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La fuga

Da Storiealcubo.


Non ne posso più di ascoltarlo! Per favore mettetemi in un’altra cella, lasciatemi fuori nel cortile sotto la pioggia e a freddo. Oppure…uccidetemi, sì, fatemi fuori, soffocatemi, seppellitemi vivo…fate quello che volete, ma vi prego toglietemi da questa cella. Non ne posso più di ascoltarlo. Non ne posso più!

Questo continuo ululare depresso, questa nenia sconfortante, questo mormorio ossessivo…è…è… insopportabile! Non ci si può convivere…

Vabbene! Amavi una femmina e lei non ne voleva sapere niente di te! E sai cosa frega a me? Assolutamente nulla, zero di zero, spazio vuoto e nullo di niente! Lo vuoi capire? Lo volete capire? Ho solo bisogno di starmene in pace, tra le sei grate di questa gabbia, senza che nessuno mi rompi le palle!!


Oddio…che aria pesante, che puzza…il mio compagno non fa altro che frignare di nascosto e cagarsi addosso. E intanto qui lo spazio è poco e in due non ci stiamo. Sento il suo odore disgustoso. La puzza mi da rabbia, mi sembra la prevaricazione di un prepotente, i rumori striduli pure. Mi innescano l’aggressività. Avrei voglia di uccidere quando un claxon mi sveglia o quando un urlo improvviso che arriva da un’altra stanza mi contorce i succhi gastrici. Avrei voglia di uccidere ilmio compagno. Ma è meglio che me ne sto buono.


Pausa


Cazzo, ci sono decine, centinaia di odori in questa stanza: la polvere, il sudore e la bava del mio compagno di gabbia, poi l’acqua di colonia dell’uomo in bianco che ogni viene a occuparsi di noi, odore di animali morti (quelli che non ce l’hanno fatta), odore di mangime andato a male, poi la brezza che arriva attraverso le sbarre sigillate della finestra e naturalmente la merda di quel pulcioso che non è capace di trattenersi.

Non posso restare qua dentro, non un giorno in più. L’ansia mi contorce lo stomaco. Una goccia saltella e rimbalza da qualche maledetto rubinetto. Continua a zampillare col suo maledetto ritmo ossessivo dentro il mio cervello. Plink plonk, plink plonk, plink plonk

Dico a voi la fuori…volete mettermi da qualche altra parte? Qui non ci voglio stare! C’è qualcuno? Ma dovrei anche dormire secondo voi in queste condizioni!!!


Poi lui arriva. L’uomo in bianco.

Oggi tocca a me.

Apre la cella. Mi afferra delicatamente. Ha paura di me. Ma non ha nulla da temere. Aspetto questo momento da ore. L’ansia mi sta corrodendo lo stomaco. Non vedo l’ora che lo faccia. Lui, mi immobilizza con delle cinghie su un lettuccio. Poi prende la siringa, la carica con un liquido verde. Mi accarezza! Come per tranquillizzarmi. IDIOTA! So esattamente cosa stai per fare. Sbrigati, ho bisogno che tu lo faccia!


Sento appena l’ago che mi penetra sotto il collo. Il liquido scivola dentro di me come un nettare gioioso e atteso. Lentamente la siringa si svuota dentro di me. Poi l’uomo in bianco si allontana. Dopo un po’ torna. Mi riempie di elettrodi. Regola non so cosa su una macchina e si siede davanti al computer a controllare le immagini che appaiono su un video. Evidentemente hanno a che fare con il mio stato di salute.

Oggi sembra particolarmente soddisfatto.


Tutto incomincia dallo stomaco. Un senso di morbidezza mi scivola dentro le budella, i crampi dell’ansia si sciolgono, smettono i maledetti dolori, e il perenne bruciore sparisce. Il mio stomaco è come un fiume libero che scorre senza argini, come un giardino percorso stormi di uccelli.

Mi sento bene.

