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P.J.

Da Storiealcubo.

Attenzione: Se siete molto cattolici, e senza un briciolo di ironia, il racconto potrebbe offendervi. Se invece non avete paura di farvi una risata su certi argomenti, andate avanti senza problemi.



Lo sapevo,cazzo! LO SAPEVO! L'avevo giurato a me stesso 'Mai, Mai e poi mai dare un acido ad un sadico', avevo già visto che le cose potevano finire veramente male!

Ma no, PJ deve fare il magnanimo, deve SEMPRE accontentare il cliente, non bisogna MAI lasciarlo a bocca asciutta! PJ è uno spacciatore professionista! Ed ecco il risultato.

AJEJE BRAZO, un rozzo professore di periferia che si trasforma in una belva assetata di sangue. Ora partiranno le indagini ed indovina chi beccheranno?

PJ ovviamente. Il capro espiatorio da consegnare alla folla inferocita.

No, no grazie ne faccio volentieri a meno. Appena finisco di mettere dentro la valigia questi quattro stracci, prendo la macchina, pieno di benzina e via! Una bella vacanza all'estero, passando da Jugoslavia e Albania per far perdere le tracce. Ciao Ciao Italia, ci rivediamo tra qualche annetto.

Ecco, squilla pure il telefono. Rispondo.

"Parla PJ sono in partenza qualunque cosa tu voglia, dovrai rimandare o rivolgerti a qualcun'altro."

"Ehm. Io ho bisogno di parlare con mio fratello Pietro. Non posso rivolgermi a nessun altro."

Sento un brivido lungo tutta la schiena, dai peli della nuca dritti come spilli fino a quelli intorno al buco del culo. "PP-P-Pier Maria?" balbetto.

"Sei tu fratello mio!! Ero quasi sicuro che la voce fosse la tua. Che bello sentirti. Dopo così tanto tempo. Come stai?"

"PierMaria! Sei incredibile, non ci sentiamo da quasi vent'anni e mi chiedi come va? Dimmi piuttosto come hai fatto ad avere il mio numero.".

"Oh fratello mio, le vie del Signore sono infinite e tra gli ospiti delle comunità di recupero gestite da alcuni miei colleghi, sei ehm, una celebrità. Ho bisogno di parlarti di una cosa molto importante. Non ti avrei disturbato se non fosse di vitale importanza."

"Ehm, PierMaria io sono in partenza, non ho proprio tempo."

"Pietro lo sai che non te lo chiederei se non fosse davvero importante, facciamo così vediamoci al bar vicino la stazione fra un ora, così dopo che avremo parlato se vorrai potrai partire."

"Veramente parto in macchina...e... eh va bene! Vediamoci al bar dell'autogrill appena fuori città. Ma ti avviso, non avrò molto tempo." "Perfetto Pietro ci vediamo fra un paio d'ore."

"PierMaria?"

"Si?"

"Non mi chiamo più così, adesso sono P.J.".

"Ah Ah, che nome bizzarro, sembra quello dei cantanti neri dai vestiti troppo larghi e dalle collane troppo pesanti.. A dopo fratello mio.".

Ecco perfetto, pure il fratello gemello che ritorna da un passato sepolto.

Mentre guido verso l'autostrada ripenso alla nostra infanzia. Papà disoccupato, mamma costantemente inginocchiata a pregare e osannare il crocifisso.

Il crocifisso, già figura incombente in casa nostra.

Quando Mamma e papà si resero conto che i soldi non sarebbero bastati a sfamarci, il parroco gli propose di mandarci in quel collegio gestito da preti.

"Il sacro cuore di Gesù". Una struttura in piena campagna Umbra, in mezzo al nulla. Un'enorme tenuta a base triangolare, divisa in tre settori.

C'era il collegio maschile, quello femminile e nel settore più a nord una struttura per la cura delle malattie mentali. Quest'ultimo faceva ovviamente una gran paura, ed i cancelli dell'ingresso erano così alti che nelle giornate di nebbia non se ne vedeva la cima.

Probabilmente per questo molti le chiamavano Le porte del Paradiso.

A pensarci bene era proprio un nome di cattivo gusto visto che molto probabilmente la vita in quel settore doveva essere un inferno.

Anche nel nostro settore però la vita non era uno scherzo. Li o ti piegavi ai voleri dei preti o erano guai seri.

Non sono mai stato molto portato per la disciplina e la sfida alle autorità è una cosa che mi è sempre venuta naturale, come per un bambino infilarsi le dita nel naso. Lo faccio da sempre, senza neanche accorgermene.

