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L'effetto farfalla

Da Storiealcubo.


ANTEFATTO:

Se una farfalla batte le ali in Messico il fatto può provocare un uragano in Europa


Alla periferia di Tijuana (Mexico) uno splendido esemplare di farfalla “melanargia galatea” batté le ali.

UNO

Juanita, che era di ritorno dalla sua scuola di recitazione, rimase affascinata dagli splendidi colori dell’insetto. Aveva appena ottenuto il ruolo di Clotilde nell’opera “la muňeca” di Felipe Hernandez. Come tutti sanno, Clotilde non è esattamente la protagonista dell’opera, ma era sempre il primo ruolo tutto suo. E Juanita era felice, ed i colori della melanargia esaltarono a tal punto la sua gioia che per la distrazione…perse l’ultimo autobus per casa.


DUE

Era solo questione di attimi e Ramon lo sapeva. In questi casi il suo metodo era di contare fino a tre e poi baciarla, senza pensarci un attimo in più. Aveva passato il pomeriggio con Dulce, e sapeva che era arrivato il momento di darle un bacio. Ora o mai più! Amava quella donna! Forse sarebbe diventata la sua “esposa”.

-1-

I suoi capelli neri ed i suoi occhi castani l’avevano ipnotizzato, doveva baciarla e doveva baciarla adesso.

-2-

Le sue labbra rosse a forma di fragola sembravano fatte per essere baciate. Sentiva già il loro dolce sapore.

-3-

Ora o mai più…

Ma il telefonino di Dulce suonò. Aveva come suoneria “la Bamba”. E non è esattamente meraviglioso che il primo bacio che stai per dare alla presunta donna della tua vita venga interrotto dalla Bamba! Dulce rispose. Parlò, pochi minuti e subito dopo, un po’ infastidita si alzò dalla panchina su cui era seduta. E disse:

- Quella stupida di mia sorella Juanita ha perso l’autobus, devo andare a prenderla. Scusami Ramon, devo andare. Ci sentiamo nei prossimi giorni, grazie della bella giornata. Chiamami, ci conto.

Sorrise e andò via.

Ramon ci rimase un po’ male ma capiva che era una cosa recuperabile. La sera stessa l’avrebbe chiamata e l'avrebbe invitata a cena in quel ristorantino vicino al mare. Che costava pure poco, non ci avrebbe nemmeno speso uno sproposito. Si frugò le tasca in cerca del numero di Dulce…ma…dov’era finito?? Cazzo, NO!! Quando si erano rincorsi sulla spiaggia doveva essergli caduto nella sabbia.

Tornò sulla spiaggia e cercò disperatamente il numero di Dulce.

Dopo un mese Ramon chiamò Dulce. Aveva dovuto chiedere di nuovo il suo numero a Pablo, il vicino di casa di Dulce, che però era stato in viaggio per tutto il mese, ed era tornato solo il giorno prima. Dulce uscì con Ramon e accetto baciò. Fecero pure l'amore, subito prima di rivelargli di essersi fidanzata nel frattempo con un altro uomo.


TRE

Victor ora sapeva che Dulce lo tradiva con quel Ramon, quell’idiota che vendeva collanine al muelle de SanBlas per vivere. Victor si trovava a La Paz per lavoro e lei glielo aveva detto al telefono. Era stata crudele, non aveva neanche cercato le parole giuste. Victor, chiuso nel suo albergo, guardava le finestre assolate e nel frattempo pensava a Dulce tra le braccia di un altro. E fu allora che decise di farla finita. Forse la colpa fu del troppo caldo, il sole cocente della domenica pomeriggio, il silenzio o la distanza. Ma quel viaggio sarebbe stato il suo volo del cigno, la sua fine. Già…un bel volo. Aveva solo voglia di finirla. Senza pensarci troppo a lungo, salì sul davanzale della finestra del quinto piano dell’Hostello del verano e si lanciò nel vuoto.


