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Muzi Akelele

Da Storiealcubo.


The media player is loading... Il vulcano islandese Eyjafjallajokull ha due importanti caratteristiche. La prima è che il suo nome è praticamente impronunciabile per la maggior parte degli europei. La seconda è che le sue eruzioni durano sempre terribilmente a lungo. Durante l’ultima, che avvenne nel lontano 2010 Eyjafjallajokull continuò a scaricare cenere nel cielo ininterrottamente per dieci anni di fila. Le conseguenze furono tremende per il mondo di allora.


2031

Neo Carthago si estendeva luminosa lungo il golfo scosceso che si affaccia sul Mediterraneo. Si immergeva lussuriosa tra gli agrumeti e “l’oasi di Al Quabrim” che dal mare degradava fino al lago di Tunisi. Neo Carthago era una delle porte del paradiso, uno dei punti di arrivo per i numerosi viaggiatori disperati che cercavano di entrare in Africa. Ogni giorno centinaia di europei si accalcavano sulle coste tunisine per provare a raggiungere l’equatore. Il viaggio era terribile. Arrivavano attraverso il Mediterraneo. Gli scafisti spagnoli e siciliani si facevano pagare fino a 3000 dinari tunisini per la traversata. La traversata era pericolosissima. I fuggitivi spesso stavano in piedi al freddo e senza cibo per giornate intere, in balia di tempeste, venti violentissimi oppure del caldo infernale in estate, finchè, se erano fortunati, avvistavano all’alba le coste assolate dell’Africana. Erano tedeschi, inglesi, francesi, italiani e perfino scandinavi. Si riversavano nei porti del nord Africa per poi cercare di raggiungere Dakar, Djibouti, Kampala o una qualunque delle metropoli equatoriali. Lì un lavoro c’era per tutti, lì non si moriva di fame e nessuno ti sparava addosso. Lì finalmente potevano iniziare una nuova vita. La nuova vita spesso però si riduceva a vendere per la strada accendini, gerani, arance, e gadget più o meno inutili. Alcuni pulivano i vetri delle automobili. I nord africani con malcelata insofferenza sopportavano questa invasione dal nord. Ma inizialmente avevano accolto tutti consci del disastro che si era abbattuto nei paesi di quei poveretti.

Tuttavia non tutti i migranti erano europei onesti e sfortunati. Una buona parte della folla che si accalcava sul porto di Neo Carthago era composta da criminali in fuga che pensavano di riorganizzare i propri loschi traffici nel paradiso economico tunisino. In Africa tutti avevano una seconda occasione, anche i componenti delle terribili mafie europee. Le associazioni criminali avevano proliferato rapidamente in un territorio che non conosceva ancora il fenomeno. La mafia Tedesca gestiva la droga, gli scandinavi che vantavano le donne più belle, almeno per i canoni africani, organizzavano il giro della prostituzione. I francesi si erano impossessati dell’affare dell’edilizia. E’ chiaro che in breve tempo gli africani, inizialmente molto ospitali, incominciarono a guardare con sospetto i “porci scoloriti” (come venivano chiamati i bianchi) che stavano invadendo col loro malaffare il territorio.

