Il mio secondo viaggio in brasile
Da Storiealcubo.
Lo sapevo cazzo, l'ho sempre saputo che sarebbe potuto accadere... ma volevo continuare a crederci con tutto me stesso: “sì, parto con lei e la riconquisto”... ed invece eccomi qui a morire di do...lore rinchiusa in questa cazzo di camera...in questa pousada del cazzo...aspettandole, sapendo che sono andate a scopare. Che ci fai in giro tutta la notte in un paese come Lençois, nello stato di Bahia, dove si passa da un locale all'altro e in tutti si fa la stessa identica cosa, si beve e ballando ci si struscia...bè lascio a voi pensare il possibile epilogo.
Non riesco a prendere sonno, cazzo che notte di merda, forse la peggiore della mia vita...
- FLASHBACK
Certo la scelta di partire è stata mia. Quando, un mese prima seduti davanti a casa Professa lei mi prese la mano e disse...”Io...Bè, non mi sento più molto vicina a te”.... lì per lì avevo reagito bene, l'avevo mandata a fanculo dicendole che non la volevo più rivedere...
anche se da lì a un mese saremmo dovuti partire per il Brasile, per andare a trovare Joao, caro amico che oramai in Brasile aveva trovato lavoro e serenità, oltre a una certa dose di divertimento.
.... poi col passare dei giorni il dolore aveva cominciato a farsi sentire iniziando un gioco strano, un alternanza di speranza “ la riconquisterò, Sì Io ce la farò...” e di rassegnazione “Bé ce ne sono tante in giro, basta cercare...” straziandomi il cuore in una morsa. Decisi comunque di partire, per la presenza di Chiara, la mia coinquilina e amica, che mi fece forza e mi convinse. E così ebbe inizio il mio secondo viaggio in Brasile, destinazione Bahia, così diverso dal primo, in cui spensieratezza, caipirinha e picanha furono denominatori comuni di un'avventura indimenticabile.
Arrivati a Salvador, Alex, il ragazzo di Joao, ci venne a prendere all'aeroporto, ci accompagnò a casa di suo cugino dove avremmo dovuto rimanere qualche giorno, prima di trovare una sistemazione più stabile. La voglia di vedere la perla di Bahia ci spinse ad infilarci subito in un onibus alla volta del centro storico, e dopo un'ora e mezza ci rendemmo conto che Salvador è bellissima, piena di suoni e colori, e davvero sconfinata. Sull'autobus era un continuo alternarsi di personaggi davvero singolari. Ad una fermata salirono un ragazzo con la chitarra e una ragazza coloratissima, che iniziarono a suonare un Pagode, la voce di lei era meravigliosa e suadente tanto da incantarmi e farci perdere la fermata... ma non fu grave.
Quella stessa sera ci rimpinzammo di acarajè, vatapà com cerveja e guaranà. Un'amica di Alex che si era aggiunta al gruppo, non perse tempo a cercare di sedurre Lei, facendomi quasi esplodere di gelosia. Questo fu il primo episodio di una serie, che mi spinse più volte nel corso della vacanza a staccarmi dal gruppo e proseguire sola, ma... non ci riuscii. Trovammo casa a Praia do flamenco, una zona molto turistica ma bella, immersa in un verde tropicale, fiumiciattolo e l'oceano a 2 passi.
La freddezza di lei e i continui litigi per sciocchezze, mi spinsero a proseguire il viaggio alla volta di Recife dove ci aspettava la mia amica Rose, che ci diede ospitalità. Al momento di decidere dove dormire, dato che c'erano 2 letti matrimoniali e vedendo l'imbarazzo delle due ragazze, in uno slancio di coraggio, e forse per far suscitare un po' di gelosia, mi offrii di dormire con Rose. Io e Rose ci siamo conosciute durante il mio primo viaggio, lei ha qualche anno più di me, due figlie, è davvero una bellissima ragazza e se non fossi completamente assorbita da altro, io....
