Le porte del Paradiso
Da Storiealcubo.
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Ci risiamo.
Sono di nuovo qui, seduto su queste fredde sedie di metallo blu, no, azzurre con delle chiazze di ruggine sulla curva dei braccioli. La vernice consumata dalle mille mani sudate che hanno stretto questi braccioli.
Pietro è già entrato, mi è sembrato avesse una grossa macchia di piscia nei pantaloni, ma forse mi sbaglio, magari è roba vecchia. Con tutte le volte che si è pisciato addosso durante la notte, vai a capire se è bagnato di piscio o solo macchiato.
In ogni caso Piero è un pisciasotto, in tutti i sensi, ogni volta che lo portano qui, trema come una foglia ed ha sempre la voce impastata. Oddio, quella mi sa che ce l'ho anch'io, non ci fanno mai bere prima, e neanche dopo, viene proprio una gran sete e poi la piscia è così scura e carica che ti brucia l'uccello da impazzire. Da impazzire già, come se fosse il dolore fisico a far impazzire la gente.
Ecco Pietro che esce, portato a braccia, finalmente tocca a me. Non vedevo l'ora. Quando mi fanno il trattamento per me è una festa. Certo, le cinghie sui polsi e le caviglie, sulla testa e soprattutto quella disgustosa garza che ricopre un tubo di gomma in bocca non sono certo piacevoli, ma quando finalmente si decidono a darmi la "botta", ragazzi che spettacolo.
Questo posto di merda sparisce, così come la puzza di polvere e piscio, i muri bianco-azzurri con le macchie di muffa agli angoli, i camici macchiati, quelle orribili mani callose degli infermieri. Sparisce tutto, sento un meraviglioso profumo di fresco e pulito invadermi le narici vengo sparato a tutta velocità oltre il tetto su, fino alle nuvole.
Il cielo è prima azzurro, poi la luce del sole diventa più intensa e le nuvole tutto intorno a me si tingono di un bellissimo arancione, rallento, mi trovo sospeso fra le nuvole rossastre, galleggio lentamente verso una parte più luminosa.
Le nuvole adesso sono bianche e ci sono due ombre scure dalla forma umana che mi aspettano, non riesco a vederli bene ma so che mi sorridono e che mi stanno aspettando. Io mi sento bene, benissimo, sono felice, e vorrei andare da loro.
Non riesco mai ad arrivarci ogni volta questa meravigliosa visione si interrompe e mi sveglio nella mia cella (o dovrei dire stanza), tutto sudato e dolorante, in bocca uno strano sapore metallico, ho sete ma non mi faranno bere, e gia so che se provassi a mangiare qualsiasi cosa la vomiterei immediatamente, con il solo effetto di scambiare un saporaccio con un altro.
Faccio l'unica cosa che posso fare, prendo un lembo del mio pigiama, il colletto, e lo succhio per un pò, mi serve a calmare la sete. Il "dopo" è una cosa terribile, lo so, è il pegno che devo pagare per quel meraviglioso viaggio che ho fatto prima.
Quanto mi piacerebbe rifarlo adesso, subito. Non posso, anche se mi staccassi una mano a morsi non me lo rifarebbero subito, dicono che non riuscirei a superarla una seconda "botta", che morirei, e questo non lo voglio neanch'io, se dovvessi rendere l'anima non avrei più la possibilità di farmi altri viaggi.
Sicuramente starete pensando che sono pazzo. Non siete gli unici, anche i miei parenti lo dicevano, ne erano sicuri, talmente sicuri da avermi portato di peso in questo posto. La casa di cura per malattie mentali "Sacro Cuore di Gesù".
"Starai bene". Dicevano. "E'un bel posto con dei bei giardini e personale che ti tratterà con tutte le attenzioni di cui hai bisogno". Considerate le botte che ho preso in questi 7 anni, devo dire che ne avrei fatto volentieri a meno.
Ogni inferno ha il suo piccolo angolo di Paradiso ed in questo posto è la camera dell'elettroshock, dove posso finalmente viaggiare e vedere "le porte del Paradiso". Le chiamo così, mi sembra il nome più appropriato.
Intendiamoci, sono pazzo, non stupido. So benissimo che quel posto non esiste e che è frutto della mia mente malata, e soprattutto, dell'educazione cattolica che ho ricevuto da bambino. So bene che quei due sono, o meglio, NON SONO San Pietro e San Paolo.
Chi se ne frega se è un sogno, una visione o un miraggio. E' un posto bellissimo, in assoluta antitesi con questa fogna dove mi hanno spedito i miei figli, le mie sorelle e tutta quella gente che dice di amarmi.
In questo posto hai un sacco di tempo per pensare, ed un sacco di gente interessante con cui confrontarti. Certo, la maggior parte è intontita dai medicinali. Io per fortuna sono esonerato, ho una rara malattia che mi rende allergico alla stragrande maggioranza di psicofarmaci.
Hanno provato più volte a darmene qualcuno, anche a bassi dosaggi, e tutte le volte mi hanno quasi ammazzato. Ricordo le loro facce stizzite quando andavo in shock, mai un segno di dispiacere o preoccupazione, sbuffavano e mi iniettavano qualcosa che mi faceva subito sentire meglio.