QUATTRO

Pedro non poteva crederci!! La sua splendida macchina, la sua Jaguar XJ13 del ’66 era andata! Un cazzo di uomo d’affari di merda era precipitato dall’ Hostello del verano proprio sul cofano della sua automobile. Era ancora sotto shock per valutarne i danni, ma sicuramente si trattava di milioni di pesos. E lui non li aveva. Rimase fermo per un’ora intera a guardare il rottame che fino a poche ore fa andava da zero a cento in 10 secondi. Poi si scosse e decise di tornare a casa per chiamare il suo meccanico.


Prese la metropolitana, come non succedeva ormai da mesi. Aveva quasi le lacrime agli occhi, pensava e ripensava alla stupenda sensazione del vento tra i capelli quando affrontava con la Jaguar le curve nei dintorni di Tijuana…oddio, la sua macchina, la sua splendida macchina…era distrutta. Non si accorse nemmeno del bestione contro cui andò a sbattere a pochi passi dalla piattaforma dove il treno stava per partire.

L’uomo assomigliava ad un armadio! Alto almeno uno e novanta. Vestito di borchie, capelli rapati a zero e una sgradevole espressione sul volto, come a dire:io ti odio, qualunque cosa tu dica, qualsiasi cosa tu faccia, qualunque cosa tu pensi, e in definitiva chiunque tu sia!!'.' Pedro capì che la giornata non era delle migliori e si preparò moralmente a finire all’ospedale, quando senti il bisonte parlare con un tono cordiale:


- Pedro?? Eres tu?? Vamos hombre no te acuerdas de mi?? Sono Jebediah, il tuo compagno di classe del liceo!! Ma quanto tempo è passato!! E che combinazione incontrarci così…qui…


Effettivamente Pedro si ricordava di un piccoletto, con gli occhiali spessi due dita, che ai tempi del liceo tutti prendevano in giro. Beh, tutti lo prendevano in giro tranne lui…ma solo perché gli passava i compiti. Com’era diventato così grosso?


Gli sorrise, e gli propose di andare a prendere una cerveza a la taberna de Juan. Aveva dei dispiaceri da dimenticare, e non c’è un modo migliore di dimenticare se non davanti una cerveza…o magari due.


Chi l’avrebbe detto? Vestito in modo così aggressivo, eppure così simpatico, così sensibile…Jebediah era proprio il tipo di uomo di cui Pedro finiva per innamorarsi.

E fu così che dopo due mesi Pedro e Jebediah già convivevano felicemente innamorati in un appartamento alla periferia di La Paz.


CINQUE

- Ma dove cazzo è finito Jebediah?? Dovevamo vederci alle 3 davanti quel cazzo di negozio di liquori.

- Lo sai che quel coglione non è affidabile!! Ma tu hai portato il “ferro”?

- Certo Cornelles…ce l’ho qui, guarda!

- Testa di cazzo! Non tirerai mica fuori la pistola qui in mezzo alla calle! Nascondila!

- Ah già scusa. Ecco, l’ho rimessa dentro la borsa.

- Sai che ti dico? Anche senza Jebediah il colpo lo facciamo lo stesso.

- E se c’è lo sbirro? Lo sai che quello stronzo del padrone del negozio di liquori ha assoldato uno sbirro privato per evitare le rapine…

- No…è una balla che il vecchio Felipe ha messo in giro per spaventare i polli come te.

- Ma non c’è Jebediah! Siamo sicuro di volerlo fare? Magari in due non riusciamo a tenere a bada lo sbirro, se c’è davvero intendo…

- Guixa non mi rompere il cazzo, vuoi farla sta rapina o ti pisci addosso?

- No, no facciamola, era solo per dire.

- Bravo…allora andiamo…


Guixa e Conelles entrarono con le pistole in pugno dentro il negozio di liquori, col proposito di uscirne dopo 2 minuti esatti col malloppo. Ma lo sbirro c’era davvero. E senza che Jebediah guardasse loro le spalle furono subito catturati.


