Il nipote di Edipo
Da Storiealcubo.
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| Attenzione: Contenuto erotico. |
Giorgio Brasseni suonava la chitarra.
L'aveva comprata da ragazzino, pensava che l’avrebbe aiutato con le ragazze, che sarebbero cadute ai suoi piedi incantate dal fascino dell'artista. Con il passare del tempo si rese conto che la chitarra non bastava a nascondere la sua goffaggine, anche dopo aver imparato i pezzi più in voga, quelli più romantici o quelli più virtuosi, le ragazze lo scaricavano dopo le prime due frasi. Era troppo timido, cominciava a balbettare, diventava tutto rosso e non trovava mai il coraggio di allungare il collo verso le labbra della bella di turno.
Semplicemente la bellezza lo spaventava, lo rendeva insicuro.
Anni dopo la chitarra era diventata la sua unica compagna, lo ascoltava nella solitudine, calmava la sua rabbia, lo consolava quando si sentiva triste.
Quel pomeriggio suonava per quest'ultimo motivo.
Era triste. Mezz'ora prima aveva ricevuto la telefonata di un avvocato, gli comunicava che la nonna era morta, essendo l'unico erede ancora in vita la casa terzo piano del paesino di campagna sarebbe passata a lui. La nonna aveva già predisposto tutto per il funerale, e che lui, l'avvocato, avrebbe dovuto fare quella telefonata solo dopo il funerale.
Si accordarono per vedersi nel tardo pomeriggio, per la consegna delle chiavi.
La sera stessa era nella sua nuova casa. C'era ancora l'odore che sentiva da bambino, in bagno riconobbe l'odore del sapone che usava la nonna.
Andò in camera da letto, si sdraiò con la chitarra in mano e cominciò a suonare.
Dopo un po’ di tempo passato a ricordare i momenti felici con la nonna, si alzò, posò i piedi sullo scendiletto e con il tallone urtò una scatola di legno.
Era chiusa a chiave.
Prese la scatola e la guardò a lungo, poi prese il coltellino dalla tasca e forzò la serratura.
Quello che trovò era a prima vista ciò che si aspettava.
Lettere e fotografie, ma quello che trovò sotto il pacco di lettere lo turbò come poche cose nella vita.
C'era un oggetto cilindrico in legno massiccio, nero come il carbone, mogano, era lungo trenta centimetri e la punta arrotondata mostrava inequivocabili segni di usura, non c'erano dubbi, si trattava di un oggetto di auto erotismo, si, insomma, un grosso cazzo di legno.
Richiuse la scatola, la rimise sotto il letto.
Non voleva sapere oltre, troppe emozioni quel giorno.
Riprese a suonare la chitarra, dopo neanche cinque minuti aveva di nuovo la scatola in mano, cominciò a sfogliare le foto.
In breve tempo scoprì che sua nonna non si faceva mancare nulla riguardo al sesso.
La corrispondenza con i suoi numerosi amanti non aveva nulla da invidiare alle storie lette nei giornaletti porno della sua triste e solitaria adolescenza.
Le foto mostravano la nonna, giovane e, porca miseria, maledettamente bella. Riusciva a destreggiarsi senza problemi con tre uomini per volta.
Quando vide la foto di un primo piano della vagina della nonna con due dita dentro, si rese conto di avere un'erezione.
Lanciò via le foto, si diede un gran pugno sul sesso e sconvolto fino alle lacrime corse in bagno in preda ai tremori. Si sciacquò la faccia, respirò a fondo, e quando nella sua testa cominciarono a balenare tutte le attenuanti possibili per giustificare il comportamento della nonna, l'erezione era già un brutto ricordo.
Si ripeteva che in fondo non c'era nulla di male, era solo sesso. Una donna rimasta vedova a trentacinque anni, avrà avuto il diritto di combattere la solitudine come meglio credeva. In fondo era stata anche brava, a nessuno dei suoi parenti aveva fatto capire nulla. Era stata una nonna normale, dolce, generosa, apprensiva come solo le nonne sanno essere.
Tornò nella camera a letto, ricompose la scatola, la rimise sotto il letto e con la serenità dell'uomo razionale che ha rimesso in ordine la stanza dopo il passaggio di un gorilla, si mise a dormire, abbracciato alla chitarra.
Com'era prevedibile la notte fu molto agitata, si svegliò quasi ogni ora, poi quando arrivarono le prime luci dell'alba prese finalmente sonno, e sognò. La donna che gli apparve in sogno aveva gli occhi azzurri della nonna, ma era molto più giovane, era bella, lucente, con le gote rosse, i capelli biondi al vento e vestita del solo fermaglio di brillanti sopra l'orecchio.
Si avvicinò a lui sdraiato nel letto, sbottonò i pantaloni, si leccò vogliosamente il palmo della mano e cominciò a massaggiargli il sesso, lentamente, poi con i denti mordicchiò la punta. Quello fu l'istante in cui un orgasmo di dimensioni epiche lo trascinò fuori dal sogno. Aprì gli occhi e vide la stanza girare vorticosamente, li richiuse, quando li riaprì si rese conto di aver avuto una polluzione notturna, come quando era adolescente.
Solo che allora si svegliava scocciato per la sensazione di sporco al bassoventre.
Quella mattina invece si sentiva sporco dentro, marcio, fino al midollo.
Era come se il suo lato più sordido ed oscuro avesse preso il sopravvento per stuprare quanto più di bello ed innocente aveva conosciuto nella vita.
La sua mente aveva violato l'inviolabile, come pisciare su un Caravaggio, prendere a cazzotti un moribondo, o cagare sull'altare di una chiesa...
