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L’UOMO CHE NON SI LAVAVA MAI

Da Storiealcubo.


1

Era disteso sul letto completamente ubriaco. Anzi sarebbe stato un eufemismo definirlo “completamente ubriaco”; anche la sua donna era lì vicino ed era talmente eccitata che si era già spogliata e lo stava stuzzicando da qualche minuto, senza considerare minimamente le sue precarie condizioni.

Lei si avvicinò lentamente alla guancia destra cominciando a mordicchiarla e leccarla, poi si spostò verso l’orecchio; dopo essersi soffermata sul lobo, la sua lingua prese la direzione del padiglione dove si infilò con decisione. All’improvviso si accorse che non poteva più tirarla fuori. Allora facendo leva con le labbra riuscì a disincagliarsi con molta fatica, e trovò, con grande sorpresa, sulla sua lingua, un tappo di cerume di incredibili dimensioni, che istintivamente mandò giù con un po’ di saliva. Furono necessari alcuni minuti per riprendersi, dopodiché, ancora troppo eccitata, ricominciò a stuzzicarlo. Stavolta decise di cambiare zona, indirizzandosi sul collo; la barba lunga sembrava un po’ fastidiosa, e ogni tanto le capitava di mordicchiare qualche brufolo che le esplodeva tra i denti inondando il palato di pus.

Giunse infine alle sue labbra, che lui dischiuse, non per dare sfogo alle sue velleità romantiche, ma per dare sfogo al suo stomaco in un rutto micidiale che sconvolse la pettinatura di lei, che, a sua volta, gli tappò subito la bocca con un bacio, forse per paura che ne uscisse qualche altra cosa.

Per la prima volta lui sembrò coinvolto dalla situazione; infatti sollevò le braccia per accarezzarle la testa, ma in quel momento un fortissimo odore di cipolla, proveniente dalle sue ascelle le perforò le narici bruciandone la maggior parte dei capillari.

Nonostante tutto, sembrava essere decisa a concludere ciò che aveva cominciato; infatti dopo una serie di colpi di tosse si spinse lentamente verso il basso per sbottonargli la camicia.

Apparve un petto villosissimo, dove i peli erano stati saldati alla carne da anni e anni di sudore, fino a formare una specie di armatura che emanava un fetore indescrivibile.

Lei stava per chinarsi a baciarlo, quando fu distratta da una partita di calcio fra zecche, che si svolgeva tra i due capezzoli. Decise di non interrompere l’incontro e si chinò verso i pantaloni evitando accuratamente l’ombelico strapieno di detriti e roba non meglio identificata.

Tolta la cintura gli sfilò i pantaloni; ne venne fuori uno stormo di cimici che invase la stanza, felici e stupite di scoprire che il mondo non era solo quel piccolo spazio tra le cosce e i pantaloni, dove erano nate.

Scacciati i festanti animaletti, indugiò un attimo; erano rimaste soltanto le mutande.

Senza pensarci decise di toglierle, ma non fu facile. Dovette fare appello a tutte le sue forze; alla fine vennero via irrigidite come se fossero state di alluminio inamidato.

Lo spettacolo fu orribile: la carne era completamente ingiallita, e il pene era attaccato ai testicoli da una specie di crosta bianco-giallognola.

Lui la guardò sorridente, la salutò con un altro rutto e poi crollò.

2

Il mattino dopo, verso mezzogiorno, lui si alzò, andò in bagno a vomitare, e dopo una solenne pisciata, tornò in camera da letto alternando rutti e scorregge.

Appena entrato vide una cosa di cui non si era accorto prima: lei seduta sul bordo del letto, ancora nuda che piangeva mormorando: “E’ un animale, è un animale…”.

Dedusse che aveva trascorso tutta la notte in quelle condizioni. Dopo aver sganciato l’ennesima scorreggia le si avvicinò con dolcezza, mettendole una coperta sulle spalle.

“Mi dispiace…”, disse, “Ma quando io bevo, cioè, lo sai, sessualmente non sono un granchè.”, “E’ un animale, è un animale…” continuava lei.

