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La giunonica Gianna

Da Storiealcubo.


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Era una gelida notte di Natale. La neve cadeva, scivolando tenue e leggera verso la terra, come se fosse stata lanciata delicatamente giù dal cielo. Era già quasi mezzanotte ed il Natale, festa di gioia e di pace si approssimava per l'ennesima volta al mondo degli uomini. La città era silenziosa, la lieve coperta di neve attutiva tutti i rumori, e la luce chiara della luna piena illuminava tutti i fumi dei camini che si elevavano verso le stelle.


Come una cometa luminosa e rassicurante, apparve all'orizzonte una slitta fatata volante. Scese dal cielo notturno, e girando attorno alla luna si adagiò vicino ad un camino. Un vecchio, con una lunga barba bianca ed un vestito rosso acceso, si sollevò dalla slitta e, dopo aver accarezzato con una risata festosa le renne magiche che lo avevano condotto fin lì, prese un grosso sacco e si infilò dentro al camino.


La casa era poco illuminata, certamente tutti gli abitanti già dormivano, un piccolo albero di Natale si ergeva nel salone dove si trovava il camino di mattoni rossi da cui venne fuori Babbo Natale. La stanza era calda, i mobili erano in legno ed erano addobbati a festa, le luci colorate e lampeggianti davano all’ambiente un’atmosfera calda e familiare, la tavola era imbandita di dolci e si sentiva profumo di pane appena sfornato.


La donna sedeva appisolata su una sedia a dondolo davanti la tv ancora accesa. Uno scialle di lana le copriva le gambe ed un sorriso sfumato le colorava il viso, come se stesse sognando qualcosa di bello, come se la magica aria di quei giorni santi avesse contagiato di allegria anche i suoi sogni.


Babbo Natale, si avvicinò all’albero per depositarvi sotto i regali di quella donna, cercando di essere silenzioso per non disturbare il santo sonno di quella notte beata.

Ma la donna si svegliò. Si guardò attorno ancora semi-addormentata, poi colma di sorpresa riconobbe Babbo Natale. Rimase stupita per qualche secondo, poi decise di parlargli e disse:


- Ah, finalmente sei arrivato, vecchio cialtrone del cazzo! Ti aspettavo sai? Mi hai portato i tuoi soliti fottuti inutili regali? Bravo!! Vuoi che li buttiamo assieme nella spazzatura o preferisci che prima aspetto che te ne scappi su quelle tue renne concubine?


Babbo Natale in 2000 anni di storia ne aveva viste di cose, ma un accoglienza così aggressiva non se la aspettava. Eccheccazzo non se la meritava neanche un’accoglienza così!! Insomma, provateci voi in una notte a fare il giro di tutto il mondo, ed infilarsi in miliardi di camini, depositare miliardi di regali viaggiando su una slitta vecchia decrepita tirata da 4 renne rincoglionite dall’età!! Per non parlare della preparazione dei regali, la catena di montaggio su al polo nord con quei nani stronzi che aspettano il periodo delle feste per incominciare con gli scioperi. A loro la paga non gli basta mai, gli orari di lavoro sono eccessivi, la fabbrica è fredda! E vorrei vedere, si lavora al polo nord, mica si possono tenere i riscaldamenti sempre al massimo perché loro sentono freddo! C’è un bilancio da fare quadrare!! E poi qualcuno ha mai sentito parlare di mamma Natale? No? Nessuno? Certo che no! E ci sarà un motivo! Tutta la vita, in mezzo al deserto del polo nord, ad accudire renne, non è certo la moglie più felice del mondo. E con chi se la piglia?? Con Babbo Natale, è ovvio! “Non mi porti mai da nessuna parte, a Capodanno non siamo mai andati a nessun veglione, mai una vacanza per le feste”. Grazie al cazzo! Dopo questa sfacchinata assurda, per le restanti feste lui aveva solo voglia di starsene davanti la televisione al calduccio senza rotture di palle, invece mamma Natale era sempre lì, ad accusarlo di essere un fallito.

Tant’è che ormai i bambini neanche ci credono più a Babbo Natale…eccheccazzo!!

Ma la situazione con la…ehm…cliente, andava affrontata con serenità e professionalità. Babbo Natale rispose alla donna:

- Figliola, come mai sei così adirata? Non ami il Natale? Perché ce l’hai tanto con me?

- E me lo chiedi pure, vecchia testina di cazzo?? Io sono Giovanna Pifferi. Non ti dice nulla il mio nome?

- Ehm…mi spiace, ma ora come ora…così a bruciapelo, sai non ho con me lo schedario delle lettere a Babbo Natale…

- Certo non ti ricordi!!! Il filantropo volante non si ricorda! Il santo giocattolaio notturno si scorda le cose!! Il salvatore dell’infanzia abbandonata comincia a perdere colpi…

- D’accordo figliola, non mi ricordo, scusami, rinfrescami la memoria…cosa ti avrò fatto mai??

