Linda
Da Storiealcubo.
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Linda ha sempre saputo di essere diversa. All’asilo le piaceva tanto un ragazzino biondo e riccio e per l’emozione gli aveva tirato un pugno, facendogli cadere un dentino sul selciato del cortile. Altro che topolino, quello era finito dritto a terra e la guardava cercando di trattenere le lacrime per l’orgoglio ferito di essere stato colpito da una femmina.
Anche ora che cammina sicura per strada, in tenuta da manager, lo sa che nella sua testa nulla è cambiato. E’ sempre stata così, ha sempre pensato le stesse cose. Sembra impossibile ma è proprio così. Era un’adulta nel corpo di una bambina e adesso è una bambina nel corpo di un’adulta.
All’inizio lui la faceva stare bene, la faceva ridere e incontrarlo era come un pomeriggio d’aprile che annuncia la primavera, il sorriso di un bambino emozionato, un pettirosso che ti si posa accanto. Lei tratteneva il respiro per osservarlo in calma attesa e per non farlo volare via con un gesto troppo deciso. Certo dopo l’episodio del pugno qualcosa aveva pur imparato negli anni e ora teneva a freno le mani.
Poi l’emozione era svanita e quando lo vedeva si agitava, sentiva crescere l’ansia a impedirle di palesare il suo incarico, del resto lei era pur sempre il suo capo. Qualcosa nel suo istinto la induceva a indietreggiare, a restare un passo indietro per permettere a lui di esercitare un ruolo dominante. Gli lasciava l’ultima parola, lo elogiava di fronte ai colleghi e lo guardava come un a leonessa nella savana. Che culo i leoni! Loro si che hanno capito tutto. Il maschio della specie ha una sua posizione atavica, punto e basta. Dopo anni passati a dimostrare sempre e comunque la sua superiorità, evidente tra l’altro e incontrastata, ora Linda desiderava soccombere. Si vedeva stesa sull’erba dopo una dura giornata di caccia osservare soddisfatta il suo uomo, pardon il suo maschio, cibarsi delle prede catturate. Lui l’avrebbe guardata soddisfatto e l’avrebbe ricompensata con una bella slinguazzata dominante. Sorrideva fissando il vaso in vetro sulla scrivania sempre di vetro della sua stanza luminosissima del decimo piano, quello dirigenziale.
«Dottoressa, è il capo area sulla linea 3, chiede cosa deve fare con i nuovi arrivati?»
Maledetti inetti e incapaci, mai che sappiano prendere una decisione con la loro testa, dottoressa di qua dottoressa di la, eh che palle, sempre a rifugiarsi sotto l’ombra del capo.
«Mai uno che mi sorprenda per la sua spigliatezza» pensò. «Pecore, solo pecore ammansite. Lo so io dove li manderei. A zappare nei campi! Braccia rubate all’agricoltura. Povere mogli, già le vedo costrette a occuparsi di tutto in casa, dei figli, delle bollette, del mutuo - Cara ti sei ricordata di stirare la mia camicia? - Certo caro, come mi sono ricordata di pagare la luce e il telefono, ma anche la tua multa - Quale multa? - Quella dello stadio caro - A si, proprio non lo avevo visto il divieto di sosta - Capita caro - Grazie cara - Esci caro? - Si cara, vado a giocare a poker con gli amici - Divertiti caro - Grazie cara».
Fu presa dalla frenesia di spedire quel tentativo di uomo nella sede in Cambogia, cosi solo per il gusto di immaginarlo a cibarsi di cervello di scimmia, lontano dalla sua premurosa mogliettina sempre pronta a parargli il culo. Gli uomini nascono bambini e muoiono pensionati. Senza vie di mezzo passano da un pannolone all’altro. Gli adulti? Lo interiorizzano il pannolone sotto forma di carta di credito. Ti scappa tac tutto risolto, ci penserai il prossimo mese.
«Gli dica di applicare il regolamento, pag 37, paragrafo 5, comma 2. E di non seccarmi più con queste banalità»
«Subito dottoressa, altro?»
«No, questo può bastare.. anzi no chiamami l’ing. Martinelli, Silvia digli che è atteso in sala riunioni urgentemente»
«C’è una riunione Dottoressa? Devo avvisare gli altri membri del consiglio?»
«No Silvia, non c’è ne bisogno, basta solo Leopoldo ehm l’ing Martinelli, fossero tutti solerti come te Silvia, tu si che mi dai soddisfazione»
«Grazie dottoressa, le riservo la linea rossa per le chiamate urgenti, converto la blu in modalità riunione, cosi non la disturbo per un’ora, o meglio due?»
«Un’ora può bastare Silvia, come farei senza di te»
Silvia chiuse la porta a vetri dell’ufficio del Direttore, anzi della Direttrice, anche se lei non voleva si utilizzasse quel termini maschilista.
«Che stronza» pensò, dirigendosi verso la macchinetta del caffè. Prese il portatile e chiamo l’ufficio di Leopoldo.
«Leo, sei convocato dalla stronza»
«Silvia, smettila se ti sente ti licenzia»
«E’ cosi presa da se che non immagina neppure che io so tutto di voi»
«Ecco brava fai finta di non saperlo»
«Sbrigati se no ti tocca fare la doppietta per farti perdonare»
«Vado, dai chiudi»
Silvia lo guardò entrare nella stanza a vetri mentre le tende si disponevano in modalità “riunione”. E sospirò pensando che lei non lo avrebbe avuto mai. Non avrebbe avuto mai quella stanza lussuosamente minimale, non avrebbe avuto mai il suo stipendio e il coraggio di convocare un uomo per una “riunione” facendolo chiamare dalla segretaria. Non che le fregasse niente di Leopoldo ma invidiava Linda per principio, il principio della dominanza.
Linda era stanca di dominare e avrebbe voluto scappare fuori dall’ufficio, mano nella mano con Leopoldo, infischiandosene delle gerarchie e delle convenzioni all’interno dell’azienda che proibivano i rapporti tra i dipendenti.
Leopoldo avrebbe voluto portare Linda a cena in un ristorante costoso del centro, avrebbe voluto pagare lui i viaggi all’estero e comprarle regali costosi, come quelli che riceveva lui. Sognava di entrare un giorno in quell’ufficio con in mano la lettera di promozione e poterla guardare negli occhi a testa alta. Non dall’alto in basso ma alla pari. perché in fondo lui l’amava.
Linda sognava di vederlo entrare nell’ufficio con una lettera in mano, una lettera d’amore dove le proponeva di sposarlo, e lei avrebbe lasciato tutto per lui. L’azienda, l’ufficio, il potere e il denaro. Sognava scioccamente di renderlo felice senza quel tallier che la costringeva nel suo ruolo.
Silvia li invidiava senza comprendere la tragica ironia del loro destino.
Firma
--AfroditeAx