“Dai, questa sera ti porto fuori a cena, e dato che non berrò molto, dopo ci faremo una chiavatona che farà evacuare l’intero quartiere !”,

“Non è questo !” esplose lei “Puoi promettermi quello che vuoi, resta il fatto che sei un animale; da quanto tempo non ti fai una doccia, o almeno non ti lavi le mani?”,

“Beh, così a occhio e croce…”,

“Lo vedi? Sei un animale, emani un fetore nauseabondo, puzzi come un cadavere in decomposizione che rutta e scorreggia!”, “Adesso basta cazzo! Ne abbiamo già parlato: io sono un artista, uno scrittore, quello che mi interessa è solo il mio lavoro, più un po’ di tempo per dormire, cacare, scopare, bere, fumare; il resto non ha spazio nella mia vita in quanto inutile perdita di tempo !”,

“Bene allora neanche io potrò mai avere spazio !”. E se ne andò via sbattendo la porta dopo aver raccolto velocemente i vestiti.

3

“Che palle…” pensò “ Non mi va per niente di vedere quei coglioni, ma devo sfogarmi con qualcuno, e poi forse qualche consiglio riescono a darmelo tra uno spinello e l’altro.”.

Stava rimuginando tra sé e sé, quando la porta davanti alla quale aspettava si aprì, e spuntò un tipo sorridente, col cranio rasato a zero, una canna in una mano e una birra nell’altra, e con i denti incapsulati nell’oro che gli rendevano il sorriso insostenibilmente abbagliante.

“Guarda chi c’è !” disse ridendo “Il testa di cazzo in persona, allora coglione, sei di nuovo single, e che fai ? Eh ? Lavori di mano ?”,

“Fammi entrare, stronzo”,

“Ehi ! Pezzo di merda stavo scherzando, se non si scherza tra amici…”, urlò, dopodiché chiuse la porta, si scolò mezza lattina di birra, e fece gli onori di casa. Entrarono in una stanza dove c’era solo un tizio disteso sul divano che coccolava una pipa ad acqua.

“Allora, stronzo, questo è ‘Ntoni, vecchio compagno d’armi, abbiamo fatto il servizio militare assieme; l’ho incontrato tempo fa mentre rovistava nella mia immondizia, prima l’ho bastonato, poi l’ho riconosciuto, e alla fine l’ho ospitato a dormire per qualche notte, ora fa parte del mobilio”.

Non sopportava le sue storie del cazzo, ma aveva bisogno di parlare con qualcuno; da quando lei se ne era andata, ed erano passate già due settimane, la sua esistenza e il suo lavoro somigliavano sempre di più a un mucchio di merda che aumentava di volume e puzza di giorno in giorno.

Nel frattempo ‘Ntoni, con lo sguardo perso nel vuoto, sollevò la mano per salutarlo, e poi ricominciò a tirare dalla pipa. Lo scrittore lo ignorò completamente e si rivolse al padrone di casa: “Che fine ha fatto il Capitano Eleuterio ?”. “Quel coglione !”, commentò, poi si scolò per intero la birra, dette due tiri alla canna e aprì un’altra lattina, il tutto a una velocità impressionate, per non perdere il filo del discorso.

“Quel coglione !”, continuò, “Ha buttato tutto nel cesso, e non ha nemmeno tirato l’acqua, e in questo ti somiglia molto…”. Lo scrittore apparentemente non accettò la provocazione, e si limitò a sorridere a denti stretti mentre, tra sé e sé, pensava: “Parli tu, merdoso, che dopo venti giorni di stitichezza hai cacato nel confessionale di una chiesa, perché sostenevi di non poterla più tenere; il tutto durante il funerale di mia madre. “.

“Quel coglione !”, continuò, “Stava andando bene con la sua band di teste di cazzo, che faceva musica di merda, ma il pubblico sembrava apprezzarlo; e allora il coglione cosa fa ? Conosce, dopo un concerto, una troia, una fighetta di neanche vent’anni, che comincia a dirgli quanto è bravo, che questa città è troppo poco per un genio come lui, e altre cazzate di questo tipo. Succede allora che se la porta a casa e se la scopa, e fin qui niente da dire, cioè, le troie servono a questo no ? Ma il giorno dopo, il bastardo, si frega i soldi che le teste di cazzo del suo complesso di merda gli avevano affidato chissà per quali stronzate, e scappa in Olanda con la troia, e da allora non se ne sa più niente.”.

“Forse si era innamorato !”, commentò ‘Ntoni, tra una boccata e l’altra.

“Chiudi quel culo ! Ogni volta che lo apri ne escono solo cazzate !”.

