Prendi Dai Fotti
Da Storiealcubo.
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- Il funerale
La chiesa era gremita, come succede tutte le volte che si da l’estremo saluto a un personaggio importante.
C’erano i curiosi. Sì sa, un uomo famoso anche da morto emana fascino e suscita morboso interesse. Nessuno si sarebbe perso quell’evento.
C’erano le troupe televisive, i giornalisti e gli opinionisti.
C’erano numerosi politici, anche avversari del caro estinto, accorsi per apparire nel telegiornale della sera che avrebbe riportato l’evento.
C’erano le personalità ecclesiastiche addolorate per la perdita di un uomo così favorevole alla loro causa.
C’erano gli amici del defunto.
E naturalmente c’era anche il nipote di Umberto Barbini, in prima fila, disperato per la dipartita del nonno e divorato dall’ansia di dover ereditare il suo impero finanziario e di gestirlo senza calpestare i piedi a nessuno dei numerosi “amici” del nonno.
Il funerale andò come vanno tutti i funerali. In genere, non ci sono mai molte sorprese a un funerale. Il prete benedì e fece un discorsetto. La gente pianse. La cassa fu aspersa di liquidi sacri. Ci fu il segno della pace e la comunione.
Poi venne il momento del discorso commemorativo degli amici di Umberto. L’aria nella chiesa era abbastanza viziata e stantia, la giornata era caldissima e tutti sudavano, ma quello era il momento più mondano della cerimonia, quindi tutti facevano silenzio e aspettavano morbosi le parole del cardinal Johannes Zurbriggen che stava per parlare.
- Commiato del Cardinale
«Figlioli, amici cari e fedeli che da lontano siete arrivati oggi nella casa del Signore per dare l’estremo saluto a Umberto Barbini, io vi benedico. Oggi un grande uomo ci ha lasciato: un uomo generoso con familiari e amici, un uomo giusto, un abile politico e un capace imprenditore, un amico della chiesa, che ha sempre aiutato con le sue più che generose donazioni. Il mondo ha perso un vero visionario. La passione di Umberto lascerà segni per generazioni. Ricordo quando diversi anni fa venne da me per chiedere un consiglio spirituale. Mi presentò il suo famoso progetto P.D.F. e chiese la mia approvazione.
Mi rimase impresso il suo tono passionale e la limpidezza etica quando mi disse: “Padre, io credo che gli anziani possano ancora fare molto per la società! È immorale che uomini e donne che hanno lavorato tutta una vita finiscano senza una pensione, soli e abbandonati nelle case di cura governative.
Io credo che i giovani abbiano ancora bisogno della loro presenza, della loro saggezza. Gli anziani possono aiutare le famiglie a restare unite, possono aiutare i poveri derelitti a trovare per qualche ora al giorno un senso di calore e affetto, possono aiutare gli indigenti a sentirsi accettati e importanti”.
Gli chiesi di spiegarmi meglio cosa avesse in mente e lui mi raccontò la sua intuizione visionaria. Oggi perdiamo un uomo già nel futuro, un uomo che aveva visto un domani migliore e che si è adoperato con tutti i mezzi per realizzarlo. Io detti il mio benestare al progetto P.D.F. perché credevo in quell’uomo.
I soliti maliziosi dissero che dipese dall’approvazione di Umberto da lì o pochi giorni di una legge che rimandava il pagamento dell’ICI sugli immobili del Vaticano a tempo indeterminato. Io rigetto a muso duro tali voci tendenziose. I due eventi non hanno nessuna correlazione.
Umberto aveva ragione, i giovani hanno ancora bisogno della presenza degli anziani, della loro saggezza, della loro vicinanza. I cari e canuti vecchietti possono aiutare le famiglie a restare unite, possono aiutare i poveri derelitti a trovare per qualche ora al giorno un senso di calore e affetto, possono aiutare gli indigenti a sentirsi migliori.
Il progetto PDF (Prendi, Dai e Fotti) era basato sul seguente pensiero: nella vita di ogni individuo c’è un periodo in cui uno è fanciullo e “prende” dalla società (la famiglia lo sostenta, studia, riceve cure mediche, ecc.), un periodo in cui è maturo e “dà” alla società, contribuendo col suo lavoro e pagando le tasse.
E da vecchio?
Bisogna dare la possibilità anche a un vecchio di dare un contributo. Umberto propose di convertire tutte le case di riposo in case di tolleranza a basso costo.
Era un’idea geniale!
I poveri, i derelitti, gli indigenti potevano avere rapporti sessuali con gli abitanti delle case di riposo a un prezzo che oscillava tra i 2 e i 3 euro. Un prezzo così basso garantiva a tutti, proprio a tutti di poterne usufruire.
Certo non tutti gli anziani (maschi o femmine) erano consenzienti, ma con un piccola dose di gamma-idrossibutirrato, i recalcitranti perdevano conoscenza e davano lo stesso il contributo alla serenità interiore di quella gente. Sicuramente col tempo avrebbero capito la bellezza del progetto e sarebbero stati più disponibili. Col tempo.
Capite? Finalmente anche la terza età aveva uno scopo e un importante ruolo sociale. Non li si costringeva più a essere solo parassiti sociali.
Potevano contribuire, con quello che avevano ancora da dare. Le famiglie ritrovavano la pace perché tutte le ansie e i rancori di mariti e mogli venivano consumati e smaltiti nei rapporti dentro le case.
