P10
Da Storiealcubo.
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Basta!
Basta; non ne posso più. Voglio dormire. Voglio dormire e non voglio più sentire i rumori assurdi, violenti, insopportabili di questa società di merda.
Ho sonno. È Primavera, fa caldo. Non posso chiudere le imposte perché per con questo caldo non riuscirei a dormire, ma il rumore del traffico… i clakson nevrotici, le marmitte spetazzanti dei motorini, le sgasate al semaforo di sotto mi stanno uccidendo giorno dopo giorno.
Questa merda mi entra nel sangue.
Voglio dormire.
Le polveri sottili mi strafottono penetrandomi da tutti i pori; il rumore, le luci, le onde radio mi trapassano come se non ci fossi. Ma ci sono. Ora questa stronza si è attaccata al suo clacson del cazzo e non la pianta più. Qualche pezzo di merda deve avere parcheggiato in seconda fila e chiuso la macchina.
Basta, basta, bastaaaaaaaaaaaaaa, urlo dentro di me. Non ne posso più di questa città, di questa società dove vivo senza esistere, dove sono alla mercé della maleducazione altrui e sono senza difese: subisco, subisco, subisco, consapevoli che perdere il controllo è unicamente fonte di ulteriore sterss e di un degrado personale che mi è divenuto insopportabile.
Esuonalastronza! Si è proprio attaccata al clacson della sua scatoletta di merda. Lo capisco dal suono che è una piccola cilindrata; anche vecchia: di quelle che facevano biiiiiiiiiiiiiii. Gli ingegneri automobilistici non hanno mai avuto grande fantasia per i clacson: macchina piccola suoni acuti, macchine grandi suoni gravi; quelli del tipo: Paaaaaa. Poi ci sono quelle piccole per gandi stronzi che fanno Paaaaaaaa anche loro ma in modo meno grave.
Ma posso capire altro dal suono del clacson di merda che mi sta facendo schizzare l’adrenalina a mille: la prima è che a suonarlo è una donna: non so il perché ma so che nessun uomo regge ininterrottamente un suono acuto così prolungato; l’uomo si accanisce tipo primate tempestando di pugni a mano aperta il clacson.
La stronza non demorde. Basta, basta, basta.
Smette un attimo… forse… No! Riprende e dà dei colpetti nevrastenici brevissimi e poi di nuovo si appoggia al clackson. Dalla caratteristica stizzosità dei colpetti deve essere una donna con un metabolismo veloce e nevrotico; quindi è magra, la stronza. Sicuramente una così ha dei problemi di convivenza familiari. Non dev’essere tanto giovane; e questo sia perché ha un modello molto datato, sia perché visto il livello di civiltà, se fosse giovane si sarebbe già messa a urlare da un pezzo contro lo stronzo che l’ha bloccata.
Ma si rende conto che non è migliore di lui?
Quello è un grandissimo pezzo di merda come tutti quelli che lasciano la macchina chiusa in doppia fila e se ne vanno; ma lei… Lei è peggio: sta mettendo a dura prova i nervi del quartiere, dei negozianti, della gente che magari dormiva nelle case, ha svegliato i bambini, ha svegliato me che dormivo beatamente per sfuggire a quelli come lei, ha svegliato gente anziana, magari malata. Che grandissima stronza.! Al clacson nevrotico e agli spetazzamenti del traffico ora si aggiunge il rimestio di voci esasperate della gente, dei negozianti, dei passanti. BASTA! Vi supplico… voglio dormire, perché devo pagare io e tutti gli altri per la vostra inciviltà. Probabilmente non lavora questa donna, oppure è una part itme o un’insegnante, altrimenti a quest’ora sarebbe in ufficio; e se non lavora deve avere dei figli perché una donna con un metabolismo nevrotico deve aver subito stress notevoli a sua volta. Non essendo giovane, dunque o è sposata o è vedova. Troppo stress, deve essere sposata. Matrimonio di merda: lui deve averla soddisfatta per poco; e poi i figli saranno cresciuti repressi e introversi, probabilmente gracili col gilé e i calzoncini corti e probabilmente portano gli occhiali, sicuramente troppo grandi per il loro viso, e hanno avuto l’apparecchio per i denti e poche ragazze. Quante cose si capiscono da un suono. Merda, merda, merda è mezz’ora che questo baccano va avanti; ora anche un allarme ci si è messo. Pensare non mi aiuta più non riesco a distrarmi.
