La rivolta delle ciabatte
Da Storiealcubo.
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- La prima notte
Mi sveglio nel cuore della notte. Fuori nevica ancora. Una luce tetra filtra attraverso le tende della antica finestra. La mia bocca arsa è in fiamme e la testa mi duole forte. Un silenzio innaturale mi avvolge e mi soffoca. Mi sento come se fossi l’ultimo uomo rimasto sulla terra. Sperduto e dimenticato in quella casa antica, enorme, buia e umida.
Ho bisogno di bere.
Anche solo una birra mi restituirebbe alla vita. Mi alzo dal letto per cercare qualche bottiglia. I miei piedi sfiorano il pavimento gelido ed impolverato. Un violento brivido mi afferra la schiena. Uno sciame di mille rumori scricchiolanti mi fanno trasalire mentre con la punta dei piedi cerco ancora le ciabatte che dovrebbero essere lì.
Avrebbero dovuto essere lì!
Ma non ci sono.
Il gelo del pavimento si sta insinuando ferocemente come un mantra oscuro tra le pieghe della mia mente. Un milione di punture di spilli congelati mi devastano la schiena.
Indosso la mia veste da camera, accendo l’ultima candela per metà consumata, mi piego carponi e mi metto a cercare.
Eccole! Le mie ciabatte.
Stavano nel punto più irraggiungibile, sotto al letto. Seminascoste alla luce fioca della mia candela, immobili come a burlarsi di me, come a ridere del gelo che aveva avviluppato la mia coscienza.
Con un gesto nervoso le afferro e come se fossi consapevole di qualcosa di malvagio che si annida in quella camera da letto, mi alzo silenzioso e esco.
Mi aggirai insonne per la casa fino all’alba.
- La seconda notte
Lo so che mi stanno osservando.
C’è qualcuno qui, in questa casa. Ne sono consapevole.
Ho passato la giornata a setacciare tutti gli angoli più bui, a cercare qualche traccia. Ma non ho trovato nulla. Tutte le tracce del loro passaggio sono state pazientemente cancellate.
Ma io so che ci sono.
Sento delle cose: dei rumori. Avverto certi bisbigli, strane voci silenziose e malefiche che parlano sottovoce, di me.
Sanno tutto di me. Mi spiano.
Oggi non sono uscito da casa. Ho deciso di non uscire più di casa finché non scoprirò cosa succede.
La pendola batte le tre di notte.
Mi sveglio senza ricordare come sono finito a dormire sul tavolo del mio studio.
La candela è spenta. Coi miei occhi oscurati dal sonno vedo solo la bottiglia di whiskey vuota e una strana nebbia luminosa che penetra dalla finestra chiusa.
Sento lontano il rumore del respiro di mia moglie che dorme nell’altra stanza…ignara…o forse responsabile?
Un violento rumore devasta la notte!
Mi sveglio di colpo.
Sento il rumore del mio respiro affannato, non c’è aria in questa stanza, non riesco a respirare bene. Il rumore proviene dalla soffitta.
Devo alzarmi.
Forse dovrei fuggire finché posso, forse sono ancora in tempo.
Mia moglie dorme. Fa finta di non sapere, di non vedere.
Ma io devo capire. Ho bisogno di capire.
Non posso andarmene.
Da quanti giorni non esco da questa casa??
Mi sollevo tremante dalla sedia su cui ho preso sonno ieri. O forse era l’altro ieri? Non ricordo, mi sembra che il tempo non abbia più significato.
Cerco le ciabatte.
Ma non le trovo. Santo cielo…le avevo lasciate vicino al tappeto, o almeno credo. Ormai sono sempre più distratto, mi confondo spesso.
Accendo la candela e con un senso di opprimente urgenza le cerco per tutta la stanza.
Questa volta sono sotto la cassapanca di noce. Decisamente lontano dal tappeto.
Non perdo tempo nelle mie inquietanti riflessioni, mi stringo addosso la veste da camera, e mi dirigo spettrale verso l’origine del rumore che mi ha svegliato…la soffitta.
Salgo un gradino per volta con le viscere contratte dalla paura. La scala porta alla soffitta è stretta, riesco a passarci a malapena. Sembrano le interiora umide di un animale feroce che mi ha inghiottito.
Entro silenzioso nel vano della soffitta. Una zaffata di umidità fredda mi graffia il viso e spegne la candela.
Vengo colto dal panico!!
E’ tutto buio, solo la luce della luna piena riflessa sopra la neve, accumulata sui tetti degli altri edifici, illumina la soffitta di villa Cazzilla attraverso la pesante finestra spalancata.
Ecco l’origine del rumore.
Il peso della neve ha rotto la chiusura della finestra.
E si è aperta sbattendo violentemente.
- La terza notte
La antica pendola del salotto segna le 4. Non so se è notte o pomeriggio.
Tutte le porte e le finestre sono chiuse.
Se fosse pomeriggio dovrebbe filtrare un po’ di luce dalle imposte serrate.
Ma è tutto buio. Mia moglie dorme nella sua stanza. Da quanti giorni non la vedo?
Sono in piedi davanti la pendola e do le spalle al grande salotto antico. Tutti i mobili sono ancora coperti da lenzuola. Non venivo in questa stanza da mesi.