Gli altri ospiti invece devono prendere vagonate di pillole, tuttavia la mattina prima delle 11.00, ora delle medicine, le menti sono un pò più lucide e si possono avere un sacco di discussioni interessanti.
Durante questa finestra temporale ne approfitto per parlare con Ibrahim ,un immigrato libanese, finito qui dentro perchè troppo fuori di testa per essere processato, non so cosa abbia fatto o chi paghi le spese che la benevola amministrazione del "sacro cuore di Gesù" pretende per ognuno di noi, ma è qui, è uno dei pochi in grado di parlare e ragionare discertamente, e tanto mi basta.
A proposito della mia visione Ibrahim dice di invidiarmi, chi non lo farebbe, che anche lui vorrebbe avere una visione del suo paradiso, che dice essere molto più divertente di quello cristiano.
Mi ha raccontato di un posto pieno di vergini e di cibo, un posto dove ti diverti un casino, puoi ballare, cantare, ubriacarti e godi in abbondanza di tutto quello che ti è stato privato in vita.
Non so quanto ci sia di vero nelle sue parole, al "Sacro Cuore di Gesù" il minimo che ti puoi aspettare sono le bugie, e non solo da parenti ed infemieri.
Una volta mentre aspettavo il mio turno ho cercato di ricordare ogni dettaglio del paradiso di Ibrahim,cercavo di concentrarmi su tutto ciò che di godereccio ho sempre desiderato, volevo che tutto quel pensare influenzasse la mia visione. Niente. Fu meravigliosa come sempre, ma niente di più. Fu l'unica volta che rimasi un pò deluso dalla "botta", mi era anche passato per la testa di presentare una formale protesta agli infermieri, ma quando accennai all'argomento mi resi conto che non mi ascoltavano già dopo la prima frase. Che posto di merda.
Una notte mi svegliai, mi capitava spesso, ero l'unico a non prendere la "camomilla" come la chiamano gli infermieri. Però quella notte mi svegliai per le urla di Ibrahim, era lui, la sua voce ed il suo accento sono inconfondibili. Dopo un pò sentii anche le ura degli infermieri erano almeno in tre facevano un tale casino che il cuore cominciò a pomparmi in gola fortissimo, cominciai a respirare affannosamente le orecchie iniziarono a fischiare e se non gridai fu solo perchè avevo la gola completamente chiusa.
Ci fu qualche secondo di assoluto silenzio, poi le voci degli infermieri si fecero ancora più forti, ma erano lontane, le orecchie mi pulsavano, non riuscivo a capire bene le parole.
Il giorno dopo Ibrahim non c'era, non ne fui sorpreso, chiesi ad un infermiere ma non mi rispose, chiesi ad un altro, idem. soltanto il quarto mi disse velocemente "è stato trasferito".
Stavo male, mi sentivo triste, scoraggiato, abbandonato dal mio amico libanese. Dopo il pranzo cominciò a montare la rabbia, ma questa volta non feci nulla per trattenermi,la lasciai uscire, anzi la spinsi fuori con tutta la forza che avevo.
Fu un pomeriggio memorabile, ala fine della performance avevo distribuito decine di metri di graffi profondi su tutto lo staff infermeristico, ho quasi staccato un orecchio e sono sicuro che l'infermiere grosso, quello che picchia più forte, non ci vedrà più tanto bene dall'occhio destro.
Adesso sono di nuovo qui, sulla sedia sedia azzurra con un paio di costole rotte ed un bel pò di sangue che macchia questa camicia bianca dalle maniche troppo lunghe.
Aspetto, mi hanno dedicato una seduta speciale, non c'è fila per me oggi, sono solo e aspetto che i dottori preparino il lettino.
Quando mi portano dentro ho la serenità di sempre, ho proprio bisogno della "botta" per scacciare via un pò di tristezza, di solitudine. Le porte del paradiso mi aspettano, penso, mentre mi allacciano al lettino mi danno il tubo di gomma da masticare come fossi un cane randagio.
Arriva la botta,ed eccomi sparato fra le nuvole, che meraviglia, che pace. Mi dirigo verso il mio solito appuntamento con i santi della mia infanzia, Pietro e Paolo. C'è qualcosa di strano però, sono abbracciati stretti fianco a fianco, uno regge qualcosa in mano e, porca miseria, san Paolo sembra diverso, i fianchi più larghi ed un accenno di... non può essere, san Paolo non può avere le tette!! Decido di avvicinarmi, per la prima volta riesco a farlo, e finalmente capisco.
Pietro e Paolo non hanno deciso di formare la prima coppia omosessuale del paradiso, ma hanno più semplicemente lasciato il posto ad Ibrahim che, con una coppa di vino in mano e la sua bella vergine di fianco se a ride di gusto e mi invita a raggiungerlo.
Ci provo, ma anche questa volta mi sveglio prima di arrivare. Sono di nuovo lì, nella mia cazzo di cella, con i muscoli che mi dolgono. Però sono felice di aver rivisto per l'ultima volta il mio amico.
Addio Ibrahim.
Anzi, arrivederci.
| Note |
Musiche: Diablo Swing Orchestra - The Butcher's Ballroom (CC-BY-NC-SA)
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Firma
--AdminPigi 22:09, 28 nov 2009 (UTC)

