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Il tagliapietre

Da Storiealcubo.

Introduzione
«Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio. E poco più avanti Gesù ne fornisce la spiegazione ai discepoli che ne hanno fatto esplicita richiesta: Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!>> (Matteo, La Parabola della zizzania, 13.24-30, 13.37-42).

A tutti è noto il proverbio In vino veritas, che si riferisce al fatto che il bere provoca un abbassamento delle difese, una diminuzione dei freni inibitori (incapacità di gestire e controllare le emozioni) preposti alla salvaguardia dell'Io e un deficit progressivo dell'attenzione, dei riflessi e della memoria fino a dei veri e propri blackouts della coscienza. Risultato è una sgradevole sensazione di amnesia e, non ultima, la tendenza a dire cose che non hanno senso fino a confessare esperienze rimosse (senza consapevolezza) o, al contrario, che si preferisce non rivelare ad alcuno. Intorno al bere vino sono state avanzate diverse riflessioni, tra cui il fatto che possa essere usato come una giustificazione, essendo il vino, da un lato, un facilitatore sociale (per le personalità un po' alticce, insicure, con bassa o eccessiva secrezione dopaminica) ma, anche, un potente mezzo di infrazione alle regole e agli schemi della vita quotidiana, capace di indurre alla commixtio sanguinis e al tradimento dei propri principi e del proprio partner. C'è anche un altro aspetto che vorrei mettere in luce attraverso ciò che mi accingo a raccontare e, cioè, che, nella cultura italiana, ma, soprattutto, siciliana, una donna che si vede nell'agorà, anche se poche volte, con un bicchiere di vino in mano è considerata “bevitura2” e, quindi, quel “poche volte” viene mutato in “spesso” e “da tenere sotto controllo o temere”. E' la gallina che fa l'uovo o l'uovo che fa la gallina, nell'agoraio3? Basta un'insinuazione da parte di un membro stimato dal gruppo che tutti stanno all'erta e al primo errore ecco che, senza fondamenta, si costruiscono grattacieli ovvero storie inudibili intorno ad una persona, che pure ha commesso un errore: non quello di bere, ma di essere spontanea senza giustificazioni valide.

“Il falso che si genera nei discorsi deriva dal falso che si genera nel pensiero, e, entrambi, derivano dal pensare o dire ciò che non è. Vera è la proposizione che dice su di te le cose che sono come sono, falsa è quella che dice di te cose diverse da quelle che sono, ma la falsità, per essere, ha bisogno dell’alterità” (Platone, Sofista).

Tutto è cominciato quel giorno in cui, come tanti altri, mi alzai di buon'ora, indossai uno dei miei vestiti “transformers”, come li chiamo io scherzosamente, almeno fino a quando non li brevetterò davvero (eheh!), che mi consentono di andare in bicicletta persino in uno di quegli agorai in cui la forma, l'apparenza, lo status sociale e, soprattutto, la riconoscibilità sociale (iu non sugnu 'nuddu ammiaschiatu cu nenti', naaaa... 'na 'fusion4' sono!) sembrano predominare sulla sostanza, lo spessore culturale e l'effettiva valen...za! Presentarsi in bicicletta ad una riunione di giornalisti di un certo livello, senza tailleur ma con un completo sobrio e comunque d'effetto può essere letto in diversi modi, ma non mi sono, poi, tanto curata, fino a questo momento, di tante cose e, non per stoltezza o superficialità o per eccesso di acriticità e benevolenza o per non avere chiaro quale sia il senso comune delle cose, ma per praticità, per ottenere il massimo rendimento con il minor consumo (sfruttando le ore della giornata per mantenere sani corpo-mente-relazione, di cui ogni individuo/non-monade-isolata è costituito) e, lo ammetto, anche per una certa dose di disinteresse e menefreghismo (per ciò che non mi persuado sia importante, malgrado per la massa lo sia) che mi inietto ogni giorno, appena sveglia.