Cerco le ciabatte, dove sono? Erano qui ai piedi della poltrona polverosa dove sto provando a riposare. Non ci sono! I miei piedi si insinuano tra la polvere umida del pavimento gelido. Ancora quegli spilli gelidi mi opprimono la schiena. Dove sono le ciabatte? Erano qui.
Non vedo nulla, anzi vedo solo un bagliore bluastro filtrare dalla porta della cucina.
Loro sono dietro quella porta.
Lo so. Non so come faccio a saperlo, ma ne sono sicuro, non sono mai stato più sicuro di una cosa come adesso. Vengono nauseato dal forte odore di alcool che sento nell’aria.
E’ il mio fiato. Ho bevuto di nuovo.
Devo fuggire da questa casa, devo andare via. Forse sono ancora in tempo. Forse la mia anima non è ancora definitivamente perduta.
Ma vengo attratto da quella strana luce come…una falena verso il fuoco, verso la fine.
Se deve essere la fine…allora la fine sia!
Bevo un altro sorso dalla bottiglia, non so cos’è il liquido denso che mi scende lungo le viscere ma è davvero forte…e vabbene.
Cerco le ciabatte accanto ai piedi. Non ci sono.
Non ho il tempo di cercarle. Il gelo mi penetra ancora nei piedi e nell’anima.
Sembra che il pavimento spoglio mi inietti dentro la desolazione buia di questa casa semi abbandonata.
Non ci penso un attimo in più.
Mi precipito verso la porta della cucina e la apro. Voglio vedere in faccia la mia rovina.
Sono troppo stanco per avere paura.
Una luce acuta mi buca lo sguardo.
È solo il gas acceso dove cuoce una pentola.
La pentola è vuota.
E davanti al fornello sul pavimento ci sono le mie ciabatte allineate, in ordine.
- L’ultima notte
Quanto tempo è passato?
E’ giorno o notte? E’ inverno o estate?
E’ luce o buio?
Adesso non sono più in tempo.
Sono chiuso in questa stanza da ore, forse giorni.
Aspetto solo che mi vengano a prendere. E allora saprò. Almeno saprò.
Voglio alzarmi da questo letto fradicio di alcool, di sudore, di acqua stagnante. Poggio i piedi nudi sul pavimento bagnato, un liquido nero li avvolge.
Dove sono le mie ciabatte.
Dove sono le mie maledette ciabatte!!!
Le avevo lasciate qui vicino!
Mi inginocchio. Le gambe si bagnano, sono fradicio, ed il liquido ora sembra diventato rosso scuro.
Dove sono le mie maledette ciabatte.
Ora ho capito tutto.
Ma sono un uomo razionale, anzi ero un uomo razionale.
E’ l’unica cosa logica da pensare…lei è combutta con loro.
Mia moglie sa tutto. E’ lei che mi nasconde le ciabatte e che li ha chiamati.
Stanno arrivando.
Stanno venendo a portarmi via.
Ho in mano un coltello. L’ho trovato in cucina, per terra. Era lì abbandonato.
Mia moglie è nella sua stanza, forse legge, forse dorme…o forse prega. O forse ride di me.
Per me non c’è più scampo ma prima devo fare qualcosa.
Eccole le mie ciabatte! Sono davanti la sua stanza…salgo le scale e le indosso.
Lei sa tutto. Mi sta già aspettando.
Lei mi spiega come fare, dove affondare il mio coltello per non sporcare.
Ripetutamente, con precisione, e muovendo il polso nel modo corretto.
La sua voce fioca è rotta dal gorgoglio del sangue che invade la sua bocca mentre mi spiega.
Ho i capelli arruffati, bagnati di un liquido rosso scuro. Il mio sangue? Il sangue di qualcun altro?
Anche il mio coltello è bagnato di sangue ora. Addio amore…l’ho fatto per il tuo bene. Ho fatto come volevi tu, come mi hai detto di fare.
Quanti anni sono passati? Quanti minuti sono passati da quando ti ho uccisa?
Sento i loro passi.
Sento il rumore fetido dei loro respiri.
Pochi secondi e apriranno la porta che ho lasciato socchiusa. Ho dimenticato di chiuderla, ma ormai è troppo tardi.
Il grigio cigolio della porta che si apre precede nell’aria il gelido clamore che sento, la loro fetida presenza che si avvicina.
La porta ora è aperta…li vedo…ommioddio perdona i miei peccati….
- Nota del redattore
Molti anni fa trovai questo manoscritto stracciato e infradiciato dall’umidità in una vecchia villa vicino alle campagne di Rocca Simplicia. La villa era quasi completamente distrutta, ed il manoscritto si trovava sul pavimento dell’unica parte dell’edificio ancora in piedi. Le ultime righe dello scritto sono molto confuse, e si riescono a malapena a leggere le lettere tracciate in fretta e furia dallo scrittore che evidentemente doveva essere spaventato da qualcosa o qualcuno. Dopo aver letto innemerevoli volte, in tanti anni, la macabra storia scritta sul manoscritto il fastidioso dubbio che mi è rimasto nell’animo è solo uno. Quegli due oggetti impolverati e disfatti dal tempo che trovai vicino al manoscritto erano davvero le ciabatte dello scrittore?
| Note |
| Dedicato ad Edgar Allan Poe il maestro visionario che tutti dovrebbero leggere |
Firma
--Don vito 07:45, 7 set 2009 (UTC)

