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SCOGLIONAS TOWERS III

Da Storiealcubo.


SCOGLIONAS TOWERS


III PARTE

Con la solerzia tipica delle disgrazie, atterrò l’elicottero della protezione civile per ispezionare i danni subiti dagli edifici. Il rotore era ancora in moto che già Bertolnaso e l’aiutante Cacazinne saltavano atleticamente a terrà infilandomi sotto il naso l’ordine firmato da LUI in persona. Per tre settimane ispezionarono gli edifici alla ricerca della più piccola crepa: nulla. Il progetto antisismico era all’avanguardia e i materiali sotto la mia supervisione di primissima qualità.

Piuttosto incazzati rimasero lì come quelli che aspettano Lazzaro. I lavori ripresero. Successe tuttavia che Muzi Akelele, un operaio immigrato, gran lavoratore, inavvertitamente trasportando un pallet di materiale urtasse un bidé già collegato. Il tubo si staccò dal muro. Come un giaguaro Cacazinne si gettò sulla crepa strillando come una gallina inseguita in un pollaio e il richiamo d’ordinanza materializzò Bertolnaso sul posto.

Lo sciame sismico nelle tasche dei faccendieri ebbe una nuova serie di sussulti e il giorno dopo venivo avvisato a mezzo raccomandata che i miei servizi e quelli delle mie maestranze non erano ulteriormente graditi ma che il mio onorario sarebbe comunque stato ampiamente saldato.

In fondo ero ricco e libero dall’incubo di quella cattedrale nel deserto.

L’indomani la protezione civile prese possesso del cantiere in grande stile: elicotteri, camion militari, nuove ruspe, nuovi fornitori etc, lavoravano alacremente per spianare la campagnia, aprire strade per i nuovi mezzi in arrivo etc. Come fecero non saprei dirlo, ma in tre mesi tutti i 350 piani delle SCOGLIONAS TOWERS erano completati, compresa l’elipiattaforma faraonica in cima a cui era stato aggiunto un campo da Golf con 18 buche e un negozio che vendeva le palline per non dover andare a recuperarele a ogni buca.


Appena aperte le SCOGLIONAS, i primi cinque piani delle torri furono occupati militarmente e abusivamente dalle truppe cammellate dei PCP (professionisti case popolari). Manco 24 ore dopo sulla piattaforma centrale, in mezzo alla presunta base per l’elicottero, spuntavano a centinaia, come funghi dopo la pioggia di autunno, le parabole satellitari per la ricezione TV mentre migliaia di Km di cavi per antenne innervavano le trombe delle scale delle Scoglionas. LUI, informato dei fatti direttamente da Bertolnaso, decise che un simile reato poteva tutto sommato essere perdonato e che un generoso gesto di liberalità sarebbe tornato utile nella remota ipotesi che nella compiutamente perfetta democrazia popolare di stampo plebiscitario si fossero mai dovuta rifare una elezione.

Per evitare ulteriori occupazioni, tuttavia, decise l’immediato conferimento delle torri ai rispettivi soci finanziatori: La Scoglionas Nord fu assegnata ad Israele; la Scoglionas Sud ai Palestinesi, Libanesi, Siriani etc.; La Scoglionas ovest agli anglo-Americani: la Scoglionas est ai Cino-Russi.

Il programma giornaliero condominiale fu ben presto definito nei minimi dettagli:

La sveglia veniva data ad est dai russi che inviavano cornetti mitrokin al plutonio radioattivo verso ovest sperando raggiungessero gli anglo-americani che, dal canto loro, riuniti in congresso permanente, si beccavano come galli in un pollaio. Verso le sette e mezzo i ragazzini palestinesi dopo la preghiera ad est, e magari a ovest, prendevano le loro fionde e cominciavano le sassaiole verso la torre nord di Israele. Alle sette e mezzo e quindici secondi gli israeliani davano l’equa risposta attivando i satelliti a uso bellico dotati di ipertecnologia stellare che con un laser chirurgico incenerivano l’imene delle ragazzine palestinesi; alle 08,00 partiva una protesta condominiale ufficiale della Scoglionas sud verso gli amministratori globali della Scoglionas ovest con una richiesta di risarcimento per la deflorizzazione globale partita dalla Scoglionas nord, per 100 milioni di dollari. Alle 09,00 si riunivano i sindacati pari opportunità e le associazioni per la reflorizzazione planetaria; alle 09,05 la richiesta veniva accettata e in tempo reale le quindicenni palestinesi si emancipavano scoprendo che anche loro l’avevano d’oro come tutte le altre.

La calma e la disciplina venivano riportate da un paio di lapidazioni uso interno per qualcuna che aveva approfittato dell’occasione d’oro per ricorrere ai vecchi sistemi naturali.

All’ultimo piano della Scoglionasud, LUI, in società con Bertolnaso, aveva aperto una florida SPA chiamata “Le vergini di Allah” il cui slogan era:”Scuci e ricuci: ti aspettiamo in Paradiso”. Tutto democraticamente offerto da zio Sam.

Tutta questa efficienza e andar d’accordo s’incrinava verso ora di pranzo: Gli americani insistevano per non far pause, i palestinesi e gli arabi volevano assolutamente tre portate e riposo conseguente, i russi non disdegnavano la posizione araba per mettere a segno qualche operazione di spionaggio non autorizzata di stampo cinese, gli israeliani, mancando il quid economico, se ne disinteressavano e ognuno faceva come gli pareva.

LUI trovò la soluzione: dalle 13,00 alle 15,00 le truppe cammellate di Bertolnaso ricostruivano, lucidavano, eseguivano una raccolta differenziata delle vittime con relativo smaltimento:

Palestinesi fossa comune; Americani campo Mac Donald settore farcitura DOP, Israeliani settore smontaggio cibernautico e accatastamento memorie, Russi e cinesi trasformati in gas e materie primarie venivano immessi low cost sul mercato comune. Verso le 15,30 comunque i condomini riprendevano le loro assemblee con tiri di mortaio e granate da una torre all’altra mentre un andirivieni di ambasciatori fremeva inutilmente in coda agli ascensori della torre ovest.

A sera armistizio generale generato dalla torre ovest sotto forma di teletramonto. Tradotto nel linguaggio delle quattro Scoglionas voleva dire avvio delle attività di spionaggio su larga scala interrotto, per regolamento condominiale imposto da LUI, solo dalla pubblicità dei suoi networks. La più recente tecnologia del settore Spektre armi tattiche permetteva l’autobloccaggio in aria delle pallottole durante la pubblicità: dall’ogiva immobile si apriva a mo’ di sorriso un cofanetto e la pallottola versava il suo contenuto radioattivo per terra con un flusso liberatorio che la lasciava molto soddisfatta e quasi del tutto innocua al riprendere delle ostilità sullo stacchetto che segnava la fine dell’intermezzo pubblicitario.

Va da se che trattandosi di un’invenzione fantastica in difesa delle parti più deboli (coloro che stavano per crepare di subito) la pubblicità avesse un incredibile successo e Lui se la faceva pagare a peso d’oro. A tal proposito LUI aveva già vinto per detta trovata già quindici volte ripetutamente il Nobel per la pace.

To be continued… se a qualcuno va scriva l’epilogo se epilogo c’è. Io sono stanco e vorrei dedicarmi a scrivere qualcosa di fantasioso. Ciao.


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--Gari 15:49, 20 apr 2010 (UTC)


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