Io nasco 'medico della mente', 'detective dell'animo' ovvero Psicologa Clinica, laureata (facendo una sintesi troppo ristretta, mio malgrado, perchè la Psicologia Clinica è poliedrica) per analizzare le menti e le patologie individuali, collettive e istituzionali, ma già in età infantile spiccavo per il mio talento scrittoreo e artistico e, come, spesso, accade, mi sono ritrovata sempre a fare i compiti per tutti. Questa mia velleità è evoluta, come il resto di me, insieme alla mia capacità poliedrica e camaleontica. Mi sono ritrovata così, sin dai tempi dell'università, a indossare panni di Ghost Writer. No!!! Non immaginatemi girare con un lenzuolo per i corridoi dell'Università! Non è certo questo che significa essere Ghost, vivere nell'ombra di qualcuno... E neanche essere, per natura, un'ombra, senza personalità. Sono scrittrice, ufficialmente dal 2006 o, meglio, 'scrittrice clinica' e scrivo per il gusto di “pokare” le persone, usando un linguaggio “facebocchiante” o “facebaccante”... Ciò che scrivo non è fine a... “me stessa” e, con volo, più che pindarico, oserei dire iperbolico (da una costante all'infinit5), io spero di provocare qualcosa: emozioni, pensieri, cambiamento... Mettiamola, dunque, così: la mia identità clinica è, in generale, poliedrica e camaleontica. Nello specifico, focalizzandoci sulla mia identità di scrittrice, essa è double face: da un lato, visibile, dall'altra, invisibile, Ghost, segreta.

A questo punto, vi chiederete “quando finisce questo preambolo?”, ma io mi auguro che sia utile per comprendere a fondo il senso del mio racconto, che riprendo subito. Come ho detto, mi trovavo ad una riunione di intelaiatura dell'Ordine dei giornalisti, invitata da una collega, con la quale tessevo una amicizia, che è, poi, si è avviluppata. Fu lì che conobbi il giornalista Ruggiero Tortorici, discendente da una antica famiglia nobiliare siciliana, la cui curiosità si accese, quando, nel corso di una dissertazione inerente la mia poliedricità professionale, mi venne chiesto di cosa si occupa una 'Clinical Ghost Writer', come mi definisco. Lavorare “nell'ombra” di qualcuno sta a significare immedesimarsi (e provare empatia) in un cliente traducendo in parole ciò che non riesce ad esprimere anche per mancanza di tempo. Sentendo, poi, quali eoliche competenze aggiuntive possiedo essendo una 'clinica', il Sig. Tortorici fu preso da un desiderio parossistico di spalmarsi il mio ingaggio sulle sue mani viscide6. La domanda ve la porrete pure voi: come mai un giornalista ha bisogno di una Ghost Writer? Mancanza di tempo o di etica (deficit e alterata funzione dell'acido folium7)? Ciò che lo scatenò fu anche questo, ma non solo, nonostante in quel momento mi sfuggissero altre insane motivazioni venute a galla col tempo (come strobili pigne8), legate all'attrazione sessuale e al desiderio di confermare la propria virilità e capacità ancora viva (in un uomo di settanta anni), oltre che ad una volontà morbosa e fanatica di sentirsi vivo e giovane. In effetti, mi chiese di scrivere un romanzo su di lui, partendo dall'infanzia, addirittura dai primi giorni di vita. Grazie alle mie competenze cliniche avrei potuto, finalmente, soddisfare, così sembrava augurarsi vivissimamente, la sua voglia di sapere cosa fosse veramente successo when he was a child e nel corso della sua vita, costellata da frequenti o episodici “momenti di buio, vuoti di memoria”. Stabilimmo un incontro, venne nel mio studio. Lo accolsi con il camice bianco, un vestimento assolutamente neutrale e non transformer, ma che mi conferisce un tono e un rigore che mette in moto degli accadimenti (altri, rispetto a chi non beve per essere certo di avere la leva del freno sporgente) per effetto di una necessaria suggestione e manipolazione psicologica dei pensieri. La sua storia era veramente affascinante, i miei neuroni si erano risvegliati tutti all'unisono, ero entusiasta anche se contenuta, in quanto, solo dopo qualche incontro, avremmo firmato il contratto e confermato l'incarico. Se non altro, i cinque colloqui conoscitivi che precedettero la definizione della parcella me li pagò. Volli, infatti, raccontata, almeno sommariamente, la storia che lui riteneva angosciante, misteriosa, da svelare e meritevole della stesura di un romanzo.

