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La ragazza con l'orecchino di perla

Da Storiealcubo.


Don Vito partecipava insistentemente ogni mese alle Letture Maledette. Si appassionava, scriveva, suonava, recitava e declamava i suoi racconti, ma non vinceva mai il primo premio.

Allora per la serata dedicata ai ritratti decise di scrivere un racconto in rima, e lo dedico al ritratto: "la ragazza con l'orecchino di perla" che tanto gli piaceva.

Il racconto in rima che declamò, come un cantastorie professionista, al pubblico sorpreso della Taverna rossa fu:


La ragazza con l'orecchino di perla
1

Valentina mia luce vestita di rosa, nel giorno di maggio che te ne vai in sposa

A quel ricco e sudato pupazzo galante, coi suoi modi affettati da topo ammaliante

Mi guardi estatica, languida, sorpresa nel giorno nefasto della tua resa

Non credevi potessi arrivare puntuale armato di fede ma senza un pugnale

Son qui che ti chiedo: fermati in tempo, non devi, su cedi, concediti scampo

Abbracciami forte, rinuncia all’inganno abbandonati a me, rifiuta ogni affanno

Non cederti in moglie, l’evento sia lungi da te e dal tuo volto, che non avvenga oggi

Cavalca il mio canto e dal buio maniero, fuggiamo nel vento sopra il mio destriero

2

Son albe, decine forse anche oltre cento che erro, che viaggio pauroso del tempo

Anelando, pregando di giungere prima all’altare del giorno della tua rovina

Anelando, pregando di giungere in tempo a salvare i tuoi occhi da questo tormento

Valentina mia luce vestita di rosa, nel giorno di maggio che te ne vai in sposa

Rinuncia, ripensa all’antico mio amore, risveglia i tuoi sensi da questo torpore

Ora ascolta la storia delle mie gesta, e col mio fiato, il mio ardore o quel che ne resta

Andrò a raccontarti senza più altri indugi, il viaggio di vento, di sabbia e di sortilegi

Che mi portò per il mondo come freccia diretto, ad arrivare stamane qui al tuo cospetto

3

La prim’alba mi vide partire da casa, fuggiasco deriso nella mia patria invasa

Io cavaliere mesto in virtù vostra, mi ritrovai a gareggiare ardito ad una giostra

Che nobili, duchi o financo baroni non poter scalciarmi dai miei speroni

Rimasi ancorato al mio destriero finché non fui l’unico salvo guerriero

Ne spada, ne lancia, ne altro tipo di oltraggio poteron piegare mai il mio coraggio

E alla fine dei giochi col pensiero di te, mi presentai vincitore al cospetto del re

Che mi disse: o cavaliere dalla fibra valorosa, la mia unica figlia diventi ora tua sposa

Non posso mio re risposi con la schiena china, il mio cuore appartiene alla mia Valentina

4

L’alba seconda percossi in silenzio un tenebroso bosco inebriato di assenzio

Il brumoso meriggio arrivai presso al lago dove i villici narran vi abiti un mago

E mentre le fiere ululan e il vento risuona mi ritrovai al cospetto della sua persona

Vecchio maligno stregone silvano, mi disse: “sei morto se non fuggi lontano”

Luci infernali e sepolcrali lamenti avvolsero gelidi i miei paramenti

Immobile e rigido mi trovai in un momento a non saper più spiare nessun movimento

Ma il cuore non cede la fibra ho più forte, estrassi la spada e la affondai a morte

Nel corpo del mago con una certa fretta, non posso arretrare Valentina mi aspetta

5

All’alba terza fui pronto anche un drago a domare, ma mi vidi sorpreso a raggiungere il mare

La distanza da te Valentina mia bella, sembrò infinita a un tratto o pia stella

Che questo tuo servo per prendere il largo necessitava agognante di trovare un cargo

Una barca, un natante, un bel bastimento, una vela spiegata per prendere il vento

Ma una rissa sedai, che dieci marrani circondavano un tale e gli afferraron le mani

Così che l’infausto non potesse fuggire, e senza aiuto per lui vicina era la fine

Sguainai la lama, urlai la mia foga, ed i dieci da solo costrinsi alla fuga

“Grazie” disse l’uomo, non è stato invano, io posso imbarcarti che son capitano

6

La quarta di alba mi vide sgomento, un oceano infinito senza il fiato di un vento