Passarono 5 anni nel penitenziario di Yeravla.


SEI

- E chi l’avrebbe detto che, dopo l’arresto che hai fatto, il vecchio Felipe ci avrebbe regalato questo viaggio?

- Mi dici sempre che non ti porto da nessuna parte…e adesso stiamo atterrando niente meno che a Palermo! Sei contenta Rita?

- Si, amore…come farei senza di te?? Sarà un anniversario splendido!


Rita e Simòn festeggiavano quel giorno i loro 20 anni di matrimonio e li avrebbero festeggiati a Palermo dove viveva un loro lontano cugino! Infatti, Simòn, che lavorava come guardia giurata, aveva coraggiosamente sventato un tentativo di rapina al negozio di liquori, ed il padrone del negozio (il vecchio Felipe) gli aveva regalato quella vacanza a Palermo per ringraziarlo. I ladri ci avrebbero ripensato a lungo prima di riprovare a rapinarlo. Se non altro perché erano finiti in galera.


Alla stazione, i due messicani cercavano disperatamente qualcuno che parlasse spagnolo per chiedere dove fosse l’hotel La Bella Vita. Il voucher dell’agenzia diceva che doveva trovarsi a pochi passi dalla stazione. Ma nella stazione nessuno capiva una parola di quello che dicevano i due stranieri.


- Querido…lì c’è una specie di bar, sicuramente sapranno darci qualche indicazione.

- Sì, Rita, ma lascia parlare me, lo sai i siciliani sono gente pericolosa. E’ il mio lavoro, certe cose le capisco.


Rita e Simòn entrarono nel bar tabacchi “’nni Toto u coca cola” ma con le loro valigie impedirono l’accesso ad un’anziana signora nervosa che stava per entrare.


SETTE

La signora Rosalia Serradifalco alle 10 in punto di ogni mercoledì mattina si recava ormai da dieci anni al bar tabacchi “’nni Toto u coca cola” a comprare il terzo biglietto del gratta e vinci della serie esposta sopra il banco. Una sua anziana parente morta, in un sogno le aveva detto che eseguendo questo rito ogni settimana, prima o poi, avrebbe grattato il biglietto da 500.000 euro. Per ringraziare l’ava della vittoria avrebbe poi dovuto comprare mille euro di gladioli rossi e sistemarli nella tomba della defunta.


La signora Rosalia Serradifalco non aveva mai disatteso alle disposizioni avute in sogno ma quel giorno qualcosa andò storto. Due turisti messicani si erano messi con le loro stupide valigie all’ingresso del bar tabacchi. Lei provò ad entrare ma quei due non si spostavano. Anzi avevano pure cominciato a chiederle non so cosa nella loro lingua incomprensibile. Le fecero perdere un sacco di tempo e quando lei gli urlò finalmente di togliersi dai piedi e di farla entrare ormai erano già le 10.07!


Un giovinastro, sicuramente drogato, l’aveva preceduta al banco e aveva comprato il terzo biglietto del gratta e vinci della serie esposta al banco.


NO…DANNAZIONE!!!


OTTO

- oh cazzo 500.000 euro!!!!!!!!! Non posso crederci….ho vinto 500.000 euro!!


Graziello rimase immobile e zitto davanti al biglietto del gratta e vinci, con la moneta tra le dita ancora sporca della limatura metallica, che copriva i quattro assi, appena scoperti. Quattro assi significano 500.000 euro. La sua vita era cambiata. Non avrebbe più dovuto lavorare. Non avrebbe più dovuto ascoltare le lamentele di sua madre che lo considerava un inetto.


Graziello aveva poco più di trent’anni ed era single. Anche se l’espressione più corretta sarebbe solo come un cane. Veniva da Roccabalistreri, un paesino arroccato sui monti Nebrodi, e a Palermo lavorava come pizzaiolo in un ristorante di cinesi che non facevano altro che rimproverarlo, qualsiasi cosa egli facesse.