Tutto era successo così velocemente… Quando vent’anni prima il vulcano islandese aveva cominciato a lanciare cenere sui cieli europei il traffico aereo si era interrotto. Una nube vulcanica non è certo come una normale nuvola di vapore acqueo. E’ composta da piccole particelle di roccia polverizzata che vengono trasportate dai venti a grande distanza dal vulcano. E quando un aereo transita in prossimità della nube e la attraversa, i danni sono disastrosi. Era diventato impossibile volare. E nel continente europeo nessun aereo decollò più. O meglio nessun aereo decollò più al di sopra del 38° parallelo. Al di sotto infatti gli effetti della nube erano trascurabili. Inizialmente i paesi del nord del mondo (espressione che a quei tempi significava “i paesi ricchi”) provarono a dirottare i traffici economici su autostrade e treni. Ma tutti gli affari con l’estremo oriente e con gli Stati Uniti divennero improvvisamente impossibili. Non era più praticabile decentralizzare le produzioni delle varie aziende verso l’India o in Cina. E per dirla tutta: persino i paesi del est Europa stavano diventando lontanissimi. Solo nel bacino del mediterraneo le attività economiche continuarono senza problemi. Lì si poteva ancora volare. E fu così che, una dopo l’altra, tutte le grandi multinazionali spostarono le loro sedi in Sicilia, Gibilterra, Malta, Cipro e poi anche in Tunisia, Libia, Marocco. Tutti l’economia del centro e nord Europa improvvisamente smise di funzionare. E solo nel sud del mondo (espressione che a quei tempi significava “i paesi poveri”) cominciò ad accumularsi la ricchezza. La crisi scosse in modo profondo tutti i paesi che fino a poco tempo prima erano stati il centro economico di quell’emisfero. Vennero licenziati milioni di persone, ed incominciò un flusso migratorio verso i paesi del sud.

Il mondo ritornò indietro nel tempo di due mila anni. Ed il centro di tutti i traffici culturali ed economici ritornò ad essere il bacino del Mediterraneo.

In quel periodo si svilupparono le metropoli equatoriali: moderne, ordinate e ricche.


La dogana

Il giovane Doganiere che rispondeva al nome di “Muzi Akelele II” squadrò con disgusto la folla sporca e maleodorante di immigrati italiani appena scesi dal barcone del pomeriggio. Era i così detti “regolari”, vale a dire, gli europei che si presentavano al confine della confederazione africana chiedendo un accesso legale. Avevano documenti, visti e persino un posto di lavoro già confermato e autorizzato da un residente africano. Muzi si parò davanti al gruppo con un viso truce e li accolse con un gelido silenzio. Piano piano il silenzio si diffuse tra la povera gente. Il loro ingresso nel paradiso, la loro salvezza dipendeva solo da quel funzionario severo…e dalla firma che avrebbe messo sulle loro richieste di ingresso. Si misero disciplinatamente in fila e cominciarono a mostrargli i documenti con timoroso rispetto.

Muzi li odiava tutti.

Erano quelli i peggiori. Volevano entrare nella madre Africa a testa alta come se fosse loro diritto. Quegli “scoloriti” di merda si permettevano di considerarsi al pari dei cittadini africani. Fosse stato per lui li avrebbe rispediti tutti su quei logori barconi o meglio li avrebbe mandati nelle carceri libiche. Era infastidito, perso nei suoi pensieri …quando in mezzo a quei morti di fame lo vide!!

NO, non poteva essere lui. Stava sognando o quell’uomo era davvero nella “sua” fila aspettare il suo giudizio? Erano anni che lo cercava, che agognava di incontrarlo. Aveva perfino fatto delle ricerche nel database dell’immigrazione, sperando, supplicando il cielo, che si trovasse in qualche punto della Tunisia. E invece ora lo ritrovava per caso lì a pochi metri…nella “sua” fila. Cominciò a sorridere. Quello era il giorno più bello della sua vita! Bloccò la fila e ordinò al suo assistente di andare a prendere l’uomo.

Il suo assistente, Ahmed, era un egiziano alto due metri e largo come un armadio quattro stagioni. Odiava il mondo in tutte le sue forme e godeva costantemente e sistematicamente di un umore collerico. Si insinuò sgarbato in mezzo al gruppo di europei, afferrò l’uomo e lo trascinò con la sua famiglia (la moglie e due figli) al cospetto di Muzi Akelele. Muzi si rivolse a Ahmed ignorando completamente i quattro immigranti che gli erano stati gettati davanti.

