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L'ultima cena

Da Storiealcubo.


Sabazio è crollato esausto, i suoi riccioli scuri si confondono con il divano di pelle nera, mentre il corpo si abbandona ad un sonno profondo come un preambolo di morte. Le sedute di chemio lo lasciano esausto ma sono l’ultimo appiglio alla vita, l’unico rimedio al male che gli scava le ossa. Vorrebbe sognare ma non ci riesce più. I suoi occhi si chiudono ed uno schermo nero cala sui pensieri confusi. Dorme per ore senza muoversi. Tiade lo guarda immobile e ogni volta teme il peggio, cosi avvicina l’orecchio alla fessura delle labbra cercando un alito di fiato.

Tira un sospiro di sollievo anche questa volta. Accosta le tende per fare scuro e si toglie i tacchi per non fare rumore. Con passo leggero si dirige in cucina e si siede al tavolo davanti ad una tazza di te caldo. Lascia che i vapori caldi le si condensino sul viso, cercando conforto in quel tepore. Ogni giorno potrebbe essere l’ultimo. Le hanno detto tre mesi ma potrebbero essere tre settimane. Il male progredisce rapidamente ed è impossibile fare previsioni. Le parole del medico le risuonano nella testa ad ogni ticchettio della pendola del soggiorno. Beve una sorsata bollente e sente quel liquido bruciare nella bocca, poi nella gola ed infine riempirle lo stomaco di una calda sensazione di conforto che scompare poco alla volta, subito rinfrancata da un’altra copiosa sorsata. Forse già allora ci pensava o forse ancora no, l’idea ronzava in una parte oscura del cervello senza venire fuori, senza acquisire la lucida progettualità di un desiderio. Il silenzio della casa in penombra è rotto all’improvviso da un tonfo sordo nel salotto. Tiade si precipita con il cuore in un pugno. Urla il suo nome - Sabazio! Lui è caduto in terra ed è ancora intorpidito per il brusco risveglio.

- Come stai amore? Ti sei fatto male? Senti dolore da qualche parte?

- No tranquilla, sto bene.

Va per alzarsi ma il braccio piantato nel cuscino del divano è troppo debole. Sabazio crolla in terra sotto gli occhi di Tiade pieni di lacrime.

- Sto bene tesoro, calmati non è successo niente.

- Aspetta che ti aiuto, ecco reggiti a me.

Sono abbracciati sul divano adesso e Tiade gli passa la mano nei capelli, asciugandogli la fronte madida.

- Sto bene... colpo di tosse - promettimi che sarai felice.

- Smettila- no dico sul serio, promettimi che quando sarà tutto finito tu sarai felice lo stesso.

- Sabazio tu fai parte di me, come potrei essere felice? non puoi chiedermi questo...

- Ma io sarò sempre con te, sono dentro di te ... non ti lascerò mai ascolta il tuo cuore, cercami li ed io ci sarò sempre.

Tiade ripenso alla sensazione di calore che le attraversava il corpo, a quel liquido caldo che l’aveva percorsa dissolvendosi nel suo corpo e ad un tratto visualizzo il futuro, vide la luce, la fine della sofferenza, la soluzione a tutti i suoi mali.

- Promettilo Sabazio?

- Cosa amore?

- Che sarai sempre dentro di me? Promettilo! - lo guardava con gli occhi sgranati e la voce pareva uscire dallo stomaco mentre le labbra assecondavano meccanicamente il movimento.

- Certo Tiade, io ci sarò... nei tuoi pensieri.

- No, non nei pensieri, non solo. Ho capito amore mio, adesso sò cosa fare, solo così potrò vivere dopo di te. Vivrò con te o meglio tu vivrai in me, finche io vivrò tu sarai... dentro di me - farneticava.

- Non ti capisco amore, cosa vuoi che faccia?

- Tesoro non lascerò che i vermi ti divorino, non permetterò che la tua pelle splendida si disperda in cenere, che il tuo ventre si sfaldi e divenga putrido ... piuttosto... io mi ciberò di te. Ti sentirò entrare dentro di me e mi nutrirò di te finche saremo una cosa sola. Due anime in un corpo.

Sabazio la guardava in preda allo sgomento senza osare contraddirla, poi iniziò a tremare in preda agli spasmi della malattia, senza avere la forza di replicare, senza potersi opporre al folle intento del suo folle amore. La morfina divenne l’elisir del loro amore disperato. Una dose dopo l’altra prima per calmare gli atroci dolori del male che avanzava, poi per lenire l’orrore delle mutilazioni. Lui sgranava gli occhi senza opporsi, perso come lei nel delirio.

- Ti amo Sabazio.

La cucina odorava di carne cotta, mentre lei gli fasciava il braccio mozzo sotto il gomito. Lui aveva il pigiama sporco di sangue raggrumato mentre in terrà una macchia scura e densa inzuppava il tappeto. Lei accarezzava il suo viso pallido e privo di conoscenza.

- Torno subito ! - Tiade tornò con una tazza colma di zuppa che comincio a mandar giù sotto gli occhi sconvolti di Sabazio. Ad ogni sorso si sentiva meglio, sempre meglio completamente estasiata da quel calore.

Due mesi dopo la posta si era accumulata sotto la porta. Tiade schivava la curiosità di parenti e amici trincerandosi nel suo dolore. Il vicinato era all’oscuro del macabro patto d’amore e compiangeva la futura vedova devota al suo sposo. Il corpo di Sabazio era allo stremo, logorato dal male e dal sacrificio. A volte apriva gli occhi e allora sembra felice nello scorgere il sorriso di Tiade al suo capezzale.

Era adagiato sul letto, sopra un telo di cellofan che scricchiolava appena sotto il tenue peso del suo corpo, o meglio di ciò che ne restava. Il respiro era sottile e si udiva un rantolo di morte. Era giunto il momento, l’ora dell’ultima cena. La lama gli squarciò il petto e Tiade estrasse il cuore di un rosso vivido e pulsante. Tagliò con un gesto risoluto l’arteria ed il sangue schizzò per la stanza, subito convogliato in un calice di cristallo.

- Non una goccia di te andrà persa amor mio! Addio Sabazio entra dentro di me per l’ultima volta e unisciti a me finche morte non ci separi. Lo bacio disperatamente sulle labbra ancora calde seppur ormai prive di vita e tra le lacrime si cibò del suo cuore crudo.

Poi svenne sopraffatta dal dolore.


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--AfroditeAx 16:00, 6 ott 2010 (UTC)


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