Restò tutto il giorno a casa, non aveva il coraggio di mettere il naso fuori, pensava di essere diventato un mostro inguardabile, purtroppo non aveva un dipinto come Dorian Gray.
Neanche la chitarra riusciva a consolarlo.
Arrivò la sera, non aveva mangiato, non aveva bevuto, e sebbene fosse rimasto a letto tutto il giorno, si sentiva stanco, distrutto, ma non riusciva a prendere sonno. Sdraiato sul letto alternava lo sguardo tra la finestra, le mani aperte sulla pancia e la chitarra alla sua sinistra.
Di solito nella letteratura, nei fumetti, nei film, i fantasmi appaiono lentamente: una tenda che si muove, un rumore, poi un sospiro, una forma semi trasparente e volteggiante a mezz'aria...
Purtroppo per Giorgio non fu così, dopo aver guardato le mani sulla pancia era il turno della chitarra, ed accanto alla chitarra c'era lei, la nonna, bella come la sera prima, sorridente come la sera prima, NUDA come la sera prima.
A Giorgio venne quasi un infarto, il cuore in gola, i battiti nelle orecchie ed il culo serrato come un lucchetto.
Non riusciva a parlare, quindi fu la donna a cominciare: "Come sei cresciuto ", disse,"sei diventato proprio un bell'uomo.".
Dopo un intero minuto a balbettare Giorgio riuscì a rispondere:"Nonna... sei proprio tu... io, non so che dire, eri, eri tu ieri notte... io,io, ti chiedo perdono, ti chiedo scusa, sono un mostro, non volevo, non dovevo.." "Non volevi cosa? Non dovevi cosa? Non mi sembra che ieri tu abbia fatto molto, ho dovuto fare tutto io, e quanto a quello che hai fatto tu, beh, direi che non hai fatto nulla, sei stato, diciamo, un po’ troppo rapido, ecco." Giorgio non credeva alle sue orecchie, cercò d spiegare che era stato un mostro a sognare quelle cose, che una cosa del genere non si fa, che è è perversione assoluta e totale. Ma ogni ragionamento razionale portava con se il difetto che stava parlando con il fantasma di sua nonna vestita del solo fermaglio e che lei, per di più, si avvicinava lentamente.
La discussione e le resistenze di Giorgio crollarono quando il fantasma gli mise una lingua nell'orecchio.
Quella fu in assoluto la notte di sesso più lunga e più bella della sua vita, fecero l'amore molte volte e nelle pause parlarono a lungo. Giorgio scoprì nel fantasma una compagna dolce, comprensiva e appassionata.
Dopo quella notte diventarono amanti.
In un mese Giorgio imparò come far felice una donna in mille modi diversi, divenne più sicuro, tutta quella attività fisica notturna gli restituì il tono muscolare di un ventenne, su consiglio di lei si fece crescere i baffi, come gli attori di quel film pornografico che aveva girato da ragazza.
Come una vera musa sa fare, la donna donò la serenità a Giorgio e lui trovò l'idea per nuovi arrangiamenti musicali, mise su un gruppo jazz ed incise un disco.
Di giorno suonava e registrava in uno studio musicale, la sera correva a casa per incontrarsi con la sua focosa amante.
Se le storie di sesso di solito hanno vita breve, quelle con aggiunta di un doppio incesto esoterico sono tanto rare quanto effimere.
Giorgio, divenuto così affascinante e sicuro di sè, ricevette presto le attenzioni di Valentina, la graziosa segretaria dello studio di registrazione.
S’innamorarono subito, cominciarono a vedersi ed amarsi di giorno nei bagni dello studio e qualche pomeriggio a casa di lei.
Dopo tre settimane, una notte, Giorgio dormì da Valentina, ed il giorno seguente aveva acconsentito a trasferirsi a casa di lei.
Al suo rientro la sera successiva non sapeva cosa sarebbe successo. Non era per niente pronto ad affrontare il fantasma della nonna incazzata. Non sapeva proprio cosa aspettarsi.
Quella sera la nonna si presentò, per la prima volta, vestita.
Sorrideva.
Gli disse che sapeva che questo momento sarebbe arrivato, che non era per niente arrabbiata che capiva le esigenze del suo bel nipote e che lo avrebbe lasciato libero di vivere la vita che desiderava.
Era pur sempre sua nonna e voleva solo il suo bene! Le dispiaceva solo dover affrontare la solitudine, non era pronta alla pace dei sensi che impone la vita eterna, la sua condizione da ectoplasma le aveva restituito un corpo giovane e forte, voleva quindi restare sulla terra per continuare a godere di tutto ciò che il corpo di un uomo poteva offrirle.
Giorgio capì. Si accordarono.
Da quel giorno Giorgio mise in affitto la casa, ma solo ad uomini soli che rispondessero ai gusti della nonna. I potenziali affittuari credevano di visitare la casa per valutarla, ma in realtà era la nonna a valutarli attentamente per decidere se sarebbero stati dei buoni amanti.
Quando trovava quello giusto, la casa era affittata, dopo qualche mese Giorgio aumentava l'affitto, ma quello, innamorato perso, era disposto a pagare qualsiasi cifra.
La vita dell'artista rendeva ben poco a Giorgio, ma come pappone del fantasma di sua nonna riuscì a togliersi più di un capriccio con Valentina.
Comprarono una casa, ebbero dei figli, e vissero tutti felici e contenti.
| Note |
| Racconto scritto per la rivista P.D.F. (Prendi,Dai,Fotti) di www.abattoir.it. E' un omaggio a George Brassens ed alla sua poesia "Il nipote di Edipo". |
Firma
--Pigi 10:11, 3 gen 2012 (UTC)

