Sancta Pax Pacis Romanorum
Da Storiealcubo.
Se scrivessi la letterina a Babbo Natale, gli direi che nel mio Natale voglio FUGA, STRADE, CAMPO DEI FIORI; che ho voglia di CARBONARA, di SFANCULARE vecchie famiglie ammuffite che si sbattono per ingrassare 80 chili sotto il vischio.
Quest'anno, io e Manu siamo all'aeroporto. Il nostro Natale si chiama Roma, 1 trolley 25x40, 4 soldi, una casa di amici gay in vacanza in cui andare SOLO per dormire e un gatto aristocratico a cui servire scatolette puzzolenti 2 volte al dì.
Atterriamo a Fiumicino alle 20 del 24 dicembre, è tutto chiuso, perfino le biglietterie e i venditori di panini al triplo del prezzo; le simpatiche macchinette sputaticket ci danno subito il benvenuto ostinandosi a non smollare il biglietto del treno. Dopo mille preghiere in siciliano stretto che rischiano di farci passare per magrebine senza visto, strappiamo il prezioso pezzo di carta, aiutiamo un cinese e un turista in crisi isterica a recuperare il loro e poi in corsa dietro l'ultimo treno in partenza: tachicardia, adrenalina, simil-asma: ce l'abbiamo fatta, niente Natale all'aeroporto.
L'arrivo alla stazione Tiburtina non è dei migliori: il cielo ha deciso di PIANGERE tutte le sue lacrime per la nascita di Gesù, e un controllore ci fa fretta: “...No, mi scusi, il sito diceva che fino alle 23 le metro funzionavano!” “Eh no signorì, avrete visto male, oggi è Natale, se chiude tutto e se va a casa a magnà!”. SOSPIRO DI RASSEGNAZIONE: Okkei; l'accettazione è felicità e noi siamo donne, oltre le cosce c'è di più, e si sa. Usciamo fuori sotto il mini-ombrello a pois; i trolley sono fradici in 2 minuti, ma non ci perdiamo d'animo e cerchiamo un bus come 2 piccole fiammiferaie sfigate nella selva oscura.
In questa selva romana de Roma, la seconda sorpresa natalizia (maledetto Natale!) non tarda a palesarsi: zero bus, zero sciccareddi, zero mezzi, tranne un misero, unico, TAXI TURLUPINATORE da dividere con altri due fessi. Contrattiamo la tariffa più cara dell'universo, ci rechiamo all'albergo in cui prendere le chiavi della casa del gatto ducale, e poi via, festa anche per noi, col portafogli più leggero, ma l'anima monda da tacchini farciti.
Questo nei nostri sogni.
Nella realtà, all'hotel dove avremmo ritirato le chiavi troviamo un rumeno biondiccio che ci squadra e ci dice spavaldo che... NON HA ALCUNA CHIAVE!
Pensiamo seriamente che ci verrà un infarto. Insistiamo, facciamo nomi, cognomi, mostriamo ciglia compiacenti, urliamo quasi. Niente; interminabili minuti di puro terrore.
A un certo punto, Manu mi dice: “Noemi... chiama il tuo amico...!”; su queste parole la faccia banchiccia di quel San Pietro di serie D si apre in modalità abracadadra: “Ah, tu sei Noemi? E perché non lo hai detto prima? Ecco le chiavi!”
Silenzio.
Sconvolte e paonazze per la prospettiva di passare la notte di Natale all'aggigghio, non abbiamo avuto la forza di tirargli nulla in testa, ma ricordo perfettamente l'ombrellino ornamentale di acciaio grandezza naturale che avrei voluto mettergli per coroncina.
Siamo di nuovo in strada, -3 gradi e noi incapottate fino alla testa come bruchi; siamo dietro piazza Navona. Sorrido. Macheccefrega, Fanculo tutto e il rumeno! Mamma Roma ci attende! Decidiamo felici di NON tornare a casa, di andare in giro, mangiare e brindare a Campo dei Fiori. L'ultimo ristorante aperto ci chiude la porta in faccia e un po' mi si gela lo stomaco, ma siamo donne entusiaste, e procediamo verso l'ambita meta al suono delle ruote dei trolley sui sampietrini deserti.
Campo dei Fiori è meravigliosamente vuota, troviamo uno spaccino di focaccine e le ingoiamo sotto la statua di Giordano Bruno che ci guarda, clemente e gocciolante. Poi, ci infiliamo nell'unico pub aperto, in cui le donne (prima e penultima botta di culo alcolico del viaggio) bevono al 50%! Sangria, cocktail e... “Grazie bastardo di averci fatto conoscere, siamo a Roma per le vacanze di Natale; fottiti!”. Grazioso sms natalizio al nostro ex cornaiolo in comune. Intanto, all'ennesimo brindisi, arriva la notizia che l'uomo più bianco del mondo, il padre più padre del mondo, insomma, Er Papa, è caduto, aggredito e faccia a terra come un comune mortale. Ebbene sì: mentre noi bevevamo a metà prezzo, una donna ha scavalcato le guardie del corpo e si è lanciata sul Santopadre, rovinosamente ruzzolato in terra con le sue candide tuniche e i suoi rubini consacrati, davanti alle televisioni e a migliaia di fedeli. Geniale.