Anche il mio naso smette di sentire tutti quegli odoracci.

La mia mente si riempie di profumo e di pace.

Ora ci sono solo odori buoni.

E silenzio.

Poi arriva la parte più bella.

Il liquido arriva alla mia mente. E le cose attorno smettono di essere quello che sono.

La luna dietro le sbarre, viene avanti ed entra dentro la stanza fino a posarsi sopra il tavolo dopo sono incatenato. La luna mi accarezza i piedi.

Rido.

L’uomo in bianco se ne accorge e tocca qualcosa sulla tastiera. La luna oscilla sopra il tavolo, il pavimento è curvo e cambia forma in continuazione, ora assomiglia alla ruota di un camion che gira. Anche le cinghie spariscono. Mi ritrovo a nuotare in un pozzo di liquido verde.

Devo restare sempre qua dentro. Non uscirò mai più, e mi sentirò sempre bene.

Non voglio odori ne suoni, solo un giardino nella pancia e la luna che saltella tra i miei piedi e l’uomo in bianco che gioca con la sua tastiera.

Qualcosa cambia. Ora non c’è più luce in questo pozzo, tutto si è annerito. E’ sicuramente colpa di quel bastardi…il mio compagni di cella, è lui che ha tolto la luce, è lui che rovina sempre tutto. Dov’è la luce? Ora c’è solo buio.

Il liquido, il pozzo, la luna, sono spariti. Anch’io sono sparito. Anch’io sono sparito. Qualcuno mi ritrovi… Ora c’è solo buio.

Buio.


Riprendo conoscenza. Sono di nuovo in gabbia.

Oltre all’odore fetido del mio compagno mi svegliano le voci eccitate dell’uomo in bianco che parla al telefono, non capisco il linguaggio degli umani ma le sue parole suonano così:


- Ehi jack sono nella stanza 42! Sì, stavo testando il preparato j34x sui cani di laboratorio…e indovina? Il bastardino che abbiamo portato la settimana scorsa reagisce al farmaco. I livelli di serotonina sono quelli attesi, il tempo di protrombina è sotto 12, e, pensa un po’, la bilirubina è praticamente pulita, niente tracce tossiche.


Pausa


- Si, Jack è proprio così. Abbiamo trovato la cura alla HIV! E’ incredibile. E’ stato un colpo di fortuna…ma finalmente ce l’abbiamo fatta. Fra dieci minuti ti porto la formula del preparato. Certo, certo…ce l’ho in testa, tranquillo che non me la dimentico. Chi l’avrebbe detto che un medicinale a base di eroina sarebbe stato così valido.


Sono ancora mezzo addormentato, ma non mi sfugge un particolare. Nella sua agitazione l’umano ha lasciato la gabbia aperta. Evidentemente doveva essere davvero fuori di se per dimenticare una cosa così importante. Il mio compagno se ne accorge e comincia ad agitarsi, si rivolge a me col suo tono sgradevole:


- Guarda! Ha lasciato la porta della gabbia aperta! Non ci capiterà mai più un occasione così..

- Un occasione così per fare cosa? - rispondo ancora con la voce impastata

- Come per fare cosa? Per fuggire!! Quando mi hanno portato qui ero cosciente, conosco la strada per uscire da questo edificio, la strada è vicina. Fuggiamo! Così potrò tornare dalla mia Marisol! Ho sbagliato ad andarmene da lei. Sono convinto di poter ancora conquistarla?

- Ma cosa cazzo vai farneticando?? Perché dovremmo fuggire? Qui non è così male. Io voglio restare qui…

- Tu sei pazzo! Vuoi restare chiuso a vita in una gabbia a fare da cavia per gli esperimenti degli umani?

- A me non dispiacciono gli esperimenti che fanno…

- Ti stai assuefacendo a quella merda che ti iniettano, quella ti ammazza coglione!

- Meglio morire sotto un camion, o uccisi in un canile, o peggio..di fame? Dimmi…che morte preferisci? Qui ci danno da mangiare, non si sta male!