Esaurita la pipetta, sua principale occupazione, ‘Ntoni si impegnò nella discussione: “Io sostengo che le donne siano importanti per la vita di un uomo, possono cambiarti, spingerti a darti da fare, a creare nuove…”,

“Ma le senti tutte le cazzate che dici ? O il tuo cervello del cazzo è ostruito da una miscela di hashish e doppio malto ?”. Lo scrittore lo guardava mentre abbaiava contro ‘Ntoni, che sembrava diventare sempre più piccolo. Certo, ognuno ha le sue opinioni, ma per quanto quel tizio gli sembrasse rincoglionito, non se la sentiva di dargli del tutto torto.

“Sei una testa di cazzo !!”, continuava il cranio rasato, “A te sfugge un particolare importante: le donne no servono a un cazzo ! O meglio, servono solo a lui, ma c’è sempre la mano per divertirsi…”.

Lo scrittore si ricordò all’improvviso del soprannome che gli avevano affibbiato a scuola: ONAN IL BARBARO. Questo perché una notte, durante un viaggio di istruzione, si era fatto venticinque seghe, stabilendo un nuovo record; “Bei tempi !”, pensò, ma fu interrotto dal padrone di casa che urlava sempre più forte.

“E allora, che cazzo !”, sorso di birra, “Vaffanculo !”, tiro di canna”, “Santinumi porcoddio !”, striscia di coca, “Dicevo: le donne non servono, e ti dirò di più, non servono nenache per scopare; ti lavi le mani con l’olio d’oliva, le riscaldi su una stufa, e ti fai una sega…E’ esattamente la stessa cosa !”.

“Come fai ad essere così rivoltante ?”, disse ‘Ntoni, “Come pretendi…”,

“Zitto ! Rottinculo !”, ribatté il cranio rasato ormai strafatto, “Perché non racconti al nostro amico, depresso e testa di cazzo, quello che hai combinato con la tua ex ? Coglione fumato spara cazzate a raffica ?”.

“Quale sarebbe questa storia ?”, intervenne lo scrittore assordato dalle grida del suo ospite, preferendo di gran lunga ascoltare la voce di ‘Ntoni che, pur essendo un rincoglionito, risultava sicuramente più gradevole.

“Dai cazzone ! Sentiamo !”, lo incoraggiò il cranio rasato.

‘Ntoni, a testa bassa, un po’ per timidezza, un po’ perché stava rullando una canna, cominciò: “Beh, tempo fa sono stato con una donna che amavo molto; sembrava di essere in un film: tutto andava per il meglio. A letto era una furia scatenata. Una volta i vicini hanno chiamato in pompieri scambiando le sue urla per l’allarme anti-gas.

Le piaceva molto farsela leccare a lungo, ma io ho la mascella delicata, e il tutto era aggravato da una tremenda nevralgia al trigemino, per cui non ero in grado di accontentarla. Fortunatamente, in quel periodo, avevo un cane di quelli piccoli, così, sfruttando il buio, ci alternavamo a leccargliela, ed eravamo tutti contenti, lei soprattutto.

Una notte cosa combina ? Agitandosi dà una botta al comodino e accende la luce, così si ritrova il cane sorridente tra le cosce, e me, sul bordo del letto, che mi massaggiavo la mascella. Mi ha piantato un casino infernale e se ne è andata via sbattendo la porta.”.

“Che troia !”, disse con solidarietà il padrone di casa.

“Andandosene si è portata via pure il cane, e così sono rimasto solo…”,

“Che troia !…Questo cosa ti insegna, brutto coglione ? Per quanto ti dai da fare non sono mai contente ! C’è una sola troia al mondo, una sola troia con mille facce, e queste mille troie, che si ricollegano alla Grande Troia Madre di cui sopra, meritano di essere trattate da troie !”.

4

Ritornò a casa in preda a profondo sconforto, nella testa gli ronzavano tutti i discorsi pomeridiani, i cani leccatori, l’olio d’oliva e molte altre cose.

Gli aveva dato molto fastidio essere salutato dal suo amico con un “Mi raccomando coglione !”, che sottintendeva: “Se fai come me, testa di cazzo, non avrai problemi nella vita. Se non hai una donna ti fai le seghe, se ce l’hai te la scopi, e quando ti rompe troppo il cazzo le dai un calcio in culo, hai capito ?”. Saggezza metropolitana ? No ! Un mucchio di stronzate. La verità era che lei gli mancava troppo, e per lei decise di tentare l’impossibile.

5

Giovedì mattina, ore 9:00.

Dopo aver annullato l’appuntamento con il suo agente, si precipitò al supermarket.

Era molto indeciso: non aveva mai comprato prodotti per l’igiene intima, per cui si fece consigliare dalle commesse di diversi reparti, compreso quello dei detersivi.