......La blasfemia forse è un peccato, ma due donne sole a Natale che se ne fottono delle maledizioni del parentado rimasto incastrato nella lasagna natalizia, non temono niente. E così VIA, brille e raggianti, con un'infiammazione da trascinamento di trolley alla spalla destra, a cercare l'ennesimo tassista ladro per tornare in via Tiburtina.
La nostra quarta sorpresa fu proprio non trovare un tassista ladro. Il nostro, era un adorabile pelatino che chiamava la MAMMA per rasserenarla sul suo destino nella buia e fredda notte della Betlemme romana; un pelatino di quelli timidini... che è capace di perdersi a Roma anche se è romano e fa il tassista. ...E fu così, che giungemmo a casa dell'aristocratico gatto alle 2e35, dopo aver vagato un'ora in taxi col pelatino impazzito di umiliazione, che intanto aveva ingoiato le pagine gialle; gli mancava solo di sbattersi la TIGNA al muro per essersi perso nella sua stessa città. Evvabene, siamo donne e la nostra pazienza, gli uomini lo sanno, è infinita. Ci accontentiamo delle scuse e di uno piccolo sconto, ed entriamo nel portoncino di via Tiburtina 33, signorile palazzetto color mattone scuro, con graziose piante da cortile annaffiate dal diluvio più generoso che potessimo beccare. Fradice, saliamo, già pregustando di toglierci le scarpe con dentro 3 pesci morti l'una. Manu parla di puzzini al posto delle calze e minaccia di lanciarsi sul primo gradino che vede. Riesco a trascinarla su, troviamo la porta, con dietro l'animale infernale che miagola, non sappiamo se per accoglierci o per minacciarci; fuori le chiavi, serratura e TAC! Non si apre. Il viso stravolto di Manu poggiata di schiena alla porta che tenta da dietro di girare la chiave con tutta la forza che ha, resterà per sempre uno dei ricordi più vividi della mia vita. Passiamo un'ora di razionalità tra sentori di congelamento e vani tentativi da scassinatrici fallite. ...2 donne irrequiete su pianerettoli da terzo mondo (ci sarà ancora il solco dei nostri glutei), ed è la notte di Natale cazzo, va bene che non conta niente, ma porca puttan-troia di una zoccola, essere dietro una porta di una casa, per di più non tua, con la toppa rotta a Natale... è irreale.
...E difatti... noi non ci crediamo: passiamo mezz'ore parlando con la porta per convincerla ad aprirsi all'invocazione “Apriti sesamo”, invochiamo la gatta malauguriosa affinché ci apra, chiediamo scusa al Santissimo Padre per aver riso di lui, bussiamo sull'uscio blindato girando quelle maledette chiavi fino a consumarci le mani. Infine, la resa: chiamiamo fidanzatini siculi per trovarci un buco in cui dormire.
Risultato: chiunque alle 3 di notte del 24 dicembre abbia il coraggio di rispondere al telefono, è determinato a spolparci 40 euro l'una. Decidiamo di dormire sul pianerottolo. Io mi aggomitolo sul terzultimo gradino e dopo 2 minuti sto delirando: “Se Dio esiste... noi siamo buone, lui lo sa, non può volerci male, non può farci questo!”; vaneggio di fede perduta, di ingiustizie e di sopravvivenza, dondolando avanti e indietro... mentre mi arriva il caro amato ciclo a ricordarmi che sono feconda, ma senza un cesso.
Credo che a quel punto la mia amica si sia seriamente preoccupata, tanto che aprì la valigia, tirò fuori pigiami con cui coprirmi, un libro di Bukowski, calzini a pallini, e... i regali di Natale. Ebbene sì, ci scambiammo i regali sul pianerottolo di via Tiburtina e passammo la notte spiati da quei BASTARDI del palazzetto gentilizio (perché a Natale siamo tutti più buoni... e più stronzi anche!) leggendo le storielle oscene del vecchio Buko, affette da persistenti allucinazioni di letti caldi.
E fu sera e fu mattina; alle 6 eravamo già in strada, ben decise a colonizzare il cesso della stazione. Così fu: valige spalancate, una barbona con le pulci sui capelli arruffatissimi accanto a noi, e appunto NOI, espertissime approfittatrici di wc pubblici in cui svuotare vesciche disperate, denudarci e renderci presentabili, con tanto di matita ripassata su occhi e occhiaie. Fanculo tutto, siamo donne, e abbiamo i coglioni. Colazione in stazione con caffé lungo e cornetto al miele per lei, e caffé corto e sfoglia al cioccolato per me, chiamata all'ostello più economico del mondo con letti da 9 euro a notte, brindisi col cornetto per aver trovato una nuova casa. Alla faccia dal gattaccio!