Già il fatto di imparare a fare la pizza dai cinesi è già umiliante, ma ricevere sgarbatamente anche delle correzioni in merito alla grammatica italiana dal signor Ho Ching Way era davvero troppo. Una volta incassata la vincita si sarebbe immediatamente licenziato. Anzi no…prima avrebbe spaccato il ristorante e poi si sarebbe licenziato, sbattendo un assegno per pagare i danni in faccia a quel vecchio cinese avvelenato e malvagio.

No…ma cosa stava dicendo! Doveva mantenere la cosa segreta, altro che staccare assegni…


Si mise con uno scatto frettoloso il biglietto gratta e vinci in tasca. Cerco di fingersi indifferente con gli avventori del bar. Anche se il suo urlo di qualche istante prima l’aveva smascherato.

Ma in fondo nessuno lo conosceva lì…era passato per caso da quel bar. Non aveva avuto neanche intenzione di giocare. Era stata quella vecchietta che urlava a due turisti di farla passare perché doveva giocare al gratta e vinci che gli aveva dato l’ispirazione di comprare un biglietto.

E aveva vinto.


Si giro senza dire nulla e fuggi via.


Corse più velocemente possibile senza guardare niente e nessuno. Corse con tutto il fiato che aveva, non sapendo dove andare esattamente. Ma doveva nascondere al mondo che adesso era un milionario….anzi semi milionario. Ma cambiava poco! Corse così forte che scivolo sul gradino del marciapiede e finì disteso sul manto stradale proprio mentre un fiat 126 blu si avvicinava a gran velocità.


NOVE

Il professor Aurelio Artuzzi ci vedeva ancora bene nonostante i suoi ottant’anni. Ma si rese conto solo all’ultimo istante del giovinotto disteso sul manto stradale.

- Roba da matti…che generazione scriteriata questa! Come si fa a distendersi sulla strada a quest’ora della mattina con tutti questi autoveicoli in circolazione? Ai miei tempi i giovani erano più rispettosi.


Il professor Aurelio Artuzzi pensava con fastidio e dispetto al collasso dei valori morali nei giovani d’oggi e nel mentre sterzava con tutta la fretta che le sue braccia da ottantenne gli consentivano.


Non investì il deprecabile giovinotto, ma finì sopra l’autobus per l’aeroporto di Punta Raisi che trasportava un gruppo di viaggiatori.


Nessuno si fece male. Per fortuna tutti rimasero illesi, ma fu necessario chiamare la polizia stradale perché l’incidente a prima vista sembrava proprio grave. I passeggeri dell’autobus furono interrogati. Fu interrogato l’autista e persino il signor Arcibaldo.

L’unico che si era dato alla macchia era chi aveva causato l’incidente: il giovanotto che era caduto dal marciapiede.


Nessuno lo vide più dopo l’incidente.


DIECI

- Maledizione!! Ci voleva solo questo stupido incidente. Adesso perderò l’aereo!!


Micheal era in fila per lasciare la sua deposizione alla polizia stradale dopo un incidente causato da un vecchio rincoglionito con due fondi di bottiglia al posto degli occhiali.


Micheal si lamentava ad alta voce dell’aereo che avrebbe sicuramente perso. Stava andando a trovare la sua fidanzata. O meglio stava andando a cercare di sanare un rapporto d’amore che per un’innumerevole lista di coincidenze sfortunate si stava incrinando. Amava quella donna e non voleva perderla. Ma adesso se non avesse preso l’aereo sicuramente lei avrebbe immaginato che fosse solo una scusa per chiudere la storia. Avrebbe pensato che lui voleva lasciarla e non aveva neanche il coraggio di dirglielo in faccia, di affrontarla.


