, per proteggere la riserva d’alcol.
-Vuol dire che farò una piccola eccezione, mi accontento del contenuta di quella bottiglia- e mi porge il bicchiere vuoto.
C'è qualcosa di strano nei suoi occhi, non sono il tipo che crede alle cose soprannaturali, ma la tipa ha qualcosa di magnetico. In fondo la Taverna è aperta, l'alcol è assicurato, svuoto la bottiglia nel suo bicchiere.
Vito il cane, mi guarda e gira la testa di lato con le orecchie tese. E' palesemente sconvolto.
AfroditeAx comincia a girare le carte, mi dice che ho avuto un infanzia difficile, problemi con i enitori, un forte trauma, bla, bla, bla... ha fatto bene i compiti, mi basterano dieci minuti in taverna per scoprire chi le ha parlato di me.
Sono già pentito di aver buttato il mio whisky, ma ad un certo punto dice:
-A breve incontrerai un vecchio amico d'infanzia- sussulto, lei sorride contenta, ha azzardato e pensa di aver fatto centro.
Non sa che il mio sussulto è invece dovuto a quello che ho visto alle sue spalle. Linda il nuovo amore della Giunonica Gianna, una gnocca da paura, gambe lisce e sode, abbronzatura perfetta mani lunghe e sottili, seno prorompente, capelli corti ed un viso meraviglioso.
Ogni volta che la vedo mi manca il respiro.
Peccato che gli uomini le facciano schifo. O forse è meglio così, con uno come me non ci verrebbe mai, troppo sofisticata.
Si avvia verso la taverna con passo spedito, sguardo incazzato, mento proteso in avanti, se le mettessi un muro davanti lo sfonderebbe senza neanche accorgersene.
Povera Gianna, non sarà una bella serata per lei.
AfroditeAx tossisce, rivuole la mia attenzione. Insiste con la storia dell'amico, non sa di aver perso totalmente il mio interesse.
Io non ho mai avuto amici, da piccolo li picchiavo tutti, erano tutti terrorizzati da me. Infatti mi ero creato un amico immaginario, Armando Cazzilla. L'ultima volta che lo vidi, prima che la mia famiglia venisse distrutta, diceva di essere diventato un bambino vero e che voleva fare il giudice.
Poi i farmaci dell'istituto psichiatrico "Il sacro cuore di Gesù" me lo avevano cancellato per sempre dalla mente. Ibrahim altro ospite dell’ospedale psichiatrico non può essere considerato amico, era più che altro un piacevole passatempo.
AfroditeAx insiste: "Vi incontrerete, ti salverà e si salverà".
Io mi sono scocciato di sentire cazzate, mi alzo, la saluto, sono tentato dal riprendermi il whisky, ma lascio perdere, in fondo me la sono cercata.
A pochi metri dalla taverna noto una Mercedes bianca, nuova di zecca parcheggiata in divieto di sosta, è una cosa abbastanza insolita, sarà qualche figlio di papà venuto a sporcarsi le mani nel fango, a mischiarsi con il volgo per ostentare al meglio la propria ricchezza.
Se sono venuti a sporcarsi le mani, non posso far altro che accontentarli, penso, mentre piscio sulle maniglie degli sportelli.
Come previsto in Taverna ci sono Linda e Gianna che litigano, parlano di un tipo che si sono messe in mezzo un certo Don Vito. Lo hanno coinvolto in qualcosa di importante ma evidentemente non sono d'accordo sul come farlo uscire di scena. La discussione è comunque giunta al termine infatti dopo un paio di minuti, si baciano appassionamente sulla bocca.
Quattro fighetti seduti ad un tavolo - probabilmente i proprietari della Mercedes - fanno fischi di approvazione. Uno di loro con un forte accento milanese si propone come terzo vertice del triangolo, e lo fa oscenamente e tenendosi in bella mostra il pacco. Le due neanche lo degnano di uno sguardo, sembrano sorde, ma non lo sono, lo capisco dal fatto che Linda mette una mano nella tasca del giubboto, quella dove tiene sempre il coltello a serramanico.
Mi giro verso l'oste e dico:
"Se il coglione non la smette, finirà per farsi parecchio male."
