modified on 13 gen 2010 at 15:37 ••• 3.583 views

Residui Temporali

Da Storiealcubo.


1. Giovanni Steris

Giovanni si svegliò quella mattina come se avesse appena terminato l’occupazione della Bastiglia, il che forse non era del tutto frutto della sua immaginazione, pensò. Si era da sempre opposto alla vita quantizzata e a tutte quelle ridicole procedure psicofarmacologiche del programma anti-stress, che promettevano di tamponare lo shock dei micro salti temporali, anche durante il sonno.

Tutti i mass-media quotidianamente insistevano ad informare che, nei nodi temporali, veri e propri punti di arrivi e partenze verso le più svariate mete temporali, per forza di cose non si poteva raggiungere contemporaneamente una quantità precisa, tra arrivi e partenze, di coesistenze temporali, anche per pochi attimi. La conclusione stava nella geniale trovata che gli abitanti dei nodi dovevano rassegnarsi alla cosiddetta esistenza quantizzata. In pratica, se il famoso limite veniva raggiunto, ognuno a turno passava frazioni di millisecondi in apposite code di esistenza temporale, per poi essere risbattuto nel punto spazio-temporale dove si trovava un attimo prima; ovviamente con disagi quali la perdita di concentrazione, mancanza di equilibrio e, nei casi più gravi, perdita di memoria. Il governo dei Pianeti Uniti, di comune accordo con la Società Spazio Temporale, aveva assicurato, per prevenire eventuali proteste, sostanziose indennità di esistenza quantizzata e la creazione di un programma medico di prevenzione contro i disagi dell'interfogliamento quantico. Il governo diceva: "Se ti presti alla vita quantizzata, tu, abitante del nodo che contribuisci a questo fondamentale servizio all'umanità, vivrai e ti curerai tranquillamente a spese nostre", indi per cui molti comuni Siciliani non vedevano l'ora di rispondere a quella patriottica richiesta del governo.

A Tenisi, piccolo nodo temporale di 20.000 abitanti, oramai quasi tutti seguivano il programma. Giovanni no, insieme a pochi altri irriducibili. Un atavico istinto di diffidenza aveva sempre prevalso nelle sue decisioni più importanti. Tra amici e parenti, nessuno aveva mai criticato quel suo modo di prendere la vita, neanche sua moglie, però da un po’ di tempo iniziava a percepire dei cambiamenti nei suoi rapporti quotidiani, come se tutti si sforzassero di nascondere che qualcosa in lui non andasse più bene.

- Ma da quando in qua t’interessi di politica? Il tuo hobby non era la pittura? Sembra un secolo che non facciamo shopping… Perché te ne stai sempre nel tuo laboratorio e non esci mai? Come mai non eravate alla festa?

- Perché no? Non si può? Lo shopping cosa? Che cavolo ne so? – rispondeva.

- Quand’è che mi avete mai visto andare alle solite feste o a fare shopping? Non prendetemi in giro, se c’è qualcosa che non va, ditemelo in faccia! - avrebbe voluto rispondere, ma quel minimo d’intelligenza sociale che ogni siciliano ha o impara ad avere, gli suggeriva saggiamente che risposte del genere non avrebbero fatto altro che rendere quanto mai appetibile e divertente il contrario di ciò che voleva: in pratica avrebbero iniziato a parlargli unicamente alle spalle.

Quell'innata sfiducia nelle cose strane o poco chiare, condito da un pizzico di reazionaria sfiducia nelle cose nuove, che tanto aveva segnato la vita quotidiana sua e della sua famiglia, non accettava a spegnersi in lui, anzi cresceva a dismisura giorno dopo giorno. Non sapeva perché, ma aveva da tempo uno strano presentimento, come se tutto quel casino temporale, alla fine, avrebbe portato a qualche spiacevole conseguenza.

I tempi ben presto cominciarono a cambiare in peggio per Giovanni Steris, e tutto ciò che seguì non fece altro che confermare i suoi sospetti. La sua scomoda presa di posizione divenne ancora più isolata e criticata, insieme a tutto ciò che faceva e che veniva fatto o pensato da lui. Alle sedute del consiglio comunale, se si diceva d’accordo con il parere di un consigliere, ecco che quello inspiegabilmente, con piroette retoriche ed un’interpretazione da oscar, ammetteva frettolosamente dinanzi alla parte avversa dell’errore dei suoi ragionamenti e perfino delle sue idee, se necessario; e poiché gli amici avevano sempre uno sguardo chi di rassegnata preoccupazione chi di sfottò, cominciò a stufarsi e si abituò a non chiamare più nessuno.

