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IL TEMPO E LA ROSA

Da Storiealcubo.


E queste erano le previsioni per domani. Il Tempo era affacciato alla finestra del divenire. Tutto era un mouvement. Il cielo spostava le nuvole a suo piacimento. Il vento era il suo divenire... un battito d’ali. Il tempo del pensare, di un solo pensiero. Che tempo farà domani? Le previsioni davano nuvoloso, ma lui attese speranzoso, era incredulo ai dati forniti dall’Epson Meteo. Da quella finestra contava i fili d’erba del prato. Anche questo un γίγνεσθαι, becoming in inglese. La finestra dava su un giardino pensile, dove gli spazi erano divisi in reticoli immaginari. In ciascuno di essi volavano sincronicamente diverse specie di lepidotteri. Ognuno applicava nelle ali una sintesi di atto-potenza, strutturato in articolazioni esili. Si perdeva nell’incedere dei secondi, dei numeri. Era amministratore unico della Tutto Trasmuta sas: giudicava il più o il meno in relazione alla possibilità di trasformazione. Il cielo intanto cambiò colore, si fece plumbeo. Aggiunse un segno “+” sulla sua agenda.

Mentre passava con lo sguardo in perlustrazione il giardino, dal recinto in fondo vide fuoriuscire una rosa, aveva un lungo stelo e le foglie aperte. Da quanto tempo fosse lì non gli era dato di sapere. Forse la sua vicina, la signora Ilenia, aveva acquistato la pianta da giardinaggio.it. Non era nuova a questi spettacoli. Il Tempo venne rapito da così tanta bellezza, da non sapere quali simboli porre, se più o meno. Forse questa volta avrebbe utilizzato un per, avrebbe moltiplicato le speranze. Oppure un diviso, per restringere le incertezze. Tutto ciò potrebbe riassumersi in un semplice stato di non indifferenza, che può portare a ipotizzare un enunciato... non è misurabile il grado di meraviglia di ciò che è visibilmente bello. Per cui una rosa aperta viene ammirata dal Tempo e per un tempo indefinito. I secondi non trascorrono.

Fu così che Il Tempo restò fisso, immobile, finquando venne il nuovo giorno, le nuvole si ammassarono, e ne scaturì tutta l’acqua che la cura di un giardino avesse potuto richiedere.

Ogni speranza di un cielo terso divenne vana. Ma quella rosa divenne più bella. Il Tempo iniziò a prendere coscienza di un proprio movimento del pensiero. Tutto presupponeva un divenire di emozioni, di parole spese al vento o lasciate lì nell’angolo più remoto del proprio orizzonte ontologico.

Il Tempo da attento misuratore aveva atteso la sua trasformazione, sempre in divenire. Aveva atteso il suo futuro alla finestra su un giardino pensile. Aveva enucleato tutta la bellezza di una rosa.


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--Syt 13:12, 27 apr 2011 (UTC)


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