- Sei una merda di tossico…ecco la verità! Lo vedo come ti agiti se non ti danno quella roba. Accetta la verità, sei un drogato! Ma puoi smettere, là fuori saremo liberi, capisci? Liberi! Niente sbarre, niente cinghie, niente aria chiusa. Scappiamo!

- Io devo accettare la verità? Accettala tu, piscialetto…vuoi correre da una femmina che non ti vuole e che non ti vorrà mai e che magari adesso sta già chiusa nella stalla col pastore! - Rido con cattiveria.

- NO…LEI STA ASPETTANDO ME!! LO SO… e comunque se proprio non l’hai capito, l’uomo in bianco ha appena scoperto la cura che cercava. Ora non deve fare più esperimenti su di te. Non appena comunicherà la sua scoperta per te non ci saranno più iniezioni e niente più viaggi…capisci? Cattivi odori e rumori terribili tutta la giornata, per sempre. Per sempre!


Ora ride lui con cattiveria.

Bastardo. Ha ragione! Il solo pensiero di un giorno senza liquido verde mi fa impazzire. Mi prende di nuovo l’ansia. La dose di prima non mi tranquillizza più. Ora ho bisogno che me ne inietti di più. Sempre di più. Cosa devo fare? Fuggire o restare? Alla fine cambia poco. Non ci saranno più iniezioni di liquido verde, niente più viaggi. Niente più pace!

Comincio a tremare, non so cosa fare. Il pulcioso bastardo apre la gabbia silenziosamente, esce e si allontana per i corridoi, se non gli vado dietro subito l’uomo in bianco mi scoprirà e chiuderà la gabbia. Passa un terribile minuto in cui mi logoro il cervello in cerca di una soluzione. Il tremore non cessa, ho bisogno di quel liquido. E ne ho bisogno adesso. Devo continuare a prenderlo. Scappare o restare.

Come fare? Come fare? Come fare?

Poi capisco.

Succede in un attimo. Ma capisco.

Salto fuori dalla gabbia.

Corro alle spalle dell’umano.

Poi salgo sul tavolo dove pochi minuti fa ero legato.

Lui si volta.

Mi guarda incuriosito.

E’ un istante.

Chiudo la mia mascella nel suo collo.

E’ l’istinto più antico della mia razza.

Stringo forte sul suono della sua voce afona che chiede aiuto.

Si agita ma nessuno lo sente.

Un sapore dolciastro riempie la mia lingua.

Non mollo. Stringo più forte. Mi spiace. Non ho alternative.

Finalmente l’umano smette di agitarsi. Crolla al suolo

Ora sento l’odore della morte!

Scendo dal tavolo e rientro silenzioso nella gabbia.

Ora non comunicherà più a nessuno la sua scoperta.

Dovranno continuare gli esperimenti.

Ora arriverà un altro uomo in bianco a farmi le iniezioni.

Ogni giorno farò un altro viaggio.

Ogni giorno avrò pace.


Epilogo

- Hai saputo? E’ stata davvero una tragedia: un cane da laboratorio è uscito dalla gabbia e ha sbranato il dottor Mannaimer. Bisogna fare attenzione con quelle bestie. La cosa assurda è che, dopo averlo ucciso, il cane è rientrato nella gabbia. Un cane che era sempre stato mansueto. Roba da matti. Quei preparati che gli iniettano gli sconvolgono il cervello!

- Sembra impossibile. Ma sei sicuro che non ci fosse un altro cane nella stessa gabbia? Magari lui non c’entra!

- No, ma che dici! Era l’unico cane del laboratorio, sai che non possiamo tenerne più di uno alla volta. Certo questo ogni tanto si agitava come se non fosse solo…ma c’era solo lui.

- Povere bestie! Alla fine danno tutte di matto.


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--Don vito 09:45, 21 nov 2010 (UTC)


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