- Ahmed fatti dare i documenti dagli “scoloriti”

Ahmed strappò nervosamente le carte che i poveri ”scoloriti” gli porsero. Muzi incominciò ad esaminare visibilmente annoiato i visti e le richieste di ingresso. Dopo qualche minuto disse sprezzante ad Ahmed:

- Va bene, fai passare la donna ed i figli, rimanda indietro l’uomo sul barcone. Non può entrare.

L’uomo fece resistenza. Si oppose ad Ahmed che quasi di peso lo stava ributtando oltre la fila. Cerco di parlare a Muzi dicendo col suo arabo impreciso:

- Mi scusi, prego, io devo passare con mia famiglia. Cosa è sbagliato con miei documenti?

Muzi lo fulminò con lo sguardo. Non sopportava come gli europei parlassero l’arabo in modo impreciso. Ormai quella era diventata la lingua internazionale. Se erano ignoranti restassero al loro paese. Dopo un attimo di silenzio gli urlò contro:

- Intanto chi cazzo ti ha detto di parlare!!! Come ti permetti di impedire ad Ahmed di svolgere il suo lavoro?

- Mi scusi, io mi chiamo Dottor Barambani, io medico. Non criminale. Io vengo per lavorare in Etiopia. Io aiuto. Prego.

- Ah….abbiamo il dottor Barambani!!! Scolorito di merda!! A me non interessa chi cazzo sei e cosa sei venuto a fare nella madre Africa io so solo che il bollo sul tuo visto non si vede bene. Probabilmente è falso. Quindi non passi!

- Prego. Visto stato con me in mare per tre giorni. Forse il sole ha un po’ cancellato il bollo. Prego. Ricontrolla.

Muzi sempre più irritato prese il documento del dottor Barambani lo osservo meglio. Con fare distratto lo strappò e lo getto in mare. Poi gli sorrise e aggiunse.

- Beh, forse è stato proprio il sole a scolorire il tuo bollo. La prossima volta tieni il visto conservato meglio. AHMED SBATTI VIA QUESTO CLANDESTINO!!!

Il dottor Barambani guardò sorpreso ed impotente i resti del suo visto che in piccoli pezzettini navigavano tra le onde del mare. E allora cedette alla stanchezza e alla disperazione. Cadde in ginocchio e si mise a piangere e cantilenando diceva:

- Perché tu fa questo. Io ho messo due anni per avere visto. Mia famiglia morirà di fame senza me. Perché voi africani siete così cattivi? Cosa vi abbiamo fatto noi europei??

Ahmed si gelò. Nessuno mai si era permesso di rispondere così impunemente a Muzi. Il suo capo era spietato, aveva mandato nelle carceri libiche intere famiglie per molto meno. Chissà come avrebbe reagito. Sorrise pregustando lo spettacolo che quel branco di pezzenti si sarebbe goduto. Muzi invece assunse una espressione calma e tranquilla. Parlò con un tono di voce basso e lento, quasi un bisbiglio.

- Mi chiedi cosa ci avete fatto voi europei? Ora te lo spiego dottor Barambani. Devi sapere che l’africano è la vera immagine di Dio. Il primo uomo nacque in Etiopia. Tutti voi scoloriti siete solo un sottoprodotto della razza umana. Noi siamo più forti, più intelligenti, non ci bruciamo al sole, ci ammaliamo più raramente. Hai mai letto il filosofo “Hassan abn Qati”? La sua teoria sulla razza africana dice tutto. Ma tu sicuramente non lo conosci. Sai leggere l’arabo? Ma che dico! Voi europei non avete la capacità culturale per approcciarvi alla filosofia…

- Io voglio solo vivere. Non so filosofia – rispose ancora in lacrime Barambani

- Tutti vogliono vivere. E allora?

- Fammi entrare io ti do soldi. Prego. Cosa ti abbiamo fatto noi…?