Uomini con problemi erettili trovavano nelle anziane anestetizzate un buon banco di terapia per riconquistare la fiducia in se stessi. Barboni, senza tetto ed emarginati potevano avere il loro momento di calore e uscivano dalle case più sollevati, più contenti.
E la vita si colorava di quel momento di accoglienza tra le braccia delle nonnine in coma irreversibile. Era incredibile che quelle vecchine con un solo alito di vita in corpo potessero dare tanta gioia di vivere a chi con pochi spiccioli in tasca cercava di assaporare una timida goccia di paradiso.
L’unico inconveniente, come ebbe a notare Umberto, era che a volte gli anziani morivano.
Ed era un dolore per tutti.
Gli avventori della casa si affezionavano alle loro tenere benefattrici e le cerimonie di addio erano sempre struggenti e malinconiche.
Ma, cari figlioli, la Natura di noi piccoli uomini è questa: allontanarci da chi ci ha amato quanto il nostro tempo mortale si esaurisce. È triste ma è la vita.
Tuttavia, le celle frigorifere delle case permettevano anche di conservare le spoglie mortali dei vecchietti dipartiti permettendo a chi li aveva amati di continuare ad amarli.
Era solo necessario un preventivo e temporaneo riscaldamento delle spoglie. Umberto è stato un genio del nostro tempo, ha riportato la pace sociale e ha aiutato tanta gente a sentirsi migliore. Egli amava i giovani e andava spesso a parlare nelle università e invitava gli studenti a rischiare, a pensare innovativo, ad andare contro le regole preconfezionate.
Ricordo ancora con affetto come parlava loro, gli diceva appassionato:”stay hungry, stay blissful” (siate affamati ma almeno appagati), seppur morti di fame almeno soddisfatti. E i giovani lo amavano».
Il cardinale accolse con emozione l’applauso dei presenti, lasciò il pulpito e si sedette con gli altri ecclesiasti.
- Francesco
La cerimonia finì e tutti tornarono a casa. Tornò a casa anche il nipote di Umberto Barbini.
Si chiamava Francesco e veniva da un piccolo paese: Castrotermini, lontano dai ritmi isterici e alienanti della grande città. Nella sala grande della casa del nonno, che ormai era diventata sua, si sedette nello scranno di legno massiccio di Umberto… e pianse.
Era disperato. Aveva perso il suo adorato nonno e per di più aveva scoperto di quale bassezze fosse stato capace. Santo cielo! Costringere poveri vecchi a subire violenze sessuali dai soggetti più abietti della società. Anestetizzare tenere vecchine inferme ed emaciate e renderle oggetti inconsapevoli degli appetiti sessuali più oscuri. Era terribile.
Francesco uscì e si mise a camminare.
Lo faceva sempre quando era sconvolto.
Camminare lo rilassava, lo aiutava a pensare.
Chi era suo nonno? Aveva ridotto una larga fetta di umanità al livello di bestie peccatrici, annegate negli istinti. Che fine aveva fatto la morale? Quel minimo di luce etica che dovrebbe spingere la vita di un uomo?
Suo nonno aveva schiacciato quanto di più fragile e pulito ci fosse nel mondo.
Francesco piangeva per qui poveri vecchietti. E trovava macabro il gigantesco antro sotterraneo con le celle frigorifere.
Decine di cadaveri congelati da mesi, pronti per essere “scaldati” e usati, anzi abusati, non appena qualche logoro barbone ne facesse richiesta. Orribile, disgustoso, innaturale, disumano!
Ora avrebbe dovuto smaltire quelle celle. Come fare? La maggior parte di quei morti non aveva parenti che potessero organizzare e pagare un funerale. Dove avrebbe trovato tutti i soldi per sistemare le cose?
Non aveva certo ereditato l’impero di suo nonno solo per dilapidare la sua fortuna in funerali. Un pressante senso di sconforto si impadronì di lui.
Poi Francesco si fermò cupo davanti a una delle case e il suo sguardo si soffermò sulla pizzeria accanto all’edificio.
Si sorprese a pensare a come alla fine la vita continua. A discapito di tutte le brutture e le cattiverie, la vita continua, immutabile e instancabile dentro le piccole cose.
Gli venne voglia di una pizza e entrò nella pizzeria. Mentre l’abile pizzaiolo cinese la preparava, si sentì meglio. Si chiese quanto spendesse il padrone del locale ogni giorno per pagare il legno del forno. In un periodo in cui i combustibili fossili erano quasi finiti il costo maggiore di una pizza era proprio il legno per cuocerla.
Curioso! In quel momento, in quel preciso istante Francesco ebbe la sua grande illuminazione!! Proprio così: rischiare, pensare innovativo e andare contro le regole preconfezionate. Aveva ragione suo nonno. In fin dei conti, forse gli aveva insegnato qualcosa.
Se Umberto Barbini regalò alla società il progetto PDF (Prendi, Dai, Fotti), Francesco Barbini invece ideò e rese realtà il progetto: ODC (Ottuagenario Diventa Carburante).
I cadaveri delle case potevano essere smaltiti nei forni che ne producevano energia pulita.
Il progetto ODC divenne in breve tempo realtà. Qualche malizioso disse che non tutti i donatori erano già cadaveri, ma noi respingiamo a muso duro queste voci tendenziose.
La crisi energetica mondiale venne finalmente risolta e Francesco dimostrò al mondo che anche dopo morti gli anziani potevano dare un contributo attivo alla società.
Per questo lo ricordiamo ancora.
Firma
--Don vito 09:36, 3 gen 2012 (UTC)

