Rumori
Da Storiealcubo.
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"Qual è la differenza tra un suono e un rumore?" mi chiese Lucio, da dietro le lenti scure come la notte dei suoi occhiali. Ci pensai un po'... sapevo che lui aveva già la risposta, abituato a ogni minima oscillazione, a ogni piccolo fruscio, avendo affinato l'orecchio per compensare la sua cecità. Poi risposi:" Forse la stessa che c'è tra l'ascoltare e il sentire..." dissi titubante. Io e Lucio parlavamo spesso e di tante cose e non era raro che le nostre conversazioni cadessero nella nostalgia con un tonfo secco.
"Brava, ottima risposta! Il rumore è qualcosa che non puoi fare a meno di sentire, che si impunta finquando non gli presti attenzione, il rumore di un trapano pneumatico ad esempio o del ticchettio di un orologio, invece, il suono è qualcosa che scegli di ascoltare, e attenzione, di ascoltare, non di sentire! Per meglio dire, è l'inclinazione che si piega ai nostri sensi, il piacere di far entrare una dolce musica dalle orecchie al cuore ad esempio, o il sibilo del vento che soffia, la pioggia che bussa alla finestra...".
Ho capito. Il rumore è la sveglia che suona al mattino quando devo alzarmi per prendere il treno che mi porta all'università. Il suono è l'ultimo cd di Claudio Baglioni che ho già imparato a memoria. Adesso, però, tocca a me fare a Lucio una domanda. "E tu sai qual è la differenza tra un pomeriggio noioso e uno interessante?" "Credo che dipenda da come lo trascorri" rispose Lucio. "Eh no, Lucio, non da come lo trascorri, ma con chi lo trascorri!".
Era proprio così. Quel giorno di aprile non era un giorno speciale, ma come tutti quelli che già sono andati o quelli che ci sarebbero stati. Però alcune persone ti cambiano la vita e quindi, sono certamente in grado anche di dare una svolta a un pomeriggio che era iniziato come tutti gli altri. Con Lucio anche il non fare niente mi riempiva di entusiasmo e non vedevo l'ora di farlo... Bastava essere insieme, insomma. Bastava una passeggiata al parco. Bastava comprare due granite al limone. Bastava sedersi su una panchina. Lui era così bravo a prendersi cura di se stesso da essere completamente autonomo. Non mi preoccupavo che potesse inciampare e dopo un po', non lo tenevo più d'occhio. Certamente aveva tante cose lui da insegnare a me e non il contrario. Ad esempio, riusciva, con una precisione a metà tra un fisico e un poeta a descrivermi tutto quello che percepiva attraverso il gusto, il tatto e con tutti gli altri sensi, eccetto la vista ovviamente. La granita al limone diventava una brina golosa che pizzica la lingua, le grida dei bambini al parco erano per lui i volumi di uno stereo da regolare a piacimento, per sentirli meno quando hai mal di testa e un po' di più quando vuoi scacciare la nostalgia... Trovava una bella frase per ogni cosa e ascoltarlo diventava un favore da concedermi.
Una volta si stancò di parlare e chiese a me di raccontargli delle belle cose. "Adesso dimmi tu cos' è che vedi di bello". Rimasi perplessa. Non volevo intristirlo, facendogli pensare a tutto ciò che si perdeva quel giorno. Tutto quello che i suoi occhi non potevano vedere, ma i miei si. Poi, decisi di accontentarlo. In fin dei conti era bello sognare."Vedo il sole, alto e giallo nel cielo azzurro. Vedo poche nuvole bianche, cosparse a tratti come zucchero a velo su una tovaglia azzurra. Vedo dei fiori. Belli e colorati. Un uccellino si è appena fermato a guardarci. Un uomo vende lo zucchero filato di due colori, rosa e bianco, e attorno a lui si è formata una calca di bambini. Questo è quello che vedo". "No, dice Lucio. Questo non è quello che i tuoi occhi vedono ma quello che ti suggerisce il tuo cuore. La realtà non può essere così bella come la descrivi, ma ogni cosa può diventare una poesia, se solo si resce a vedere il mondo attraverso due lenti colorate, e non scure come le mie." Così, anche questa volta era stato Lucio a insegnarmi qualcosa di molto importante.
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--Corinna 07:41, 14 apr 2010 (UTC)