Li però ero ancora piccolo, ingenuo e l'autorità era veramente cattiva. Quante notti ho passato nudo nel cortile, in punizione. E quel maledetto corridoio, ho dovuto pulirlo con una trave di legno avvolta negli stracci e trainata con le spalle e con la fronte. Mi sentivo un bue con l'aratro. Le bacchettate sulle natiche e sulle dita erano all'ordine del giorno. Almeno per me.

PierMaria no. Lui non si ribellava mai, studiava obbediva e quando era costretto a fare qualcosa di osceno da padre Giovanni - il porco del collegio - si estraniava, viaggiava con la mente, e obbediva. Io no. Da me padre Giovanni ha ricevuto solo delle gran strizzate di palle. Certo ogni strizzata mi costava un infinità di ore a pulire le latrine, ma non avrei mai potuto obbedire a quella massa di ipocriti, sadici e pervertiti.

Provai a scappare diverse volte, ma come ho già detto ero poco più che un bambino, e tutti i miei piani fallirono. Una volta rischiai pure di morire. Scavalcai il muro di cinta grazie ad un sistema che somigliava parecchio all'arrembaggio dei pirati sulle navi, un lancio particolarmente fortunato della fune mi consentì di arrampicarmi e superare il muro. Una volta atterrato dall'altra parte, con un salto da rompersi l'osso del collo, scoprii che i muri erano due. Mi trovai in un intercapedine, non avevo mezzi per andare avanti e neanche per tornare indietro.

Fu PierMaria a salvarmi, non so come riuscì a trovarmi,come riusci a capire dove mi trovavo, dicono che queste cose i gemelli le sentono. Non lo so, io di lui non ho mai sentito nulla, secondo me fu solo una gran botta di culo. Fatto sta che mi trovò e riuscì a portarmi in salvo con una corda di fortuna trovata nelle cucine. Da allora gli sono debitore. Sarei morto li in mezzo di fame e di sete, mi vengono ancora i brividi se penso a come mi sono sentito quella sera.

La vita li dentro continuava ad essere un incubo, non mi arresi e finalmente grazie al camioncino dei rifiuti riuscii a scappare.

Non vedo PierMaria da allora.

Ho abbandonato tutto e tutti, sono diventato P.J. spacciatore professionista. Una garanzia per chiunque voglia farsi un viaggio interstellare a prezzi modici.Nelle discoteche, rave party e feste private sono atteso quanto e forse più del D.J. Alcuni pensano che il mio nome derivi dalla mia enciclopedica conoscenza in fatto di droghe da sballo. Alla consolle c'è il Disk Jockey, in un tavolino in disparte seduto con il suo bicchiere di aranciata, c'è Pasticca Jockey, PJ appunto. Se ci sono io la festa riesce sicuramente, anche se il DJ è una merda. Per inciso la storia di Pasticca Jockey è una stronzata. P.J sono solo le iniziali del mio nome.

Parcheggio di fronte l'Autogrill, entro nel bar e penso. E ora? Come cazzo lo riconosco uno che l'ultima volta che l'ho visto aveva 15 anni?

Neanche il tempo di arrivarci da solo che sento:"PIETRO JESUS!!".

Cazzo non sentivo il mio nome per esteso da troppo tempo, mi giro già incazzato come un ape, ma appena lo vedo mi si ammollano le gambe, di fronte a me ci sono io - era facile riconoscerci coglione di un PJ - sorridente e, porca puttana, sono vestito da prete!

Cristo santo! PierMaria è diventato prete.

Porcammmerdadiunatroiafottuta, questo no, non doveva farmelo, mio fratello un prete! Eccheccazzo.

Accanto a lui c'è pure una suora, per fortuna non un modello standard, ma di queste nuove, missionarie. E' giovane, è nera è carina ed è vestita di bianco, si insomma sempre un vestito da suora, però bianco. Non so che vuol dire ma credo sia di rango inferiore rispetto alle altre. Meglio, queste carrozzate di bianco mi hanno sempre dato l'idea di essere meno dannose di quelle in nero, infatti mi tocco le palle solo quando vedo il modello nero.

Mi seggo sulla sedia e sento quello che me stesso vestito da prete ha da dirmi. Per farla breve, PierMaria è diventato prete ed è rimasto a lavorare per l'istituto. Da qualche mese ha conosciuto questa suora, Jasmine, la nera vestita di bianco, si sono innamorati, hanno cominciato a scopare come ricci, e pian piano hanno perso la fede in dio a beneficio della fede in se stessi. PierMaria è fuori per un corso di aggiornamento e non vuole più rientrare, vuole scappare ma non sa dove andare e come fare, e mi chiede aiuto. Gli spiego che non ha via di scampo che lo beccheranno, che lui non è tipo da fughe. Poi penso al fatto che sono in fuga anch'io e che nessuno mi cercherebbe in un convento. So che è una pazzia, ma durante il viaggio verso l'autogrill ho ricordato ogni minuto d'angoscia vissuto tra quei due muri e mio fratello, sebbene sia diventato prete,per la prima volta in vita sua vuole scappare, fuggire, ribellarsi e scopare questa meravigliosa ragazza. E' il suo momento, ed io ho bisogno di un posto sicuro.

