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La rivolta dei Generi Letterari

Da Storiealcubo.


Era iniziato il consueto incontro annuale tra tutti i membri dell'albo dell'ordine dei generi letterari. Fu proprio Narrativa, incontrastato presidente dell'ordine, a dichiarare aperta la seduta.


Per l'ordine era stato un periodo burrascoso. I giovani generi letterari emergenti, infatti, sollevavano da tempo molte polemiche in quanto, benché risultassero, numeri alla mano, una maggioranza schiacciante tra gli iscritti all'ordine, lamentavano tuttavia una scarsa attenzione alle loro esigenze professionali da parte dell'esecutivo dell'ordine, in cui, neanche a dirlo, narrativa e saggistica, vecchi dinosauri dediti alla truffa, nepotismo e conflitti d’interessi, la facevano da padrone.


Era tempo di cambiare. Era inconcepibile che tutti i corsi di aggiornamento organizzati dall'ordine e finanziati, in pratica, con la fantasia pagata dai giovani generi letterari, riguardassero esclusivamente pedanti e noiose tematiche di natura classica. Nessuno dei giovani voleva eliminarle del tutto ma, vivaddio, possibile che gli esseri umani, ancora lontani dal culmine della loro evoluzione spirituale, dovessero subire l'ingrato destino di ascoltare sempre le stesse cose, seppur sempre più esoticamente rivedute e corrette?


Si cercò di trovare dei compromessi ma tutto risultò inutile. I vecchi generi letterari, inconsapevoli dei rischi della situazione ed ancora ebbri del loro effimero potere di controllo su tutti gli organi esecutivi della letteratura e della cultura in genere, infastiditi dalle sfacciate richieste di fantascienza, della divulgazione scientifica, del giallo, thriller e del noir, optarono per la repressione e per il dileggio.


- Non diventerete mai dei generi universalmente accettati, siete solo uno stonato coacervo di note rubate impunemente a noi veri generi letterari! Dei bastardi! - dicevano mentre le enormi pance dondolavano al ritmo delle loro beffarde risate.


- Già, e che ci vuole a concepire universi paralleli senza regole, o inverosimili intrecci narrativi al limite della realtà, questa non è arte, è evasione! Così si svendono i valori grazie ai quali abbiamo fatto nobile la letteratura! Le regole, quelle sì, ci vogliono! Soprattutto con voi giovani. Ai nostri tempi sì che si rischiava, con l'analfabetismo! Oggi, che vi trovate i lettori su di un piatto d'argento, vi lamentate pure! Ingrati! - aggiungevano


Badate bene, ho fatto di tutto per trovare un punto d'incontro, una mediazione, anche perché sentivo che nessuna fazione avesse interamente ragione. Ho passato notti insonni a pensare ad una possibile soluzione, ed intere settimane in sterili meeting e convention formative a parlare dell'importanza della cultura come sintesi di tutte le conoscenze possibili e dell'inconfutabile assioma su cui si basa, ovvero quello dell'universale riconoscimento della Varietà come ricchezza inestimabile degli esseri umani. La stranezza è ricchezza, recitava lo slogan dell'iniziativa. L'Unione, non la differenza.


Ottenni soltanto di essere messo alla gogna non solo dai generi ufficiali, ma anche dagli ottusi libri a capo della fazione emergente. A parte qualche sporadico libro isolato, nessuna delle due fazioni desiderava collaborare, era solo lo scontro che volevano. Io fui tolto di mezzo, e, per la prima volta dopo l'invenzione della scrittura, fu la guerra.


Sterminati eserciti di milioni di libri, dispiegati in unità, armate, divisioni e plotoni si misurarono in atroci battaglie.


Il risultato fu milioni di pagine distrutte, bruciate o strappate; e miliardi d’idee, filosofie, teorie che, improvvisamente, vennero a mancare nella civiltà dell'uomo. Tutte le lacrime del mondo, di tutte le epoche, del passato, del presente e di tutti i futuri possibili non basterebbero ad esorcizzare quello che io, impotente, fui costretto a vedere.


Fu così che migliaia e migliaia di anni fa, l'umanità si trovò a sperimentare, per la prima volta, un periodo del tutto nuovo: la Decadenza. L'evoluta e raffinata civiltà degli uomini di Neanderthal iniziò un altro giro nella prateria del razzismo, delle classi sociali, della povertà.


Si cercò di tamponare il disastro introducendo criteri di meritocrazia, ma in poche centinaia di anni la burocrazia e la corruzione divennero dilaganti nell'unico continente abitato della terra. Apparvero le nazioni e queste si divisero in nazioni sempre più piccole, tutte in lotta tra loro. La meritocrazia divenne arrivismo e in poco tempo le ultime grandi ricchezze dell'umanità si ritrovarono concentrate nelle mani di poche persone annoiate e disadattate, dedite a misteriose attività di speculazione finanziaria.


Pian piano la civiltà si dimenticò delle nozioni basilari di filosofia, matematica, fisica. La tecnologia e la sanità divennero una pratica esoterica legalmente tramandata da padre in figlio, ma nessuno seppe più ricopiare o sostituire ciò che veniva corrotto dal tempo. Le dighe che trattenevano le acque si ruppero, nessuno seppe ripararle ed il continente di Atlantide s’inabissò per sempre, insieme a tutte le testimonianze di una civiltà.


Oggi, sotto un ponte, in un’anonima città dell'Homo Sapiens, bevo per dimenticare un passato così simile al presente.


Quanti libri passati mi vengono in mente! Ricordo quelli che si ribellarono, come me. Ognuno con una storia, un’idea, una teoria. Amici. Tutti scomparsi, ingiustamente inghiottiti dalle acque. Libri che oggi si sarebbero opposti, se qualcuno fosse riuscito a decifrarli, perché a questo serviamo, a ricordare gli errori passati affinché non si ripetano, mai più.


Libri migliori di me, che vivo da millenni nell'attesa della fine, e nel rimorso.


Continuo a domandarmi perché. Perché mi sono salvato. Proprio io, un insignificante libretto di poesie d'amore...


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--gecchi 10:01, 27 gen 2012 (UTC)


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