Il Sunshine Hostel è alla fine di una lunghissima via Giolitti, dietro la stazione Termini; ci accoglie subito in tutto il suo vecchio splendore pacchiano, fa simpatia con le sue lucine folli spalmate ovunque, i fronzoli, le tendine di plastica, le caramelle dell'hard, i finti mezzibusti greci addobbati da alberi di Natale, il cane morente e i bagni di 1 metro quadrato con le porte di latta ma sapientemente rosa, la puzza di uomo lordo nelle camere e Amanda, la fantastica proprietaria tettuta, bionda, imbevuta nel rossetto e di origini tunisine. E' il 25 dicembre, sono le 9 di mattina, siamo a Roma Caput Mundi dopo una notte sulle scale e ci concediamo di dormire 2 ore prima di conquistare la capitale. Alle 11 ho i piedi di Manu conficcati sul culo; è ora di andare.
Siamo barbone di una certa qualità noi, piene di fierezza, pulite, con le fette di pane nello zainetto da riempire di gorgonzola; colonizziamo villa Borghese, piazza di Spagna, quartiere ebraico, Colosseo e Fori Romani, piazza del Popolo, fontana di Trevi, Pasquino e non so quanti altri angoli. Il Tevere ci scorre accanto, è un fiume in piena su cui continua a cadere acqua dal cielo, maciniamo chilometri, possediamo Trastevere, sfrontate e con una stanchezza in corpo da profugo siculo in terra americana. Ma siamo fiere di noi: 2 Eroine con 50 euro in meno in un portafogli già vuoto, farcela e riderne, mangiare Carbonara e Matriciana, e poi, senza l'ombra di un bus, continuare a camminare nella notte e improvvisare danze propiziatorie anche coi piedi tumefatti, ché tanto è meglio della palestra; fanno male, e mi auguro di avere di nuovo il 36, ché col 35 le scarpe non le trovo. E se ci spuntano i calli, beh, andremo in paradiso.
...Intanto, nell'attesa del paradiso, il 26 dicembre ci siamo ritrovate a piazza San Pietro, in mezzo a un'orda di fedeli adoranti ammucchiati sotto la finestra papale. Restiamo stupite, “E mo' basta cu sta fede, Natale è finito!” ...Lo dico con voce alta e provocante, ma una suora, dall'alto della sua beatitudine, ci ricorda paziente che “è DOMENICA, care figliuole”, e che il Santo Padre sta per affacciarsi dalla finestra bardata di rosso. ...Siamo fuggite prima della benedizione, mentre il Bianc'uomo continuava a santificare la folla in papalingua.
Poco dopo, in un'edicola ci sbattono in faccia il nostro Karma antipapale: ci accusano addirittura di spacciare soldi falsi; protesto, non credo che i nostri ULTIMI 50 euro possano essere carta straccia, mi arrabbio, ho il viso rosso-fuoco, la fede nella giustizia dei poveri che è in me prende il sopravvento, entro nel supermercato in cui ce li avevano rifilati, afferro una bottiglia di bianco frizzantino e mi metto in fila alla cassa... per cercare educatamente di restituirli al mittente. Verremo quasi arrestate... salvo poi essere scagionate in corner dal cassiere che ci aveva donato la meravigliosa patacca!
Ogni tanto un po' di fortuna.
E ormai quel viaggio è tutto una barzelletta, filiamo per le strade come se fossero nostre da sempre, è il viaggio della vita, quello da cui torni Cazzoduro anche se sei vulva, e pensiamo sadiche che forse, dopo 3 giorni senza acqua e cibo, il nobil-gatto sarà morto.
Quando il 27 dicembre il mio amico tornerà, chiedendoci una mano per aprire casa, non riusciremo a non ridere nel rivedere quell'ANTRO origine dei nostri stupendi mali. La porta si spalanca dopo 200 euro di danni, e lei è lì, Sidia, nobil-dama pelosa, arraggiata e baldanzosa, coda gonfia, viva e senza cibo, sovrana di una casa che ha ricoperto di CACCA FELINA.... perfino sul cesso e sul piumone... per il puro gusto di vendicarsi di noi.
E fu così che salvati gatte e cavoli, passammo un'ultima notte a camminare sui quei sampietrini amici, con Campo dei Fiori a circondarci paterno, a riscaldarci sotto la pioggia con Vodka liscia bevuta direttamente dalla bottiglia di uno dei sui migliori bar. Campo dei Fiori è un silenzioso compagno di ORE in cui non capisci e sai solo vagare estasiato dalla maestà del tutto, con in mano un magnifico panino alla crema di funghi, parlando per ore con Spongebob e con i due sconosciuti che lo hanno addosso...
......Lui, che ci ha fatto infine addormentare, e quasi PERDERE un volo per Palermo che, nonostante tutto, avremmo accettato volentieri di non prendere.
Firma
--Clitemnestra 16:30, 27 feb 2011 (UTC)