Lo faccio. Gli do tutti i miei soldi, i miei documenti, la mia macchina, le chiavi del mio appartamento a Sofia, e gli dico i posti giusti per passare tutte le frontiere. Mi tengo solo la mia valigetta con le droghe, a lui non servono, ed io invece ho la netta sensazione che ne avrò un gran bisogno.

Una settimana dopo

Questo posto è esattamente come me lo ricordavo un vero schifo. Il primo che ho cercato è stato Padre Giovanni, il porco, ma è morto un paio di anni fa, accidenti a lui, avevo proprio voglia di trovarmici a quattrocchi, mi sono dovuto accontentare di una bella pisciata sulla tomba. Dopo una settimana ho quasi finito il mio campionario di droghe domestiche. Per evitare sospetti e troppe domande da parte dei miei "colleghi" ho dovuto imbottirli tutti di Valium, Tavor e Serenase. Una volta finite le scorte mediche dell'infermeria ho dovuto intaccare la mia valigetta personale distribuendo dosi generose di Roipnol e Ketamina.

Se con il Valium si aggiravano per il porticato un pò inebetiti, con il Roipnol si fanno delle gran dormite, Padre Giorgio è stato per ben 48 ore tra le braccia di morfeo, forse è ipersensibile al farmaco devo ricordarmi di ridurre la dose o rischio di farlo secco. Il problema è che devo ridurlo a tutti, qui le scorte stanno finendo, accidenti. Non mi restano che LSD e Pasticche di Ecstacy. Di dare dell'acido a questi sadici rinchiusi tra le mura, non se ne parla proprio. L'ecstacy a pensarci bene, non dovrebbe fargli troppo male. In fondo è la pillola dell'amore e dei buoni sentimenti. In fondo il cristianesimo cosa chiede? Amore incondizionato verso tutti, a patto che non sia accompagnato da pensieri impuri. Le pasticche fanno proprio questo, ti fanno amare tutto ciò che ti circonda e non te lo fanno drizzare neanche a cannonate. Che scemo sono stato a non pensarci prima!!

E' l'ecstacy la soluzione. La pillola del cristianesimo.

"Ama il prossimo tuo, ma non scoparlo"?

Sarete accontentati! La cura PJ renderà ogni uomo di questo collegio molto più cattolico di quanto non lo sia mai stato. Alleluja!

Due giorni dopo

Ahh!!. Ora si che si respira, questo posto è diventato meraviglioso. Tutti che si aggirano per il giardino abbracciandosi, strusciandosi le guance dandosi bacini e strusciando i nasi, certo essendo tutti uomini l'effetto è un po GAYPRIDE. L'unica cosa che mi preoccupa è la visita del Cardinale oggi pomeriggio. Se mi beccano, è la fine. Dovrò giocarmela bene, intanto ho sospeso la distribuzione di pillole, da 24 ore, tra un pò andranno tutti in "comedown" e si faranno una bella dormita. Meno gente c'è meglio è. Mi inventerò qualcosa.

ore 15.00

Siamo seduti intorno ad un tavolo, io, il porporato ed il suo assistente sudaticcio dagli occhi porcini con lo sguardo fisso al ragazzino che sta sistemando le candele. Se potessi darei fuoco ad entrambi, sono insopportabili. L'assistente pedofilo, non parla, sbava soltanto, il porporato invece non fa che criticare e dirsi rammaricato che questo virus influenzale abbia costretto la quasi totalità degli insegnanti a letto. Oltretutto mi guarda con sospetto, fa battute strane, qui la cosa si mette male. Chiedo al ragazzino delle candele, Filippo, di portarci un pò di vino.

Magari bevendo si scioglie un pò.

Quando arriva al tavolo con il vino, il pedofilo ovviamente attacca a parlare con lui e cingendogli le spalle con il suo braccio sudaticcio si fa accompagnare al bagno. Dovrei andare con loro, ma lo sguardo inquisitore del porporato mi inchioda alla sedia. Gli verso un pò di vino, spero che si rilassi un pò.

