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L'ho fatto per Marta

Da Storiealcubo.


The media player is loading... Tutti abbiamo diritto alla pensione.

E non parlo di soldi.

Parlo di quel periodo della vita in cui si mangia poco e sano, ci si sveglia presto la mattina e si trascorre la giornata guardando il mondo con annoiata saggezza.

Purtroppo, per quelli come me, questa sorta di stato di grazia non è per niente una certezza.

Non dipende da quanto hai accumulato in vita; se hai scelto la strada e la libertà, avere una vecchiaia serena è solo il risultato di una gran botta di culo.

Succede così.

Quando i dolori si fanno sentire tutte le mattine, anche dopo aver dormito al coperto, quando capisci che il tuo vicino più giovane non è un bamboccio inesperto, ma una reale minaccia alla tua integrità fisica. Quando la sera non reggi più quelle quattro gocce di vino che bevevi in compagnia di un alcolizzato alla taverna rossa leccando di nascosto il vino rovesciato; e soprattutto, quando hai la certezza che il prossimo inverno passato per strada sarà l'ultimo, beh quello è il momento di cercarsi un buon rifugio dove invecchiare serenamente.

Purtroppo, per noi cani non esistono le pensioni in riva al lago o le terme salutari, il giorno in cui scegli di ritirarti comincia una delle avventure più rischiose di tutta l’ intera esistenza.

Per prima cosa devi recarti in un quartiere ricco, di quelli ben puliti con tanti parchi e bambini sanissimi ed iper-stimolati.

Starete pensando che il trucco è avvicinare uno di questi bambini e mettersi a pancia all'aria e dimenare la coda... niente di più sbagliato. Una mossa del genere va bene se sei un cucciolo, se sei un vecchio cagnaccio pulcioso come me prendi un sacco di sassate e qualche calcione da un papà apprensivo ed iper-vitaminico.

No. no. Niente bambini. Troppo pericolosi.

Da cucciolo mi ero innamorato di una bambina, Marisol, ma poi mi ha spezzato il cuore, in fondo se ho scelto la strada è stato per colpa sua.

I soggetti migliori sono le vecchine, magari vedove, senza un marito brontolone dal calcio facile.

Le trovi nei quartieri ricchi, la mattina, verso le 10.30 con l'immancabile carrello della spesa al seguito.

L'avvicinamento deve essere fatto con cautela, se ti avvicini troppo rischi di spaventarla, il trucco è seguirla a cinque metri di distanza, pisciando su qualche ruota distrattamente, come se stessi facendo lo stesso tragitto per puro caso!

Poi, quando arriva alla porta di casa, devi fare qualche mugolio, alzando il muso ed indicando la porta ossessivamente.

A quel punto lei sorride e...

E magari scopri che è una gattara!

Ti dice che non può farti entrare per via dei suoi maledetti bambini artigliati, e con gli angoli della bocca in giù e gli occhi sorridenti per consolarti, tira fuori una scatoletta di quella merda puzzolente che mangiano i felini, la posa per terra davanti il cancello di casa ed intanto snocciola scuse di ogni tipo...

Maledizione, capita.

E non è neanche il peggio, a volte la vecchina è già stata presa da qualcuno prima di te e quando fai il mugolio accalappia-vecchia, il bastardo dentro il giardino ti sente e viene a fare la voce grossa da dietro le sbarre.

Una volta un vecchio alano mi ha quasi fatto venire un infarto! Con quel vocione, mezzo rauco per un inizio di bronchite, mi abbaia proprio dietro le spalle, lo stronzo.

La mia coda è scattata in mezzo alle zampe a proteggere culo e genitali, contemporaneamente le suddette zampe si sono ammollate facendomi sedere di scatto e mi è persino scappato uno schizzo di pipì.... che figura! Quel maledetto, spero proprio che la bronchite non sia mai guarita.

Un altro pericolo dei quartieri ricchi è che se sono super puliti ed efficienti, e questo significa accalappia cani.

I maledetti girano con il furgoncino, e non sono più con la rete o il collare a bastone come nei cartoni animati che vedevate da bambini, adesso hanno le pistole taser, quelle che ti sparano una scossa tale da friggerti le budella, maledetti fascisti!

Quest'ultimo aspetto rende la la ricerca dell'ultimo rifugio, come lo chiamo io, un'azione molto rischiosa, ma quando il vostro corpo non più in grado di affrontare la strada, non avete scelta, dovete stare attenti e continuare, sperando nella botta di culo.

Ed io l'ho avuta, ho trovato una vecchina tanto sola e dallo sguardo gentile, senza gatti e con un gran vuoto dentro al cuore.

Le era appena morto il vecchio cane che ospitava, ed io, a suo dire gli somigliavo un sacco! Che culo.