Muzi scopiò a ridere e aggiunse:

- Tipico degli europei: cercare di pagarsi la salvezza. Cosa ci avete fatto? Davvero non lo sai? Tanto tempo fa avete distrutto Cartagine, la stessa città in cui ora vorresti entrare. Dopo molti secoli siete tornati e avete rapito migliaia di africani. Li avete portati a morire o lavorare come schiavi nelle vostre terre. Poi ci avete colonizzato e avete affamato la nostra gente. Per finire, con la scusa di aiutarci avete creato un debito insostenibile affinché i nostri paesi fossero costretti a rimanere legati a voi politicamente. Siete tutti viscidi come olio di ricino. Avete lavorato per millenni affinché ogni possibilità di sviluppo nella madre Africa fosse impossibile. Avete avuto anche il coraggio di mandare i vostri missionari per “salvarci”, distruggendo le nostre tradizioni e facendoci apparire dei selvaggi. Ecco cosa ci avete fatto! Ma ora le cose sono cambiate..

- Ma io no colpa. Io non ho fatto mai male all’Africa

Il viso truce di Muzi si incupì. Qualcuno potrebbe anche dire che sugli occhi di quell’uomo terribile una nota di tristezza passasse rapida e strisciante. Ma fu solo un attimo. Si avvicinò con fare minaccioso al bianco e riprese:

- Qui viene il bello dottor Barambani. Dov’eri tu la notte del 3 marzo del 2010?

- Io no so. Tanto tempo fa. Non ricordo.

- Te lo dico io dottore. Tu eri all’ospedale della tua città in Italia a fare il servizio di notte.

L’europeo sbiancò in viso e si prostrò ancora più disperato sul pavimento.

- Io no ricordo – diceva cantilenante.

- Permettimi di rinfrescarti la memoria allora – continuò Muzi – Io ero lì. Già sono stato un emigrante anch’io nel vostro grande e bel paese tanti anni fa, come mio papà e mio nonno Muzi Akelele I prima di me. Quella notte venni con la mia famiglia perché la mia sorellina Rachel stava male. Aveva solo quattro anni. Era preda a violenti attacchi di vomito. Avevamo chiamato un’ambulanza che ci trasportò al pronto soccorso dove c’eri tu. Visitasti Rachel ed in sei minuti la dimettesti prescrivendo qualche farmaco. Non l’hai nemmeno svestita. Andammo a casa ma le medicine furono inutili e alle 2 di notte tornammo al pronto soccorso. Rachel stava malissimo. E sai cosa ci dicesti? Ricordo ancora la tua voce infastidita ed il tuo sguardo arrogante. Dicesti: “la bambina ha la tessera sanitaria scaduta, non possiamo visitarla ancora o ricoverarla, andate via”. Già…la tessera sanitaria scaduta di una bimba di colore. Ci cacciasti. E la sera del giorno dopo il cuore di Rachel smise di battere.

- Non ero io. Tu confondi me – il tono del dottor Barambani era di ghiaccio, scuro in viso, balbettava e singhiozzava.

- Credi che potrei dimenticare il nome ed il viso dell’uomo che uccise la mia sorellina? Ci fu anche un inchiesta ma tu ne uscisti pulito come un giglio, caro il mio dottore. Ma io ti capisco, sai. La legge è importante. E tu ora sei senza documenti. Sei un fuori legge. La confederazione Africana prevede che chi prova ad entrare in uno dei nostri paesi senza documenti venga trasportato in una cella del carcere libico di El Abziz per accertamenti. Lì seguono la legge alla lettera, sai? Dovresti esserne contento…tu che hai sempre rispettato le regole. Sorridi dottore io sto solo facendo il mio dovere!!

Si era fatto un silenzio glaciale. Tutto il gruppo di europei davanti ai cancelli della dogana avevano ascoltato la storia di Muzi ed erano terrorizzati dalla reazione del doganiere da cui dipendeva il loro futuro. Muzi invece era una statua di marmo. Sorrideva silenzioso e immobile. Forse si stava godendo la vendetta che sognava da vent’anni.

Il tempo passava e non succedeva nulla.