Moglie e figli, per non sgarrare nemmeno loro, lo trattavano con una cura ed una protettività degna di un centenario oramai in procinto di vivere gli ultimi giorni della sua vita, per cui Steris iniziò ad isolarsi e il suo svago principale diventarono lo studio e le infinite passeggiate per le coste e per i boschi della montagna che sovrastava il paese.

Ogni volta che respirava l’aria di quei posti, sempre uguali da secoli o millenni, sentiva come una voce che diceva: “Ascolta noi, Giuvà, che siamo i testimoni dell’immutabile; e quella umana, progresso o no, spazio-tempo o iperspazio, è sempre la solita storia. Continua così che hai ragione tu, non loro! E tra poco capirai magari perché”. Perché, pensava, non si spezzava qualcosa dentro di lui? Perché non sentiva la mancanza di moglie, figli ed amici? Perché non si rassegnava, da bravo e saggio siciliano del 3000 Dopo Cristo, ad uniformarsi alla norma ed a comportarsi come facevano e hanno sempre fatto tutti? Perché non aveva paura, consapevole com’era che la storia della Sicilia insegnava che tutte le rivoluzioni, filosofiche, democratiche, informatiche e temporali, non sarebbero bastate ad alleviare la fine che facevano da sempre quelli che agivano come lui? E, soprattutto, come faceva a sapere lui, che nella sua vita non aveva fatto altro che scarabocchi, tutte quelle cose da intellettuale?


2. Le Strane Facoltà

Si trovava al circolo del paese quando un turista, un venusiano di origini Tenisiane, vestito con abiti di dubbio gusto, gli chiese delle informazioni sull’antica chiesa del paese. Gliele diede e, con grandissimo stupore suo e di chi lo ascoltava, fu accademico. Gli descrisse la storia, l’evoluzione architettonica dal 1600 fino alle ultime modifiche old-style del famoso architetto cinese che se ne occupò pochi anni prima, il significato latino delle iscrizioni marmoree e il nome degli artisti dei dipinti e bassorilievi più famosi. Fino a qui, sebbene strano, poteva spiegarsi tutto. L’inspiegabile era che aveva risposto con l’antico dialetto siculo che ancora gli immigrati venusiani parlavano, e che nessuno a Tenisi conosceva o parlava più da circa 500 anni, per poi salutarlo in inglese interplanetario, lingua che nessun terrestre che non facesse studi diplomatici poteva vantarsi di conoscere.

La notizia fece talmente scalpore che, non appena tornato a casa, subito fu accolto dalle facce sconvolte della moglie e di Carolina, l’ultima dei figli che ormai viveva con loro. Steris capì subito che, chissà come, le due erano già state premurosamente informate, ma non aggiunse o precisò nulla riguardo a quanto riferito. Voleva vedere se fossero arrivate alla conclusione che si aspettava. Scoprì che anche stavolta ci aveva azzeccato e si oppose fermamente a sottoporsi anche lui al trattamento anti-stess.

Aveva già fatto delle ricerche in merito alla percentuale di adesione al programma e costatato quanto fosse stranamente facile per lui intrufolarsi negli archivi ipertelematici dei pianeti uniti. Troppo facile, anche per un uomo sprovvisto delle sue recenti conoscenze; quasi non ci fosse bisogno di difendere niente, pensò. La percentuale era stata volutamente camuffata ad un normale 80% di adesioni, ma ben presto scoprì che l’ultima traccia ipertelematica di un abitante di nodo non programmato risaliva addirittura a tre anni prima. Era un marziano di origine bolognese, tale Riccardo Reed, matematico e ricercatore della Mars Technology Academy di Olympus City. Il collegamento ipertestuale riportava ad un articolo del giornale locale che descriveva i festeggiamenti per l’adesione del grande matematico al programma. Si accorse però che quell’articolo aveva qualcosa di misterioso e che inspiegabilmente era certo che solo lui avrebbe potuto capire perché. Sapeva esattamente dove guardare e, infatti, l’occhio cadde subito sulla data dell’articolo, che riportava “31/02/3045”, data che non poteva esistere. Quell’articolo era la chiave ma non era ancora pronto per capire. Chissà se gli restava ancora tempo, pensava, perché si stava immischiando in qualcosa di sporco e, alla fine, qualcuno gliene avrebbe presentato il conto.

Da diverse notti, il quel punto del sonno in cui il cervello è libero da ogni stress e pregiudizio dettato da pensieri contingenti, si faceva persuaso di essere arrivato alla soluzione, e piangeva di felicità perché per un attimo sapeva cosa fare. La mattina si svegliava cercando invano di ricordare quello che aveva elaborato in sogno ma, per quanto si sforzasse, non riusciva più a ricordare. Non aveva nessuna paura dei grossi guai in cui si stava cacciando, desiderava soltanto abbastanza tempo per arrivare coscientemente a quel pensiero, a quella felicità, a quella sicurezza.