Dal punto di vista clinico, già dalle prime battute, mi resi conto di essere davanti a un caso altamente complesso, con molti punti interrogativi a cui dare risposta, con dei misteri effettivamente bislacchi che iniziavano nel retroterra infantile, ma ve ne erano degli altri, non sapevo ancora quanto connessi, legati all'età adulta fino alla sua anzianità. Persino l'attività onirica di questo soggetto era da indagare e analizzare: ricca di déjà vu continui, di premonizioni e di visioni che rasentavano il paranormale. Dal punto di vista legale, sentivo anche puzza di scheletri umani nell'armadio, il che non era assolutamente rassicurante. Da bambino, mi raccontò di essersi ritrovato in ospedale, ma di non ricordare assolutamente nulla di quanto gli era accaduto e sua mamma continuò a inventargli scuse pur di non raccontare la verità. Dovevo scoprire cosa gli accadde allora e cosa gli accadeva tutte le volte che, in età adulta, scompariva per giorni e non si sapeva che fine facesse e lui stesso non sapeva rispondere a questa domanda. Diceva solo, spesso, durante i colloqui, che aveva dei lati oscuri e dei segreti incoffessabili e spaventevoli, che, finalmente, sapeva e sentiva di poter raccontare a me e non solo per il segreto professionale a cui sono tenuta per codice deontologico. Purtroppo (o per grazia divina), al momento della visione del contratto e della parcella, si scoraggiò e non si sentì di andare a scandagliare i fatti della sua vita al prezzo che chiedevo, che, vi assicuro, era davvero basso, riconoscendo il fatto di non essere una Ghost Writer nota e iscritta all'albo. Nel frattempo, lui confessò di provare nei miei confronti una stima e una curiosità che, all'interno del setting clinico, non avrebbe potuto soddisfare e misurare. Così, mi propose un cambiamento di intenti, anche avendo interessi in comune, come il giornalismo e l'amicizia con Carola, ragazza francese coniugata con un siciliano, anch'esso nostro amico. Essendo sposato, io mi mantenni sulle mie, ma, ritrovandoci, spesso, alle feste e ai congressi, scattò quella che consideravo una buona amicizia, anche perchè Carola mi aveva confermato che era un uomo serio e un gentiluomo. Usciva anche senza la moglie, per incompatibilità di alcuni interessi. E' anche giusto che, all'interno di un matrimonio, si respiri. E vai oggi e vai domani, un giorno lui mi confessò di essersi innamorato di me. Già, un uomo di oltre settanta anni si era innamorato, anzi, si riteneva innamorato come un bambino, ma sosteneva di essere molto razionale e consapevole della impossibilità che tale amore trovasse corrispondenza, non solo per la differenza di età. Avevo io stessa (e non a caso) toccato l'argomento “amore”, in più di un'occasione, condividendo con lui quali fossero le mie esigenze e la mia osticità e repulsione assoluta nei confronti degli uomini sposati (con tanti pesci in mare, tra l'altro...). All'inizio, alla mia risposta negativa, seguì il mio rifiuto ad aderire ad alcuni meeting, anche tra amici, pur di evitare in lui, da una parte, l'attivazione di determinate dinamiche inconsce che possono essere disturbanti e distoniche e in me, dall'altra parte, imbarazzo, fastidio, per non parlare dell'offesa che c'è dietro un simile codazzamento. Poi, cominciarono, da parte sua, una serie di azioni per persuadermi circa il suo pentimento per avermi messo in imbarazzo, in modo tale da salvare l'amicizia. Il mio cuore fu toccato dallla dolcezza infantile delle sue parole, gli credetti, inciampando, così, nella pietra che aveva posto così d'accosto a me da cogliermi in tranello. Quando dovevamo uscire con Carola, io, infatti, avevo la brutta abitudine, non ancora perduta, di farmi venire a prendere, anche se valuto i rischi di questa scelta legati al fatto di non essere autonoma. Così, quando mi invitava, guarda caso lui era sempre disponibile a passare a prendermi, anche perchè ero di strada. Sua moglie era consensiente e mi ero guardata bene dall'evitare che non sapesse di questi suoi atteggiamenti di generosità e cavalleria nei miei riguardi e, dunque, non mi sembrava esserci nulla di male, anche se sentivo sempre la stessa puzza di guai, che, ahimè, non ho ascoltato, per sovrastima di me stessa e, insieme, ingenuità ed inesperienza. Ogni volta che uscivamo insieme, anche se non lo chiedevo, spuntava un bicchiere di vino, un cocktail, con la scusa del gesto di cavalleria e io, che conosco bene i miei limiti e detesto l'effetto dell'alcool se si supera un certo limite, ci cascavo come pera matura, da sobria gourmette. Intanto, il Tagliapietra tesseva la sua trama, la sua mentionia (mentis somnia = bugiardi sogni della mente), perchè, a mia insaputa, insinuava il dubbio che io bevessi troppo a chi gli tendeva l'orecchio. Che sapeva, questi, che ne avevo bevuto uno o due di bicchieri!!! Mi vedeva tracannare un giunchetto proprio quando lui faceva la battuta e lui era sempre lì, subito pronto ad offrirmene un altro, il che mi faceva sentire coccolata, lusingata, preziosa. E il vaso era, quasi, colmo, quando lui aggiunse l'ultima fatale goccia! Eravamo a un capodanno, sapeva che mi sentivo triste, perchè mi ero innamorata di un ragazzo, con il quale condividevamo una serie di progetti professionali ed affettivi, il quale ebbe un incidente molto grave che lo costrinse ad essere un vegetale, trasformando in un incubo i sogni di entrambi. Ero fragile, disperata, affranta, ma decisi di andare lo stesso al cenone, sbagliando, perchè, tra i bicchieri di vino che lui mi avvicinava e quelli che bevetti io, non essendo abituata, mi sentii male e cela fait vomir (fr., quella cosa è spiacevole, smuove lo stomaco... e non il ventre!). Ergo che Carola e gli altri conoscenti presenti trovarono l'ago nel pagliaio. Era il momento per affondare la spada nel, già, cadavere: disse che avevo questa brutta abitudine e lui era seriamente preoccupato, disse che, dopo aver bevuto, più volte avevo raccontato fatti e misfatti della mia vita: per es., che quel ragazzo per cui piangevo, avevo confessato fosse solo una bugia, … bellissima, ricchissima, alta 192 cm, con gli occhi blu e tanto amore ed energia! Disse, ancora, che avevo confidato, in lacrime, di essere stata violentata dal fratello di Carola, che, davvero avevo conosciuto, ma in una unica occasione e ne avevo apprezzato a voce la bellezza e il fascino, ma era finita lì, punto! Lui era tornato a Parigi.

