Lei...la mia coscienza
Da Storiealcubo.
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Lei dice che scrivere è liberatorio, che aiuta veramente chi è in difficoltà, chi si sente fallito, chi, arrivato ad un certo punto della vita, si sente incompleto, insofferente, represso, come se la sua vera personalità non fosse ancora venuta fuori, non si fosse palesata, non fosse scoppiata. Stasera mi ha detto una frase importante, che mi ha fatto riflettere: “tu sei una persona fortunata, devi partire da questa fortuna per essere felice, la tua fortuna deve essere un punto di partenza”. Io mi sento fortunata, e sono molto felice, ma dentro di me è ben distinto questo stato d'animo dall'altro che convive in me in questa dubbia ambivalenza: questo senso di insoddisfazione e insofferenza, questo sentirmi sempre meno degli altri e più degli altri contemporaneamente, questo senso di incompiutezza che mi affligge. Direi che le mie afflizioni sono diventate parte di me, anzi mi fanno compagnia, e non prescindono più dal mio modo d'essere. Tutto sommato arrivata ad un'età di mezzo mi dico che posso andare con calma, che...basta con quest'ansia del fare che si tramuta nel solito mio immobilismo. La paura del fare... eppure in me c'è del desiderio. Ma cos'è l'uomo col desiderio e la pigrizia insieme? Cosa prevale in un uomo pigro che ambisce al fare? In me prevale la pigrizia, o sarebbe meglio dire la paura? Che tipo di personalità mi contraddistingue? Non ho mai capito che persona sono diventata, quale invece vorrei essere. E non ho chiari gli obiettivi... non li ho mai avuti, forse. Ed ora mi dico che vorrei migliorare, fare qualcosa che mi riscatti da questo immobilismo, plasmato ad arte su me stessa, giustificato ogni volta da qualunque tipo di scusa per evitare di “fare”. Depressione, infelicità, ambiente non idoneo, persone ignoranti...tutte scuse per sfuggire da me stessa. A volte mi domando cosa io sappia fare bene, nella mia vita. Se c'è qualcosa che so fare, e per la quale emergerei o grazie alla quale acquisterei fiducia in me stessa... non c'è, non l'ho trovata. D'altro canto c'è un fatto, una sensazione che si manifesta nei momenti bui: è la speranza. Se penso ai mie fallimenti ad un tratto lo sconforto fa posto ad una grande speranza di cambiamento... penso: ma se voglio posso fare questo, quell'altro, ed anche quell'altro ancora...
Credo di non avere proprio cognizione dei miei limiti, della realtà e di ciò che è oggi il mio presente. Hai la testa tra le nuvole, mi ripeteva sempre la maestra... ed aveva ragione. La mia vita è come un grande sogno che mi fa sempre intravedere un domani che non vedrò mai, perché non ho consapevolezza di me. Ecco, Lei direbbe che ciò che mi manca è la consapevolezza... del mondo, di me stessa e del domani. Sono imperniata di paure, la paura ha fatto posto a nient'altro che la paura. E' un cane che si morde la coda, e non c'è posto per niente altro.
E' una paura camuffata dalla voglia di tranquillità, di calma, di serenità. Invece è paura bella e buona, e scardinarla forse è il mio compito, l'obiettivo più importante che dovrei prendere in considerazione, anziché pensare di scalare l'Everest a mani e piedi nudi. Piccoli traguardi, un po' per volta. Questa vita è un immensa montagna, anzi una catena di montagne. E noi siamo piccole esseri che intraprendono un viaggio verso la cima, senza indicazioni, senza mezzi, nudi. E c'è chi ci riesce ad arrivare in cima, con la volontà. Gli altri periscono tutti a valle. Allora Lei mi sussura che la vita è la consapevolezza dei propri mezzi, la consapevolezza dei propri obiettivi, e la volontà per attuarli. Aggiungiamoci anche il coraggio... che non guasta. Bene, a me manca tutto questo. Stasera mi faceva notare che io accetto il tutto passivamente. Questo mio modo d'essere, non adatto agli altri, tendente alla misantropia, Lei dice che io non devo accettarlo e che devo fare di tutto per reprimerlo. Magari fosse facile. Da dove incomincio? Che faccio? Come mi comporto? Non lo so. I rapporti interpersonali sono per me un grande enigma... li sbaglio sempre tutti... e dico e faccio le cose nel momento sbagliato. Sono poco credibile e poco tollerante. Dunque completamente inadatta ad avere amici o ad essere l'amica di qualcuno. Sono terrorizzata dall'idea di avere amici...e sono convinta che così andrà anche in futuro... per colpa della mia paura, paura paura paura
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--Ariel 22:25, 23 ago 2010 (UTC)