Ne libico, greco, scirocco o maestrale, spazzavan il cargo ed un’oscuro male

Possiede i corpi di noi marinai, di febbre, di spasmi, di tosse ma mai

Valentina cedette ti giuro al dolore, la mia veste mortale e nonostante il pallore

Fui il primo ad alzarmi dal cupo giaciglio quando il vento tornò a sfrondare la chiglia

Del natante straniero spiegai a fondo la vela, e volammo sul mare fino a tarda sera

Ritoccai casa infine e con gli occhi miei rossi aiutai i marinai a riempire i fossi

Ora il viaggio e concluso, la strada è vicina, che un’alba, poi l’altra e troverò Valentina

7

All’alba quinta del mio lungo viaggio che intrapresi solingo, armato sol di coraggio

Un’ultima prova mi attendeva feroce, e di tutte quest’altra la più atroce

Il fato vestito da benevolo vecchio, mi disse “cavaliere sai guardare uno specchio”

Che tra guerrieri, bonacce, lotte di ogni natura, guardare se stessi e l’impresa più dura

Mi mise davanti un oggetto stregato che rifletteva ai miei occhi un me stesso piegato

A peccati, passioni, dubbi di ogni fattura, deboli vizi, incertezze e impostura

Io piansi distrutto allo spettacolo arduo, ma non distolsi un secondo dallo specchio lo sguardo

Che un amante sa bene che l’amore è imperfetto, ma non rinuncia a trovare l’amato suo oggetto

8

Oggi è la sesta alba raggiante del mattino gaudioso, felice e inebriante

In cui entrerò con onore e virtù nel paese silvano dove vivi tu

Anelo che il tempo mi sia stato benigno e non uccida il mio sogno col beffardo ghigno

E permetta a me indegno ma senza peccato di trovare te vergine ancora illibata

Gli ultimi passi del mio lungo vagare, di boschi, di giostre di maghi e di mare

Mi portaron diretto tra le regali carrozze, proprio nel luogo delle tue nozze

Ora il viaggio è finito e mi appresto ad entrare, nella chiesa dove oggi ti devi sposare

Ora il viaggio è finito spalanco le porte, della chiesa, che devo salvarti la sorte

9

Valentina è li ferma davanti l’altare e sentendo un fruscio si gira a guardare

Me cavaliere che irrompo afflitto nella chiesa gremita a reclamare il diritto

Di portarla via in tempo prima che sia moglie e regalarle per sempre le mie umane spoglie

E’ sorpresa Valentina colla sua fascia azzurra che le circonda i capelli mentre un uomo le sussurra

Il suo amore. E mi guarda con le labbra sue sensuali e gli occhi neri accessi che sembrano fanali

E’ curiosa Valentina mentre piano riconosce, l’uomo antico dei suoi sogni, dei suoi ardori e delle angosce

Lei lo amava, sì ricorda, il suo volto già s’accende, della luce che al suo cor gentil ratto s’apprende

E’ indecisa Valentina, nel suo volto ancora acerbo, nello scegliere un destino senza dubbio ne riserbo.

10

Di perle l’orecchino le illumina gentile, il viso pensieroso, ma ora suona un campanile

Ora è il tempo Valentina, il momento della scelta, decidi ora mio amore che il futuro già ti aspetta

Immobile mi guardi, rifletti silenziosa, e vorrei tanto ricordarti nel mio canto in questa posa

Così languida e sensuale, con lo sguardo così acceso, mentre vita si consuma in un destino mio sospeso

Vorrei tanto ricordarti nel mio canto in questo atto, che il mio tempo si è fermato sigillato in un ritratto

Di te che non decidi e rimandi all’infinito, la scelta se accettare o no il mio amore ardito

Solo resta dipinto nel cuore mio di matto, l’attesa del tuo sì, imprigionato in un ritratto

Destino mi negò le lacrime, per berle, dell’amata mia ragazza con l’orecchino di perle



Il pubblico osannò Don Vito con un lungo e sentito applauso.


Ma anche questa volta egli non vinse il primo premio.

Magari se voi votaste questo racconto Don Vito potrebbe almeno essere primo nella classifica di Storie al Cubo!!!

Riferimenti

Firma

--Don vito 10:58, 26 apr 2011 (UTC)


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