Insomma, Carola si trovò in una posizione scomoda e, tristemente (se si guarda solo al lato negativo della faccenda e non al risvolto positivo: avere aperto l'Iride, ma chiuso il forziere), scelse di credere al Tagliapietra, che conosceva e frequentava da tanti anni, da prima del suo matrimonio siciliano e del quale apprezzava la generosità e con cui condivideva la stessa stanza in ufficio. Mi fece male il confronto con la mia amica, sebbene la mia reazione, alla notizia che lei credeva a tutte quelle 'menzomnie' (o mezze calumnie9) e ad altre da lui dette, fu diplomatica e deferente, mi limitai a prendere atto del taglio 'trincante10' che era, ormai, stato eseguito. Ebbi occasione di rivedere quel folle, che mi chiedo come possa essere ritenuto, anche senza occhio clinico, una persona equilibrata e sana oltre che credibile. Mi sorse il dubbio, legittimo clinicamente, che lui credesse davvero alle 'menzomnie' che aveva costruito e architettato, aveva praticamente finito col crederci (o vi era confusione tra realtà e fantasia? Tra sogno onirico e realtà? Tra verità oggettiva e falsità così voluta? Tra desiderio di essere giovane ed età anagrafica? Mumble)! Mi disse che avrebbe seminato logli attorno a me, anche tra i direttori di giornale per cui scrivevo. La mia reazione? Non ero neanche pagata, chi me lo faceva fare ad elargire i miei preziosi riverberi cogitativi senza retribuzione??? Oggi, dopo qualche anno, la mia soddisfazione è multipla: non solo quei direttori mi hanno chiesto più volte di ricominciare a scrivere per loro, anche retribuendomi, ma la mia amica sta avendo un ripensamento, a quanto pare, sul Tagliapietra... Se fosse lui l'ambriacogno11?>>, scrisse e 'allegoriZzò' (con la “Z12”...) Elettra, mentre gli odori della cucina richiamavano la sua attenzione, destavano i suoi sensibilissimi e selettivi sensi, stuzzicavano la golosità da gourmette. Il piatto fusion di cosciotti e costolette d'agnello, con i cocci di salse, vari contorni, due o tre pagnotte di diverso gusto e le bruschette di pan pizza erano pronti, ma la catena dei suoi romanzi non era pronta, anche se fumante...! Ele aveva l'acquolina in bocca e... al cervello (troppa corrente elettrochimica in circolo attivata già per via del libro e, si sa come funziona il cervello! Al solo pensiero di un alimento o di un agapè che si desidera gustare si mettono in azione le ghiandole produttrici di saliva, dopamina, ...), ma era più appetitoso aspettare per mangiare e duettare tutti assieme, durante l'agapè13...