3. La Scoperta

Di buon mattino decise di rassicurare moglie ed amici che a breve si sarebbe recato in clinica per aderire anche lui al programma, ma che prima avrebbe trascorso qualche giorno nella vecchia villa di famiglia immersa nel bosco della Montagna Alta di Tenisi. Munito di zaino e dell’articolo dell’Olympus City Tribune, si recò alla funivia che dal corso del paese collegava la piazza antistante l’antico municipio Normanno con l’altopiano della montagna di Tenisi.

Prima di salire, decise di restare un attimo a meditare dinanzi alla spettacolare vista che la piazza di Tenisi offriva lato mare. Il corso sembrava una lunga rampa di lancio che con calma si tuffava in mare. Chissà quante antiche specie future e passate adesso accoglievano quelle acque! Forse guardando bene sarebbe riuscito ad intravedere, nel caos dell’interfogliamento quantico, lo sguardo stupito di Ruggero I di Sicilia che, 2000 anni prima, ammirava come lui quel paesaggio immutato dalla base di quel monte preso con enormi sacrifici.

Quel paesaggio, Ruggero I… ma certo! Aveva finalmente ricordato, ecco cosa aveva sognato! Ecco perché Reed aveva fallito e lui no, ecco cosa significava la data. Lui era stato protetto da un progetto più antico stesso della storia o più remoto ancora del futuro più lontano che mai la scienza fino a quel momento aveva potuto esplorare, almeno di trenta milioni di anni più avanti nel futuro, precisamente 31023045 anni. Quella dell'articolo non era una data, ma qualcosa di più, era la sua ancora di salvezza, era ciò che avrebbe dovuto usare quando non avrebbe saputo più cosa fare.

Pensò che non ci sarebbe stato nulla di male ad esultare in quel momento, ma la consapevolezza di ciò che doveva affrontare e delle conseguenze di quella rivelazione gli tolse immediatamente la voglia rilassarsi, anche per un attimo. Non c’era e non c’era mai stata nessuna cazzo di esistenza quantica, non c’era nessun limite massimo consentito di viaggi contemporanei, tutto era frutto della pubblicità martellante della Società Spazio Temporale. Il programma? Un lavaggio del cervello in grande stile per coprire la verità! Cosa c'era da nascondere se tutti erano perennemente controllati?

La cosa più sconcertante era che, finalmente, aveva capito la fonte delle sue ansie, delle sue facoltà, della nuova gioventù della sua mente; era una gioia, una commozione sfrenata; era la consapevolezza di non essere più solo, anzi di non esserlo mai stato. Era la testimonianza di essere una persona giusta. Ruggero I Di Sicilia? Sì, era incredibile ma era veramente lì con lui a guardare, insieme a suo nipote Federico, ai giudici Giovanni e Paolo, al suo compaesano Giuseppe, agli scrittori Luigi e Leonardo ed a tanti altri passati e futuri, perché chiunque avesse ed avrebbe visto il mondo attraverso la Sicilia era lì, insieme con lui, ne sentiva pensieri, attese, rimpianti ed incoraggiamenti.

L’orologio lo avvertiva con un ronzio che erano le sette del mattino quando salì (o, meglio, salirono) per la funivia per scomparire tra le basse nubi che decoravano i fianchi della montagna.


4. Gregorio

Con sua grande e crescente meraviglia tutte le preoccupazioni che lo affliggevano a Tenisi parvero scomparire in quel calmo abbraccio di pietra e verde che circondava Villa Steris. Ebbe il tempo di entrare in villa, sistemare le sue cose, darsi una ripulita ed, infine, sedersi in veranda con un tè caldo. Che fare adesso? - si chiese, ma subito capì che la risposta stava nel numero 31023045, nella falsa data. Guardò l’orologio. Dall'istante della sua rivelazione erano passate quasi nove ore…. Quanto facevano 31023045 millisecondi in ore? Ci avrebbe potuto giurare, esattamente nove ore, 1 minuto e sette secondi. Aspettò, allora, il segnale delle 16:00 dal suo orologio e puntò il timer ad un minuto e sette secondi. Bevve l’ultimo sorso di tè ed aspettò che il timer scorresse fino alla fine. Il segnale del timer scattò, e Giovanni disse:

- Salve Gregorio.

