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ISHA E MARIONE

Da Storiealcubo.


Cap. I


Vogliamo fare gli sguatteri, le lingue appuntite a leccare gli angoli più irraggiungibili, abbiamo bisogno di humour, un sano e gustoso humour, da voler mangiare a mani nude mentre fuori il cielo non preannuncia alcun pic-nic domenicale. Isha e Marione, siamo noi, bivaccati su un tappeto unto e sporco, chissà quanti cani ci hanno pisciato e dormito sopra o quale altra anima inquieta e folle, come le nostre, ha trovato il giusto guado in qualche sera infelice. Il tempo ci è lontano più dell’orizzonte che non vediamo in questo spazio ricavato tra le colonne maleodoranti sotto la stazione TERMINI. Sul colonnato di cemento sono impresse a bomboletta svastiche e scritte inneggianti al razzismo. Ragazzate, bischerate.

Lo stomaco non parla alcuna lingua, è talmente abituato e vivere in solitudine che è felice così. Un tozzo di pane e un pò di vino ogni tanto si affacciano alla sua finestra. Lui ride come un deficiente e saluta piano piano: accomodatevi, vi attendevo, la casa è piccola ma ospitale. E come a bollire il calderone rigira le carcasse degli invitati sino al sopraggiungere di una sana cagata nell’angolo lontano da Marione.

Sembra giorno. Il canto del gallo è sfumato col passare del treno, abbiamo le ossa a pezzettoni e i reni che filtrano schiuma come una lavatrice rotta. Alzarsi in piedi e immaginarsi un cappuccino con sigaretta e birra accompagnati magari da un pezzettino di ciambellone al cioccolato è per noi un buon-giorno da dieci e lode, poi se fatto con le imponenti braccia di Giovina ha un altro sapore... e chissà l’impasto, vedo lei che si rigira sul tavoliere a mò di mattarello, ancheggiando e scuotendo gli abbondanti seni, di sicuro una sesta, come in una danza Macabra, con indosso solo il grembiule... e senza mutande. Siamo alle solite, questo il sogno primordiale di ogni giornata che dà una carica di erotica adrenalina nelle vene, dove gira più vino da un euro che materia prima, anzi dovrebbero farmi una sana trasfusione a base di Omino Bianco e varechina.

Ora se vogliamo trovare qualcosa da mettere sotto il palato dobbiamo muoverci, prima che passi il camion e si porti via il meglio della giornata. Di solito al supermercato ci vanno le anziane, e di mattina presto, per scegliere le verdure migliori, noi invece siamo per il riciclo migliore. Ci accontentiamo che gli scarti siano per lo meno masticabili e profumati, ma di quel profumo degno del miglior parmigiano ammuffito, sicuramente DOP.

Bottiglie di latte acido, yogurt alla frutta, plastica, plastica, ancora plastica, ma se non la riciclano ci possiamo guadagnare qualche centesimo? Che spreco, magari un giorno la mangeremo pure tutta questa plastica e ricicleremo la nostra merda euro7 per circolare nelle ZTL.

I denti in bocca, perchè solo lì ne è rimasto alcuno, oltre quelli che il cane del bar di Villa Borghese mi ha lasciato sul culo, sono per fortuna buoni e si fanno compagnia con i lunghi peli della barba, che contrariamente al problema nascite, si moltiplicano peggio dei conigli e già richiedono la busta paga mensile, perché è pur vero che sulla mia vecchia faccia rugosa fanno da utile scaldotto contro il freddo. Il dramma reale è che i peli del cazzo non crescono più e sono costretto a portare quelle orrende mutande di lana che pizzicano, chissà quale vecchiardo viterbese le ha buttate: erano così pulite, davano di lavanda. La loro scoperta è avvenuta circa sei mesi fa quando le scovai in un cassonetto sfondato per la roba usata fuori la stazione ferroviaria di Viterbo. Poi non parliamo del puzzo, ne vado fiero, è uno Cannel n.5 quante le volte che io e Marione ci siamo lavati l’inverno scorso e sempre a pezzi dentro fontana di Trevi in perfetto stile Mastroianni-Ekberg: Mariooone, come here.

Sono fiero della mia figura, di quel trasandato-corretto al punto giusto, che aiuta a rendere il mio aspetto degno di un serio e sincero "senza dimora" con tanto di patentino e certificato di non residenza.


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--SYT 23:52, 3 feb 2010 BOMBAY


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