modified on 31 mar 2010 at 10:47 ••• 294 views

La candela magica

Da Storiealcubo.

Introduzione
Scritto nel 2001 fa parte di un libretto di racconti brevi erotici e noir di prossima pubblicazione.
I

Una stanza buia. L'oscurità è totale. Sei accanto a me, le nostre dita si sfiorano, entriamo. Un vago odore di umidità e salsedine nelle pareti. Il parquet scricchiola un po’ sotto i nostri piedi cauti. Sfioro la tua mano per sapere se ci sei. È una scusa. La tua presenza mi da sicurezza e, forse, la mia la dà a te. Il silenzio è di piombo. Con il piede urto qualcosa che sembra un piattino, mi piego sulle gambe e a tastoni lo trovo. C'è una candela e dei fiammiferi svedesi.

La scatola è umida, intrisa di salsedine.Tiro fuori il primo fiammifero e lo sfrego ripetutamente sulla scatola. Una scintilla. Puzza di zolfo, i tuoi jeans e poi il buio. Provo di nuovo... e ancora, e ancora. Poi mi dici "sfregalo sulla cerniera dei miei jeans". Nel buio non puoi vedermi ma sorrido e ti sono grato del suggerimento.. Prendo un fiammifero, ti sposto il copricerniera e sfrego. Una volta... due volte. Si accende. Subito lo avvicino allo stoppino della stearica che sfrigola un'attimo e poi riempie la stanza di magia. È una bella stanza con pareti celestine e arredi moderni in legno chiaro. Un letto a due piazze, del tipo che piace a me, di quelli bassi, semplice e lineare, con delle belle lenzuola di lino fresche di bucato e una coperta di pile con i nostri nomi ricamati sopra. È lì chissà da quanto, con la sua ombra deforme sul muro di fronte a noi, in attesa di un improbabile futuro. Sono accovacciato accanto alla candela con i miei jeans ed il pile blu. Ti vedo appena davanti a me, o meglio intravedo il tuo morbido perfilo e i tuoi occhi caldi ogni tanto riluciono alla fiamma per una frazione di secondo.Tu vedi solo le mie mani posate sulle gambe accosciate e intravedi metà del mio viso che sfarfalla al tremolio della fiamma. "Spogliati". Sono io che l'ho detto? Non è possibile... si lo desidero da morire ma non posso essere stato io. Neanche tu ci credi. Te ne stai in piedi ferma a meno di due metri da me e mi guardi. Oppure guardi un tuo sogno; non so. Lentamente le tue mani sfibbiano il bottone dei jeans e cominci a muoverti in una danza bellissima al ritmo di una musica dolce che solo tu senti. Un attimo di guizzo della fiamma e vedo che sorridi sensuale e provocante. Ti muovi bene. I lunghi capelli scivolano in armonie contrapposte alle vibrazioni dei tuoi fianchi. Inarchi la schiena spingendo il petto in fuori e sfili i tuoi jeans da cui, splendido sogno, esci con la grazia di una farfalla. La danza silenziosa continua. Sei bellissima. Io sento solo il mio cuore che batte come un martello di fabbro sulla forgia. Tu sembri volare dentro un sogno erotico mentre pian piano ti liberi di tutti i vestiti. Nuda. Immobile. In piedi davanti a me, ancora accovacciato accanto alla candela, e aspetti. Mi alzo sulle ginocchia e le mie labbra sfiorano il tuo ventre. Sento il tuo calore e con labbra morbide appena ti sfioro come alito di libellula mentre tu mi posi già una mano sulla nuca immergendo le dita tra i miei capelli come bimbi che corrono a nascondersi in un campo di grano. Le mani girano sui tuoi fianchi tante volte sognati e raccolgono i brividi d'attesa che tutto il tuo essere emana. Scosto la testa dall'addome e per un attimo ti guardo. Mi guardi. Chiudi gli occhi aspettando. Mi riavvicino al ventre e tu premi un po' con la mano sulla nuca attirandomi a te. Ti bacio delicatamente sotto l'ombelico e già respiro il tuo intimo profumo di donna. Mi accarezzi la testa sempre con mani avide. Scendo dove riponi i tuoi segreti di donna e le mie labbra si accostano alle tue mentre, docile, allarghi sensualmente un po' le gambe per permettere alla punta della lingua di condividere i tuoi segreti piaceri. Con il sapore ancora fresco mi alzo in piedi sfiorandoti con le guance i seni abbondanti e ben torniti di giovane fanciulla. I miei capezzoli sfiorano i tuoi mentre avvicino la bocca alle tue labbra dischiuse appena come una rosa all'aurora.