L’ansia gli scuoteva il fiato. Forse era ancora in tempo, forse c’era un treno che in quindici minuti l’avrebbe portato in aeroporto, magari rinunciando al bagaglio sarebbe riuscito a prendere quel maledetto aereo. Mancavano altre tre persone e poi toccava a lui ripetere per l’ennesima volta gli estremi dell’incidente. Decise di chiamare Gianna e di preannunciarle un possibile ritardo.

NO…il telefono era scarico, aveva dimenticato di ricaricarlo. Maledetta fretta. Provò a fare il numero della sua fidanzata ma il telefono si spense definitivamente.

- Maledizione…ALLORA CI VOGLIAMO SBRIGARE??


UNDICI

Non era venuto! Gianna l’aveva aspettato per un'ora all’aeroporto. Micheal non era venuto e non aveva avuto neanche il coraggio di avvertirla. Tra loro era finita.

- Gli uomini sono tutti uguali. Lo diceva mia madre! Vogliono solo una cosa e poi se ne scappano come conigli dopo averla ottenuta. Riuscirò mai a sposarmi? Ormai tutte le mie amiche del liceo hanno uno straccio di uomo e una casa. Ed io sono sola, sempre ad aspettare. Eternamente ad aspettare il solito stronzo che scappa.


L’umore di Gianna non era dei migliori. Aveva solo voglia di tornare a casa. Farsi un bel bicchiere di Whiskey, liscio. Questa volta avrebbe preso il bicchiere grande, quello delle grandi occasioni. Avrebbe gettato nella pattumiera la cena luculliana che aveva preparato per Micheal e si sarebbe stesa sulla sua poltrona a piangere, giusto il tempo che il whiskey facesse effetto…


DODICI

- Ma quella è la signora Gianna!!


Carletto aveva solo 10 anni ma era già segretamente innamorato della sua vicina di casa…la signora Gianna. La vide inaspettatamente davanti al cortile del palazzo dove viveva. La signora Gianna gli dava sempre i cioccolatini con dentro il liquore, di nascosto alla mamma. Forse per questo Carletto aveva sviluppato una sorte di dipendenza affettiva per la sua prorompente vicina. Sapeva che la signora Gianna era uscita, ed aveva capito dai discorsi che aveva sbirciato tra lei e la sua mamma che non sarebbe tornata fino a sera.

Allora fu felice di correrle incontro a scapicollo, sperando magari di rimediare qualche cioccolatino. La signora Gianna non l’aveva visto. Meglio…così sarebbe stata una sorpresa.


Carletto piombò sopra Gianna alla massima velocità, e lei dal fondo del suo malumore non se ne accorse finché non le fu addosso.


Perse l’equilibrio ma riuscì a non cadere, tuttavia la sua borsa Gucci le cadde dentro una pozzanghera.


Urlando come un’ossessa contro il mondo Gianna si chinò a recuperare la borsa.


La signora Gianna, col suo splendido corpo da quarantenne ancora sodo, con le sue misure da film di Tinto Brass, con le sue curve che avrebbero messo in difficoltà persino Shumacher, con suo appellativo del liceo de la giunonica Gianna, si chinò a recuperare la sua borsa.


TREDICI

P.J. passeggiava serenamente per strada pensando al suo progetto di un nuovo sito internet: www.storiealcubo.com, che avrebbe fatto guadagnare a lui e al suo socio milioni di euro…quando vide una splendida donna chinarsi, mostrando il suo lussurioso corpo dall’angolatura migliore.

- Cazzo…ma guarda che splendido culo!!!

Esclamò a gran voce con una punta di soddisfazione.


Ma per la distrazione pestò una merda!


MORALE DELLA STORIA:

Se una farfalla batte le ali in Messico il fatto può provocare un uragano in Europa.
Tuttavia, se va un po’ meglio, la massima conseguenza è una merda calpestata.


Firma

--Don vito 10:17, 20 giu 2011 (UTC)


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