- Salve Federico, felice di vederti, dopo tanti secoli, anche se con una faccia diversa. - Rispose una voce dietro di lui, come per incanto.

Due uomini, vestiti elegantemente secondo la moda del trentesimo secolo, erano apparsi dietro di lui. Steris lì guardò ed aggiunse:

- Prego accomodatevi, ci sono fortunatamente due sedie libere, non sapevo che foste stati in due e, soprattutto, che uno di voi fosse nientemeno che Il Presidente del Consiglio dei Pianeti Uniti in persona.

I due si accomodarono con calma. Uno era alto, sulla cinquantina, con un sorriso beffardo, l’altro basso, più giovane, e con lo sguardo assente. Steris guardò quest’ultimo, alzò l’articolo, confrontò la foto sull’articolo con la sua faccia e disse:

- Salve Dott. Reed, piacere di conoscere lei o, almeno, ciò che ne resta - Reed non rispose, lo sguardo perso nel vuoto.

- Arguto come sempre, vedo. Non mi stupisco che tu mi abbia chiamato Gregorio, ma scommetto che avrai pensato che il mio vero nome sia impronunciabile per te - Disse il presidente dei Pianeti Uniti.

- Dimmi allora come devo chiamarti, preferisci Ramses, Gorgia, Valerio, Silvio o Presidente McBlatter? Scegli tu - commentò Steris guardandolo dal basso verso l’alto, con aria di sfida.

- Gregorio va più che bene, amico mio. Saprai anche che sono venuto per convertirti alla programmazione, no? Come, d’altra parte, hai annunciato tu stesso a tua moglie - continuò Gregorio.

- Uhm, mi sa che rifiuterò. Ricordi, infatti, quando tentasti di fregarmi con la storia delle crociate? Mi sarei aspettato un po’ più di fantasia stavolta - replicò Steris.

- Si fa quel che si può. Sai, noi alieni siamo… vediamo: brutti, sporchi, cattivi e pure senza pietà; però alla fine vinciamo noi, guarda per esempio cosa è capitato al geniale Dott. Reed - Non aveva ancora finito la frase che già puntava ciò che non poteva essere che un’arma verso il Dott. Reed.

- Sai che sono un pò aggiornato sul futuro, no? Ebbene, t’informo che costui sarebbe potuto diventare il vostro nuovo Einstein, peccato che adesso sia un inutile vegetale.

Un colpo di laser eliminò silenziosamente la testa dello scienziato, il resto del corpo restando innaturalmente seduto sulla sedia, nella stessa posizione di un attimo prima.


5. La Data

Steris non si fece intimire da quella gratuita dimostrazione di crudeltà ed aggiunse:

- Allora mi sa tanto che dovrò rileggermi io qualche sua dispensa, in futuro potrebbe essere utile alla terra. Già comincio a percepire anche i suoi pensieri, sai?

Gregorio perse il sorriso e puntò la pistola su Steris.

- Vedo che hai capito come funziona. Bravo! Forse avrò ucciso la merda terrestre sbagliata, ma posso sempre rimediare subito.

- Scommetto che una domanda che più volte continua a ricorrere nei vostri calcoli temporali sia la seguente: quanto sarei vissuto io se tu adesso non mi avessi mai sparato, vero? Sospetto, caro il mio buon vecchio Gregorio, che chi non ha ancora capito “come funziona” siate voi; e, se mi spari adesso, non capirete mai. Ma se proprio devi… prego, sparami pure!

- Come fai a conoscere questi particolari, bastardo? Come fai a sapere che non riusciamo a calcolare la data della tua morte?

- Se vuoi, te la dico; non so quando la calcolerò, ma credo di conoscerla già. Io morirò esattamente nel 310233045 Dopo Cristo. Vedi, il numero è scritto nella data dell’articolo e, come puoi notare, il nostro Einstein vi ha fregato tutti, anche senza testa. - concluse Steris con un mezzo sorriso.

- Il problema della tua potente razza, infatti, non è solo, come anche tu convieni, che siate brutti, sporchi e cattivi. Questione di punti di vista. Il punto sta nel fatto che manchiate assolutamente di fantasia. Come si può comunicare col passato senza essere scoperti? Certo, la traccia di un salto è impossibile da nascondere, ma esiste un altro modo.

- Un altro modo? - ripeté stupefatto Gregorio, il dito tremante sull’innesco della sua arma.

- E’ semplice, basta pensarci. - continuò Steris.