Poi con la coda dell’occhio Muzi vide la prima stella della sera che si affacciava dietro la luna. E chissà perché si mise a pensare al suo vecchio amico Ibrahim. Ricordava spesso le loro lunghe conversazioni notturne sotto il cielo italiano. Quelle sere tiepide di estate erano l’unica cosa che l’aiutava ad andare avanti.

- Conta le stelle Muzi – gli diceva Ibrahim – e appena avrai finito di contarle rinascerai! Contale ti dico! Dimmi, secondo te quanto è vecchio il mondo??

Muzi rispondeva ironico, in genere con la mente annebbiata dall’alcool.

- Quanto è vecchio il mondo?? Direi qualche miliardo di anni…

- E invece ti sbagli amico. Il mondo è giovanissimo. Avrà al massimo cento anni. Sai perché??

- Sì…ti prego dimmelo… - Muzi rideva della filosofia spicciola di Ibrahim ma si divertiva un sacco ad ascoltarlo.

- Il mondo è vecchio solo cento anni perché ogni volta che un bambino appena nato lo guarda sorpreso è come se il mondo fosse nuovo di zecca. E la stessa cosa succede ogni volta che un uomo rinasce. Per questo devi contare le stelle Muzi…per rinascere e riavere un mondo nuovo di zecca…

- Ibrahim…a che serve? Tanto il mondo sarà sempre lo stesso, nuovo o vecchio non cambia nulla…

- Sì, è vero. Ogni ciclo di rinascita si ripete uguale. Si ripetono tutte le situazioni. Si ripetono le cose belle e le cose brutte. Gli umani sono condannati a rifare sempre tutto daccapo uguale. Ma abbiamo anche un dono. Noi possiamo far si che ogni ciclo sia solo un po’ meglio di quello precedente.


Già, “Fare si che ogni ciclo sia solo un po’ meglio del precedente”.

Mi manchi Ibrahim.

Che Allah conceda alla tua anima folle di entrare nelle porte del Paradiso.

La seconda stella si affacciò sopra il mare.

Da quanto tempo Muzi aveva smesso di contare le stelle??

L’uomo bianco era ancora tremante e disperato ai suoi piedi.

Successe tutto in fretta.

Muzi afferrò per il bavero il dottor Barambani e lo sollevò di peso!

Gli piantò gli occhi in viso con tutta la rabbia, il dolore, l’odio che aveva in corpo. Rachel non c’era più. Ibrahim non c’era più. Ed era tutta colpa di quell’uomo, di quelli come lui. Era colpa del mondo! Tutto si ripeteva e non c’era via di scampo.

Poi Muzi sorrise.

Sì, sorrise, sembra assurdo, no?

Gettò il dottore sul pavimento accanto alla sua famiglia. E disse:

- Dottore tu le conti le stelle? Non le conti mai vero? Lo supponevo.

La terza stella apparve sopra la città.

- Dottore, basta! Mi hai fatto perdere troppo tempo. Prendi la tua famiglia ed entra nella madre Africa. Togliti dai piedi...

Poi Muzi ci pensò su un attimo e aggiunse:

- Comincia a contare le stelle dottore. Per ogni stella che conti cura e salva qualcuno. E appena avrai finito di contarle ci rincontreremo.


Barambani non capì cosa fosse successo e quale angelo gli fosse venuto in aiuto. Bisbigliò ancora in preda al panico dei ringraziamenti, abbracciò scosso la sua famiglia e corse via verso la madre Africa.

Muzi riprese il suo lavoro come se nulla fosse.

Tutte le altre stelle piano piano cominciarono a sorgere dall’orizzonte
Note
Dedico questo racconto a Rachel la bimba nigeriano di quattro anni che il 3 marzo del 2010 è morta in Italia perché aveva la tessera sanitaria scaduta. Magari ha ragione Ibrahim: noi possiamo davvero far si che ogni ciclo sia solo un po’ meglio di quello precedente.

Riferimenti

Firma

--Don vito 12:18, 30 apr 2010 (UTC)


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