In realtà dopo qualche anno al suo fianco ho capito che non somigliavo affatto al suo vecchio cane, semplicemente ognuno di noi alla fine della propria esistenza si sente quasi in colpa per essere sopravvissuto a molti dei suoi amici, e allora cerca di rimediare aiutando qualcuno messo peggio, facendo la carità, curando i malati o prendendosi in casa qualcuno da accudire.

E' una cosa molto dolce, che ha fatto salire di qualche punto il genere umano nella mia personale classifica.

Adesso mi godo questo splendido giardino fiorito, cibi sani, una cuccia con tanto di trapunta ed un tappeto vicino al camino per le notti d'inverno.

La villetta dove vivo è proprio sulla strada che porta ad un Liceo e da qui passano sempre un sacco di ragazzini, un gruppo di femmine staziona proprio davanti il cancello, ma a sentire i loro discorsi non sono molto simpatiche, si atteggiano a bullette ed una ha gli occhi freddi come il ghiaccio ed una voce tagliente come una lama.

Tanti anni di strada mi hanno insegnato che l’atteggiamento migliore è sempre quello di ignorare soggetti così. Dopo un po' si mettono nei guai da soli e spariscono.

E poi sono troppo vecchio per curarmi delle cose brutte della vita, sono in pensione, posso permettermi il lusso di godermi solo le cose belle.

Una di queste è Marta, una ragazza che frequenta la stessa scuola del branco che staziona qui fuori, ma non ha nulla a che vedere con loro.

Quando la vidi la prima volta c’era qualcosa di diverso in lei, aveva gli occhi ed i capelli neri, eppure emanava una luce ed una brillantezza come fossa stata costruita con pezzi di sole e di cielo.

Mi alzai ed infilai il muso fra le sbarre per sentirne meglio l’odore, lei mi vide e mi carezzò il muso mostrandomi un sorriso splendente.

Fu come tornare di nuovo libero per i campi a rincorrere le pecore.

Da quel giorno la osservavo sempre con maggiore interesse, e mi accorsi che aveva quell’effetto su tutti quelli che la incontravano; magari un attimo prima erano tristi, poi lei incrociava i loro sguardi, sorrideva, e sui loro volti tristi compariva sempre un piccolo sorriso.

Era un prodigio della natura, aveva un dono e lo usava senza timore con chiunque la sfiorasse.

Quando la vidi per la prima volta con il suo fidanzatino pensai che le cose sarebbero cambiate, che tutta quella energia sarebbe andata verso il suo amore...

Ed invece no!

Era capace di rendere felice il suo nuovo compagno e contemporaneamente regalare serenità al mondo. Ed io come ogni passante, ne godevo per qualche minuto al giorno quando lei si fermava, infilava la mano tra le sbarre e mi carezzava un’orecchia.

L’altro ieri ho sentito il branco di ragazzine parlare di Marta proprio davanti il cancello, ne parlavano male, erano molto arrabbiate con lei, la più cattiva, quella con gli occhi di ghiaccio diceva che Antonio era stato il suo ragazzo e che Marta glielo aveva rubato, lo aveva stregato a forza di sorrisi e coccole.

In realtà Antonio e Marta si vogliono bene sul serio, io li ho visti, e dopo una vita passata a sentire gente soffrire per amore ed ubriacarsi in taverna, so riconoscere i sentimenti, e di una cosa sono sicuro: Antonio e Marta si amano, e la ragazza dagli occhi di ghiaccio non soffre per amore, ma di una male molto peggiore, l’invidia.

Diceva che Marta merita una lezione, che un bel taglio su quel faccino da bambola ed un paio di calci in bocca a rompere quel sorriso, avrebbero riportato Antonio alla ragione e magari chissà anche fra le sue braccia.

Oggi sono molto preoccupato per Marta, anni di risse in taverna hanno abituato questo vecchio naso a riconoscere l’odore della rissa.

Il branco di invidiose qui di fronte ha quell’odore.

Sono nervose, hanno le mani sudate, oggi è il giorno dell’agguato a Marta.

Sono nervoso, sono agitato, vorrei fare qualcosa, ma sono chiuso dentro la mia prigione d’oro, non posso uscire!

Maledizione.

Il sole è alto. Ora dell’uscita da scuola, ecco Marta che si avvicina, maledizione, che faccio!!??

Si avvicina come al solito per carezzarmi l’orecchio, mugolo, la faccio avvicinare, poi le afferro con i denti la manica, voglio trattenerla, ti prego Marta, non andare, resta con me, qui sei al sicuro....

Al sicuro?

Perchè mai dovrebbe essere al sicuro?

Con la mano bloccata e le spalle al branco.

Che stupido sono!

Potrebbero attaccarla proprio adesso.

No! Marta devi andare, devi scappare!

La mollo, ringhio, mi guarda stupita. Non è spaventata.