- Vedi, il viaggio nel tempo non è, per noi umani, solo una questione di tecnologia, può essere visto anche in chiave filosofica. Abbiamo sempre viaggiato nel tempo seppure, generalmente, solo in avanti. Un libro, un meme, un’opera d’arte, se validi, restano per sempre. Il viaggio nel tempo è possibile, teoricamente, e l’ha dimostrato proprio Reed, se postuliamo la conoscenza perfetta del futuro; se, insomma, postuliamo di conoscere la traiettoria di ogni singola particella fisica in un certo istante. Adesso prova a capovolgere il ragionamento. Come posso cambiare il passato senza essere notato? Semplice, mandando anche un solo unico segnale a chi si conosce molto bene. Aggiungi, inoltre, che è naturale immaginare che in futuro al momento irraggiungibile esista un Iperweb temporale, capace di teleportarti nell’istante stesso in cui uno dica, per esempio, 31/02/33045, una data unica, perché inesist…

Gregorio ci mise una frazione di secondo per capire e sparò subito dritto in faccia a Steris.


6. Conclusione

- Tutto qui? – Disse Steris, mentre Gregorio lottava con un vecchio che, proprio un attimo prima dello sparo, si era materializzato sulla mano e sulla pistola di Gregorio. Praticamente il braccio di Gregorio si era fuso con il corpo all’altezza del ventre del vecchio, che cadde con tutto il suo peso su Gregorio. Gregorio non ci avrebbe messo molto per liberarsi il braccio, ma lo strano avvenimento lo avrebbe rallentato abbastanza. Steris guardò il volto del vecchio senza vita, si alzò ed estrasse l'antica doppietta da caccia di suo nonno, ancora in perfette condizioni. Era furibondo, ma si controllò.

- Tranquillo, prova a teletrasportarti quanto vuoi. Tanto da qui non puoi. Il segnale è troppo disturbato. La nostra storia finisce adesso, senza altri giochetti temporali alieni.

- Cosa? Non capisco, perché non mi teletrasporto? - gridava Gregorio mentre lentamente ciò che rimaneva del suo braccio usciva fuori dal corpo senza vita del vecchio.

- Beh Gregorio, in pratica, sempre se ho capito bene, tu sei l’agente di quei porci alieni che non vogliono che i pianeti uniti si evolvano; e credi che l’agente dei terrestri sia io. Invece ti sbagli. L’agente non sono io. L’agente è questo posto, questa regione, la Sicilia.

- La Sicilia? - disse Gregorio fingendo interesse per guadagnare tempo.

- I residui prodotti da un balzo temporale non sono inerti. Sono energie pericolose. Così come una scarica elettrica in un circuito crea delle correnti di dispersione secondarie che si oppongono al passaggio della stessa, così le energie temporali residue si oppongono al teletrasporto. Un primo effetto è che i circuiti saltano e gli elaboratori temporali non funzionano più. Un altro effetto, più sottile, é che se troppo residuo inverte l’effetto di un viaggio cercando di riportare le cose al loro stato iniziale, cosi tanti residui incontrollati sovvertono la realtà, passato, presente e futuro si mischiano in maniera caotica ed imprevedibile, io ne sono la prova. La Sicilia, le sue immense contraddizioni, la sua storia, ne è la prova lampante. Ovviamente solo una scienza e una cultura dell’Oltrefuturo, quello da noi tutti irraggiungibile, potrebbe localizzare questa singolarità che esiste da sempre e calcolarne l'attimo esatto di rottura. Il nodo di Tenisi è andato giù un attimo dopo che tu, caro Gregorio, sei arrivato. E non tornerai più.

- Inoltre non sarà più possibile per nessuno, umano od alieno, tornare indietro nel tempo ad una data precedente ad oggi. Perché la Sicilia è troppo piena di residui temporali, e queste energie non si disperdono. Ci vorrebbe una quinta dimensione ma non c’è. Ragion per cui o tu, o io, adesso moriremo; e nessuno potrà rimediare mai più! - Disse Steris imbracciando lentamente la pesante doppietta.

Premette il grilletto proprio mentre l’alieno, liberatosi, con un balzo prodigioso, era quasi sopra di lui. Lo sparo gli spappolò la parte superiore del corpo.

Ripresosi dalla concitazione, Steris prese delicatamente in braccio il corpo del vecchio e lo ripose su di una panca. Gli accarezzò una guancia e la barba bianca; sorrise amaramente guardando in faccia chi aveva concepito il trucco della data e che lo conosceva meglio di tutti, colui che da poco si era teletrasportato dall’oltre futuro, dal 310233045 D.C., per salvargli la vita: se stesso.


Firma

--raia 17:00, 23 dic 2009 (UTC)


VOTA QUESTO RACCONTO

Voto Medio: 4.1/5 (15 voti)Racconto rilasciato in licenza
Licenza Creative Commons