Per sempre soli
Da Storiealcubo.
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Una prosperosa bionda di nome Mary, all’anagrafe Mario Treppuzzi, entrò in silenzio nel polveroso capannone che la produzione aveva messo a disposizione per girare il film.
Si sentì immediatamente aggredita dalla irosa voce del regista che comodamente seduto le rinfacciava che era già passata mezz’ora dall’orario stabilito e non si potevano aspettare i suoi porci comodi. Rispose che aveva trovato traffico perché gli operai della fabbrica, di cui il capannone era parte, avevano la brutta abitudine di intasare le strade.
Lui la zittì mandandola al trucco.
Lei invece sottovoce lo mandò a fare in culo.
Allo stesso tempo, in uno stabile del centro città, un giovane di belle speranze di nome Alessandro Nozecchi stava per perdere la sua verginità anale. Avrebbe preferito mille volte scippare qualche vecchietta rincoglionita, ma c’era troppa pula in giro. Almeno sapeva che il cliente avrebbe usato il preservativo e che gli aveva pagato in anticipo i cinquanta euro di cui necessitava per avere un assaggio del paradiso, perciò strinse i denti. Il grasso cliente tirò fuori dai pantaloni il cazzo già rigido e a fatica si infilò il preservativo con le dita unte. Alessandro aveva già sparso abbondantemente il lubrificante, e per sicurezza si impasticcato di antidolorifici. Chiuse gli occhi e pensò all’eroina che avrebbe comprato.
Intanto, nella fabbrica accanto, un addetto alla catena di montaggio di nome Vito Buvanni svolgeva il suo fondamentale ruolo alla catena di montaggio, facendo da balia al robot che inseriva il pezzo Cx08 nel pezzo Gk24 con un angolo di sessanta gradi circa. La macchina lavorava incessantemente e faceva un rumore infernale, ma lui sorrideva. “Almeno non sono chiuso tutto il giorno in quegli uffici del cazzo” pensò “a fare straordinari obbligatori ogni sera. Il mio capo non si aspetta che dica sissignore abbassando la testa e non ho dei colleghi che cercano di farmi le scarpe per potere leccare meglio le scarpe del padrone.”
Mary odiava la ripetitività dei porno. Lo sceneggiatore non aveva mai un briciolo di fantasia e il pubblico voleva sempre le stesse cose. Stavolta su un letto sfatto era distesa Gina, una delle sue “colleghe” meno navigate, che era l’unica a non avere problemi a lavorare con lei. Le altre ritenevano che venisse a rubare il loro lavoro e la disprezzavano. Ma che ne potevano sapere loro? Avevano la pur minima idea di quanto odiasse dovere dipendere per le sue cure e il suo sostentamento da quella appendice orribile che stava là a ricordarle che il suo corpo non le apparteneva? Che si fottessero e si tenessero i loro dannati uteri e le loro mestruazioni. Ricacciò quei pensieri in un angolo della sua mente e si concentrò sul cazzo che le doveva venire duro. Chiuse gli occhi e affondò sul corpo di Gina, massaggiandole i seni e i capezzoli con dita flessuose, leccandole lentamente le labbra dischiuse. Godeva nel sentire le mani di Gina accarezzarle il petto. Si abbandonò alla fusione dei corpi con la testa libera.
Alessandro bussò tre volte alla porta rossa. Percepì a distanza, prima ancora che aprisse, il puzzo di chi vende sogni a basso prezzo. Sentì cigolare in sequenza lo spioncino e la porta. Senza proferire parola gli mise i soldi in mano e quello per alcuni secondi lo guardò inebetito. Represse la rabbia montante e gli riservò uno sguardo che avrebbe fatto gelare l’inferno. Ne ebbe in cambio un pacchettino che rapidamente nascose sotto la giacca.
Vito terminò la pausa pranzo nella mensa aziendale e si diresse di nuovo alla sua postazione. Premette il pulsante di accensione e si accomodò per il pomeriggio. Guardava con occhi vacui la macchina che per l’ennesima volta prendeva un Gk24, lo posizionava nell’apposito spazio, poi prendeva un Cx08 e lo avvitava all’altro. In tutto il turno solo una volta fu richiesto il suo intervento per bloccare la macchina e sistemare manualmente due pezzi che stavano per essere accoppiati al contrario.
Non so dei vostri buoni propositi perché non mi riguardano Mary si rivestì e andò in macchina. Sulla via del ritorno passò in farmacia, dove presentò la ricetta del medico e si fece dare gli estrogeni. Arrivata a casa ne prese due pillole e si addormentò felice.
Alessandro tornò a casa e soprappensiero accese la radio. Trasmettevano uno di quegli spot istituzionali contro la droga, qualcosa del genere “Vivere è stupefacente, la droga non serve!” Cambiò stazione rabbiosamente. Quelle non erano altro che un catafottio di palle universali. Adesso mandavano i CCCP: Ferretti spiegava al mondo il morire. Esiste una sconfitta pari al venire corroso che non è mia ma dell’epoca in cui vivo Alessandro preparò la candela, il cucchiaino e il limone e aprì il pacchettino. Tu devi scomparire anche se non ne hai voglia e puoi contare solo su di te Strinse la cintura al braccio mettendo in evidenza le vene bluastre e bucherellate. Trovò un buco familiare e inserì l’ago. SBATTITI FATTI CREPA Spinse lo stantuffo e chiuse gli occhi.
PRODUCI CONSUMA CREPA Vito ripose la tuta nell’armadietto e andò a casa insolitamente senza trovare traffico. Preparò un piatto di pasta al sugo e lo mangiò guardando il Grande Fratello e chiedendosi se Caterina avrebbe perdonato Marco per la sua scappatella con Veronica. Poi spense la Televisione e dormì un sonno senza sogni. PRODUCI CONSUMA CREPA
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--Ukobach 14:15, 18 gen 2011 (UTC)