Note
1 Andrea Tagliapietra è autore del saggio “Filosofia della bugia” (Mondadori, 2001); riferimento alla lavorazione della pietra, che bisogna staccare, tagliare e, poi, lavorare e cognare. Lavorare la pietra, vuol dire conoscerla e dominarla. Come la vita, sul più bello, si può spezzare (Scalpellino, wikipedia).

2 “Bevitura”, dial. Sic., con accezione negativa e dispregiativa; “bevitrice”, it..

3 Espressione usata dallo stimato P. M..

4 Come una cara amica, C. S., ha definito un pasto conviviale (d'Agapè; LV, Armando 2007) che ha come caratteristica il fatto di essere il risultato di un mix di sapori, proteine, verdure e carboidrati.

5 Di “iperbole” si è parlato nel corso dell'agapè tra amici, avvenuto il 1 maggio 2010, presso una trattoria della zona Kalsa di Palermo.

6. Richiamo al gioco del calcio, che prevede lo scambiarsi e il tirarsi la palla oltre che il goal finale. Chi ha fatto goal, in questo caso?

7. Lat., “foglia” (riferimento alle foglie che cadono in autunno e alla demenza non necessariamente associata ad una età matura); vi è una correlazione tra la produzione di acido folico e sintomi negativi: sono chiamati così quelli che sono diminuzione, declino o scomparsa di alcune capacità o esperienze normali del soggetto. Possono includere inadeguatezza nel comportamento della persona, deficit delle emozioni e delle funzioni comunicative, anedonia e altri deficit dell'apparato per pensare i pensieri (sintomi negativi/wikipedia).

8. Io uso “strobilo”, in luogo di “stronzo”. Strobilo è un personaggio dell'Aulularia di Plauto. Richiamo, dunque, alle dinamiche tragi-comiche che lo vedono come co-protagonista insieme ad Antrace... e a Congrione.... Come potete leggere, ho escogitato un modo per evitare il linguaggio volgare e trasformare in facezia licenziosa un'espressione, altrimenti, offensiva; “strobilo”: falso frutto delle Gimnosperme, in realtà infiorescenza, con fiori unisessuali, costituito da squame recanti le sacche polliniche, o da foglie carpellari che portano gli ovuli e successivamente i semi; nei Licopodi complesso spiciforme di sporofilli alla terminazione di rami con geotropismo negativo (in http://www.dizi.it).

9. Richiamo al gioco del calcio, che prevede lo scambiarsi e il tirarsi la palla oltre che il goal finale. Chi ha fatto goal, in questo caso?

10. In luogo di 'intrigante', utilizzando una 'scalpellante' terminologia.

11. Voce dialettale piemontese.

12. Richiamo al romanzo ancora inedito di LV (2008).

13. “Se agapè vuol dir banchetto/, col tuo nome io mi diletto/: e ti gusto, o mia agapè/, come un dolce canapè./ Se agapè vuol dire amore, /al tuo nome rendo onore:/ e t’invito, o mia agapè, /a duettar sul canapè” [D. Russo, Agapè (1999); LV, Per un mondo a misura di adulto e bambino, Armando ed., Roma, 2007)].

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--Utente: Laura Valenti 09:47, 6 mag 2010 (UTC)


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