Marisol
Da Storiealcubo.
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Marisol lava il bucato, Marisol ha il marito operaio, anzi aveva il marito, ora è denudato della sua anima. Vive nel regno degli operai ammazzati da una trebbiatrice.
Ora Marisol è sola con tre figli, Marisol deve andare avanti. Ma come? Il datore di lavoro del marito ha vinto la causa, ed ora Marisol deve pagare anche le spese legali. Legge ingiusta, la sicurezza sul luogo di lavoro non è mai esistita. Non è un elmetto o le scsarpe inforzate che ti salvano la vita. Manca il cervello nei datori di lavoro, che di nascosto fanno orecchie da mercanti $(O_O)$.
Ah beato Mussolini se c’eri te! Tanti ti hanno ammazzato e quante volte ti hanno maledetto, ma tanti ritornano sulla tua tomba a piangere dinanzi il tuo testone di bronzo.
Ora anche Santoro ha abbandonato la lotta, dieci milioni di euro per campare e togliersi dai coglioni, non male. Ha pensato bene, al massimo tra un po’ rispunta su qualche satellite di Giove a condurre il Pranzo è servito, edizione sottotitolata per gli UFO.
Santo qui, santo là, ma la Santorelli dove sta?
Ora da Marisol, ho coniato un nome d’arte per campare: Marisola, la puttana sola. Perché? Perché triste. La sera prima di andare a battere mi disegno una lacrima di Pierrot sulla guancia. I debiti sono tanti, e devo pur mantenere tre figli, ancora piccoli e indifesi. Sono da sola. Non ho nessuno, l’unica mia luce era mio marito, e lui? Se ne è andato per sempre. Spero almeno che non mi disprezzi da lassù e lotti per una seconda chance, per tornare su questa terra e portarmi via. La vita è dura. Durissima.
Quando vedo i miei figli mangiare, e lanciarsi i pezzetti dei bastoncini per giocare ritorno felice. Ma tirando le somme alla fine cosa ci resta? Ci rimane la fede?
Spero sempre che la ruota della fortuna un giorno giri anche per me e si fermi sulla casella giusta, quella di una tranquillità, che non sia apparente, ma reale. Che mi dia la consapevolezza che tutto oramai è alle spalle, che tutto quello che dovrò affrontare è ora solo dinanzi a me, oltre la porta di casa, oltre le paure e il buio di questa stanza. Quando sono per strada, batto il tempo e conto i secondi che passano. Secondi inifinitesimali, che scappano come leoni in fuga in una savana abitata da dinosauri centenari.
Il mio alibi è solo quello di chiamarmi Marisol.
Quando i clienti passano, adocchiamo la merce, alcuni vogliono fare la prova al melone, altri direttamente in coda alla Favorita dietro le oltre diecimila auto ferme, in attesa del minuto di gloria. Che schifo.
Quando i clienti arrivano al dunque, penso sempre a mio marito, forse per lavarmi la coscienza con quel poco di orgoglio rimastomi.
Per ora sono e resterò Marisola, la puttana sola. Quella che guarda triste i passanti, quella con la lacrima finta, quella con la forza di un leone in fuga.
Se no ci fosse questo mestiere i miei figli morirebbero di fame, o peggio ancora li avrebbero già portati via da un pezzo. Lo stato non ti aiuta, lo Stato non è presente, si pensa solo a ridurre l’orario di lavoro o a fare a meno dell’aperitivo. Anzi alle prossime votazioni VOTATEMI, voglio essere assessore ai peni pubblici, oramai sono esperta.
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--Syt 21:37, 20 mag 2010 (UTC)

