Scoppio di rabbia
Da Storiealcubo.
| Clicca per mostrare racconti collegati | ||
| Pigi | -> | Scoppio di rabbia |
| Due anime in un corpo | -> | Scoppio di rabbia |
The media player is loading...
Sono un tipo solido, cristallino, dal colore giallo pallido.
Trinitrotoluene, TNT per gli amici.
Sono un tipo piuttosto stabile, che non esplode certo per un nonnulla.
Ho bisogno di un detonatore io, cosa credete che salti in aria cosi, al primo sciocco di dita? Nossignore, ci penso io, prima di alterarmi; rifletto bene tutto il tempo, almeno la durata del fuoco della miccia.
Una volta sono riuscito pure a spegnerla, la miccia, o forse è stato il vento, chissà.
Mi sono impegnato con tutte le mie forze, per salvare il negozio di quel povero artigiano della via Roma che di pagare il pizzo proprio non ne voleva sapere.
Ero ancora avvolto nella confezione di stagnola argento, bel nascosto nella valigetta di pelle nera quando li sentii parlare. Il vecchio tentennava, esitava, forse avrebbe voluto pagare quei mille euro per tre mesi di “protezione”, ma proprio non li aveva; lo si capiva dal tono disperato di quei “Vu ggiuro”, “Vu giuro... non l’haiu tutti sti sordi”.
Ma loro no, non gli davano retta, non gli credevano e già meditavano di accendermi la miccia.
Sia chiaro, io amo il mio lavoro!
Mi eccito al solo sentire sfregare i cerini sulla scatola e già pregusto il calore e l’energia che si libera nell’aria e mi fa sentire parte della natura. Quando precipito al suono, in miliardi di particelle incenerite è come se mi ricongiungessi con tutto il pianeta, mi sento parte di un’energia che è vita, è speranza e creazione.
Sento la chimica dissolversi e una frenesia di salire al cielo.
Ma precipito sempre sulla terra, ancora scosso per il boato dell’esplosione.
Sono un tipo in gamba io! Ma quella volta no. Non volevo proprio dissolvermi in cenere sul pavimento di quel negozio.
La voce del vecchietto sapeva di foglie secche e corteccia coperta di muschio, sentivo la stanchezza di troppe stagioni passate tra quelle quattro mura, a sperare nell’arrivo dei clienti, e l’umidità impadronirsi della stanza e delle sue ossa, ostinate nel sopravvivere alla fame, allo stato e ora anche ai picciotti d’onore.
Così mi impegnai con tutte le mie forze, e quando quei due scemi mi lasciarono solo nella stanza, appoggiato in verticale alla vetrina sulla destra, io cominciai a smuovere tutte le molecole dal nervoso. Sentivo tutti i cristalli entrare in risonanza e poi d’un tratto puff, la miccia si è spenta e sono rimasto li come un cetriolone tutta la notte sul pavimento umido.
Non vi dico il sorrisone del vecchietto quando mi ha visto, con la miccia moscia, appoggiato alla sua vetrina più bella! Per la felicità mi ha conservato in una scatola di latta, sul ripiano più alto dell’armadio chiuso a chiave nel retrobottega.
«Rosalia questo c’è lo spariamo a capodanno, alla faccia di quei curnuti» disse il vecchio ciabattino euforico.
«Peppino mio, io mi scantu, ma nenti vo fari, cchissacciu... nun’là chiamari i carrabbineri?»
«E ppi dirici cosa, mugghiueri? Fatti a fimmina, nun su cosi pi ttia»
I due vecchietti erano li di fronte a me, immobili e indecisi sul da farsi. Poi il ciabattino mi ha infilato nella scatola di latta, ha preso per mano sua moglie ed è uscito tutto contento dalla porta di ingresso del negozio. Chissà cos’aveva in mente?
Ho sentito la saracinesca chiudersi e sono rimasto a lungo ad ascoltare il silenzio dei giusti. Ma io sono un tipo paziente e lo so che prima o poi scoppierò di gioia e raggiungerò il cielo.
Giornale di Palermo del lunedì, sesta pagina titolo centrale, cronaca locale - Le scarpe assassine: trovato un paio di scarpe nuove fiammanti incollate al portoncino di una casa unifamiliare della V’ucciria. Cosi recitava il biglietto: U mortu nesci cu i peri avanti.
Quando il picciotto affacciò e si trovo le scarpe della sua misura attaccate alla porta di casa sua si fece bianco bianco dalla paura, iniziò a sudare freddo e pensò al fantasma del ciabattino; poi cascò a terra, stroncato da un infarto fulminante.
Firma
--AfroditeAx