La discussione con il porporato continua tesa, inquisitoria, sono agitato, sia per le sorti di Filippo che per le mie. Sto già pensando a come scappare, maledizione, ho dato tutto a PierMaria, non ho macchina, soldi documenti, sono proprio fottuto. che coglione sono stato. Il porporato dice di non sentirsi bene, intanto vedo tornare Filippo, da solo, meno male, almeno lui è salvo. Chiedo a filippo di accompagnare il cardinale per farlo rinfrescare un pò.

Mi fiondo nella mia cella e comincio a preparare i bagagli, quella merda vestita di porpora ha mangiato la foglia, appena esce di qui va subito in questura. Dopo una ventina di minuti, quando sono già pronto per andare, sento della musica venire dalla chiesa. Ma chi sta suonando? Corro in chiesa. Trovo Filippo e altri ragazzi suoi compagni di corso intorno all'organo a suonare a casaccio un insieme di note basse. Niente di anormale, si esercitano spesso. La cosa strana è vedere il cardinale arrampicato sulle canne dell'organo con le gambe incrociate mentre incita i ragazzini a suonare più forte mentre lui gode delle vibrazioni. Una cosa così non mi capiterà mai più di rivederla, prendo la mia macchina fotografica e faccio un bel servizio fotografico. In un paio di foto immordalo il cardinale con la sottana alzata mentre lecca la canna dell'organo.

Filippo si accorge dei flash, si gira, mi sorride e mi fa cenno di avvicinarmi. Li raggiungo. Non riesco a trattenere un sorriso di ammirazione.

"Filippo, ma che avete fatto?".

"PierMaria, ti chiamo così perchè non ci hai mai detto il tuo vero nome, ma so benissimo che non sei lui. Oggi sappiamo tutti che ti ho salvato il culo, la tua diciamo 'gestione' ci ha molto divertito e ci ha anche risolto un bel pò di problemi con i nostri insegnanti. Però non possiamo andare avanti così, se continui a drogarli tutti come cavalli finiremo per avere guai ancora più grossi, sempre che non ci scappi il morto. E' ora di finirla. Immagino che PierMaria sia il tuo fratello gemello, era un brav'uomo, uno dei pochi veramente onesti e capaci, lo rivoremmo qui al comando della baracca. Pensi di poterci riuscire? Il cardinale qui non è più un problema nel vino c'erano un paio delle tue pillole sbriciolate, il pedofilo invece l'abbiamo steso all'antica, con una bella mazzata sulla nuca, dormirà per un bel pò. Direi di farti una bella chiaccherata con questo qui vestito di rosso, appena scende dall'organo. Mi pare di capire che materiale per una sana contrattazione ne hai in abbondanza."

E con il mento mi indica la macchina fotografica.

Rimango a bocca aperta come uno scemo, riesco solo a dire "Mi chiamo PJ, faccio tutto quello che mi hai detto, complimenti.". I ragazzini di oggi che portento.

Il cardinale non è stato un problema, alla fine piangeva come un bambino ed io gli davo delle pacche sulla spalla per consolarlo.E' andato via portandosi l'assistente ancora incosciente.

Nominerà mio fratello PierMaria reggente dell'istituto.

Non mi è rimasto che chiamare PierMaria, compongo il numero del mio appartamento a Sofia, risponde al decimo squillo, ansimando.

"PierMaria! Che combini? Perchè ansimi così??"

"No è che, ehm, sai stavo parlando qui con ehm , Jasmine sai, la mia amica. "

"Si, si, ho capito, appena finisci prepara le valigie e torna in Italia. Puoi riprendere il tuo incarico e portarti Jasmine se vuoi.".

Gli spiego tutta la vicenda.

E' stra-felice di tornare al suo mondo e di farlo addirittura con Jasmine. Dice che per l'occasione Jasmine verrà con un bel pò di consorelle, molto brave nell'insegnamento.

Con Filippo ed i suoi amici organizziamo un party di benvenuto con i fiocchi. Affido a Filippo quel che rimane della mia scorta personale di droghe si occuperà lui della distribuzione durante il party. Io ne ho dato solo una bella scorta a padre Jack, incoronato DJ della serata, che si è già messo alla consolle al centro di un Sound Sistem gigante. Non ho idea di come abbiano fatto quei ragazzini a recuperarlo, ma devo dire che sono formidabili.

Accolgo all'ingresso PierMaria, mi consegna le chiavi della macchina mentre si avvicina il pulmino delle suore missionarie guidato da Jasmine.

Ci abbracciamo tutti quanti. Li lascio mentre entrano nell'istituto.

Io vado via.

Di rave Party ne ho visti fin troppi.

E di preti e suore non ne posso proprio più.


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--Pigi 14:39, 29 mar 2010 (UTC)


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