Che strano ero già stata a Recife, le spiagge bellissime piene di cartelli che allarmano sulla presenza di squali, la carne do sol, le intere nottate a ballare il samba ... stavolta però mi sembrava tutto diverso, tutto più verace.
Ciò che mi stupì di più fu l'oficina de Brennard, una villa enorme immersa nel verde dove sono presenti molte delle sue opere, una moltitudine di forme falliche e vaginali; e poi la spiaggia di Itapuamà, parco protetto pieno di palme, un enorme spiaggia bianca e maria farinha, granchi bianchi e buffi. Una sera su mia richiesta ci recammo in uno dei posti che amo di più al mondo, la città di Olinda, coloratissima cittadina dall'architettura coloniale, dove, nella parte alta, si mangiano acarajè e le famose tapiocas, piadine di farina di manioca, farcite con tanti gusti diversi, dolci e salate, ma le mie preferite son con gamberi e formaggio fuso mmmmmm, che fame!!!
Proprio mentre mi stavo rilassando e rasserenando, sentendomi un po' a casa, anche grazie alla presenza di Rose, iniziai sempre più spesso a vedere le ragazze irrequiete, parlare tra loro senza dirmi nulla. Dopo qualche giorno Chiara, che si era eletta portavoce, mi disse che volevano continuare il viaggio. Un'altra lotta si scatenò dentro di me, restare o partire. Anche se cercavo di nasconderlo ero ancora innamorata e non riuscivo a restare senza Lei. A malincuore salutai Rose che mi guardava con gli occhi di chi, con un sorriso triste, sa tutto e ti compatisce. Partimmo alla volta di Juazeiro, dove lavora il mio amico portoghese Joao, e durante il tragitto ci venne in mente di passare da Lençois, perla della Chapada diamantina, paradiso degli scalatori, avventurieri, un luogo in mezzo alla natura pieno di pozze e torrenti dove poter fare il bagno. La sua peculiarità è che l'acqua è nera, proprio nera. Questo fenomeno è dovuto alla presenza di un'alga, che rende il luogo ancora più magico....bè capisco cosa si possa pensare, ma basta farci l'occhio. Decidemmo di prendere una stanza in una pousada molto graziosa, dopo aver bighellonato fino all'ora di cena. Mi son dimenticata di dire che, un po' tutta la vacanza fu caratterizzata da varie e violente litigate tra me e Lei, e a cena un po' alticci ne scoppiò una veramente violenta. Dopo attacchi verbali che attirarono l'attenzione di tutti i clienti del ristorante, ce ne tornammo alla pousada dove io mi fermai a riposare un po', abbastanza provata dalla discussione, finchè non mi addormentai.
- PRESENTE
Apro gli occhi, di loro nessuna traccia, si son portate le uniche chiavi... Cazzo!! Non posso uscire, Il tempo pare si sia fermato, cazzo, non passa mai, non riesco a riaddormentarmi, mi agito alimentando quel dolore mai sopito. Tutto potevo pensare tranne che la mia migliore amica e la mia quasi, o forse no, EX potessero andare a scopare per strada in un angolo di Lençois.
Il tempo passa lentamente, troppo lentamente, arrivano le 4, anzi le 5, poi le 6.....le 7 aaaaahhh sto per mettermi a urlare, quando sento le chiavi nella toppa...
Chiara quando apre la porta si spaventa tanto da fare un balzo indietro, forse per il mio aspetto, o forse per il rimorso di avermi lasciata lì rinchiusa.
Mentre la mia dirompente furia mista a gelosia sta per scoppiare loro addosso, realizzo che Chiara è sola e che hanno passato la notte in luoghi diversi. Dopo qualche minuto Lei arriva da una ladeira poco distante, con un bel sorriso sulle labbra, la camicetta strappata e una visibile macchia bianca sulla gonnellina. Realizzando cosa fosse quella macchia, tutta la rabbia come per incanto svanisce, e mi sento libera, libera di ridere a crepapelle, rotolandomi a terra.
Firma
--Tonho 09:41, 7 lug 2011 (UTC)