Tornò a casa con 45 lamette da barba, 3 chili di schiuma da medesima, 4 flaconi di lozione antibrufoli, 2 forbicine da unghie e un paio di cesoie, 8 litri di bagnoschiuma e altrettanti di shampoo, 2 chili di detersivo per piatti, 3 flaconi di Coccolino per ammorbidire la pelle, 6 saponi di Marsiglia, 2 chili di Guttalax per ripulirsi le interiora, da usarsi insieme ai 4 chili di prugne comprati dal fruttivendolo, e 78 pietre pomice.

Alla fine fece un salto dal ferramenta vicino casa per ritirare le 3 lime magnum size che avrebbe usato per i calli e le unghie. Il lavoro di pulizia lo occupò per circa undici ore, durante le quali cambiò nove volte l’acqua della vasca da bagno, e tirò centosettanta volte lo sciacquone del water.

Indugiò a lungo nelle zone intime; fu necessario usare della carta vetrata per eliminare le incrostazioni, bloccò i piedi in una morsa per potere limare meglio le unghie, riempì tre bicchieri con il pus estratto dai brufoli, ma alla fine fu soddisfatto. Si vestì di tutto punto: completo blu scuro, camicia di cotone bianca, cravatta rossa, scarpe lucidissime. Si guardò allo specchio.

Senza barba, con i capelli tirati indietro e con quel vestito non si riconosceva.

“Mi sto vendendo.”, pensò, “Ma vaffanculo, chi cazzo se ne frega !”, aggiunse.

Uscì di casa fischiettando, si fermò dal fioraio e comprò una dozzina di rose gialle, e si incamminò allegro e pimpante. Si era preparato un bel discorso; si era esercitato a pronunciarlo tenendo i muscoli dell’ano il più contratti possibile, per evitare che qualche scorreggia traditrice saltasse fuori a rovinare tutto; forse aveva esagerato col Guttalax.

Arrivò a casa di lei, una bella villetta a due piani con tanto di camino e praticello all’inglese;

i suoi genitori erano molto ricchi, e questo l’aveva sempre spinto a odiare quella stronza casetta da sogno, ma ora la situazione era diversa.

Suonò il campanello, fece un lungo respiro e aspettò. Lei aprì la porta, lui le porse il mazzo di rose e stava per cominciare il fatidico discorso, quando lei cacciò un urlo terribile.

“Ahhhhhhhhh!”,

“Magda, amore, sono io”, fece lui,

“Ahhhhhhhhh!”, rispose lei, correndo sulle scale verso il piano di sopra.

“Che cazzo ti prende ?”, chiese,

“Ahhhhhhhhh!”, rispose lei chiudendosi in bagno a chiave, mentre lui dietro la porta gridava:

“L’ho fatto per te, me l’hai chiesto tu, anche se indirettamente !”.

Magda, nel frattempo, si era arrampicata sul tetto, uscendo dalla finestra del bagno, continuando a urlare.

Lo scrittore uscì in giardino e la chiamò ripetutamente mentre lei correva su e giù.

Ad un tratto inciampò in una tegola volando in avanti, e centrò in pieno il comignolo infilandosi dritta nel camino che era acceso.

Le fiamme la divorarono in pochi minuti; lui non potè fare niente: un colpo di vento aveva chiuso la porta di ingresso, e quando riuscì a entrare era ormai troppo tardi.

6

Il funerale fu tristissimo; lo scrittore sembrava di pietra: rimase indifferente ai commenti del suo amico: “La troia ha avuto quel che si meritava, così impara a provocare cambiamenti troppo radicali, e che cazzo !”.

Si divertì anche a diluire nel vino del sacerdote un po’ di Guttalax avanzato, così la cerimonia fu interrotta nell’attesa di un altro prete, mentre lui se la rideva come un matto.

‘Ntoni, dal canto suo, rimase a piangere sulla spalla dello scrittore riempendola di bava e lacrime. Quando se ne andarono tutti, rimase da solo vicino alla tomba a pensare.

Si avvicinò una ragazza giovane e gli chiese: “Mi scusi, ma lei è Astutillo Gebbia lo scrittore ?”,

“Si !”, rispose lui. L’aria era fresca, la ragazza molto carina, per cui pensò che non sarebbe stata una cattiva idea invitarla a cena.

Note
il racconto risale all'estate 1995

Riferimenti

Firma

--Bona 09:41, 23 nov 2009 (UTC)


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