- AH..NULLA, NON MI HAI MAI FATTO PROPRIO NULLA! E ci mancherebbe pure che mi faccio fare qualcosa da un vecchio. Dimmi, ti sembro una donna piacente?


Giovanna si tolse lo scialle che la copriva, rivelando una sottoveste nera di pizzo che sottolineava delle curve mozzafiato e ricopriva a malapena due splendide gambe lunghissime sostenute da una giarrettiera nera.

Babbo Natale, abituato a mamma Natale (vecchia un paio di millenni) e occasionalmente a qualche renna, riconobbe silenziosamente con se stesso che la donna era proprio fatta bene!

Ma il suo silenzio innescò un nuovo monologo di Giovanna:


- Sai come mi chiamavano? La Giunonica Gianna!! Queste curve hanno fatto impazzire decine di uomini!! Sai quanti anni ho?? Guarda che tette! Toccale, toccale, tanto ormai il mio è un caso disperato!


La giunonica Gianna si afferrò una tetta (almeno una quarta misura) e la spiattellò in faccia a Babbo Natale, visibilmente imbarazzato.


- Ecco, ecco…vedi com'è soda? Lo diresti che ho 45 anni? Eh? Lo diresti? Dimmi, lo diresti?? Invece eccomi qui tutta sola. Hai visto qualche stralcio di uomo entrando dal camino? Io non vedo nessuno! NO, non c’è nessuno!! Sono sola!!

- Figliola, mi dispiace tanto, ma che colpa ne ho io??

- Che colpa ne hai tu??? Bombolone di merda??? Dove sono finite le decine di lettere che ti ho spedito per chiederti un fidanzato?Dove sono finite??


Babbo Natale, si fermò a pensare. Certo qualche lettera si perde ogni tanto, e poi la gestione innamoramenti era più delegata a stelle cadenti e candeline di compleanno. Non seppe cosa rispondere, e la giunonica ancora una volta riprese:


- Ma sai, quello che mi ha fatto proprio perdere le staffe?? Lo sai, pedofilo concubino di renne dei miei coglioni? Ieri, proprio ieri, finalmente un bravo uomo, bello, una persona interessante, ricco, bella carriera, simpatico e affidabile è uscito con me. Carlo si chiama. Mi dice che si è innamorato di me, che vuole vivere con me, che passeremo la vigilia di Natale assieme e da quel momento non ci lasceremo mai più. Ed io stupida cosa faccio? Tornata a casa, felice e commossa, scrivo la mia ultima lettera a te, zingaro insaziabile coprofago, per chiedere solo che sia tutto vero, che Carlo non fugga come tutti gli altri. Per chiedere solo di essere finalmente una donna amata!!! Ho chiesto troppo?? DIMMI CAZZO, HO CHIESTO TROPPO???

- Ehm…e dov’è Carlo…


Babbo Natale sudava visibilmente nonostante la neve che continuava a cadere fuori, voleva solo trovare una scusa per lasciare il suo regalo e fuggire attraverso l’invitante camino. Le zitelle erano sempre difficili da gestire…questa, poi…


- Bravo!! Bella domanda. Dov’è Carlo??? E chi lo sa!!! E’ la vigilia di Natale, e qui non c’è. Hai altre domande idiote da fare?? Anche la mia ultima lettera è stata ignorata. Cosa altro posso chiedere a questa vita disgraziata?

- Figliola, io sono Babbo Natale e porto la speranza…non bisogna mai mollare, bisogna sempre sperare che nella vita le cose belle arrivino, non bisogna mai rinuciare ai nostri sogni, sono la parte migliore di noi stessi. Ecco, dipende da noi…dal nostro cuore…


La giunonica Gianna pianto il pesante coltello da cucina nel cuore di Babbo Natale, curiosamente proprio mentre egli pronunciava la parola “cuore”. Continuò a colpirlo innumerevoli volte con la rabbia repressa da anni di disillusione.


Il sangue rosso di Babbo Natale che usciva a fiumi si confuse col colore della sua giubba.


Le renne questa volta avrebbero atteso all’infinito sul camino.


Le luci lampeggianti dell’albero illuminavano il macabro sorriso rapace che si era dipinto sul volto della Giunonica Gianna, che quasi non si accorse che il campanello di casa stava suonando già da qualche minuto.


Ancora col coltello insanguinato in mano andò ad aprire e vide…Carlo con in mano un gigantesco mazzo di rose rosse.


- Amore, scusa il ritardo ma c’era una folla assurda dal fioraio! Cosa c’è per cena??

Note
Musica: Dislexia HC - Dislexia (CC-BY-NC-SA)
  • Destino
  • El dia del juicio final
  • Ninna Nanna by Gianni e Paolo

Firma

--Don vito 08:39, 7 dic 2009 (UTC)


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