Contatto.

Tempo.

La punta della tua lingua cerca la mia per trovare ancora il sapore fresco del sesso. Le labbra morbide muoiono struggendosi le une sulle altre e ,infine, mi stacco; ti prendo in braccio guardandoti con desiderio e tenerezza.Ti adagio piano sul letto e sposto dal viso i lunghi capelli. Mi sdraio sopra di te mentre ti bacio e con le mani delicatamente seguo le curve dei tuoi seni come un vasaio studia le forme di una antica porcellana. Entro in te mentre dal nulla sento, piano, una musica. Un ritmo africano di percussioni primitive e canti di donne. Dolce e ritmato. Dapprima lento, costante, delicato. Poi in crescendo fino a penetrare i nostri corpi, i muscoli, i nervi, tutto. E quando il rumore e il ritmo diventano insopportabili le tue urla si uniscono alle loro. Mi inciti, gemi, gridi. Poi, d'un tratto, tutti i danzatori si fermano. Ci guardano. Ripongono gli strumenti e si girano per scomparire nella boscaglia, per svanire nel muro. Mi abbandono su di te. La candela si è consumata per un terzo. Stiamo quasi per dormire quando sentiamo un rumore di... di... acqua? Sì. Come uno sciabordio lungo la chiglia. E la stanza pare navigare come una barca nel mare tranquillo. Ci guardiamo stupiti e già i nostri occhi ridono increduli. Nudi ci precipitiamo verso la porta e usciamo. Una pioggia di stelle ci investe nella notte del mare che ci circonda. Siamo soli e nudi, di notte in mezzo al mare su una barca che naviga tranquilla.

II

La magia di una notte in mare. Camminiamo verso prua sul teak della coperta veleggiando verso l'ignoto su una strada d'argento. Intorno a noi solo acqua e acqua e acqua. Intorno a me tu. Mi guardi, mi baci, mi dici piano: sdraiati. Docile obbedisco. Mi osservi ancora un attimo nudo ai tuoi piedi, poi accarezzandomi il petto ti siedi sopra di me e cominci a muovere lentamente i fianchi. Piano. Sincrona al ritmo della chiglia guardando il mio viso. Un secondo, un minuto, un'ora? Chi può dirlo? Poi il ritmo diventa asincrono, quando la chiglia sale tu scendi cercando un piacere sempre più profondo ti muovi sfruttando beccheggio e rollio. Mi afferri i polsi e mi apri le braccia a croce continuando a muoverti ritmicamente con forza. I tuoi capelli sparsi sul mio viso e sul petto mi frustano dolcemente madidi di sudore. Ti guardo. Sopra di te la grande coperta del cielo trapunta di stelle che scompaiono quando apri i tuoi occhi. Ti chini e mi baci, poi ti alzi portando le mie mani sui seni lattiginosi di luna. Mi chiedi di baciarteli. Io mi tiro un po' su afferrandoti le natiche e obbedisco voluttuoso. Mi butti di nuovo giù e mi colpisci forsennatamente con il ventre. Gemi. Ti fermi. Riprendi e gemi di nuovo. Ancorata sul tuo desiderio sei esausta. Dai tuoi occhi escono lacrime dolci; dai miei sale un fiotto d'amore. Ti sdrai morbidamente su di me senza sollevarti. Il nostro sudore si mescola, la salsedine ci amalgama. Ti sussurro: "Ti amo". Poi ci alziamo per goderci la brezza. Guardiamo il cielo e chiacchieriamo un po' di noi, del caso, del destino. Infine rientriamo in cabina. Sulla tua cuccetta trovi una rosa rossa. Mi guardi con tenerezza. Senza parlare prendi una rosa bianca vicino alla candela, consumata per due terzi, e la posi accanto a quella rossa. Poi mi raggiungi: "Fammi spazio". "Entra amore". Sento il tuo corpo snello che scivola sul mio e si accoccola alla ricerca di calore e amore e mi dici: "Girati". "Va bene" ti rispondo. E mi giro. Aderisci con il tuo splendido corpo al mio; mi baci il collo, mi accarezzi i capelli, mi cingi con un braccio il petto e mi dici "Buonanotte". "Buonanotte a te" rispondo io rabbrividendo d'amore.