Mi sorride e dice: ”Che hai oggi? Una giornata storta capita a tutti, ma direi che non ti puoi proprio lamentare signor cagnaccio scorbutico!”.

Mi sorride di nuovo, mi carezza l’orecchio e va via.

Il branco resta fermo per un pò, poi si muovono passo deciso ed un forte odore di rissa.

Mi guardo intorno, non devo pensare ai dolori, salgo sul muretto dove è piantata la ringhiera, salto sul tetto della cuccia.

E adesso? C’è un ramo che esce fuori dal giardino, ma mica sono uno scoiattolo!

Cazzo, punto direttamente la ringhiera, è alta ma se aggancio bene le zampe anteriori, poi potrei spingere con quelle di dietro.

Si, si può fare, si DEVE fare.

Salto mi aggancio come un salame, ora le zampe di dietro scalciano velocemente sulla ringhiera tagliente, mi ferisco, fa male, ma continuo.

Le zampe anteriori, mi stanno per scoppiare, ma continuo ad issarmi.

Ci sono, ho quasi fatto, un ultimo sforzo.

SI! Sono in cima, ora mi lascio cadere.

Ahia! Cazzo che botta!

Sono fuori. Forza, il branco non ha ancora raggiunto Marta.

Corro, assalgo la ragazza dagli occhi di ghiaccio direttamente alla mano armata di coltello, tecnica imparata in taverna. Buco la mano con i denti, il coltello schizza via, lei urla e si accascia piangendo, ora occupiamoci delle altre, ecco un polpaccio, altri due buchi ed un brandello mi rimane in bocca.

L’odore del sangue mi da forza, sto vincendo, erano quattro, una scappa, ma l’altra?

Sento un dolore atroce al fianco, cazzo il coltello! L’ha raccolto e mi ha beccato.

Lancio un guaito da spaccare le finestre, mi giro, quel demonio mi sta guardando con occhi sadici e soddisfatti. Intanto si avvicinano altri umani, adulti, urlano gridano, uno toglie il coltello di mano a quella stronza, la ragazza dagli occhi di ghiaccio è ancora li che piange, faceva la dura ma in fondo è pur sempre una ragazzina.

Qui le cose si mettono male. Tutti pensano che sia io il cattivo.

Meglio filare, comincio a ringhiare per allontanarli.

Con i denti pieni di sangue devo fare un certo effetto, si apre un varco tra la folla, comincio a correre.

Riesco a fare un paio di isolati, poi vedo un’aiuola, m’infilo, sono stanco, distrutto, senza forze, mi accascio dietro la siepe, devo riposare, sono debole, sto morendo.

Sento una moto passare vicino l’aiuola, si ferma è Antonio, il fidanzato di Marta, mi vede e mi raccoglie.

Mi mette sulla moto, tra lui ed il serbatoio, sporco la moto ed i pantaloni di sangue, poveretto, so quanto tiene alla moto, ma non posso fare a meno di sanguinare, capita quando stai per morire...

Mi porta al pronto soccorso, dopo qualche minuto arriva Marta, “ho già chiamato la sua padrona, sta arrivando” - dice -”Oggi era parecchio nervoso, ma non pensavo certo che potesse scappare e fare tutto quel casino!”

Poi si rivolge a me.

“Stai tranquillo, cagnaccio, sono sicura che avrai avuto i tuoi buoni motivi, adesso però calmati, tra poco ti visiteranno.”

Mentre lo dice mi carezza l’orecchia. E’ un miracolo vivente questa ragazzina, riesce a farmi calmare il dolore con una sola carezza.

Sto morendo, però almeno ho salvato questo splendido sorriso.

Penso alla mia padrona, anche io ad un certo punto della vita ho scelto di proteggere qualcuno, di farmene carico come fosse una figlia.

Ora capisco perché lo fa, dopo ci si sente meglio, ci si sente più puliti, in pace con se stessi.

Ecco la mia padrona, è molto pallida e preoccupata, mi spiace proprio averla delusa, ma l’ho fatto per Marta, dovevo farlo, non ho avuto scelta, le cose belle vanno protette.

Mi portano dentro, direttamente in sala operatoria, adesso sono calmo, sento freddo e non ho un briciolo di forze.

Mentre preparano l’anestesia sento l’infermiera chiedere al dottore:

“E’ ridotto veramente male, è molto vecchio, vale la pena operarlo?”. Sta stronza insensibile....

Per fortuna il dottore risponde : ”E’ vero, è ridotto male , ma sembra tosto, vale la pena tentare, speriamo vada bene...”.

“Speriamo”, risponde lei sfiduciata.

E speriamo bene si! Cazzo.

Note
Musica:

Jazzymuté (CC-BY-NC-SA)

  • Arpette
  • La toupie
  • Agent double zéro
  • Les aventuriers du raï
  • Les bâtons dansants

Firma

--Pigi 09:00, 11 nov 2011 (UTC)


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