Ha smesso. Sta scendendo dalla macchina. Sbatte la portiera… avevo indovinato… dal rumore pesante è di quelle di una volta; provo un sottile piacere per la conferma. Oora sono certo che anche tutto il resto è esatto. Ricomincia a suonare dall’esterno dell’abitacolo; avrà abbassato il finestrino. Si: di quelli che si abbassavano a manovella. Lei con le sue ossute braccine di merda, avrà trovato nella foga della nevrosi la forza di scatramare dalle guarnizioni quel vetro che chissà da quanto non apriva. Perché nessuno chiama il carro attrezzi? Merda! Non è civiltà questa, non si può vivere così. Chiedo solo di dormire: sono nel mio letto, nella mia casa e son stanco, ho sonno, voglio dormire!
Finalmente la batteria dell’automobile comincia a cedere, il suono del clacson assomiglia a quello di un disco in vinile a 45 giri che va a 33. E Vai! Chiamati un taxi ora maledetta rottura di palle.
Ogni tanto il clacson s’interrompe; proprio la batteria non ce la fa più. I colpi sul povero pulsante diventano furiosi , veloci e rabbiosi come se la sua inefficacia ora fosse la causa di tutto. Basta, basta, basta…
Che succede? Il clacson tace ma il rimestio della gente aumenta. Non è inferocito, piuttosto è allarmato, preoccupato. Il sistema nervoso della vecchia avrà ceduto. Sarà svenuta. Si, il droghiere urla di portare dell’acqua, un altro suggerisce di chiamare l’ambulanza, un altro chiede acqua e zucchero… schiatta maledetta , penso con la testa avvolta nel il lenzuolo. Schiatta maledetta vecchia e liberaci a tutti; a me al quartiere, ai tuoi figli e a tuo marito se è vivo. Liberaci della tua nevrotica e opprimente presenza. Il tramestio aumenta. La stanno caricando sulla macchina di qualche volontario per condurla in ospedale. La portiera posteriore sbatte nel richiudersi, poi sento chiudersi quella del conducente, la macchina parte… quasi silenzio, i miei neuroni si rilassano, posso deglutire; per un po’ ascolto ancora il pulsare del sangue nella giugulare e dentro al mio orecchio, poi, finalmente, prendo sonno: è il sonno dei giusti.
Mi sveglio ore dopo, intronato come quando si dorme fuori orario. Guardo fuori dalla finestra; è sera. In lontananza un randagio abbaia. La città è silenziosa ora. Tutti sono a casa. Deve essere veramente tardi; forse è notte. Mi alzo barcollando con i capelli arruffati. Che giornata schifosa!
Ma tutto sommato ora sto meglio; solo un vago senso di inquietudine nello stomaco… qualcosa è fuori posto, lo sento. È qualcosa che avrei dovuto fare ma non ho fatto. Cazzo la macchina! Quando sono tornato a casa stavo malissimo e ho girato venti minuti senza trovare parcheggio. Alla fine ho parcheggiato dietro una ottocentocinquanta fiat color aragosta con due dita di sabbia di scirocco sopra: Il tempo di un boccone veloce e scendo a spostarla, ho pensato. Poi il sonno, gli antistaminici, me ne sono completamente scordato. Cazzo! Mi rivesto in fretta pieno d’angoscia e sensi di colpa, mi sento una merda umana, faccio gli scalini tre alla volta, esco dal portone, è notte, i negozi chiusi, svolto l’angolo e la vedo. La mia SW e lì, cromata e tranquilla in doppia fila. Mi avvicino e vedo la ottocentocinquanta anche lei lì, con la sua sabbia sopra. Ma guarda, non avevo notato che avesse il finestrino aperto a tre quarti: meno mele che ho parcheggiato così altrimenti magari la rubavano. E grazie a Dio che nessuno ha chiamato il carro attrezzi! Vedi che scocciatura sarebbe stata.
In fondo, mi dico, questa città non è poi così male.
Si è liberato un posto P10. Mi spiace per l’ottocentocinquanta col finestrino giù, ma ora devo parcheggiare bene. Non posso mica stare in ansia per gli altri dopo un pomeriggio così.
Firma
--Gari 17:18, 7 mag 2010 (UTC)