III

Mi sveglio ancora prigioniero dei miei sogni, felice del tuo abbraccio e del contatto con il tuo corpo. Nell'aria un fragrante profumo di brioches appena sfornate. Cerco di accendere il lumino a parete. Non si accende nulla ma intorno a noi salgono tutte insieme le serrande e la luce del sole ci inonda dalle grandi vetrate tutt'intorno. La candela è quasi spenta. Ci mettiamo a sedere, increduli, sul lettone e guardiamo oltre ai vetri. Un meraviglioso bosco ottobrino di lecci e quercie rosseggia nel cielo azzurro sollevandosi dalle mille tonalità di verde del sottobosco. Ci vestiamo ed usciamo ridendo come due ragazzini. Ancora scalzi corriamo sul prato intorno alla casa. Mi salti in braccio e ti faccio girare veloce come una bimba. è bellissimo. Il prato arriva fino alle grandi finestre, poi il bosco. Una governante ci porta la colazione guardandoci come se ci conoscesse da quando siamo nati. Mangiamo avidamente tutto. Poi decidiamo di farci una passeggiata. Ci mettiamo le scarpe e ci incamminiamo mano nella mano. La luce filtra appena tra le fronde autunnali e i nostri passi sono solo un leggerissimo scalpiccìo sul tappeto di foglie. Camminiamo per ore immersi nella natura. Scoiattoli, cerbiatti, volpi, mille uccelli dai diversi canti, funghi, fiori, felci, fragole. Infine arriviamo ad una radura dove scorre un torrente di montagna. Ci sediamo a guardare l'acqua. In silenzio ognuno segue i propri pensieri. So che ti amo ma non so chi tu sia meravigliosa creatura. Allora ascolto l'acqua.

Ascolto

Ascolto

Ascolto

Ascolto.

Ascolto.

Ascolto.

Tempo... improvvisamente un guizzo di sole nell'acqua. Brilla un secondo e scompare.

Un velo negli occhi. Entrambi sappiamo, per diversi percorsi, che la candela è ormai spenta.

Guardo l'acqua che mi scorre davanti come a raccontarmi una o milioni di storie in un codice piu potente e veloce di qualsiasi linguaggio telematico; ma non riesco ancora a sentire.

Osservi mentre immergo la mano. Le mie dita dividono la corrente in tanti rivoli visibili. Chiudo gli occhi e ascolto di nuovo.

Ora sento.

Sento di grandi storie d'amore mai nate.

Sento di interminabili storie d'amore che mai sarebbero dovute nascere.

Sento di storie finite che ancora trascinano disoccupati protagonisti...

Tu non senti nulla; ma leggi nel mio cuore.

è un posto fantastico questo. Sarebbe bellissimo spogliarti e fare l'amore ma... Poi sarebbe solo vuoto, dolore, tristezza. Tornando verso casa siamo taciturni. Un passo dopo l'altro automaticamente pensando già ad un domani vuoto e solitario. La governante ci aspetta sull'uscio chiuso e ci guarda con tenerezza, come una mamma che già sa tutto. Mi tocchi una spalla, mi guardi con le lacrime agli occhi, mi dai un piccolo bacio, mi dici: "Grazie. Ti amo".

La governante sorride.

IV

Apriamo la porta: una stanza buia. L'oscurità è totale. Sei accanto a me, le nostre dita si sfiorano, entriamo. Un vago odore di umidità e salsedine nelle pareti. Il parquet scricchiola un po’ sotto i nostri piedi cauti. Sfioro la tua mano per sapere che ci sei. È una scusa. La tua presenza mi da sicurezza e la mia la da a te. Il silenzio è di piombo. Con il piede urto qualcosa che sembra un piattino, mi piego sulle gambe e a tastoni lo trovo. C'è una candela e dei fiammiferi svedesi...


Firma

--Gari 10:47, 31 mar 2010 (UTC)


VOTA QUESTO RACCONTO

Voto Medio: 4.5/5 (26 voti)Racconto rilasciato in licenza
Licenza Creative Commons