“Spero proprio di no, Astutillo, quello è Umberto Barbini il nipote di un ministro eletto alle scorse elezioni tra le fila del partito "La Corda".-
-Il figlio di un ministro razzista alla Taverna Rossa? Cazzo, sta divetando proprio un posto malfamato questo!- dico.
L'ultima frase mi esce un pò più forte, l'oste mi conosce, sa che quello che mi ha detto mi ha fatto incazzare, si allontana.
Io esco nuovamente per strada, prendo una bella pietra pesante e la scaglio verso il finestrino della Mercedes.
Un bel botto, finestrino in frantumi.
Piomba il silenzio nel vicolo, tutti si girano a guardarmi, poi qualcuno accenna ad un applauso. L'applauso cresce, poi grida d’ovazione, alzo le braccia in segno di vittoria, faccio di corsa un giro tra le persone che si sono riunite intorno a me in cerchio, sembro un giocatore di calcio dopo aver segnato un gol, l'ultimo del giro mi mette in mano un altro sasso.
Prendo la rincorsa, salto, e scaglio il sasso sul parabrezza.
Tutto va in frantumi.
Ormai sono totalmente euforico.
Mi chino per prendere il terzo, ma non riesco ad alzarmi. Mi trovo tutti i fighetti di sopra, mi buttano a terra, cominciano a prendermi a calci e pugni, provo a reagire ma appena alzo un braccio mi becco un calcio nel fianco.
Cazzo otto gambe che colpiscono sono troppe.
Poi i calci diminuiscono, smettono di colpo, apro gli occhi, alzo la testa e scopro perchè. Da dentro la Taverna sono usciti tutti per difendermi. Adesso si stanno picchiando ferocemente, persino Vito il cane ha agguantato un polpaccio meneghino e non vuole saperne di mollarlo.
Mi alzo in piedi, sono commosso da tanta solidarietà, ma non posso certo perdermi una simile rissa, lancio un urlo ancestrale mentre corro a tutta velocità verso quei quattro ormai riuniti in gruppo per difendersi dalla folla inferocita.
Non davo tanti cazzotti da una vita, mi sento felice come Obelix in una legione romana.
Ad un certo punto mi ritrovo solo, sono spariti tutti. Ho Umberto Barbini sopra la testa pronto a scagliarlo sulla sua cazzo di Mercedes, mi giro per capire cosa succede, lo capisco troppo tardi, tre poliziotti mi si buttano addosso, mi tolgono l'imbecille dalle mani e mi strattonano un pò.
Il poliziotto più grosso mi afferra per il bavero, fa il duro anche se è almeno 15 centimetri più basso. Potrei schiacciarlo come un moscerino ma ho imparato che la divisa non si picchia, in ospedale come per strada picchiare un uomo in divisa può causarti danni molto seri.
Però qualcosa devo pur farla.
Richiamo tutto il contenuto del mio stomaco per donarlo generosamente al poliziotto proprio mentre sta dicendo la A di "sei in ARRESTO".
Mi molla di colpo, si allontana, comincia a vomitare pure lui.
Lo guardo molto soddisfatto, ma è l'ultima cosa che faccio, poi un fulmine mi colpisce alla nuca.
Ora che ho ricostruito tutto so perchè sono in questa cella e perché ho questo mal di testa, è stata la manganellata sulla nuca, mi tocco proprio sopra il collo, ho un bernoccolo grande come un uovo.
Qualcuno apre la porta della cella. La richiude urlando:”Cristo quanto puzzi!!”.
La riapre.
"Forza, facciamo in fretta, in tribunale ti aspettano. Sei proprio nella merda. In aula c'è il giudice più cattivo di tutti. Quello li odia gli ubriaconi come te, scommetto che Cazzilla non ti da meno di 5 anni.".
Sento la bocca aprirsi di schianto, il Giudice Cazzilla!
Armando, il mio amico immaginario, è davvero diventato giudice.
Richiudo la bocca in un mezzo sorriso.
"Scommessa accettata" dico, uscendo per primo dalla cella.
Firma
--Pigi 13:34, 22 mag 2010 (UTC)

